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Integrazione al trattamento minimo 2019

24 Febbraio 2019 | Autore:
Integrazione al trattamento minimo 2019

Integrazione della pensione al trattamento minimo: come funziona, chi ne ha diritto, a quanto ammonta nel 2019, come si calcola.

Salgono, nel 2019, gli importi delle pensioni, nella misura del +1,1% (come ufficializzato recentemente dal Mef, il ministero dell’Economia e delle Finanze [1]), grazie al meccanismo della perequazione, con il quale l’importo degli assegni corrisposti dall’Inps viene adeguato periodicamente al costo della vita.

Sale, dunque, anche l’importo del trattamento minimo, che passa dai 507,42 euro mensili a 513,01 euro mensili: applicando, difatti, la rivalutazione pari all’1,1% all’importo 2018 del trattamento minimo, quindi a 507,42 euro, otteniamo l’importo di 513, 00162 euro mensili, 513 euro arrotondando alla seconda cifra decimale (partendo dall’assunto che se la terza cifra decimale è minore di 5, la seconda resta invariata). L’Inps ha invece ufficializzato l’importo di 513,01 euro [2].

Il trattamento minimo, poi, può essere ulteriormente integrato dalle maggiorazioni sulla pensione, la maggior parte delle quali aumenterà nel 2019, in base alla perequazione. Dal 2019, poi, per chi possiede i requisiti, l’importo della pensione integrata al minimo, ed eventualmente maggiorata, può essere indirettamente integrato dalla pensione di cittadinanza o dal reddito di cittadinanza, sino ad arrivare a 780 euro mensili (per un single; l’importo massimo mensile è più alto per i nuclei familiari con più componenti): questa integrazione del reddito non aumenta direttamente l’importo dell’assegno di pensione, ma viene riconosciuta attraverso una carta acquisti, una sorta di social card. L’integrazione del reddito di cittadinanza viene riconosciuta anche ai pensionati con trattamenti non integrabili al minimo, ad esempio a chi percepisce la pensione calcolata col sistema interamente contributivo.

Ma torniamo all’integrazione al trattamento minimo 2019, e cerchiamo di capire come funziona questa prestazione, come si calcola, quali sono i limiti di reddito da rispettare per averne diritto.

Che cos’è il trattamento minimo?

Il trattamento minimo, o integrazione al trattamento minimo, è una prestazione che l’Inps riconosce a chi ha una pensione molto bassa, al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari, nel 2018, a 507,42 euro mensili. Dal 2019, in base al meccanismo della perequazione, con il quale l’importo delle pensioni viene adeguato periodicamente al costo della vita, è stata applicata una rivalutazione a tutti gli assegni previdenziali, nella misura del +1,1% : il trattamento minimo è salito dunque a 513,01 euro mensili, e conseguentemente sono salite tutte le soglie di reddito previste per la sua spettanza.

Il trattamento minimo annuo, pari a 6.596,46 euro per il 2018, ammonta dunque a 6.669,13 euro per il 2019 (513,01 euro per 13 mensilità).

In pratica, con l’integrazione al minimo, l’importo della pensione viene alzato sino ad arrivare a 513,01 euro mensili (dal 2019), per 13 mensilità: l’integrazione al minimo può essere dunque pari a 513,01 euro mensili soltanto se, per assurdo, la pensione risulta pari a zero. Negli altri casi, l’importo dell’integrazione è pari alla differenza tra la pensione e l’ammontare del trattamento minimo: ad esempio, se la pensione è pari a 400 euro mensili, l’integrazione al minimo risulta pari a 113,01 euro mensili, cioè alla cifra che serve per ottenere la pensione minima.

Non tutte le pensioni sotto la soglia minima possono essere, però, aumentate, perché per alcuni trattamenti l’integrazione al minimo è esclusa. Inoltre, per aver diritto all’incremento è necessario rispettare precisi requisiti di reddito.

Quali sono i limiti di reddito 2019 per il diritto al trattamento minimo?

Chi non è sposato, o risulta legalmente separato o divorziato, ha diritto all’integrazione al minimo:

  • in misura piena, se possiede un reddito annuo non superiore a 6.669,13 euro, cioè al trattamento minimo;
  • in misura parziale, se possiede un reddito annuo superiore a 6.669,13 euro, sino a 13.338,26 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Se il reddito supera la soglia di 13.338,26 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

I valori esposti fanno riferimento all’anno 2019, quindi alla rivalutazione del +1,1%, come ufficializzati dall’Inps [2].

Calcolo integrazione al minimo 2019: pensionato non sposato

Facciamo un esempio di calcolo dell’integrazione al minimo per capire meglio:

  • se il pensionato ha un reddito complessivo di 3mila euro annui ed una pensione di 200 euro mensili, ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 513,01 euro;
  • se, invece, il reddito complessivo dell’interessato è pari a 10mila euro, l’integrazione della pensione non può essere totale, ma parziale, ossia pari alla differenza tra il limite di reddito di 13.338,26 euro ed il reddito complessivo.

Per calcolare l’integrazione mensile, si deve dunque:

  • sottrarre il reddito totale del pensionato dalla soglia limite;
  • dividere la cifra per 13.

Nel caso preso ad esempio dobbiamo eseguire la seguente operazione: (13.338,26-10mila) /13. Otteniamo dunque un’integrazione mensile pari a 256,79 euro.

Quali sono i limiti di reddito familiare 2019 per il diritto al trattamento minimo?

Se il pensionato risulta sposato si applicano dei limiti di reddito più alti, ai fini dell’integrazione al minimo, ma bisogna considerare anche il reddito del coniuge. In particolare, si ha diritto all’integrazione, per l’anno 2019:

  • piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 20.007,39 euro ed il reddito del pensionato non supera i 6.669,13 euro;
  • parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 20.007,39 euro, ma non supera i 26.676,52 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito del pensionato non supera i 13.338,26 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite personale e coniugale: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.676,52 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.338,26 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

I valori esposti fanno riferimento all’anno 2019, quindi alla rivalutazione del +1,1%. I valori devono ancora essere ufficializzati dall’Inps.

Calcolo integrazione al minimo 2019: pensionato sposato

Facciamo alcuni esempi per capire meglio come funziona l’integrazione al minimo per i pensionati coniugati:

  • se il reddito complessivo della coppia è pari a 10mila euro annui, il reddito personale non supera i 6.669,13 euro e la pensione dell’interessato è pari a 200 euro mensili, questi ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 513,01 euro;
  • se, invece, il reddito complessivo della coppia risulta pari a 25mila euro, l’integrazione della pensione non può essere totale, ma parziale, pari alla differenza tra il limite di reddito di 26.676,52 euro ed il reddito complessivo.

Per calcolare l’integrazione mensile, si deve dunque:

  • sottrarre il reddito totale dalla soglia limite;
  • dividere la cifra per 13.

In questo caso si deve eseguire la seguente operazione: (26.676,52 -25.000) /13. Otteniamo dunque un’integrazione mensile pari a 128,96 euro.

Attenzione, in quest’ipotesi, alla doppia soglia: se il reddito della coppia non supera i 26.676,52 euro, ma il reddito del pensionato supera il limite individuale di 13.338,26 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Va poi applicata l’integrazione minore risultante dal confronto tra limite e reddito della coppia e limite e reddito personale.

Nessun limite di reddito riferito al coniuge, invece, può essere applicato alle integrazioni al minimo per le pensioni con decorrenza anteriore al 1994.

Quali redditi rilevano per il diritto al trattamento minimo?

Non tutti i redditi devono essere contati nella soglia limite per il diritto al trattamento minimo, ma devono essere esclusi:

  • il reddito della casa di abitazione;
  • la pensione da integrare al minimo;
  • il Tfr ed i trattamenti assimilati (Tfs, Ips), comprese le relative anticipazioni;
  • i redditi esenti da Irpef, come le pensioni di guerra, le rendite Inail, le pensioni degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia, etc.

Tutti gli altri redditi, invece, devono essere inclusi nel conteggio.

Cristallizzazione del trattamento minimo 2019

Se il pensionato perde il diritto all’integrazione, mantiene comunque lo stesso assegno di pensione integrato, ma cristallizzato (cioè fermo) all’ultimo importo: il rateo di pensione resta uguale sino al suo superamento ad opera della perequazione automatica, cioè degli adeguamenti della pensione effettuati ogni anno.

Le pensioni contributive sono integrabili al minimo?

Nessuna integrazione al minimo è prevista, allo stato attuale, per le pensioni interamente calcolate col sistema contributivo, ad eccezione delle pensioni con opzione donna.

Sono calcolate integralmente con questo sistema:

  • le pensioni di chi non possiede contributi versati prima del 1996;
  • le pensioni degli aderenti all’opzione contributiva;
  • le pensioni degli iscritti alla Gestione Separata, comprese quelle ottenute con il computo da altre gestioni.

Pensione minima di cittadinanza 2019

Dal 2019 è prevista una pensione minima di cittadinanza per tutti, che darà luogo a un’integrazione sino a 780 euro mensili (per un single, con una maggiorazione per le famiglie con più componenti), anche per i trattamenti calcolati col solo sistema contributivo. L’integrazione non è, però, direttamente sulla pensione, ma è riconosciuta attraverso una carta acquisti.

Inoltre, non tutti coloro che hanno diritto all’integrazione al minimo hanno diritto alla pensione di cittadinanza: bisogna possedere un reddito Isee inferiore a una determinata soglia e rispettare determinati limiti relativi al patrimonio mobiliare e immobiliare.

note

[1] Mef, decreto del 16 novembre 2018.

[2] Inps Circ. n.122/2018.


4 Commenti

  1. Per l’assegno ordinario di invalidità integrato al minimo per l’anno 2o19 quale redditi coniugali Non bisogna superare?p

  2. L’integrazione al trattamento minimo dell’assegno ordinario d’invalidità è regolata da un’apposita disciplina.L’importo dell’assegno, se inferiore al trattamento minimo, deve essere infatti integrato fino a questo importo (ricordiamo pari a 507,42 euro mensili per il 2018 ed a 513,01 euro per il 2019) da una somma pari all’ammontare della pensione sociale. Dal 1° gennaio 1996 si fa riferimento all’importo dell’assegno sociale anche per i trattamenti con decorrenza anteriore a questa data: ricordiamo che l’assegno sociale ammonta, nel 2018, a 453 euro mensili, e nel 2019 a 457,99 euro mensili.
    L’integrazione al minimo non spetta se il titolare dell’assegno d’invalidità possiede redditi propri assoggettabili all’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) superiori a due volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale, anche nel caso in cui il coniuge non possieda redditi.In pratica, se il reddito supera, per il 2018, 11.778 euro annui, per il 2019 11.907,74 euro, non si ha diritto all’integrazione al minimo dell’assegno d’invalidità.Tra i redditi che rilevano per il superamento della soglia che dà diritto all’integrazione, deve essere escluso quello della casa di abitazione.Per chi è sposato e non separato legalmente, l’integrazione non spetta se il reddito, cumulato con quello del coniuge, è superiore a tre volte l’importo dell’assegno sociale: niente integrazione, dunque, se il reddito proprio e del coniuge supera 17.667 euro annui (relativamente all’anno 2018), per il 2019 17.861,61 euro.Tra i redditi che rilevano per il superamento della soglia che dà diritto all’integrazione, si considera anche l’importo “a calcolo” (cioè derivante dal calcolo della pensione, senza integrazioni) dell’assegno da integrare.L’integrazione dell’assegno di invalidità, in ogni caso, non può superare l’ammontare annuo dell’assegno sociale. Per saperne di più: https://www.laleggepertutti.it/204597_integrazione-al-minimo-dellassegno-dinvalidita

    1. Salve,
      mi scusi ma ho un dubbio. Come si concilia l’integrazione al minimo con un reddito d’affitto da cedolare secca che non dovrebbe (fonte: agenzia delle entrate) far cumulo con altri redditi Irpef ?

  3. Mia madre 92 anni percepisce pensione IOART integrata al minimo ed assegno di accompagnamento a seguito del decesso di mio padre avvenuto ad ottobre 2018 le è stata riconosciuta la reversibilità per un importo di 320 euro circa ; ora SORPRESA le è stato comunicato che la pensione IOART non sarà integrata al minimo e si ridurrà a 69 euro ( con recupero delle mensilità già pagate ) mentre sarà integrata la pensione di reversibilità 530 meno IRPEF = 470 euro mensili … a me sembra il gioco delle tre carte

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