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Tumore al colon: sintomi, cause e prevenzione

2 dicembre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 2 dicembre 2018



Una corretta alimentazione può prevenire l’insorgenza di molte malattie, in particolare del tumore al colon.

Quante volte hai sentito dire che una dieta sana ed equilibrata può prevenire numerose patologie? E’ scientificamente dimostrato che spesso la causa dei danni alla salute è da attribuirsi alle cattive abitudini che portiamo sulla nostra tavola. Una corretta alimentazione è l’allenato perfetto per mantenersi sani e in forma sin dai primi anni di vita. Nella “Convenzione dei diritti dell’infanzia”, adottata dall’ONU nel 1989, e nella revisione della “European Social Charter” del 1996 si fa riferimento al diritto dei bambini e di ogni altro individuo ad avere un’alimentazione sana ed adeguata per il raggiungimento del migliore stato di salute ottenibile. D’altronde il diritto alla salute, tutelato dal nostro ordinamento giuridico [1], è uno dei diritti fondamentali dell’individuo internazionalmente riconosciuti. Un’alimentazione ricca di frutta, verdura, cereali e legumi protegge dall’insorgenza di diverse patologie, soprattutto di alcuni tipi di tumori e malattie cardiovascolari. Studi autorevoli hanno evidenziato come una dieta ad alto contenuto di grassi e proteine animali e povera di fibre possa essere associata ad un aumento dei tumori intestinali. L’organo deputato all’assorbimento delle sostanze nutritive provenienti dall’alimentazione è proprio l’intestino ed il tumore al colon è tra i tumori più frequenti. In che modo è possibile prevenirlo? Quali sono le buone abitudini da portare a tavola? In questo articolo potrai scoprire tutto ciò che c’è da sapere sul tumore al colon: sintomi, cause e prevenzione.

Il consumo di olio extravergine di oliva può aiutare a prevenire e a combattere i tumori all’intestino? La risposta è affermativa e la conferma è arrivata dal gruppo di ricerca guidato da Antonio Moschetta, ordinario di medicina interna Università degli Studi Aldo Moro di Bari e autore del best seller “Il Tuo Metabolismo” edito da Mondadori. Per avere maggiori informazioni, abbiamo intervistato il prof. Moschetta.

Tumore dell’intestino: di che si tratta? Quali sono i sintomi?

Il tumore dell’intestino è caratterizzato dalla crescita incontrollata di cellule, localizzate nel tratto digerente. I tumori intestinali più frequenti sono i tumori del colon e del retto che rappresentano rispettivamente il 70% ed il 30% dei tumori intestinali. Nella maggior parte dei casi, i tumori del colon e del retto derivano da polipi (piccole escrescenze della mucosa intestinale) che subiscono una trasformazione maligna. Tuttavia, tra le molteplici tipologie di polipi, solo quelli adenomatosi danno origine a lesioni precancerose da cui può svilupparsi la neoplasia. I polipi sono asintomatici e solo nel 5% dei casi determinano piccole perdite di sangue rilevabili con un esame delle feci, mentre nella restante parte dei casi sono rilevabili con la colonscopia. L’assenza di una sintomatologia ben definita, spesso sovrapponibile ad altre patologie intestinali e addominali, fa sì che al momento della diagnosi circa un terzo dei pazienti presenti già metastasi a livello epatico. Pertanto, la prevenzione si configura come la principale arma di difesa: i protocolli di screening, infatti, prevedono la ricerca annuale di sangue occulto nelle feci e la colonscopia ogni 10 anni (anche se la ricerca del sangue risultasse negativa) in tutti i soggetti di età superiore ai 45 anni.

Quali sono le cause?

Meno di un terzo dei tumori del colon-retto è riconducibile a fattori ereditari, quali la predisposizione alle poliposi adenomatose ereditarie o al carcinoma ereditario del colon-retto su base non poliposica (sindrome di Lynch).  La restante parte dei tumori del colon-retto è attribuibile allo stile di vita, ovvero alimentazione, sedentarietà, obesità. Tra i fattori non ereditari, la dieta gioca indubbiamente un ruolo cruciale: il consumo di elevate quantità di carboidrati ad alto indice glicemico e di grassi, nonché l’assunzione cronica giornaliera di carne rossa soprattutto conservata e lavorata unitamente ad un basso apporto di fibre, infatti, potrebbe favorire di circa il 15% la crescita di questo tumore.

Quanto è importante la dieta nella prevenzione e cura?

La letteratura scientifica è ricca di studi che dimostrano l’importanza di una sana alimentazione sia in termini di prevenzione che di cura dei tumori. L’American Institute for Cancer Research ha stimato che circa tre tumori su dieci nascono a tavola e lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), analizzando il rapporto tra alimentazione e cancro nella popolazione europea, ha evidenziato che la corretta alimentazione è in grado di prevenire 3/4 dei tumori del tratto gastrointestinale. Mangiare bene è indispensabile, dunque, per contrastare l’insorgenza dei tumori, ma anche per rispondere efficacemente alle terapie farmacologiche, in soggetti che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore. È stato, infatti, dimostrato che un’aumentata circonferenza addome ostacola anche il funzionamento dei farmaci: donne obese affette da tumore al seno manifestano una ridotta capacità di rispondere efficacemente alla terapia, rispetto a donne che mantengono un buono stato salute dinanzi alla stessa tipologia di malattia tumorale.

La cattiva alimentazione può contribuire a nutrire le cellule tumorali? Perché?

Sì ed alcuni tumori, quali quello epatico e gastrointestinale, sono più sensibili allo stile alimentare rispetto a quelli localizzati in altri organi. Sia la qualità dei cibi che la quantità rappresentano elementi fondamentali per essere in un buon stato di salute. Le condizioni di obesità e sovrappeso, causate da un’alimentazione sbilanciata e da sedentarietà, infatti, possono aumentare del 25-30% il rischio di insorgenza del tumore al colon. Il consumo eccessivo di alimenti contenenti zuccheri, ad esempio, può determinare l’accumulo di tessuto adiposo. All’aumento del deposito di tessuto adiposo viscerale corrisponde un incremento dei livelli di insulina e delle molecole che favoriscono l’infiammazione. In presenza di alti livelli sierici di insulina, si attivano processi metabolici in grado di aumentare la proliferazione cellulare e di indurre una maggiore aggressività delle cellule tumorali. Alti livelli di insulina sono stati, infatti, correlati con una maggiore incidenza di cancro al colon e al seno. L’elevata presenza di molecole infiammatorie, inoltre, può favorire l’insorgenza e la progressione del cancro. Quindi per conoscere il proprio stato di rischio bisogna partire proprio dalla misurazione del proprio girovita che è un indice indiretto di quanto equilibrio ci sia tra energia di entrata nell’organismo attraverso il cibo ed energia di spesa con esercizio fisico e metabolismo basale.

Quali sono le cattive abitudini alimentari più frequenti?

Tra le cattive abitudini alimentari vanno certamente annoverati i cibi ad alto contenuto di grassi e proteine animali, specie se accompagnati da un limitato consumo di fibre. Ad esempio, il consumo eccessivo e quotidiano di carne rossa (bovina, ovina, caprina, ecc.) e di carne conservata (salumi, insaccati, affettati) aumenta il rischio di cancro, soprattutto del colon-retto. Ciò è imputabile probabilmente alla formazione di mutageni, sostanze che possono formarsi durante il processo di cottura della carne oppure durante i processi di lavorazione effettuati per la conservazione della carne che sono in grado di apportare mutazioni al DNA. Anche un consumo smodato di alcol predispone all’insorgenza di patologie epatiche e tumorali, provocando seri danni alla salute. Tuttavia, è opportuno sottolineare, parafrasando Paracelso, che “è la dose che fa il veleno”: non solo cosa mangiamo, ma anche la quantità di quello che mangiamo è importante per uno stile di vita sano. Al termine “evitare” va preferito il termine “limitare” quando si parla di alimenti e magari “individualizzare” perché è evidente che l’alimento che va bene o non va bene per me che sono obeso potrebbe andar bene per lui che è magro.

Quali sono le buone abitudini da portare a tavola? Cosa è utile sapere per non esporsi a rischi di salute?

La dieta mediterranea rispecchia tutti i canoni di un’alimentazione sana. Via libera, dunque, al consumo di frutta e verdura (almeno 5 porzioni nell’arco della giornata), legumi, cereali integrali ed olio extravergine di oliva. Frutta e verdura sono ricche di fibre e antiossidanti. Le fibre facilitano il transito intestinale, diminuendo il periodo di permanenza nell’intestino di eventuali tossine o sostanze nocive. Gli antiossidanti, invece, proteggono dai radicali liberi che potrebbero danneggiare il nostro DNA ed altre molecole presenti nelle cellule. Inoltre, sarebbe opportuno introdurre nella nostra dieta cereali in chicco e prodotti derivati da farine integrali che, oltre ad essere ricchi di fibre e vitamine, sono una fonte di energia che viene distribuita in un lungo periodo di tempo evitando il picco glicemico e consentendoci di mantenere un senso di sazietà più a lungo. Il consumo quotidiano di cereali integrali riduce la probabilità di sviluppare tumori a livello dell’intestino, dell’esofago e della prostata. Tuttavia, gli individui in sovrappeso o obesi dovrebbero consumare preferibilmente i carboidrati durante la mattina o le prime ore del pomeriggio, in modo da poter smaltire il grande quantitativo di energia durante l’intero arco della giornata ed evitare così che le calorie non consumate si depositino sotto forma di accumuli di grasso.

Perché il consumo quotidiano di olio extravergine di oliva – made in Italy aiuta a prevenire e combattere i tumori dell’intestino?

È stato dimostrato che l’assunzione quotidiana di olio EVO di alta qualità aiuta a contrastare patologie di diverso tipo. L’abbondanza di acido oleico nell’olio EVO protegge dall’insorgenza del tumore intestinale, creando una barriera che blocca l’infiammazione delle cellule intestinali e prevenendo, così, dallo sviluppo del tumore.

Cos’hanno dimostrato i vostri studi?

Il nostro gruppo di ricerca ha recentemente pubblicato un articolo nell’importante rivista Gastroenterology, in cui viene dimostrato che la somministrazione di una dieta arricchita di acido oleico è in grado di garantire notevoli benefici alla salute. Questi effetti positivi possono essere ricondotti anche alla presenza dell’enzima SCD1 nell’epitelio intestinale che funziona quale principale controllore della produzione di acido oleico nell’organismo, garantendo una regolazione ottimale del metabolismo cellulare.

Come siete arrivati a questa scoperta?

Sono stati condotti diversi studi preclinici in cui abbiamo inattivato il gene che codifica per SCD1. Ciò ha permesso di dimostrare che in assenza di acido oleico nella dieta, o laddove la produzione endogena è diminuita, l’intestino va incontro ad infiammazione e a processi di tumori genesi. Al contrario, l’aggiunta di acido oleico alla dieta, e quindi di olio EVO, consente di ripristinare la normale fisiologia intestinale, riducendo l’infiammazione e proteggendo dalla formazione dei tumori.

Quali sono le caratteristiche organolettiche e nutrizionali dell’olio d’oliva?

L’olio extravergine d’oliva viene estratto dalle olive “a freddo”, ossia a temperatura controllata inferiore a 28°C con metodi esclusivamente meccanici. Ciò consente di mantenere inalterate le sue peculiarità ovvero la presenza di acidi grassi monoinsaturi (tra cui troviamo l’acido oleico) e di costituenti minori di cui fanno parte metaboliti ad azione antiossidante e protettiva nei confronti delle membrane cellulari, definiti polifenoli. Il gusto e la qualità nutrizionale dell’olio EVO dipendono da una serie di fattori, quali le condizioni ambientali delle zone in cui viene coltivato l’albero d’ulivo, il periodo di raccolta delle olive e la lavorazione delle stesse. Ad esempio, un breve intervallo di tempo intercorso tra la raccolta e la lavorazione delle olive fa sì che l’olio EVO presenti una nota amarognola, a volte quasi piccante, dovuta ad una elevata concentrazione di polifenoli in esso presente.

Olio extravergine di oliva: quali sono i benefici?

L’olio EVO rappresenta non solo un valido alimento dal punto di vista nutrizionale per la ridotta acidità e per l’apporto di grassi “buoni”, ma presenta anche effetti benefici nel prevenire e coadiuvare il trattamento di diverse patologie, tumorali e non. Per esempio, l’assunzione di olio EVO è risultato utile nella prevenzione di malattie infiammatorie e cardiovascolari, quali infarto e ictus, e mostra numerosi vantaggi anche per soggetti affetti da sindrome metabolica (caratterizzata da ipertensione, iperglicemia e circonferenza addominale superiore ai limiti). Infatti, l’assunzione quotidiana di due cucchiai di olio EVO crudo da parte di questi pazienti favorisce la riduzione dei livelli dei trigliceridi circolanti e del tessuto adiposo viscerale ed il benessere di tutto l’organismo. Va posta poi attenzione alle singole caratteristiche delle diverse cultivar che presentano non solo gusto differente, ma anche qualità uniche dovute non tanto alla tipologia di acidi grassi, ma soprattutto ai costituenti minori altrettanto rilevanti dal punto di vista salutistico.

Olio Made in Italy: perché si distingue dall’olio proveniente da altri Paesi?

In realtà l’olio EVO può e deve essere una caratteristica peculiare di tutte le cultivar provenienti da tutte le parti del mondo. La differenza la fanno le cultivar (proprietà intrinseca dovuta a diverso DNA della pianta), le condizioni pedoclimatiche (dovute fondamentalmente alla localizzazione geografica e latitudine) e i micronutrienti del terreno (altrettanto importanti perché la pianta con lo stesso DNA produce frutti diversi a diverse latitudini). Ovviamente noi siamo per il made in Italy per una serie di ragioni, non ultimo il contenuto significativo in percentuale di acido oleico (fino al 75%) rispetto agli altri acidi grassi nel nostro EVO.

note

[1] Art. 32 Cost.


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