Diritto e Fisco | Articoli

Alimenti senza glutine: cosa dice la normativa

27 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Novembre 2018



Come ci si può orientare nella selezione degli alimenti senza glutine? In questo articolo potrai avere maggiori informazioni sulla normativa a riguardo e sulla scelta dei prodotti tra gli scaffali del supermercato.

Cos’è il glutine? E’ un complesso proteico contenuto in alcuni cereali come farro, frumento, avena, segale, orzo, spelta, kamut, triticale. Magari uscendo il sabato sera con i tuoi amici ti sei accorto/a che nella tua comitiva c’è chi rinuncia alla pizza e chiede esplicitamente al/alla cameriere/a un piatto senza glutine. Con molta probabilità ti sono sorti alcuni dubbi a riguardo e ti starai chiedendo quali sono i sintomi ed i disturbi legati al consumo di alimenti che contengono glutine e quali sono i vantaggi di una dieta gluten free. Tra i disturbi più frequenti sono annoverati: dolori addominali, gonfiore, diarrea, nausea, vomito, mal di testa, asma, dolori muscolari o articolari. Quindi, se il/la tuo/a amico/a rinuncia al pane e/o alla pizza puoi renderti conto che il motivo non è semplicemente legato alla linea, ma a problemi differenti e, di certo, non vuole rovinarsi e/o rovinarti la serata scegliendo alimenti con glutine che potrebbero provocargli/le tali conseguenze. Alimenti senza glutine: cosa dice la normativa? Quali sono gli alimenti permessi, rischiosi e vietati? Data la grande varietà di prodotti in commercio, non è semplice riconoscere al primo colpo quali contengono il glutine o meno, in quanto questa proteina può nascondersi dove meno te lo aspetti. Regola vuole che chi segue una dieta senza glutine può consumare tutti quegli alimenti che per natura non lo contengono e quelli etichettati “senza glutine” o “gluten-free”. E’ bene ricordare che il glutine può essere presente anche negli alimenti in scatola, nelle salse e nelle zuppe confezionate. Dunque, prima di acquistare un prodotto bisogna sempre leggere con attenzione l’etichetta e/o chiedere maggiori informazioni al personale addetto alla vendita. Se vuoi saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura del mio articolo.

Quali sono le patologie legate al glutine?

Molte persone si trovano costrette a rinunciare al glutine a causa di diverse patologie. Tra queste ci sono: la celiachia, l’allergia al frumento, la sindrome dell’intestino irritabile/ colon irritabile.

La celiachia è una malattia autoimmune dell’intestino tenue scatenata dall’ingestione di glutine nei soggetti geneticamente predisposti che interessa circa l’1% della popolazione su scala nazionale e mondiale, in particolare il genere femminile. Oltre alla predisposizione genetica, ci sono altri fattori ambientali che possono giocare un ruolo determinante nell’insorgenza di questa patologia. Le sue cause potrebbero essere dovute anche all’alimentazione, alla nutrizione infantile, alle infezioni, allo stress, alla gravidanza.

La celiachia è definita “il camaleonte della medicina”, proprio perché non si è in grado di individuare la presenza di una sintomatologia specifica e, spesso, trascorrono anni prima di giungere ad una diagnosi. Questa malattia può provocare gravi danni alla mucosa intestinale come l’atrofia dei villi intestinali.

Inoltre, la celiachia può aumentare il rischio di alcune complicanze specifiche femminili come:

  • disturbi della fertilità: amenorrea, menarca tardivo, menopausa precoce, dismenorrea, endometriosi;
  • difficoltà in gravidanza: poliabortività, ritardo di crescita intra-uterino, prematurità;
  • anemia sideropenica da carenza di ferro e da carenza di acido folico e osteoporosi.

La celiachia non trattata può portare anche a complicanze drammatiche come il linfoma e carcinoma intestinale. L’unica terapia in grado di garantire al soggetto celiaco un perfetto stato di salute è una dieta senza glutine condotta con rigore per tutta la vita.

L’allergia al frumento, da non confondere con la celiachia, consiste in una reazione immunologica eccessiva dell’organismo al frumento. Si manifesta con sintomi:

  • a livello cutaneo come eczemi atopici e orticaria;
  • a livello gastrointestinale con crampi, nausea, vomito, diarrea, flatulenza;
  • con reazioni alle vie respiratorie come dispnea ed asma.

La sindrome dell’intestino irritabile, meglio conosciuta come colon irritabile, è una condizione debilitante che colpisce il colon. Può presentare i seguenti sintomi: gonfiore, crampi, depressione, emicrania, fatica, dolore addominale, cistite, stitichezza, problemi nella sfera sessuale. Nel mio articolo Colon irritabile: la dieta low fodmap, puoi trovare maggiori informazioni sulle cause e sui consigli degli esperti.

Alimenti senza glutine: cosa dice la legge?

Quando sei andato/a a fare la spesa avrai fatto caso che nell’etichettatura di alcuni alimenti sono riportate le diciture “senza glutine” o “a contenuto di glutine molto basso” e magari ti sei chiesto/a se sia necessario o meno specificare tali informazioni.

Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e sul sito del ministero della Salute puoi leggere che queste indicazioni sono disciplinate dal Regolamento (UE) 828/2014 relativo alle prescrizioni riguardanti l’informazione dei consumatori sull’assenza di glutine o sulla sua presenza in misura ridotta negli alimenti [1]. Si tratta di informazioni fornite su base volontaria [2].

Questo regolamento si applica:

  • ai prodotti confezionati;
  • agli alimenti venduti sfusi;
  • agli alimenti somministrati direttamente al consumatore.

Per verificare quali sono gli alimenti senza glutine, sul sito del ministero della Salute, puoi consultare il registro nazionale per prodotto e per impresa, in continuo aggiornamento.

Per quanto riguarda i ristoranti, le mense, gli hotel e le attività di somministrazione di alimenti e bevande, l’informazione sugli allergeni deve essere disponibile e facilmente accessibile attraverso supporti adeguati come menù, cartello, lavagna o registro.

Etichettatura alimentare: a cosa fare attenzione?

Per assicurare un elevato livello di tutela della salute dei consumatori e garantire il loro diritto all’informazione, occorre fornire indicazioni chiare e complete sugli alimenti che consumano.

Le etichette alimentari dovrebbero essere esaustive e comprensibili a tutti i consumatori per avere la possibilità di fare scelte alimentari e dietetiche consapevoli.

Se sei affetto/a da celiachia o sei intollerante al glutine dovrai fare attenzione a ciò che compare sulle etichette dei prodotti in commercio.

Le indicazioni che potrai trovare su un alimento possono essere corredate dalle diciture “specificamente formulato per celiaci o “specificamente formulato per persone intolleranti al glutine” qualora l’alimento sia stato espressamente prodotto, preparato e/o lavorato per:

  • ridurre il tenore di glutine di uno o più ingredienti contenenti glutine;
  • sostituire gli ingredienti contenenti glutine con altri ingredienti che ne sono naturalmente privi.

Qualora si tratti di alimenti non specificamente formulati per celiaci a base di ingredienti privi di glutine è consentito aggiungere la dizione “senza glutine” che può essere seguita dalla scritta “adatto ai celiaci” o “alle persone intolleranti al glutine”. In genere, questi prodotti non contengono cereali con glutine e sono stati preparati con particolare attenzione per evitare contaminazioni crociate.

Gli alimenti che non contengono glutine o che garantiscono un contenuto in glutine inferiore a 20 mg/kg (= 20 ppm) possono presentare sulla confezione il simbolo della spiga barrata.

Il Regolamento UE del 2011 [3] stabilisce l’obbligo di dichiarare la presenza di glutine solo se esso compare come ingrediente o coadiuvante. Al contrario, non è obbligatorio dichiarare l’eventuale presenza di glutine in caso di contaminazione accidentale né per i prodotti confezionati, né nella ristorazione. Che significa? Cos’è la contaminazione accidentale? In pratica, ci sono alimenti che, sebbene non contengano glutine o alimenti a base di glutine nella lista degli ingredienti, non possono essere consumati in totale sicurezza dai celiaci, in quanto durante il processo di produzione potrebbero essere stati contaminati dal glutine.

Facciamo un esempio. In uno stabilimento industriale vengono prodotte sia tavolette di cioccolato che biscotti al cioccolato. Durante le fasi del processo produttivo, che vanno dalla lavorazione al confezionamento, le tavolette di cioccolato potrebbero essere state contaminate dal glutine presente nei biscotti. I consumatori vengono informati di questo rischio attraverso la dicitura “può contenere tracce di glutine” presente sulla confezione del prodotto, proprio perché non può essere totalmente esclusa la possibilità di contaminazione. In tal caso, per avere maggiori informazioni a riguardo, il consumatore potrebbe contattare la ditta produttrice di cioccolato e chiedere se si tratta di un eccesso di cautela da parte dell’azienda o se il rischio di contaminazione sia effettivamente concreto.

Infine, ci sono i prodotti “naturalmente senza glutine” come riso, mais, patate, legumi, frutta, verdura, carne, pesce, latte, uova che non possono utilizzare la scritta “senza glutine” [4], in quanto per loro natura non occorre dichiarare l’assenza di glutine.

Erogazione gratuita di alimenti per celiaci

Ai sensi del decreto ministeriale del 2016 [5] è stato riconosciuto ai celiaci (compresi i soggetti affetti dalla variante della dermatite erpetiforme), il  diritto  all’erogazione gratuita degli alimenti che presentano la dizione “senza glutine, specificatamente formulati per celiaci” o “senza glutine,  specificatamente  formulati per  persone  intolleranti  al  glutine”.

Con un recente decreto del ministero della Salute [6] sono stati rivalutati i limiti massimi di spesa per l’erogazione dei prodotti senza glutine, operando una distinzione per sesso e per fasce di età, tenendo conto dei fabbisogni energetici totali definiti dai livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed  energia (LARN 2014). Questi tetti di spesa devono coprire il fabbisogno energetico che deriva dai carboidrati senza glutine.

Il soggetto celiaco deve seguire una dieta varia ed equilibrata che presenti un apporto energetico giornaliero proveniente dai carboidrati per una percentuale del 55%: il 35% dell’apporto energetico totale deve derivare da alimenti senza glutine, mentre il restante 20% deve provenire da alimenti naturalmente privi di glutine.

note

[1] Regolamento (UE) 828/2014 del 30.07.2014.

[2] Art. 36 Regolamento (UE) 1169/2011.

[3] Regolamento UE 1169/2011.

[4] Art. 7 Regolamento (UE) 1169/2011.

[5] Art. 1 D.M. 17.05. 2016.

[6] D. 10.08. 2018.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI