Diritto e Fisco | Editoriale

Appello penale: come funziona

8 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Gennaio 2019



Il secondo grado del giudizio penale: quando è possibile presentare appello e secondo quali regole.

Un giudice ha emesso una sentenza di condanna nei tuoi confronti perché ritiene che tu abbia commesso un reato (non importa quale, può essere furto, minaccia, ricettazione, riciclaggio ed altri) e sei preoccupato perché ti ritieni innocente e, pur avendo valutato la possibilità di una condanna, non ti aspettavi assolutamente una pena così alta? Ti chiedi se c’è un rimedio all’ingiustizia che hai subito e se sei ancora in tempo per spiegare meglio le ragioni della tua estraneità ai fatti per i quali sei stato condannato? Sappi, innanzitutto, che la sentenza di primo grado non è definitiva e puoi impugnarla (con l’atto di appello). In questo articolo spiegheremo cos’è l’appello penale e come funziona. L’appello è uno dei mezzi di impugnazione previsti nel nostro ordinamento e consente a chi non sia soddisfatto della decisione del primo giudice di chiedere un nuovo giudizio a giudici diversi; per questo motivo l’appello è anche conosciuto come secondo grado di giudizio. Presso ogni capoluogo di distretto del territorio italiano è istituita la corte di appello che assolve proprio a tale ruolo. Per fare un esempio che consenta di comprendere meglio, considera che il distretto della corte d’appello di Napoli è formato dai circondari dei tribunali ordinari di Avellino, Benevento, Napoli, Napoli Nord in Aversa, Nola, Santa Maria Capua Vetere e Torre Annunziata. Questo significa che l’appello proposto contro tutte le sentenze emesse dai giudici (di primo grado) dei tribunali che abbiamo citato sarà deciso dalla corte di appello di Napoli. La competenza principale della corte di appello riguarda (come dicevamo) le impugnazioni contro le sentenze pronunciate in primo grado dal tribunale ordinario ovvero contro le sentenze del tribunale per i minorenni (sezione penale). Con tale mezzo d’impugnazione la parte chiede la riforma totale o parziale del provvedimento giurisdizionale che ritiene ingiusto. La corte d’appello (composta da tre giudici) decide su tutti gli aspetti della vicenda affrontata in sentenza, sia sulle questioni di fatto che su quelle di diritto, confermando la pronuncia impugnata o riformandola, ossia sostituendola (in tutto o in parte) con la propria (lo abbiamo precisato in quanto, al contrario, la corte di cassazione decide solo sulle questioni di diritto). Ma andiamo con ordine e capiamo bene quando è possibile proporre appello e quali regole segue.

L’appello: quali sono i termini?

Ogni impugnazione ha delle proprie regole da rispettare, spesso a pena di inammissibilità o di nullità. Immaginiamo che tu sia stato condannato (per qualsiasi tipo di reato) e che decida di presentare appello. Che regole dovrai seguire? Innanzitutto dovrai presentarlo, a pena di inammissibilità, entro un termine espressamente (e tassativamente) indicato dalla legge. In particolate, l’atto di appello dovrà essere presentato entro [1]:

  • 15 giorni dall’emissione della sentenza, nel caso in cui il giudice oltre a decidere la pena abbia anche spiegato, contestualmente, le ragioni della sua decisione (si parla di sentenza con motivazione contestuale) o 15 giorni dalla ricezione del provvedimento, qualora sia camerale (ovvero nel caso in cui il giudice, alla fine dell’udienza, si sia riservato di decidere e di comunicare la sua decisione);
  • 30 giorni dall’emissione della sentenza, nel caso in cui il giudice abbia redatto la motivazione non oltre il quindicesimo giorno da quello della pronuncia;
  • 45 giorni dall’emissione della sentenza, quando la redazione della motivazione sia stata fatta non oltre il novantesimo giorno dalla pronuncia (e ciò può accadere soltanto in caso di motivazione particolarmente complessa per il numero delle parti o per il numero e la gravità delle imputazioni).

Se, invece, sei stato condannato ed hai scelto di non contestare la decisione con l’appello ma hai avuto notizia del fatto che l’accusa ha impugnato la sentenza per farti avere una condanna più severa, avrai ancora la possibilità di presentare un appello incidentale (entro 15 giorni da quello in cui hai ricevuto la comunicazione o la notificazione dell’appello del pubblico ministero o del procuratore generale) [2]. Ovviamente, in caso di inammissibiltà dell’appello principale o di rinuncia allo stesso, anche il tuo appello incidentale perderà efficacia. Ma chi e quando può proporre appello?

 Quando si può proporre appello?

E’ naturale chiedersi: io (imputato) posso sempre proporre appello? E il pubblico ministero quando può farlo? Come funziona? Puoi tirare un sospiro di sollievo: l’imputato può sempre appellare contro le sentenze di condanna e anche contro le sentenze di proscioglimento (a meno che non si tratti di sentenze di assoluzione con formula piena, perché il fatto non sussiste o perchè l’imputato non lo ha commesso, che non giustificherebbero in alcun modo una contestazione o si tratti di condanna alla sola pena dell’ammenda). Il pubblico ministero, invece, può appellare:

  • contro le sentenze di condanna solo in casi specifici, ovvero quando le stesse modificano il titolo del reato o escludono la sussistenza di una circostanza aggravante ad effetto speciale o stabiliscono una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato (si tratta dell’ipotesi in cui sei stato imputato per ricettazione e vieni condannato per furto o sei stato imputato per furto aggravato ed il giudice, in sentenza, ritiene che non ci sia l’aggravante);
  • contro le sentenze di proscioglimento [3].

Sono, viceversa, inappellabili per entrambe le parti (pubblico ministero e imputato) le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell’ammenda e le sentenze di proscioglimento relative a contravvenzioni punite con la pena dell’ammenda o con pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda. Ma come funziona il giudizio di appello?

 Appello penale: come funziona

Dopo aver chiarito quando, chi ed in che termini si può proporre appello, vediamo adesso come funziona. Si tratta, come detto, di un secondo grado di giudizio nel quale puoi contestare tutto quello che ritieni sia ingiusto nella sentenza di condanna emessa nei tuoi confronti dal giudice di primo grado. Sarai giudicato da un collegio (tre giudici, di cui un presidente e due consiglieri) che potrà valutare il procedimento limitatamente ai punti della decisione che hai espressamente contestato nell’atto di appello (non potrà, invece, pronunciarsi su ciò che tu non hai indicato nei tuoi motivi di impugnazione). E’ importante sapere che [4] quando il pubblico ministero:

  • appella una sentenza di condanna, il giudice di appello potrà dare una qualificazione giuridica più grave, mutare la specie o aumentare la quantità della pena, revocare benefici, applicare misure di sicurezza e adottare ogni provvedimento imposto o consentito dalla legge;
  • appella una sentenza di prosciglimento, il giudice può pronunciare una sentenza di condanna o prosciogliere l’imputato per una causa diversa da quella enunciata nella sentenza di primo grado.

Quando, invece, appellante è solo l’imputato, il giudice non può irrogare una pena più grave per specie o quantità, applicare una misura di sicurezza nuova o più grave, prosciogliere l’imputato per una causa meno favorevole di quella enunciata nella sentenza di primo grado, né revocare benefici (salvo dare al fatto una qualificazione giuridica più grave). Diversi sono i casi di cronaca che ci insegnano che la sentenza può essere stravolta da un grado all’altro di giudizio. Questo significa che quando sei solo tu a presentare un appello contro una sentenza di condanna emessa nei tuoi confronti, non devi preoccuparti perché i giudici potranno assolverti, confermare la pena che hai avuto dal primo giudice o applicarti una pena minore: non potrai mai essere condannato ad una pena più alta. Se, invece, il pubblico ministero presenterà appello, la corte potrà condannarti anche ad una pena più severa.

note

[1] Art. 585 cod. proc. pen.

[2] Art. 595 cod. proc. pen.

[3] Art. 593 cod. proc. pen.

[4] Art. 597 cod. proc. pen.


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