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Cartello autovelox: va ripetuto dopo svincoli e intersezioni?

27 Novembre 2018


Cartello autovelox: va ripetuto dopo svincoli e intersezioni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Novembre 2018



Il cartello con su scritto “Attenzione: controllo elettronico della velocità” deve essere ripetuto dopo ogni 4 chilometri oppure in occasione dell’intersezione in entrata di un’altra strada.

Immagina di percorrere una strada e di doverti immettere in una più grande. Effettuata la svolta e attraversata ormai l’intersezione, dopo appena un chilometro, incontri un autovelox che ti fotografa. Per te scatta subito la multa per eccesso di velocità. Provi a protestare all’ufficio della polizia, sostenendo che, sul tratto di strada da te percorso, non vi era alcun cartello che avvisasse del possibile controllo elettronico della velocità (come invece previsto dalla legge). Sei stato preso di sorpresa! Un agente però ti mostra delle foto da cui emerge invece la presenza della segnaletica. Questa però risulta situata prima dello svincolo dal quale ti sei immesso sull’arteria. Ti appare quindi una ragione più che sufficiente per contestare la contravvenzione: l’avviso poteva infatti essere visibile solo dagli altri automobilisti che già si trovavano sulla stessa strada principale ma non da chi invece, provenendo da un’altra, vi si è immesso dopo il cartello stesso.

Così ti chiedi se il cartello autovelox va ripetuto dopo svincoli e intersezioni  o se, invece, per chi proviene da un’altra strada c’è una minor tutela.

La questione è stata analizzata più volte dalla Cassazione e con alterne vicende. Talvolta i giudici hanno dato ragione agli automobilisti, altre volte invece alle autorità. Oggi però è intervenuta una ordinanza interessante [1] con cui la Suprema Corte sembra aver messo definitivamente una pietra sulla questione stabilendo se, in definitiva, il cartello con l’avviso dell’autovelox debba essere rinnovato dopo svincoli e intersezioni. Ma procediamo con ordine.

Obbligo di ripetizione dei cartelli dopo le intersezioni

Le due regole da cui prende le mosse il ragionamento sono contenute all’interno del codice della strada e del decreto ministeriale del 15 agosto 2007.

Quanto al primo punto, come già in passato la Cassazione [2] aveva messo in rilievo, in base al regolamento di esecuzione al codice della strada [3] i segnali di divieto devono essere ripetuti dopo ogni intersezione. Pertanto la limitazione di velocità imposta da un segnale precedente l’intersezione viene meno dopo il superamento dell’incrocio, qualora non sia ribadita da un nuovo apposito segnale. Senza questo secondo cartello rivive la prescrizione generale dei limiti di velocità relativi al tipo di strada prevista dalla legge.

Quanto al decreto ministeriale del 2007 [4] questo ha precisato che: «I segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante. La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare è necessario che non vi siano, tra il segnale e il  luogo di effettivo rilevamento, intersezioni  stradali che comporterebbero la ripetizione del messaggio dopo le stesse, e comunque non superiore a 4 chilometri».

L’importanza della decisione sta anche in un altro aspetto. La norma non limita il suo ambito di applicazione al solo caso in cui l’automobilista si immetta nella strada da un punto successivo rispetto a quello dov’è posizionata la segnaletica, ma si applica anche ogni volta in cui, tra il segnale e il luogo di rilevamento della velocità vi siano intersezioni stradali. Insomma, basta uno svincolo (in entrata ovviamente) a imporre l’obbligo di ripetizione del cartello con l’avviso.

Dopo quanto tempo può arrivare l’autovelox?

La regola imposta dal decreto ministeriale del 2007 è chiara: dopo che hai visto un cartello con la scritta «Attenzione: controllo elettronico della velocità» puoi attendere fino a massimo 4 chilometri prima di vedere un autovelox. Dopo tale spazio, o viene ripetuto il cartello o la multa con l’autovelox è illegittima. In pratica è come dire che il “raggio di azione” dell’avviso è di massimo 4 km.

Quando arriva l’autovelox?

Alla luce delle regole appena dette possiamo così tracciare la possibile mappa degli autovelox.

Se stai percorrendo una strada e incontri il cartello con l’avviso «controllo elettronico della velocità» devi rallentare perché, entro massimo 4 km, potrai trovare un autovelox. Tuttavia, se successivamente a tale cartello e ancor prima della fine dei 4 km, trovi una intersezione, l’autovelox non potrà esserci più (e se mai ci fosse la multa sarebbe illegittima).

Se la polizia volesse installare l’autovelox sarà quindi necessario un nuovo cartello con l’avviso o dopo i 4 Km oppure subito dopo la confluenza dell’intersezione.

note

[1] Cass. ord. n. 30664/2018 del 27.11.2018.

[2] Cass. sent. n. 11018/2014 e n. 680/2011.

[3] Art. 104 regolamento esecuzione cod. strada

[4] DM 15.08.2007 art. 2, co. 1.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 4 ottobre – 27 novembre 2018, n. 30664

Presidente Lombardo – Relatore Carrato

Fatti di causa e ragioni della decisione

Il sig. F.G. , in proprio e quale socio accomandatario e legale rappresentante protempore della società F. Rappresentanze s.a.s. di F.G. & C., ha proposto ricorso per cassazione – riferito a due motivi – avverso la sentenza del Tribunale di Pordenone n. 326/2017 (pubblicata il 26 aprile 2017), con la quale veniva rigettato l’appello contro la sentenza n. 65/2016 del Giudice di pace di Pordenone, con cui era stata respinta l’opposizione formulata ai sensi dell’art. 204-bis c.d.s. 1992 avverso un verbale di accertamento del 10/2/2015 elevato dal Polstrada in ordine alla violazione di cui all’art. 142, comma 9, c.d.s., mediante la quale era stata sostenuta l’illegittimità di tale verbale per l’inidoneo rispetto della segnaletica stradale avuto riguardo, in particolare, alla mancata ripetizione della stessa in seguito alle intersezioni stradali presenti sul posto.

Con il primo motivo di ricorso il F. ha dedotto – in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. – la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 142, comma 6-bis, c.d.s. con riferimento alla ravvisata legittimità – con la sentenza impugnata – della segnalazione fissa per segnalare un postazione mobile ai fini dell’accertamento della velocità.

Con la seconda censura il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. – la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2, comma 1, del D.M. 15 agosto 2007 avuto riguardo al rigetto, con la sentenza di appello, anche del motivo concernente la prospettata illegittimità del compiuto accertamento senza ripetere la segnalazione relativa al rilevamento elettronico della velocità nonostante che nel tratto di strada che intercorreva tra il posizionamento del segnale fisso e la postazione mobile di controllo vi fossero diverse intersezioni con altre strade.

L’intimato Prefetto della Provincia di Pordenone non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Su proposta del relatore, il quale riteneva che il secondo motivo potesse essere dichiarato manifestamente fondato (con l’assorbimento del primo), con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375, comma 1, n. 5), c.p.c., il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio, in prossimità della quale la difesa del ricorrente ha depositato memoria ai sensi del citato art. 380-bis, comma 2, c.p.c..

Rileva il collegio che, in effetti, il secondo motivo di ricorso – che può essere esaminato preliminarmente in virtù del principio della ragione più liquida – è manifestamente fondato, in tal senso trovando conferma la proposta già formulata dal relatore ai sensi del citato art. 380-bis, comma 1, c.p.c..

Infatti, nel rigettare il secondo motivo di gravame, il Tribunale di Pordenone non si è conformato alla più recente giurisprudenza di questa Corte (cfr., in particolare, Cass. n. 11018/2014) che ha statuito il principio di diritto (al quale dovrà uniformarsi il giudice di rinvio) in virtù del quale, in tema di segnaletica stradale, poiché, ai sensi dell’art. 104 reg. esec. c.d.s., i segnali di divieto devono essere ripetuti dopo ogni intersezione (e il relativo onere probatorio spetta alla P.A. dalla quale dipende l’organo accertatore: cfr. Cass. n. 680/2011), la limitazione di velocità imposta da un segnale precedente l’intersezione viene meno dopo il superamento dell’incrocio, qualora non sia ribadita da un nuovo apposito segnale, in mancanza del quale rivive la prescrizione generale dei limiti di velocità relativi al tipo di strada, salvo quanto disposto da segnali a validità zonale o da altre condizioni specifiche.

Orbene, nella fattispecie in questione, il Tribunale di Pordenone, dando atto che con il motivo di appello era stata prospettata l’illegittimità dell’accertamento per non aver la Polstrada ripetuto la segnalazione della postazione di rilevamento (in relazione allo specifico limite di velocità presente in loco) a seguito delle due intersezioni sul posto, lo ha respinto. Tuttavia, nel ravvisarne l’infondatezza, non ha spiegato quale fosse stata la concreta dinamica del senso di circolazione dell’odierno ricorrente e ha giustificato la sua decisione sull’assunto generale – senza, però, rapportarlo all’accertamento specifico della suddetta dinamica (e, quindi, omettendo la valutazione circa la sussistenza della necessità o meno della ripetizione del segnale prescrittivo del limite di velocità) – che l’obbligo di ripetizione dell’anzidetta segnalazione costituirebbe una tutela per gli automobilisti che si immettono nella strada già in precedenza segnalata, ma successivamente alla segnalazione medesima.

In ogni caso ed in senso risolutivo si osserva che la norma dedotta come violata (l’art. 2, comma 1, del D.M.15/8/2007) stabilisce inequivocamente che “la distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi,- in particolare è necessario che non vi siano tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento intersezioni stradali che comporterebbero la ripetizione del messaggio dopo le stesse, e comunque non superiore a quattro km”.

Da ciò si inferisce che la disposizione normativa non limita il suo ambito applicativo alla sola ipotesi in cui l’automobilista si immetta nella strada da un punto successivo rispetto a dove è posizionata la segnalazione (circostanza, oltretutto, contestata dall’odierno ricorrente e sulla quale non è dato riscontrare che la P.A. appellata aveva assolto nel giudizio in questione il relativo onere probatorio), ma detta una disciplina che si applica ogni qualvolta tra il segnale ed il luogo di rilevamento della velocità vi siano intersezioni stradali.

Da tanto deriva la sussistenza della denunciata violazione dell’art. 2, comma 1, del D.M. 15 agosto 2007.

L’accoglimento del secondo motivo di ricorso comporta l’assorbimento del primo.

In definitiva, l’impugnata sentenza deve essere cassata in relazione al motivo accolto, con conseguente rinvio della causa al Tribunale di Pordenone – in composizione monocratica ed in persona di altro magistrato, che, nell’attenersi al principio di diritto precedentemente enunciato, provvederà a regolare anche le spese della presente fase di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso e dichiara assorbito il primo; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, in relazione al motivo accolto ed anche per le spese della fase di legittimità, al Tribunale di Pordenone – in composizione monocratica, in persona di altro magistrato.


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