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Pensione: quando fare la domanda?

5 dicembre 2018 | Autore:


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Quando si può inviare la domanda di pensione all’Inps ed entro quando ci si deve dimettere: pensione di vecchiaia, anticipata, trattamenti agevolati?

La domanda di pensione si può inviare mesi prima della maturazione dei requisiti, oppure bisogna per forza attendere di aver maturato tutte le condizioni prescritte dalla legge? Una volta raggiunti i requisiti, si ha diritto alla pensione subito o bisogna attendere la finestra? Per andare in pensione è obbligatorio rassegnare le dimissioni? Ed entro quando bisogna dimettersi?

Gli interrogativi sulle tempistiche per ottenere la pensione e sulle modalità ed i tempi per presentare la domanda sono davvero numerosi: non esiste, peraltro, un’unica risposta per ogni interrogativo, perché le condizioni per ottenere la pensione variano a seconda del tipo di trattamento a cui si ha diritto. Dalla pensione di vecchiaia alla pensione anticipata, dalla nuova pensione quota 100 alle vecchie pensioni di anzianità agevolate, come l’opzione donna e la pensione per gli addetti ai lavori usuranti, variano sia le tempistiche di liquidazione che le modalità per presentare la domanda: in alcuni casi la decorrenza è pressoché immediata, in altri è necessario attendere il cosiddetto periodo di finestra.

Dunque, per ottenere la pensione, quando fare la domanda? Cerchiamo di capire, a seconda del trattamento, entro quando si deve inviare la richiesta di pensione all’Inps, quando ci si deve eventualmente dimettere e quali sono gli ulteriori adempimenti necessari.

Per ottenere la pensione si deve smettere di lavorare?

Perché possa essere corrisposta la pensione è necessario lo stato di bisogno: come chiarito da una recente sentenza della Corte di Cassazione [1], si deve dunque cessare l’attività lavorativa. La cessazione dell’attività non è, però, obbligatoria per tutti, ma solo per il lavoratore dipendente che vuole ricevere la pensione di vecchiaia, o la pensione di anzianità o anticipata.

L’obbligo di cessare l’attività lavorativa subordinata è collegato alla finalità della pensione, cioè alla tutela dallo stato di bisogno che deriva dalla fine del rapporto di lavoro. L’obbligo di terminare l’attività lavorativa dipendente, in particolare, è stato introdotto dal decreto Amato [2], ed è stato esteso alle pensioni liquidate con il sistema contributivo dalla legge Dini [3].

Per i lavoratori autonomi e parasubordinati, invece, la legge non prevede l’obbligo di cessare l’attività lavorativa.

Se il dipendente ha più lavori, deve cessarli tutti per pensionarsi?

Perché sorga il diritto alla pensione, la cessazione deve riguardare tutti i rapporti di lavoro subordinati e non può limitarsi a quello per cui sono stati versati i contributi alla gestione che liquida la prestazione. In parole semplici, se l’interessato ha due rapporti di lavoro dipendente, deve presentare le dimissioni per entrambi, a prescindere dalla gestione previdenziale presso cui ha maturato la pensione.

Se il lavoratore dipendente è anche occupato come autonomo o parasubordinato, non è invece necessario che cessi le ulteriori attività, quindi può ricevere la pensione continuando a lavorare.

Entro quando si devono presentare le dimissioni per la pensione?

Le dimissioni per la pensione devono essere presentate al datore di lavoro rispettando il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo applicato, o rispettando le tempistiche per la cessazione dal servizio disposte dalla propria amministrazione, nel caso dei dipendenti pubblici.

In ogni caso, per liquidare la prestazione, l’Inps verifica che l’attività sia cessata al momento della decorrenza della pensione: in pratica, l’Inps verifica che non sia in atto un rapporto di lavoro subordinato al momento dell’accesso alla pensione.

Qual è la decorrenza della pensione?

La decorrenza della pensione anticipata, considerando che la riforma Fornero [4] ha abolito le vecchie finestre che intercorrevano tra la maturazione dei requisiti e la liquidazione della pensione, avviene il mese successivo rispetto a quello in cui è inviata la domanda di pensione, posta la cessazione dell’attività lavorativa.

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, anche questa, come la pensione anticipata, decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile, posta la cessazione dell’attività lavorativa: in pratica, se l’attività lavorativa non è terminata ma l’età pensionabile è stata compiuta, non spettano ratei arretrati. I ratei spettano, invece, dal momento in cui cessa l’attività lavorativa.

Le finestre di attesa restano ancora per particolari tipi di prestazione, come la pensione di anzianità in regime di totalizzazione, o la pensione di vecchiaia anticipata, o l’opzione donna. Inoltre, le finestre saranno reintrodotte per la nuova pensione quota 100.

Come funzionano le finestre per la pensione?

La finestra per la pensione è il periodo di tempo che trascorre tra la data di maturazione dei requisiti per il trattamento e la liquidazione dell’assegno da parte dell’ente pensionistico.

Ma quali sono i requisiti che devono maturare per la pensione, a partire dai quali scatta il periodo di finestra? I requisiti stabiliti per la pensione sono differenti a seconda della gestione previdenziale a cui si è iscritti, della categoria di appartenenza e del tipo di trattamento che si vuole richiedere.

Per la maggior parte delle pensioni, i requisiti richiesti riguardano l’età e il possesso di un minimo di anni di contributi: ad esempio, per l’attuale pensione di vecchiaia ordinaria, si richiedono 66 anni e sette mesi di età (67 anni dal 2019, salvo blocco dell’età pensionabile) assieme al possesso di vent’anni di contributi.

In alcuni casi, per il trattamento si richiede anche la maturazione  di un assegno minimo: per il diritto alla stessa pensione di vecchiaia ordinaria, per fare un esempio, si richiede la maturazione di un assegno pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a circa 680 euro mensili, se non si possiedono versamenti alla previdenza obbligatoria anteriori al 1996. Bisogna considerare, a scanso di equivoci, che per la pensione di vecchiaia attuale non sono previste finestre.

Spesso, le gestioni previdenziali dei liberi professionisti richiedono, oltre all’accredito di un minimo di anni di contributi, anche una determinata anzianità di iscrizione. Ma, considerando che i requisiti da maturare per la pensione possono essere diversi e numerosi, da quando iniziano a trascorrere le finestre?

Da quando partono le finestre?

Se i requisiti stabiliti per la pensione, da soddisfare contemporaneamente, sono differenti, nella generalità dei casi la finestra inizia a trascorrere a partire dalla maturazione dell’ultimo requisito, cioè dal requisito necessario al trattamento raggiunto più recentemente. Questo succede con le finestre mobili, attualmente in vigore per alcune tipologie di pensione.

Con le finestre fisse, invece, ci si può pensionare all’apertura della finestra successiva rispetto alla data di maturazione dei requisiti. Se, ad esempio, l’ultimo requisito si matura in data 20 dicembre, e la finestra fissa si apre il 1° gennaio, ci si pensiona il 1° gennaio.

Quanto durano le finestre?

La durata delle finestre non è unica, ma cambia a seconda del tipo di finestra, mobile o fissa, del tipo di pensione e anche della categoria di appartenenza. Le finestre attualmente ancora operative sono le cosiddette finestre mobili, che si calcolano a partire dalla data di maturazione dell’ultimo requisito per il trattamento. Vediamo come funzionano:

  • per chi richiede la pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione, la finestra è pari a 18 mesi; la pensione viene liquidata a partire dal primo giorno del 19º mese dalla data di maturazione dell’ultimo requisito;
  • per chi richiede la pensione di anzianità in regime di totalizzazione, invece, la finestra è ancora più lunga ed è pari a 21 mesi;
  • per chi vuole richiedere l’opzione donna, che sarà prorogata al 2021, a partire dalla maturazione dell’ultimo requisito tra quello contributivo (35 anni)  e quello di età (con le modifiche apportate dalla legge di bilancio 2019, 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le lavoratrici autonome), la finestra è pari a:
  • 12 mesi per le lavoratrici dipendenti;
  • 18 mesi per le lavoratrici autonome.
  • per quanto riguarda la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità, che ad oggi può essere richiesta dei lavoratori dipendenti del settore privato che possiedono un’invalidità pari almeno all’80%, la finestra è pari a 12 mesi.

Quanto durano le finestre per la pensione quota 100?

In base a quanto emerso dalle anticipazioni sul pacchetto previdenza 2019, le finestre per la quota 100 dovrebbero avere un funzionamento simile a quelle fisse previste dalla vecchia Legge Maroni [5]; in particolare, si dovrebbe aprire una finestra ogni 3 mesi per i lavoratori del settore privato, una finestra ogni  6 mesi per i lavoratori del settore pubblico ed una finestra annuale per i lavoratori della scuola. Per gli statali, saranno inoltre richiesti 9 mesi di preavviso.

Quando si presenta la domanda di pensione?

La domanda di pensione si può presentare, nella generalità dei casi, a partire dai 3 mesi prima della decorrenza.

Se non è prevista una finestra, quindi, si può presentare dai 3 mesi prima della maturazione dei requisiti; se è prevista l’attesa di un periodo di finestra, si può presentare dai 3 mesi prima del termine del periodo di finestra o dell’apertura della finestra, in caso di finestra fissa.

Per sapere come presentare la domanda di pensione potete utilizzare la nostra Guida.

Certificazione del diritto a pensione 

La certificazione del diritto alla pensione non deve essere confusa con la domanda di pensione vera e propria in quanto, con la domanda di certificazione, non si chiede la liquidazione di alcun trattamento, ma si chiede soltanto all’Inps di attestare di aver maturato i requisiti per la pensione.

Questo adempimento è richiesto, ad esempio, per accertare il diritto alla pensione anticipata precoci, o all’Ape sociale o volontario, o ad ulteriori tipologie di prepensionamenti o di pensione.

Per ottenere la certificazione del diritto a pensione non è necessario dimettersi.

note

[1] Cass. sent n. 5052 del 15.03.2016.

[2] Art.1, Co.7, D.lgs 503/1992.

[3] Art.1, Co.20, L. 335/1995.

[4]  DL 201/2011.

[5] L. 243/2004.


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