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Quanto ci costa ogni giorno una persona in carcere?

28 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Novembre 2018



Quanto costa un detenuto allo Stato italiano? Com’è ripartita la spesa penitenziaria? Perché non si lavora in carcere? Come pagare di meno un detenuto?

La giustizia italiana, si sa, è lenta, costosa e complessa: i processi sono lunghi, a volte interminabili; per accedere ad un giudizio, di solito, la parte attrice deve sborsare di tasca propria i costi iniziali che, solamente se al termine di tutto il processo risulterà vittoriosa avrà la possibilità di chiedere indietro alla parte soccombente. A tutto ciò si aggiungono le incertezze tipiche di ogni giudizio: scioperi, astensioni, cambi dell’organo giudicante, rinvii per carichi di ruolo e tante altre variabili che portano alle calende greche la sentenza finale. Le complicazioni della macchina giudiziaria non si fermano qui, ma proseguono anche dopo: nel processo penale, infatti, la strada che l’imputato percorre non si ferma al procedimento, cioè alle udienze celebratesi nelle aule di giustizia, ma, in caso di condanna, prosegue. Si tratta della fase esecutiva, cioè di quella in cui la persona ritenuta responsabile di un crimine deve scontare la sua pena. Ora, se trattasi di incensurato, difficilmente alla prima condanna si va in prigione: tra attenuanti generiche, sospensione condizionale e affidamento in prova, in genere è improbabile andare in gattabuia, a meno che non sia stato commesso un delitto davvero grave. Comunque, di norma il condannato che deve scontare la pena dovrà essere rinchiuso in casa circondariale, cioè in carcere. Il problema è che, così come il processo, anche la detenzione ha un costo a cui lo Stato deve far fronte. Chi sta in prigione, infatti, non paga da sé il proprio stato di detenzione: è vero che è possibile svolgere delle attività, ma questi lavori non garantiscono una retribuzione tale da poter, da sola, far fronte all’ingente costo che deriva dalle strutture penitenziarie. È inevitabile, dunque, che a far fronte a tale spesa debba essere lo Stato, cioè gli italiani. Se quello che ti ho raccontato sinora ti incuriosisce, allora troverai interessante ciò che sto per dirti: nei prossimi paragrafi ti spiegherò quanto ci costa ogni giorno una persona in carcere.

Detenuti: hanno un costo?

Prima di dirti quanto costa un detenuto allo Stato italiano devo spiegarti alcune cose. Si sente spesso in televisione parlare di costi del detenuto a carico degli italiani, a volte distinguendo tra costi per detenuti italiani e costi per detenuti stranieri. In realtà, bisogna prestare attenzione e fare chiarezza. Innanzitutto, bisogna distinguere tra spese necessarie per il mantenimento personale del detenuto e spese che occorrono per sorreggere l’intero sistema penitenziario (personale, servizi, ecc.). È chiaro che maggiore è il numero dei detenuti, maggiore è la spesa da sostenere: se la popolazione carceraria cresce, aumenta anche la domanda di servizi (cibo, ecc.) e di beni (indumenti, libri, ecc.) ad essa correlata. È corretto, quindi, dire che ogni detenuto ha un costo.

I detenuti non lavorano?

La prima cosa che si pensa quando si parla di quanto costa un detenuto allo Stato italiano è la seguente: le persone in carcere non possono lavorare e provvedere a se stesse? Ebbene, il lavoro è una delle attività cui un detenuto può dedicarsi; anzi, ti dirò di più: il lavoro fa parte proprio di quel percorso rieducativo che le carceri dovrebbero offrire, in linea con il dettato costituzionale secondo cui la pena è finalizzata a rieducare il reo.

Il problema, però, è sempre economico: al detenuto lavoratore lo Stato non riesce a garantire una retribuzione equa. In altre parole: anche se il detenuto volesse lavorare, lo Stato non gli potrebbe garantire lo stipendio. È come il cane che si morde la coda: si tratta di un circolo vizioso secondo cui lo Stato deve sopportare un costo giornaliero preciso per ogni detenuto ma, allo stesso tempo, non può evitare questa spesa pagando al detenuto uno stipendio, poiché, evidentemente, così facendo gli verrebbe a costare ancora di più!

Se il detenuto lavorasse, lo Stato tratterebbe una parte di quanto dovutogli a titolo di spese di mantenimento; in pratica, il motto sarebbe: lavorare per mantenersi. Più che giusto. Il problema è che lo Stato non ha i soldi per pagare al detenuto la restante parte che gli spetterebbe per la prestazione svolta. O meglio, non ha i soldi per farlo con l’intera popolazione carceraria.

Resta la possibilità del lavoro volontario, cioè gratuito; in pratica, il servizio sociale. Ma questo non aiuta a far quadrare i conti nelle casse dello Stato.

Quanto costa un detenuto ogni giorno?

Veniamo al dato nudo e crudo: un detenuto costa allo Stato circa 137 euro al giorno. Questo importo, moltiplicato per l’intera popolazione carceraria (che ammonta a circa 60 mila detenuti) produce un risultato niente male: oltre otto milioni di euro (otto milioni e duecentoventimila, per l’esattezza). Andando oltre, e cioè moltiplicando il costo di tutti i detenuti presenti nelle carceri italiane per i giorni dell’anno, ci troviamo davanti ad una cifra esorbitante: circa di tre miliardi di euro. È questo il costo annuale dei detenuti in Italia.

Attenzione: gli importi sopra indicati non si riferiscono al costo personale per singolo detenuto. Mi spiego meglio. Ti ho appena detto che un detenuto costa allo Stato italiano circa 137 euro al giorno: questa spesa, però, non serve a coprire solamente le esigenze personali del carcerato; al contrario! Oltre l’ottanta per cento di questi 137 euro è destinato a spese per il personale civile e di polizia penitenziaria. In pratica, per le spese strettamente personali inerenti ad ogni detenuto, lo Stato spende circa venti euro. Approfondiamo.

Costi per detenuto: quali sono?

Un detenuto costa allo Stato italiano circa 137 euro; questo l’ho già detto. Ti ho anche detto che questa somma non è destinata totalmente alle esigenze personali del detenuto: al contrario, gran parte serve per coprire tutte le spese che occorrono a sorreggere l’intero sistema penitenziario italiano. E così, all’interno delle cifre che ti ho fornito, devi tener conto che vi rientrano tantissimi capitoli di spesa, tipo:

  • spese per l’acquisizione di beni e di servizi (rimborsi per le trasferte del personale, formazione del personale, manutenzione ordinaria degli immobili, locazioni, noleggio ed esercizio dei mezzi di trasporto, utenze e spese di riscaldamento degli uffici diversi dagli istituti penitenziari);
  • spese per l’informatica di servizio;
  • spesa per il personale (trattamento economico fondamentale ed accessorio, contribuzione previdenziale, vestiario e armamento, mensa di servizio, buoni pasto ed altro);
  • spese per mantenimento, assistenza, rieducazione e trasporto detenuti (dall’ottobre 2008 le funzioni relative all’assistenza sanitaria negli istituti ubicati nelle regioni a statuto ordinario sono state trasferite al Servizio sanitario nazionale, mentre rimangono tuttora a carico dell’amministrazione penitenziaria le corrispondenti funzioni e costi negli istituti ubicati nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome);
  • spese di investimento (edilizia penitenziaria; acquisizione di mezzi di trasporto, di beni, macchine ed attrezzature, servizio delle industrie penitenziarie e delle colonie agricole).

Un detenuto straniero costa più di uno italiano?

Abbiamo visto quanto costa un detenuto allo Stato italiano. Ora è il momento di fare chiarezza su un’informazione che circola spesso in rete, e cioè che i detenuti stranieri abbiano un costo superiore a quello degli italiani. Ovviamente, si tratta di una falsità: i detenuti hanno tutti lo stesso costo per lo Stato italiano.

Probabilmente, la convinzione secondo cui uno straniero costi più di un italiano deriva dall’elevato numero di detenuti immigrati: un terzo della popolazione carceraria non è italiana. Questo significa che un terzo della spesa complessiva che lo Stato riserva alle carceri italiane è destinato al mantenimento dei detenuti stranieri.

Costo di ogni detenuto: come risparmiare?

C’è un modo per risparmiare sul costo di un detenuto per lo Stato italiano? In realtà, ce ne sono diversi. Il primo, più volte utilizzato dal legislatore, è quello di ridurre la popolazione carceraria: meno detenuti ci sono, meno si paga. Di qui i decreti svuota carcere e quelli sull’indulto. Si tratta, però, di una soluzione del tutto provvisoria: ogni volta che si è tentata la via dello sconto di pena, dopo poco tempo la situazione è tornata tale e quale a quella precedente.

Lo Stato è intervenuto anche in diverso modo, ampliando l’applicabilità delle misure alternative al carcere e dei metodi di estinzione del reato prima della celebrazione del processo. Così, oggi, non solo è più facile accedere all’affidamento ai servizi sociali a seguito di condanna, ma è anche più semplice evitare la condanna stessa riparando alla propria condotta oppure raggiungendo un accordo con la persona offesa dal reato.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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