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Quanto costa un figlio appena nato?

28 novembre 2018


Quanto costa un figlio appena nato?

> Donna e famiglia Pubblicato il 28 novembre 2018



Dietro il bassissimo tasso di natalità che da anni fa registrare il nostro paese non c’è solo la poca propensione dei giovani a fare figli, ma sopratutto dei limiti prettamente economici.

Da diversi anni tutti i mezzi di informazione, quando riportano i dati relativi al tasso di natalità che si registra in Italia ogni anno, leggono numeri sempre più sconfortanti. Le ricerche dell’Istat parlano di una diminuzione delle nascite e di una nazione popolata da anziani. Ai dati Istat sulle basse natalità si aggiungono quelli della Federconsumatori, dove si evince che crescere dei figli costa sempre di più. In un periodo di crisi economica senza precedenti, quindi, il binomio disoccupazione e costi elevati per la crescita dei figli non potevano che generare un Paese con poche nascite. Nelle prossime righe entreremo nello specifico del discorso, vedendo quanto costa un figlio appena nato, quali possono essere delle soluzioni per risparmiare e sopratutto quali aiuto lo Stato ha pensato per i neonati.

Quali sono i costi di un bambino appena nato?

In una sua recente ricerca, la Federconsumatori ha stilato dei numeri circa i costi che ci sono dietro un figlio appena nato. La ricerca ha analizzato i soldi spesi da una famiglia per il solo primo anno di vita del bambino, senza in realtà nemmeno considerare le spese varie che si effettuano durante il periodo di gravidanza, che sono comunque molto importanti.

A leggere i numeri, c’è da mettersi le mani nei capelli: crescere il figlio solo nel primo anno di età può costare da un minimo di 7000 euro fino ad un massimo di circa 15mila euro. La spesa è in netta crescita rispetto all’analisi fatta nell’anno precedente, con un incremento di oltre l’1%. La forbice tra i due valori è così ampia perché sono diversi i fattori che incidono nella crescita di un figlio appena nato.

Prendiamo un esempio apparentemente banale: i pannolini. A dispetto di quanto si possa pensare, il consumo di pannolini non è uguale per tutti i bambini. Ci sono quelli che costringono i genitori a numerosi cambi durante una singola giornata, mentre altri si attestano su numeri più bassi. Consideriamo che il prezzo medio di una confezione da 30 pannolini si attesta sugli 8 euro circa. Nei primi sei mesi di vita un bambino può essere “cambiato” anche 6 volte al giorni. In 180 giorni, quindi, si possono utilizzare 1080 pannolini, l’equivalente di una spesa di 288 euro. Il valore economico del pannolino cambia poi a seconda del marchio e della qualità del prodotto. Secondo la ricerca di Federconsumatori, solo nel primo anno di età, i genitori possono spendere in pannolini una cifra che oscilla tra i 732 e i 1104 euro.

Altro costo che incide in un figlio appena nato è quello legato all’alimentazione. Quando un neonato riesce a saziarsi con il latte materno è da considerarsi una vera fortuna, non solo perché fa bene alla salute del bambino, ma sopratutto perché costituisce un dispendio minore. Il latte materno è infatti gratuito. Le mamme che invece non possono fare l’allattamento devono necessariamente acquistare del latte specifico che si vende in farmacia (ad un neonato non si può dare quello che si trova al banco frigo del supermercato) e che può costare oltre 5 euro al litro. A questo costo c’è poi da aggiungere quello dello svezzamento: se si considera il prezzo “a peso” degli omogeneizzati, ad esempio, si scopre che possono costare più di 15 euro al kg. Per nutrire un bambino con il latte e in polvere e/o omogenizzati, stando a quanto ha scoperto Federconsumatori, in un anno si possono spendere dai 1728 ai 3696 euro.

Terzo ed ultimo aspetto da considerare è quello legato alle visite mediche. I genitori più fortunati sono quelli che possono contare su un bravo pediatra pubblico. Nei casi più spinosi però occorre chiamare un medico privato per una visita a domicilio: in un anno solo di visite mediche una famiglia può arrivare a spendere tra i 798 e i 1804 euro.

Come si può risparmiare sui costi per un figlio appena nato?

Se è vero che le spese per beni e servizi legati ai bambini appena nati sono sempre elevate, è altrettanto corretto dire che ci sono diverse soluzioni per poter risparmiare. Pensiamo ad esempio a tutti quei casi in cui, appena nasce un bambino, la madre ed un padre sono subissati di regali da parenti ed amici. Capita però spesso che persone diverse regalino le stesse cose: i genitori in questo modo si trovano a non poter usare diversi regali. Così come capita per il matrimonio con la famosa “lista nozze”, quindi, la mamma e il papà potrebbero fare una sorta di “elenco di regali per il bambino”, al quale tutti possono accedere e “prenotare” il prodotto da regalare al neonato.

Sempre in ambito di prodotti da acquistare per il bambino, sempre più genitori si stanno convertendo al famoso “tris”. Si tratta di speciali carrozzine che, grazie ad una composizione modulare, oltre all’uso canonico possono essere convertite in sediolino da agganciare in auto o in passeggini per l’esterno.

Altra fonte importante di risparmio per i genitori arriva, inaspettatamente, dai social network: esistono infatti diversi gruppi di mamme e papà che si scambiano consigli e oggetti per i propri figli. Spesso da questi gruppi nascono dei veri e propri mercatini dell’usato, dove culle, passeggini e altri prodotti le cui condizioni sono ottimali vengono venduti a prezzi inferiori rispetto ai nuovi. Da questi mercatini ci guadagno tutti: chi compra riesce a risparmiare sulle spese del figlio, chi vende recupera dei soldi da destinare alla famiglia.

Quali aiuti lo Stato eroga per i bambini appena nati?

Alla luce del tasso di natalità sempre più basso che sta riscontrando il nostro paese, le ultime legislature sono corse ai ripari fornendo diversi incentivi per chi mette al mondo un bambino. L’attuale maggioranza di governo non ha ancora definitivamente varato la Legge di stabilità 2018, quindi non abbiamo la certezza che tutti gli incentivi che vedremo di qui a breve saranno disponibili a partire dal prossimo anno. Date le poche nascite che ci sono in Italia sembrerebbe strano che anche solo uno di questi aiuti possa essere eliminato. Al tempo stesso bisogna dire che non è arrivato nessun segnale negativo in tal senso. Tuttavia, per correttezza d’informazione, elenchiamo i vari vantaggi a cui potranno accedere i neo genitori “con riserva”.

L’incentivo più importante tra quelli dedicato ai neonati è sicuramente il bonus bebè [1]: si tratta di un aiuto economico che lo stato offre alle famiglie il cui reddito ISEE è inferiore ai 25mila euro annui. Di base, questo incentivo è una sorta di “bonus Renzi per neonati”, visto che vengono accreditati 80 euro al mese per 12 mesi. Per le famiglie particolarmente disagiate, il cui reddito ISEE non supera i 7000 euro annui, il bonus bebè arriva fino a 1920 euro annui. Il bonus bebè può essere incassato per tre anni. Per presentare la domanda ci si può rivolgere direttamente all’Inps o fare richiesta attraverso un CAF.

Oltre al bonus bebè, le future mamme possono anche ricevere il “premio mamma domani”. Istituito nel 2017, questo incentivo prende il nome dal fatto che la domanda può essere presentata alla fine del settimo mese di gravidanza, quindi con circa due mesi di anticipo rispetto al lieto evento. La mamma riceve un premio una tantum di 800 euro che non concorre alla formazione del reddito complessivo. Per ottenere questo premio è sufficiente presentare regolare domanda all’Inps a partire dalla fine del settimo mese di gravidanza ed entro un anno dal lieto evento (nascita o adozione). La domanda può essere presentata attraverso servizi online, patronati o direttamente al contact center Inps.

I genitori lavorano entrambi e non hanno nonni o parenti a cui lasciare il bambino? Nessun problema, lo Stato fornisce una mano anche per pagare la retta dell’asilo nido. Il bonus asilo nido [2] è stato istituito nel 2017, corrisponde a 1000 euro e viene erogato in 11 mensilità. Il bonus asilo nido può essere richiesto per massimo tre anni, la tempistica massima per cui un bambino può stare nel nido.

Non vi sono limiti di reddito per poter chiedere questo bonus, ma non si può cumulare con le detrazioni fiscali per le spese derivanti da asilo nido (si recupera circa il 19% della retta annua). Il fatto, quindi, che si tratti di un bonus particolarmente facile da ottenere non lo rende necessariamente conveniente: rispetto alle rette richieste da alcuni asili nido potrebbe essere più intelligente accedere alla detrazione fiscale.

Negli ultimi anni nel mercato del lavoro si è parlato molto di voucher. Nonostante si tratti di una forma di pagamento ormai tramontata, il termine è rimasto per indicare il voucher asilo nido e baby sitter, un’agevolazione di 600 euro mensili riservate alle mamme che tornano al lavoro dopo la maternità obbligatoria. Questi voucher possono essere erogai per un massimo di 6 mesi, per un importo totale quindi non superiore ai 3600 euro. Per poter usufruire di questi voucher bisogna presentare la domanda entro 11 mesi dal rientro al lavoro.

Una volta accolta la richiesta, la mamma dovrà recarsi alla sede provinciale dell’Inps per poter ritirare questi voucher. È possibile ritirare i voucher con cadenza mensile o in un’unica soluzione, ma quasi tutti coloro che hanno presentato questa domanda hanno optato per la seconda possibilità.

Occhio a non andare a ritirarli oltre i 120 giorni dalla ricezione della comunicazione di accoglimento, o rischiate di non poterli più avere. Inoltre, coloro che vogliono usufruire del congedo parentale non possono fare domanda per il voucher asilo nido e baby sitter.

Quanto contano i nonni?

Per una famiglia che ha appena avuto un bambino l’aiuto dei nonni può essere considerato una vera ricchezza. Grazie all’enorme quantità di tempo libero che hanno a disposizione, i nonni possono portare e andare a prendere i bambini da scuola, cucinargli a pranzo a cena, riempirli di regali e portarli a giocare nel parco. Cosa ancora più importante, i nonni non hanno bisogno di alcun tornaconto: a loro basta poter passare quanto più tempo possibile con il proprio nipotino e vederlo crescere forte e bello. In termini economici, i genitori che possono contare sull’aiuto dei nonni hanno un risparmio notevole.

note

[1] Art. 1 co. 125-129 L. n. 190 del 23.12.2014.

[2] Art. 1 co.355 L. n. 232 dell’11.12.2016.


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