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Elenco auto soggette a controllo fiscale

27 Nov 2018


Elenco auto soggette a controllo fiscale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Nov 2018



I controlli sulle auto utilitarie, su quelle di lusso e sulle auto storiche: quando c’è possibilità di un accertamento fiscale.

Al contrario di un gruzzoletto di soldi in contanti, che può essere nascosto in cassaforte o sotto il materasso, un’automobile non si può occultare; ciò vale a maggior ragione per il fisco, che non ha bisogno di eseguire una perquisizione per sapere se sei intestatario di veicoli di piccola o grossa cilindrata. Gli basta interfacciarsi con l’Anagrafe Tributaria per conoscere i beni di cui sei proprietario. Case, macchine, moto, contratti di affitto, conti correnti, assicurazioni, mutui: tutto (o quasi tutto) è schedato nei registri dell’ufficio delle imposte. Alcuni beni però suscitano maggior sospetto, specie se il loro valore è sproporzionato rispetto alle disponibilità economiche “ufficiali” del contribuente, quelle cioè denunciate nella dichiarazione dei redditi. Certo, ci sono macchine più a buon mercato e altre che possono essere acquistate solo da pochi fortunati; ma, in ogni caso, attesa l’importanza che, sotto un aspetto economico, riveste l’acquisto di un mezzo di trasporto, una vettura viene sempre considerata un “bene di lusso”, a prescindere dalla sua dimensione e cilindrata. Ecco perché, volendo evitare un accertamento sui redditi, si può essere interessati a conoscere l’elenco delle auto soggette a controllo fiscale.

Di tanto parleremo in questo articolo. Ti forniremo tutte le istruzioni in merito all’acquisto o al possesso di un veicolo che può compromettere i tuoi rapporti con il fisco e farti apparire come un “soggetto a rischio evasione”. Ed una volta che sei stato inserito nelle cosiddette “liste selettive”, quelle cioè in cui ricadono i contribuenti più sospetti, ogni minimo comportamento potrebbe portarti all’attenzione del fisco.

Se vuoi pertanto evitare problemi di questo tipo e conoscere l’elenco delle auto soggette a controllo fiscale non ti resta che leggere le seguenti righe. Scoprirai che la questione è meno semplice di quanto, a prima vista, possa apparire.

Quali sono le auto che fanno arrivare un controllo fiscale?

In generale non è tanto l’auto in sé a determinare un controllo fiscale, ma il rapporto tra il suo valore e il reddito dichiarato dal contribuente. Difatti, salvo quanto diremo a breve per le auto di lusso (per le quali è dovuto il superbollo) e per le auto storiche, ogni mezzo incompatibile coi redditi del titolare può comportare un controllo fiscale. In quest’ottica, anche una utilitaria potrebbe generare un accertamento sintetico (tramite cioè il redditometro auto) se l’intestatario è un soggetto disoccupato o comunque privo di risorse economiche.

Come avviene l’accertamento fiscale sulle auto?

L’Agenzia delle Entrate valuta quindi la compatibilità della proprietà della macchina con il reddito dichiarato dal titolare. Per l’acquirente non sarà sufficiente dimostrare di aver potuto acquistare il veicolo grazie ai contributi di un parente (donazioni); bisogna giustificare anche le spese per il mantenimento del bene come il bollo, la benzina, l’assicurazione, la manutenzione ordinaria e straordinaria, il parcheggio, gli pneumatici, ecc. Insomma, tenere un’auto – in garage o all’aperto – ha sempre un costo e chi non può permetterselo – almeno sulla base di quanto indicato nella propria dichiarazione dei redditi – può subire un procedimento di verifica.

Tale verifica inizia con l’invio di una richiesta di chiarimenti, inoltrata dall’Ufficio delle Imposte territorialmente competente (la sede più vicina dell’Agenzia delle Entrate). Tale richiesta può partire solo se dovesse risultare una sproporzione di oltre il 20% tra il tenore di vita effettivo del contribuente e i redditi da lui denunciati. In tal caso l’Agenzia chiama il contribuente a rendere nota la provenienza dei “redditi in più” con i quali ha potuto comprare e mantenere l’auto. Solo se le sue difese non dovessero apparire sufficienti, scatterà la notifica dell’atto di accertamento vero e proprio. Con esso verrà individuato il valore del bene e, sulla base di esso, ricostruito il reddito sottratto al fisco; su di esso poi verranno applicate le imposte e le sanzioni.

Elenco auto che fanno scattare un accertamento fiscale

Ci sono, in ogni caso, alcuni veicoli che possono comportare una maggiore attenzione da parte del fisco. Si tratta delle auto di lusso e di quelle storiche. Paradossalmente possono apparire due categorie opposte: nella prima vi rientrano i veicoli soggetti al superbollo, mentre nella seconda quelli invece del tutto esenti dall’imposta. Come mai? Lo scopriremo a breve.

Accertamenti fiscali sulle auto di lusso

Sono considerate auto di lusso quelle su cui è dovuto il pagamento del cosiddetto superbollo. Il superbollo è dovuto tutte le volte in cui l’auto supera 185 Kw di potenza. Ti chiederai, a questo punto, a quanto ammonta il superbollo. Esso è pari a 20 euro per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a 185 chilowatt.

Se il bollo auto va a finire alle Regioni, il superbollo è un’imposta erariale che finisce pertanto nelle casse dello Stato.

Come si calcolano i chilowatt di un’auto? l chilowatt sono indicati nel libretto di circolazione del mezzo. Se non hai tale documento, perché magari stai solo valutando quale auto acquistare, puoi calcolare i chilowatt facendo un’operazione algebrica: devi individuare i cavalli motore del veicolo in questione (indicati dal produttore e presenti in qualsiasi giornale con i listini prezzo) e dividere tale numero per 1,35962. Ad esempio un’auto con 120 cavalli ha circa 88 Kw di potenza. Dunque, il superbollo è dovuto dalle auto con più di 251 cavalli.

Ogni casa automobilistica produce auto, dello stesso tipo, con cilindrate diverse. Quindi, per non destare sospetti al fisco, devi acquistare un’auto con meno di 251 cavalli. Tanto per fare un esempio per quanto riguarda le auto che non sono mai di lusso, possiamo elencare: la Toyota Yaris con una potenza variabile tra 52 e 82 Kw a seconda del modello; la Volkswagen Golf con una potenza variabile tra 63 e 180 Kw; la Opel Corsa da 51 a 110 Kw e la Astra da 66 a 147.

Leggi anche Perché in Italia paghiamo il bollo e il superbollo?

Accertamenti fiscali sulle auto d’epoca

La seconda categoria di auto che può generare sospetti nel fisco sono le auto d’epoca. Già, proprio quelle su cui non si paga il bollo. Come mai?

Per prima cosa bisogna ricordare che c’è differenza tra auto storiche da un lato e auto d’epoca dall’altro. Quando si parla di auto storica ci si riferisce a una vettura che circola su strada, nonostante sia stato riconosciuto il suo valore storico. È pertanto iscritta al pubblico registro automobilistico (Pra) e deve aver ottenuto il certificato di rilevanza storica e collezionistica per poter essere considerata un’autovettura storica.

Diversamente, per potersi parlare di auto d’epoca, il veicolo deve presentare le seguenti caratteristiche:

  • deve essere iscritto in uno specifico elenco istituito presso il dipartimento dei trasporti;
  • essere cancellato dal pubblico registro automobilistico;
  • essere inadeguato, sotto il profilo dei requisiti tecnici e degli equipaggiamenti previsti per legge, alla circolazione su strada, salvo in particolari occasioni come ad esempio le manifestazioni, per le quali occorre in ogni caso una apposita autorizzazione preventiva.

Oggi la legge prevede l’esenzione dal bollo auto se se il veicolo è stato costruito da almeno 30 anni. Ne consegue che le auto storiche che hanno fra i 20 e i 29 anni sono soggette al pagamento del bollo auto. Per i veicoli ultratrentennali l’esenzione opera automaticamente: non occorre cioè l’iscrizione a un registro storico. Se però il veicolo è utilizzato su una pubblica strada, e quindi circola, è soggetto al pagamento di una tassa di circolazione chiamata mini-bollo pari a 28,40 euro per gli autoveicoli ed a 11,36 euro per i motoveicoli.

Tornando al problema dei controlli fiscali, sbaglia chi crede che conservare una vecchia auto nel garage non sia indice di ricchezza. Per la Cassazione [1] conservare un’auto d’epoca è sintomo di reddito al di là dell’uso che ne viene fatto. Anche se la macchina non è utilizzabile su strada ed è conservata nel garage più per una questione di affezione che non di utilità, essa è comunque un indice di capacità contributiva.

È vero che la legge sembra favorire il collezionista di auto d’epoca stabilendo l’esenzione dal bollo per i  mezzi con più di 30 anni dalla fabbricazione. Ma anche il possesso e il mantenimento di auto storiche richiede soldi: soldi non tanto necessari per le tasse, quanto piuttosto per la manutenzione, per la benzina, per il garage e la stessa cura che la macchina richiede. Tutto ciò manifesta una «capacità contributiva» ossia una possibilità di spesa ulteriore in capo al contribuente rispetto a una persona qualsiasi. Se pertanto tale ricchezza non trova riscontro nella dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate può procedere con un accertamento fiscale. Secondo la Corte, anche le auto d’epoca fanno reddito e autorizzano il fisco a chiedere chiarimenti su come vengono mantenute e con quali soldi.

note

[1] Cass. sent. n. 15899/17 del 26.06.2017.


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