Diritto e Fisco | Articoli

Animali sulla strada: chi è responsabile?

28 Novembre 2018


Animali sulla strada: chi è responsabile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Novembre 2018



Animali da pascolo, mucche, pecore e altre mandrie; animali selvatici come cinghiali e daini; cani randagi e altri animali di proprietà: chi paga i danni per l’incidente stradale?

Ti sarà di certo capitato di attraversare in auto qualche strada in mezzo alla campagna e di osservare, ai margini della carreggiata, le mucche pascolare. Questi grossi animali ruminanti attraggono sempre la nostra attenzione: un po’ per le loro dimensioni e il senso di forza che sprigionano; un po’ per il richiamo a una vita, quella rurale, che ormai vive sempre più lontana dalla nostra realtà quotidiana. In alcune zone, è addirittura possibile imbattersi in un vero e proprio safari: pecore, asini e bovini attraversano la strada condotti dal pastore, quasi sempre distante diverse decine di metri. Immagina però che una mucca si stacchi dal gruppo e si posizioni proprio in corrispondenza di una curva. Tu vieni dal senso opposto di circolazione e te la trovi sul più bello davanti. Se sei fortunato (e rispettoso del codice della strada) è molto probabile che riuscirai a frenare in tempo. Ma se ciò non dovesse essere possibile e dovessi andare a sbattere contro un albero, un recinto o un muretto, chi ti risarcisce? Chi è responsabile per gli animali sulla strada?

Forse non lo sai ancora ma esiste un articolo del codice della strada che regola proprio il passaggio degli animali sulle vie transitate da automobili. La norma è chiaramente indirizzata al proprietario del gregge o della mandria, imponendogli una serie di comportamenti da tenere per non costituire un pericolo per il traffico.

Di tanto parleremo qui di seguito, tenendo conto che, sul tema, si è di recente espressa la Cassazione [1]. Teatro della vicenda affrontata dai giudici supremi è una strada statale su cui si è consumato un tragico incidente: un automobilista, finito contro una mucca sulla strada, è deceduto sul colpo. Chi ne paga le conseguenze e, soprattutto, chi risarcisce gli eredi? E se l’animale è uno selvatico o un cane randagio o uno di proprietà di un privato con tanto di collarino? Ecco cosa dice la legge.

Leggi anche Incidente con animali: chi paga i danni?

Animali sulla strada: quale comportamento da seguire?

Ecco cosa dice il codice della strada [2] in tema di circolazione degli animali, degli armenti e delle greggi sulla strada.

1. Per ogni due animali come asini e cavalli, e per ogni animale indomito o pericoloso (ad esempio un toro) occorre almeno un conducente, il quale deve avere costantemente il controllo dei medesimi e condurli in modo da evitare intralcio e pericolo per la circolazione.

2. Ciò vale anche per gli altri animali quando circolano isolati (ad esempio una mucca) o in piccoli gruppi, a meno che la strada attraversi una zona destinata al pascolo, segnalata con gli appositi segnali di pericolo.

3. Nelle ore serali, salvo che la strada sia sufficientemente illuminata o in un centro abitato, chi conduce gli animali deve tenere acceso un dispositivo di segnalazione che proietti in orizzontale luce arancione in tutte le direzioni.

4. Dietro i veicoli a trazione animale possono essere legati non più di due animali senza obbligo di conducente e delle luci. Tali animali non dovranno ostacolare la visibilità delle luci previste per il veicolo a cui sono legati.

5. Gli armenti di mucche, buoi, ecc. nonché le greggi e qualsiasi altre moltitudini di animali quando circolano su strada devono essere condotti da un guardiano ogni 50 capi e da non meno di due per un numero superiore.

6. I guardiani devono regolare il transito degli animali in modo che resti libera sulla sinistra almeno la metà della carreggiata. Sono, altresì, tenuti a frazionare e separare i gruppi di animali superiori al numero di cinquanta ad opportuni intervalli al fine di assicurare la regolarità della circolazione.

7. Armenti e greggi non possono sostare sulle strade e, di notte, devono essere precedute da un guardiano e seguite da un altro; ambedue devono tenere acceso un dispositivo di segnalazione che proietti in orizzontale luce arancione in tutte le direzioni, esposto in modo che risulti visibile sia dalla parte anteriore che da quella posteriore.

8. La sanzione prevista per chi viola tali norme va da euro 41 a euro 168.

Animali sulla strada: opera l’assicurazione?

Se per causa di un animale resti coinvolto in un incidente stradale o vai a sbattere contro un ostacolo o contro l’animale stesso, la tua assicurazione non ti risarcirà per come invece avrebbe fatto se lo scontro fosse stato determinato da un altro veicolo a motore. Il che significa che l’unico soggetto tenuto a risarcirti i danni è il proprietario dell’animale. Questi ha una responsabilità “oggettiva” [3], che prescinde cioè da una sua colpa. Il semplice fatto che una pecora o una mucca si sia staccata dalla mandria o sia scappata dal recinto lo obbligano a risarcire i danni. Insomma, dovrai fare causa al fattore, al pastore o a chi ne aveva la custodia in quello specifico momento. Il che significa purtroppo che, il più delle volte, avrai a che fare con una persona nullatenente.

Animali sulla strada: che succede se mi faccio male?

Il problema si complica se, a causa dell’incidente stradale, dovessi riportare delle ferite. In questo caso, secondo la sentenza della Cassazione citata in apertura, sussiste la responsabilità penale del proprietario dell’animale o di chi ne aveva la custodia. Responsabilità che, a seconda della gravità dello scontro, può variare dal reato di lesioni colpose a quello di omicidio colposo.

Anche in questo caso è del tutto irrilevante il fatto che l’animale sia scappato da un recinto realizzato nel rispetto della normativa. Il fattore ha l’obbligo infatti di tenere un costante controllo sugli animali, facendo tutto ciò che è nelle sue possibilità per impedirgli di uscire e di attraversare la strada.

Animali selvatici: di chi è la responsabilità?

Immaginiamo ora di scontrarci con un animale selvatico, la cui proprietà quindi non fa capo a nessuno ma appartiene al patrimonio faunistico nazionale. Ad esempio è il caso di un daino o un cinghiale. Chi paga in questi casi per l’incidente?

Secondo un lato della giurisprudenza, la presenza di un animale selvatico su una strada costituisce circostanza del tutto imprevedibile per l’automobilista, ancor più se aggravata dall’orario notturno che impedisce l’avvistamento dell’animale. Va quindi dichiarata la responsabilità per danni da cose in custodia dell’ente titolare della strada (ad esempio il Comune, la Provincia o la Regione) o della società di concessione (ad es. l’Anas o la società autostradale). Non si può quindi parlare di negligenza dell’automobilista [4].

La Cassazione però ha di recente sposato un indirizzo più restrittivo [5]: per ottenere il risarcimento non basta dimostrare il fatto in sé, ma anche qual è stata la colpa dell’altra parte, quale il comportamento contrario alla legge e, indirettamente, cosa avrebbe dovuto fare – sempre la controparte – per evitare il danno. Pertanto se vai a finire con la macchina contro un cinghiale, un daino o qualsiasi altra specie selvatica non puoi limitarti a provare l’incidente e il danno che hai subito; devi anche indicare cosa l’amministrazione poteva fare per evitare l’impatto e invece non ha fatto. È il caso delle recinzioni a norma e non interrotte da “buchi” e la segnaletica di avviso.

Questo in pratica significa che se la Regione (o chi per lei) ha apposto la segnaletica con l’avviso “animali in transito” o “attraversamento animali selvatici” e ciò nonostante vai a finire contro un quadrupede la colpa è tua. Non ti basteranno più le foto che comprovano la presenza del cinghiale in mezzo alla strada, sbucato all’improvviso. Secondo infatti la Cassazione l’ente titolare della strada non ha l’obbligo di recintare o segnalare tutti i tratti boschivi, né deve predisporre l’illuminazione notturna lontano dai centri abitati. Questo significa che dimostrare la colpa dell’amministrazione diventa oltremodo difficile, poiché essa scatta nelle poche ipotesi in cui, ad esempio, manca la segnaletica stradale che avvisa gli automobilisti del possibile attraversamento di cinghiali e altri animali selvatici. Leggi Cinghiali sulla strada: chi paga?

Animali randagi in mezzo alla strada

Anche in materia di animali randagi la giurisprudenza si è fatta particolarmente rigorosa e retroattiva. A fronte di un tradizionale orientamento che dava per responsabile il Comune o l’Asl (a seconda di chi sia incaricato del servizio di accalappiacani), ora la Cassazione preferisce una linea più mite nei confronti dell’amministrazione [6]. Il conducente deve dimostrare che la presenza del cane randagio sulla strada non è occasionale ma l’animale si aggirava già da tempo sull’area e che il Comune era stato avvisato di ciò. Una prova praticamente impossibile come abbiamo chiarito nell’articolo Incidenti con cani randagi: Comune non più responsabile. La nuova regola è dunque questa: se un cane attraversa la strada e, nel fare ciò, provoca un incidente stradale con danni alle auto ed eventualmente feriti, il Comune risarcisce solo se quello specifico animale randagio era già stato segnalato alle autorità come pericoloso per il traffico.

Animali privati: di chi è la responsabilità?

Infine immaginiamo che un cane sfugga al guinzaglio del suo padrone e, piantandosi in mezzo alla strada, provochi un incidente: in tal caso a dover risarcire è colui che portava l’animale a spasso (non necessariamente il suo padrone, anche il dog-sitter). Contrariamente a quanto si può credere, non è sempre il proprietario del cane il responsabile per i danni da questo provocati, ma chi ne ha la materiale custodia. Se il cane è scappato dal recinto di casa, per i danni da questo provocati bisogna chiedere il risarcimento non già al proprietario dell’animale, ma a quello dello spazio ove quest’ultimo era tenuto.

Leggi Cane sfugge e provoca danni: chi paga?

Secondo la Cassazione [7], l’obbligo di custodia dell’animale prescinde dalla formale appartenenza dello stesso risultante dalla registrazione all’anagrafe canina o dal microchip. Tale posizione di garanzia sussiste ogniqualvolta sia riscontrabile una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e la persona.

note

[1] Cass. sent. n. 52122/18 del 20.11.2018.

[2] Art. 184 cod. strada

[3] Art. 2052 cod. civ.

[4] Tribunale , Parma , 04/04/2018 , n. 489.

[5] Cass. sent. n. 27543/2017.

[6] Cass. ord. n. 11591/18 del 14.05.2018.

[7] Cass. sent. n. 20102/18 dell’8.05.2018.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 18 settembre – 20 novembre 2018, n. 52122

Presidente Fumu – Relatore Bruno

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza emessa in data 5.4.2017 la Corte d’appello dell’Aquila, in parziale riforma della pronuncia emessa dal Tribunale dell’Aquila nei confronti di De Mi. An., ritenuta responsabile del delitto di omicidio colposo, ha rideterminato la pena alla stessa inflitta in quella di mesi due giorni venti di reclusione. Secondo la ricostruzione offerta dai giudici di merito nelle due sentenza conformi, non avendo la ricorrente adeguatamente custodito gli animali del suo allevamento, cagionava il decesso di Fe. Fa. che, in orario notturno urtava violentemente contro una mucca che vagava incustodita sulla sede viaria.

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’imputata, a mezzo del difensore, articolando come segue le proprie doglianze, contenute in un unico motivo di ricorso.

Vizio di motivazione per contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione.

Secondo la difesa la motivazione offerta dalla Corte d’appello sarebbe incongrua ed inadeguata essendo fondata su una ricostruzione del fatto contraria agli atti acquisiti nel corso della istruttoria. Il fatto che alcuni animali siano scappati dal recinto non può tradursi in un automatico addebito di responsabilità a carico della imputata. L’impianto motivazionale sarebbe inoltre illogico nella parte in cui afferma la sussistenza del reato in ragione anche di precedenti episodi di natura analoga. L’unico episodio narrato dal teste Ca., nel corso della istruttoria compiuta, riguarderebbe un fatto accaduto nell’anno 2011, la cui dinamica non è mai stata accertata. Pertanto, la suggestiva circostanza avrebbe un valore del tutto neutro nell’ambito del presente giudizio.

La penale responsabilità viene altresì riconosciuta sulla scorta dell’affermazione secondo la quale non risulterebbe in atti la prova della esistenza di un evento imprevedibile ed inevitabile.

Sussistendo una regolamentazione in materia, avente la funzione di contenere tutti i pericoli collegati all’esercizio dell’attività dell’allevamento, il proprietario non può ritenersi responsabile dell’evento occorso, qualora egli abbia rispettato in modo preciso le prescrizioni dettate sulla custodia degli animali. In tale ultimo caso, ove si verifichi un qualunque evento, esso dovrebbe essere inquadrato nell’ambito del caso fortuito, dipendendo da fattori imponderabili e imprevedibili. Il Giudice d’appello, mutando l’impostazione di quello di prime cure, non ha argomentato sul rispetto della normativa in materia di allevamenti da parte dell’imputata, ignorando completamente la circostanza. Si sarebbe limitato ad affermare, in modo del tutto apodittico, che le misure predisposte dalla De Mi. per garantire la sicurezza della pubblica incolumità erano del tutto inadeguate, sulla base del solo fatto accertato della fuga del bestiame.

Al contrario, si prospetta nel ricorso, la custodia dell’allevamento era stata garantita dalla De Mi. in maniera ineccepibile, nel rispetto di tutti i parametri regolamentari previsti in materia.

Considerato in diritto

1. I motivi di doglianza risultano infondati, pertanto il ricorso deve essere rigettato.

2. La Corte territoriale ha sviluppato un ragionamento logico, privo di aporie e contraddizioni, dando conto in maniera adeguata dei motivi posti a fondamento della decisione assunta, la quale, diversamente da quanto si sostiene nel ricorso, risulta immune dai vizi lamentati dalla ricorrente.

La responsabilità della imputata è incentrata sulla constatazione delle caratteristiche della dinamica del fatto – su cui la difesa non muove alcuna contestazione – e sulla considerazione di altro analogo episodio nel corso del quale si verificò un incidente ferroviario, sempre collegato alla omessa custodia di animali dell’allevamento della ricorrente.

Nella notte del 29/9/2012, la giovenca di proprietà di De Mi. An., vagando sulla sede viaria della SS (omissis…), che attraversa la località (omissis…), andò ad impattare contro la vettura di Fe. Fa., cagionandone il decesso.

Correttamente i giudici di merito hanno ritenuto sussistente un’ipotesi di responsabilità omissiva colposa, ex artt. 40, cpv. e 589 cod.pen., essendosi l’evento verificato a causa dell’omessa vigilanza sul bovino da parte della persona che rivestiva una posizione di garanzia, in quanto proprietaria dell’animale.

Benché la giurisprudenza in materia di posizione di garanzia abbia avuto modo di svilupparsi soprattutto con riferimento all’ambito della prevenzione degli infortuni sul lavoro, nondimeno, in tema di custodia di animali, si afferma che l’obbligo di custodia di un animale sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione dell’animale (così Sez. 4, 51448 del 17 ottobre 2017, Polito, Rv. 271329).

3. Tanto premesso, la Corte d’Appello ha individuato e ricostruito correttamente la posizione di garanzia gravante sull’imputata – proprietaria dell’allevamento – ed i profili di colpa ravvisabili a suo carico, riconducibili alla mancanza di diligenza nel governo dell’animale che aveva raggiunto la sede viaria.

Quanto alla possibilità che l’evento sia da imputarsi ad un caso fortuito, come è stato più volte ribadito dalla giurisprudenza di legittimità, è l’imputato che deve sostenere l’esistenza dell’esimente del “caso fortuito” con idonee allegazioni, non potendo limitarsi all’astratta affermazione di avere dato seguito alla regola cautelare (così Sez. 2, Sentenza n. 20171 del 07/02/2013, Weng ed altro, Rv. 255916).

Sotto questo profilo, come correttamente affermato dalla Corte territoriale, l’imprevedibilità e la non evitabilità della fuga dell’animale, sono nozioni richiamate in modo generico ed aspecifico, non avendo la difesa in alcun modo chiarito in che cosa sia consistito l’invocato caso fortuito.

4. Nessuna illogicità o contraddittorietà si coglie, infine, nella motivazione della sentenza impugnata laddove la Corte territoriale ha ritenuto del tutto ininfluente ai fini della decisione, che il recinto nel quale la De Mi. ricoverava i propri animali fosse stato realizzato nel rispetto della normativa disciplinante l’attività degli allevamenti. L’animale si era spostato liberamente fino a raggiungere la strada statale. Da ciò si evince, con deduzione ineccepibile, che l’animale non era stato introdotto nel recinto o mantenuto al suo interno, con chiara violazione dell’obbligo di custodia.

5. Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI