Pensionamento forzato a 67 anni per i dipendenti pubblici

29 Nov 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Nov 2018



L’esecutivo vuole alzare l’età ordinamentale per la cessazione forzata dal servizio a 67 anni, per evitare la pensione anticipata con quota 100 per i dipendenti pubblici.

Pensionamento obbligatorio non prima dei 67 anni per i dipendenti pubblici, oppure addio alla cessazione forzata dal servizio: si tratta di una nuova proposta del Governo, finalizzata a evitare che si verifichi un numero non sostenibile di uscite dal lavoro con pensione anticipata quota 100.

Ad oggi, infatti, l’età ordinamentale per la cessazione dal servizio è pari a 65 anni, per la maggior parte dei dipendenti pubblici: in pratica, se un lavoratore della P.A. ha compiuto 65 anni e possiede i requisiti per la pensione anticipata, l’amministrazione è obbligata, in base alle disposizioni vigenti, a cessarlo dal servizio.

Allo stato attuale, le cessazioni forzate dal servizio a 65 anni non sono molto frequenti, perché non è semplice raggiungere i requisiti per la pensione anticipata, pari a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini ed a 41 anni e 10 mesi per le donne. Con la quota 100, però, il numero delle cessazioni forzate dal servizio potrebbe crescere a dismisura, dato che i requisiti richiesti sono meno severi: quota, cioè somma degli anni di contributi e degli anni d’età, almeno pari a 100, con un’età minima di 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni.

Per questo motivo, l’esecutivo sta correndo ai ripari. Le proposte, in particolare, sono due:

  • con la prima, si vorrebbe elevare l’età ordinamentale per la cessazione dal servizio a 67 anni, portandola così a coincidere con l’età pensionabile, cioè con l’età prevista per la pensione di vecchiaia;
  • con la seconda, invece, si vorrebbe direttamente cancellare la cessazione dal servizio disposta dall’amministrazione, cioè il pensionamento forzato; la cancellazione della cessazione forzata dal servizio potrebbe essere unita alla proposta dell’innalzamento dell’età ordinamentale, ma limitarsi alle ipotesi di cessazione a discrezione dell’amministrazione.

Certamente, cancellare la cessazione dal servizio obbligatoria, o limitarne l’applicazione, suonerebbe un po’ come un controsenso, considerando che la finalità del pensionamento forzato è anche quella di favorire il ricambio generazionale, quindi si tratta di uno dei principali obiettivi dell’attuale Governo, che anche per questo motivo ha introdotto la pensione con quota 100.

La misura della quota 100, però, potrebbe avere un riscontro molto più ampio di quello inizialmente prospettato; bisogna poi fare i conti col risparmio delle risorse pubbliche chiesto dall’Europa. Per ridurre i pensionamenti anticipati, bisogna dunque innanzitutto ridurre i pensionamenti forzati.

Ma come potrebbe funzionare il pensionamento forzato a 67 anni per i dipendenti pubblici? Per capirlo, dobbiamo prima ricordare come funziona l’attuale pensionamento forzato per i lavoratori della P.A.

Pensionamento d’ufficio dipendenti pubblici

Ad oggi, i dipendenti pubblici, una volta raggiunti i requisiti per la pensione, possono essere obbligati a cessare dal servizio [1]: nello specifico, l’amministrazione è obbligata a terminare il rapporto di lavoro, se oltre ai requisiti per la pensione è raggiunta anche l’età ordinamentale, ossia l’età prevista per la cessazione dall’ordinamento a cui appartiene il lavoratore. Nel caso in cui l’età ordinamentale non sia raggiunta, ma siano raggiunti i requisiti per la pensione, la cessazione è invece a discrezione dell’amministrazione.

Nel dettaglio, le ipotesi di pensionamento “forzato” da parte della pubblica amministrazione sono 3:

  • due obbligatorie, applicabili verso chi ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia, ovvero il diritto alla pensione anticipata, assieme al raggiungimento del limite d’età ordinamentale previsto dai singoli settori d’appartenenza;
  • una rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione, rivolta a chi ha raggiunto i parametri previsti dalla riforma  Fornero [2] per la pensione anticipata, senza aver raggiunto il limite d’età ordinamentale.

Pensionamento d’ufficio e pensione anticipata

Quest’ultima situazione, tuttavia, presenta delle particolarità: difatti, la circolare sull’argomento emanata dalla Funzione pubblica [1] chiarisce che, anche qualora il dipendente abbia raggiunto i requisiti per la pensione anticipata (sino al 31 dicembre 2018, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini , e 41 anni e 10 mesi per le donne, successivamente 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne), può essere collocato a riposo d’ufficio solo al raggiungimento dei 62 anni d’età (condizione inizialmente prevista dalla riforma pensionistica per percepire il trattamento anticipato senza penalizzazioni).

Nonostante con la legge di bilancio 2017 siano state definitivamente abolite le penalizzazioni percentuali dell’assegno di pensione anticipata, la disciplina della cessazione unilaterale dal servizio non è stata modificata e resta, pertanto,  applicabile solo al compimento del 62° anno d’età.

Pensionamento oltre i limiti d’età

Per quanto riguarda le ipotesi al di fuori del pensionamento anticipato, proseguire il rapporto di lavoro oltre il limite d’età ordinamentale (oppure oltre l’età prevista per il trattamento di vecchiaia) è permesso solo per garantire la maturazione dei requisiti contributivi minimi(20 anni di contributi) per l’accesso alla pensione; in ogni caso, non si può superare il settantesimo anno di età (attualmente 70 anni e 7 mesi, in base agli adeguamenti alla speranza di vita, dal 2019 71 anni).

Per quanto riguarda la determinazione dei periodi utili al raggiungimento della pensione, deve essere considerata tutta l’anzianità contributiva accreditata , non solo quella accantonata presso la gestione previdenziale ex Inpdap; nel caso di contributi versati in diverse gestioni, il dipendente, per valorizzarli tutti senza oneri, ai fini del diritto e dell’ammontare del trattamento, può utilizzare la totalizzazione o il cumulo dei contributi.

Che cosa cambierà col pensionamento forzato a 67 anni

Una volta che il limite di età ordinamentale per la cessazione d’ufficio dal servizio sarà elevato a 67 anni, la disciplina del pensionamento forzato per i dipendenti pubblici sarà la seguente:

  • dipendente che ha raggiunto il limite ordinamentale (pari a 67 anni), l’età per la pensione di vecchiaia (pari a 67 anni dal 2019), ed almeno 20 anni di contribuzione: cessazione obbligatoria.
  • dipendente che ha raggiunto il limite ordinamentale (pari a 67 anni) e la contribuzione per la pensione anticipata (dal 2019, 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, salvo blocco degli adeguamenti alla speranza di vita): cessazione obbligatoria.
  • dipendente che ha raggiunto la contribuzione per la pensione anticipata (dal 2019, 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, salvo blocco degli adeguamenti alla speranza di vita) ed ha compiuto 62 anni : cessazione a discrezione dell’ente.

Il governo potrebbe anche decidere di abolire l’istituto della cessazione forzata dal servizio ad opera della Pubblica Amministrazione,  per chi matura i soli requisiti della pensione anticipata.

note

[1] Circ. Min. per la Semplificazione e la P.A. n. 2 del 19/02/2014 .

[2] Art. 24, Co. 10-12, D.L. 201/2011.


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