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Cassa dei geometri, contributi non versati e modalità di recupero coattivo

28 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Dicembre 2018



Sono titolare di pensione per vecchiaia da parte della Cassa Geometri pari ad € 1263,21/mese in quanto debitore verso la cassa medesima per contributi non pagati. La predetta cassa da alcuni mesi si trattiene, a titolo recupero del debito il 20% (1/5) dell’intero ammontare della rata pensione con una trattenuta di € 237,85, vale a dire 1/5 dell’intero importo mensile, senza darne alcun preavviso e senza defalcare le somme minime di sostentamento richieste per legge. La rata si riduce ad € 1.026,06/mese.  È legale non togliere dalla rata globale il minimo di legge per il sostentamento?

La Cassa Geometri spesso adotta tale modalità di recupero coattivo dei contributi non versati dai suoi iscritti,  prelevando le relative somme dai ratei pensionistici.

Il regolamento sulla contribuzione della Cassa Geometri non disciplina tale modalità di recupero, prevedendo esclusivamente la possibilità che la riscossione coattiva delle some dovute e non versate sia affidata a terzi (solitamente agenti della riscossione). In particolare, è statuito che nelle ipotesi di omesso, ritardato o incompleto versamento, oltre alle conseguenze sanzionatorie, l’interessato è tenuto al versamento dei contributi dovuti ed al pagamento degli interessi di mora, nella misura prevista per le imposte dirette, calcolati sui contributi non versati, dal giorno seguente la scadenza del termine di pagamento e fino al saldo. Nel caso in cui la Cassa si avvalga di terzi per la riscossione, gli uffici provvederanno al calcolo degli interessi fino al momento della trasmissione degli atti al soggetto incaricato della riscossione.

Esclusivamente l’art. 2 del Regolamento contributi fa riferimento alla trattenuta degli importi dovuti, prescrivendo che: “L’iscritto alla Cassa, congiuntamente alla domanda di trattamento previdenziale pensionistico, può chiedere, qualora non siano già stati compilati i ruoli, che l’intera contribuzione dovuta, relativa all’anno in corso ed all’anno precedente, sia interamente trattenuta dai ratei della pensione che andranno a maturare”. Se nel caso specifico, il lettore non ha mai fatto richiesta, al momento di iscrizione alla Cassa, di trattenuta dei contributi, o se, comunque, si tratta di contributi relativi ad anni pregressi, è a parere dello scrivente da ritenere che la trattenuta sulla pensione sia illegittima.

Pertanto si consiglia al lettore di inviare alla Cassa una diffida ad adempiere e messa in mora, denunciando l’illegittimità della ritenuta del quinto e chiedendo la restituzione degli importi non versati. Si consiglia anche di verificare se i contributi “azionati” dalla Cassa siano ancora dovuti o siano prescritti, ricordando al lettore che la prescrizione dei contributi previdenziali è quinquennale (il termine si interrompe e decorre nuovamente dalla data di notifica di un eventuale sollecito di pagamento da parte del creditore).

Con specifico riguardo al cosiddetto “minimo vitale” impignorabile, si osservi quanto segue. L’art. 545 del codice di procedura civile, stabilisce che “le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti […]”.

Sostanzialmente, per calcolare l’importo del minimo vitale, occorre prendere la misura dell’assegno sociale erogato dall’Inps (importo annualmente rivalutato) e sommarvi la metà di tale stesso importo. Pertanto, se l’importo dell’assegno sociale per l’anno 2018 è attualmente di euro 453,00, il minimo di sopravvivenza impignorabile è pari ad euro 679,50 (ossia 453,00 + 226,50 – che è la metà di 453,00).

Dunque, per individuare la parte di pensione che i creditore può effettivamente pignorare, occorre sottrarre dalla pensione netta l’importo di 679,50 euro e calcolare sull’importo residuo il limite di 1/5.

Nel caso specifico occorre sottrarre l’importo di euro 679,50 dalla pensione pari ad euro 1.263,21, per un totale di euro 583,71. Su tale somma deve essere calcolato il quinto pignorabile, che è quindi pari ad euro 116,74.

Ebbene, tale limite è stato superato. È pur vero che non si tratta di un vero e proprio pignoramento, ma di fatto, essendo un prelievo forzoso, dovrebbe essere garantito comunque il rispetto del minimo vitale. Quanto esposto costituisce un’interpretazione dello scrivente, ma allo stato non è riscontrabile un precedente giurisprudenziale che abbia esteso la regola del minimo vitale al di fuori del pignoramento eseguito nelle forme del codice di procedura civile.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


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