Business | Articoli

Cos’è il whistleblowing?

22 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 22 ottobre 2017



Il dipendente che denuncia un reato o un atto illecito di cui sia venuto a conoscenza sul posto di lavoro non può essere discriminato, sanzionato o licenziato

Negli ultimi tempi si è sentito molto parlare del whistleblowing. Tuttavia, forse per colpa del termine (un po’ ostico per chi non mastica bene l’inglese) un po’ per la delicatezza della tematica trattata, non tutti hanno le idee chiare. Vediamo, quindi, cos’è il whistleblowing e perché la relativa disciplina è così importante per la tutela dei dipendenti ed al fine di garantire un ambiente di lavoro – per quanto più possibile  – “sano” e scevro da prassi  – più o meno velatamente – corruttive.

Whistleblowing: cosa significa

Partiamo dal termine. La parola whistleblowing, tradotta letteralmente dall’inglese significa “soffiare nel fischietto” (to blow the whistle). Si tratta di un’espressione figurata che ha lo scopo di evocare nella mente l’immagine dell’arbitro che fischia un fallo. Il campo di applicazione, però, non è quello calcistico. L’ambito di riferimento è il mondo del lavoro. Realtà che, benché rappresenti la quotidianità di ognuno, si manifesta talvolta ostica. E ciò non tanto per il lavoro in sé, ma per le dinamiche che – sul posto di lavoro – si vengono a creare. Dinamiche delicate, fatte di consuetudini alle quali ci si deve abituare presto. Ogni ambiante di lavoro, è risaputo, rappresenta un piccolo globo a se stante. Si tratta di un microcosmo fatto di rapporti (gerarchici e non) tra colleghi, dove spesso regna sovrano “il gioco delle parti”. Un gioco, però, che non è così semplice da imparare. Anche per quello, oltre che per acquisire professionalità, ci vuole esperienza!

Il vero punto dolente è che, come in ogni realtà sociale che si rispetti (!), anche il posto di lavoro rappresenta spesso uno scenario di irregolarità, atti illeciti ed ingiustizie più o meno gravi. Purtroppo però, spesso (soprattutto se parliamo dell’Italia) chi viene a conoscenza di una pratica “poco lecita” altrui si vede bene dal denunciarla. Ciò soprattutto nel mondo del lavoro. Si temono, infatti, ritorsioni, discriminazioni, sanzioni (in una parola mobbing) e addirittura licenziamenti. Insomma, ci si nasconde dietro al classico «chi si fa i fatti suoi campa cent’anni», ma tutti sanno che troppe volte questa espressione altro non nasconde se non la paura che genera omertà, trasformandosi in uno dei mali peggiori per la società. 

Segnalazione di reati sul lavoro: quali tutele

Eccoci arrivati al dunque. Il whistleblowing rappresenta la soluzione per chi ha paura di denunciare reati o irregolarità di cui viene a conoscenza sul posto di lavoro. Ed infatti, il whistleblower è il soggetto che, a fronte di attività illecite o fraudolente di cui viene a conoscenza sul posto di lavoro, si fa carico di segnalare al proprio dirigente o alle autorità competenti la situazione irregolare. È quindi un soggetto “coraggioso” che pertanto deve essere tutelato e non discriminato (come spesso avviene). Il fine ultimo è quello di creare un circolo virtuoso, di riportare le procedure amministrative e i comportamenti dei dipendenti pubblici sui binari della legalità, evitando il clima dell’omertà che troppo spesso aleggia – più o meno pesantemente – un po’ ovunque. Si tratta in sintesi di un modo per aumentare la collaborazione tra amministrazione dipendenti pubblici.

Whistleblowing: la situazione in Italia

Nel corso degli ultimi anni si è assistito nel nostro Paese ad un crescente aumento dell’attenzione verso il tema del whistleblowing, vale a dire della necessità di tutelare chi “si prende la briga” di denunciare i reati e gli atti illeciti di cui viene a conoscenza sul posto di lavoro.  La disciplina del whistleblowing è volta principalmente a tutelare i soggetti che intendono segnalare una violazione da potenziali atti ritorsivi o pregiudizievoli  che potrebbero subire a seguito dell’attività di denuncia. La richiamata disciplina è stata introdotta nel nostro ordinamento, limitatamente al settore pubblico, nel 2012 [1]. Al  riguardo la legge dispone che il pubblico dipendente che denuncia o riferisce condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto a una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia.

Whistleblowing: cosa succede dopo la segnalazione

L’autorità amministrativa interpellata da un whistleblower si fa carico, grazie alla segnalazione, di fronteggiare il rischio che quella situazione possa ripetersi in futuro, intervenendo dunque affinché l’amministrazione interessata adotti le giuste misure per prevenire la corruzione. L’identità del segnalante non potrà essere rivelata. Mentre spetterà al datore di lavoro dimostrare che le misure discriminatorie eventualmente poste in essere nei confronti del lavoratore “denunciante” sono motivate da ragioni estranee alla segnalazione.

Whistleblowing: maggiori tutele anche per i lavoratori privati

Con riferimento al settore privato, una specifica norma sul whistleblowing è stata introdotta da un’apposita Direttiva Europea, recepita da pochissimo in Italia. Sul punto, alcuni giorni fa, il Senato ha approvato con 142 sì, 61 no e 32 astenuti un disegno legge, che ora passerà alla Camera. Il testo della norma ha due soli articoli e prevede che il dipendente, pubblico o privato, che segnala all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), o denuncia all’autorità giudiziaria condotte illecite, di cui è venuto a conoscenza grazie al proprio rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa che potrebbe avere effetti negativi nei suoi confronti.

note

[1] L. n. 190 del 06.11.2012

[2] Direttiva 2004/39/CE (meglio conosciuta con l’acronimo inglese Mifid2 “Markets in financial instruments Directive” – in italiano “Direttiva sui mercati degli strumenti finanziari”).

[3] Con il D.lgs n. 129 del 03.08.2017(Gazzetta Ufficiale del 25.08.2017).
Autore immagine: Pixabay.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI