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Perché crollano le vendite di immobili: l’italiano non compra più casa

20 Marzo 2013 | Autore:
Perché crollano le vendite di immobili: l’italiano non compra più casa

Secondo l’Agenzia delle Entrate, nel quarto trimestre del 2012 le compravendite di immobili hanno registrato -29,6%, il dato più basso dal 1985.

 

I dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate fotografano un’Italia fortemente in crisi: nel 2012 il numero delle compravendite immobiliari in Italia è sceso del 24,8%, mentre nell’ultimo quadrimestre del 2012 la diminuzione è del 29,6%.

Le compravendite di abitazioni realizzate nel 2012 avvalendosi di un mutuo hanno subito una flessione del -38,6%, rispetto al 2011.

Il tasso di interesse medio nazionale, riferito alla prima rata di pagamento del mutuo, nel 2012 è aumentato significativamente di circa l’1%, risultando pari a 4,25% contro il 3,37% del 2011.

Nel 2012, anche il prezzo medio degli immobili è diminuito a livello nazionale del 4,2% su base annua e del 2,6% su base semestrale. Nel Sud si sono addirittura registrati cali del 7%.

Nel secondo semestre del 2012, i prezzi degli immobili nelle città sono scesi ovunque: -4,1% a Catania, -3,5% a Genova, -3,4% a Palermo, Torino -1,7% e Milano -0,6%. L’unico incremento si registra a Verona con +0,2%.

La città più cara è Roma con un prezzo medio al mq di € 4.742, poi arriva Venezia con € 4.330, Siena con € 4.175 e Firenze con € 4.150.

Questo crollo del numero delle compravendite e dei prezzi è dovuto a diversi fattori: il calo del potere di acquisto delle famiglie, che dal 2008 ad oggi ha raggiunto quota -14,1%; l’estrema difficoltà riscontrata dalle famiglie nell’ottenere un mutuo; la diminuzione di reddito e di risparmio delle famiglie; il calo della domanda interna; la diminuzione demografica.

Un altro elemento determinante è stato l’aumento dei tassi di interesse che ha causato, oltre alla restrizione del credito da parte delle banche, anche l’aumento dei rendimenti di alcuni titoli, soprattutto obbligazioni e titoli di stato, facendo crollare alcuni miti legati agli immobili, considerati fino a poco tempo fa strumenti di protezione del capitale per eccellenza e più redditizi.

Altro fattore che ha fortemente influenzato il crollo delle compravendite immobiliari è costituito dall’inasprimento di una tassazione sulla casa divenuta insostenibile, a cui si aggiunge un costante terrorismo mediatico che fa leva sulla temuta introduzione di un’ulteriore patrimoniale e sulla revisione degli estimi catastali. E, da non sottovalutare, l’immediato accertamento dell’Agenzia delle Entrate non appena si registra la compravendita di un immobile.

Da aggiungere poi il mancato adeguamento ai prezzi correnti di gran parte dei proprietari di immobili che continuano a richiedere corrispettivi ancorati ai valori del 2007, troppo alti e quindi fuori mercato.

Alla luce di questo andamento, l’unica strada per far ripartire il mercato immobiliare sarebbe quella del ridimensionamento dei prezzi ai valori di mercato, che deve essere accompagnata da una forte riduzione della tassazione, giunta ormai a livelli insostenibili, e un accesso al credito con tassi di interesse in linea con quelli europei.



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