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Pec Agenzia Entrate: come contestare?

29 novembre 2018


Pec Agenzia Entrate: come contestare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 novembre 2018



L’accertamento fiscale notificato a mano ma spedito con la posta elettronica certificata è illegittimo e può essere contestato.

Se hai ricevuto una Pec dall’Agenzia delle Entrate (ossia una email di posta elettronica certificata) con cui ti viene inviato un accertamento fiscale e vuoi contestarlo al più presto, esiste più di un rimedio indicato dalla giurisprudenza. Ad esempio, la prima cosa che puoi fare è verificare il tipo di file allegato, ossia il suo formato: se dovesse essere un “.pdf”, la notifica sarebbe illegittima. In secondo luogo, è ugualmente nullo l’atto firmato a penna, poi scannerizzato e spedito via email. In ultimo se la sottoscrizione non è quella del capo ufficio ma di un funzionario è necessario che vi sia una espressa delega con requisiti ben specifici. Se hai le idee confuse e hai capito poco di ciò che abbiamo sin qui sinteticamente detto, non ti preoccupare: qui di seguito ti spiegheremo tutto in modo che tu sappia come contestare la Pec dell’Agenzia delle Entrate.

Ecco dunque tutti i suggerimenti pratici e le verifiche che devi fare per capire se è possibile far ricorso contro l’accertamento fiscale.

La firma sulla Pec a penna è illegittima

Hai ricevuto una posta elettronica certificata da parte dell’Agenzia delle Entrate con un avviso di accertamento allegato. Quando apri il file ti accorgi che questo, anziché riportare la firma digitale del direttore, contiene solo la sua sottoscrizione a mano (sì, hai capito bene, quella fatta materialmente sull’atto a penna, poi “scannerizzato” e spedito via email). Ebbene in tale ipotesi l’accertamento fiscale è illegittimo. A dirlo è più di un giudice. Da ultimo è stata la Commissione Tributaria Provinciale di Novara [1]. La Ctp ha ritenuto affetta da nullità insanabile la notifica dell’atto tributario, poiché il file allegato alla Pec non era dotato di firma digitale. All’uopo, precisa il collegio, il codice dell’amministrazione digitale è chiaro nello stabilire che soltanto l’apposizione della firma digitale garantisce immodificabilità e integrità al documento, nonché la riferibilità dello stesso all’autore. Se mancano tali caratteristiche, ovvero nel caso in cui l’allegato alla Pec rechi un formato che non le garantisce, la notifica dell’atto tributario non può ritenersi valida.

Allo stesso modo è stata ritenuta nulla la raccomandata postale contenente un avviso di accertamento firmato digitalmente, senza però gli estremi invece del direttore a capo dell’ufficio. Insomma, o si usa la tradizionale carta in tutto e per tutto oppure i mezzi telematici: ibridi non sono concessi. La giurisprudenza [2] ha infatti chiarito che l’apposizione della firma digitale agli avvisi di accertamento notificati prima del 27 gennaio 2018 è causa di nullità dell’atto per difetto di sottoscrizione. In questi casi è ammessa la sola notifica a mezzo Pec, stante la natura digitale del documento. Con questa motivazione due diverse commissioni abruzzesi hanno accolto i ricorsi dei contribuenti. In particolare, i giudici hanno ricordato che l’apposizione della firma digitale non consiste esclusivamente nell’indicazione del nome e cognome del sottoscrittore, ma presuppone la creazione di un sistema di chiavi, che garantiscono l’autenticità e la provenienza dell’atto.

Per questo, solo la combinazione tra la firma digitale e la notifica a mezzo Pec, per gli atti notificati a decorrere dal 1° luglio 2017, consentono il rispetto della procedura informatica e, pertanto, soddisfano l’obbligo di sottoscrizione imposto dalla normativa sull’accertamento. In particolare, hanno ricordato i giudici, la sottoscrizione del funzionario rappresenta la cerniera tra la volontà della persona fisica e quella dell’ente impositore, cui la volontà viene imputata.

Il formato dell’allegato alla Pec

Altro motivo per contestare la Pec inviata dall’Agenzia delle Entrate così come quella contenente una cartella esattoriale è il formato del file. Secondo la giurisprudenza costante e consolidata [3], questo non può essere un normale pdf ma un p7m, file quest’ultimo realizzabile solo attraverso la firma digitale. Il pdf non garantisce né la certezza, né l’autenticità dell’atto. Volendo fare una similitudine con il mondo cartaceo, è come una fotocopia, privo quindi di valore legale. Invece il p7m non pone di questi problemi: esso garantisce infatti l’integrità e l’immodificabilità del documento informatico e l’identificabilità del suo autore grazie alla firma digitale.

È stato chiarito dai giudici che qualora l’accertamento o la cartella esattoriale allegata alla Pec e notificata sotto forma di documento informatico risulti essere un normalissimo file “.pdf” privo dell’estensione “.p7m” e, come tale, quindi, non firmato digitalmente, lo stesso file non può qualificarsi idoneo a garantire, con assoluta certezza, da una parte, l’identificabilità del suo autore e la paternità dell’atto e, dall’altra, la sua l’integrità e immodificabilità, così come richiesto dal codice dell’amministrazione digitale.

La firma con delega del funzionario

Se l’avviso di accertamento non riporta la firma del capo ufficio ma quella di un funzionario alla carriera direttiva dal primo delegato, il contribuente può verificare se tale delega sussista davvero e chiederne copia. La Cassazione stessa, intervenuta sul punto, ha più volte ricordato che la delega deve essere scritta, motivata (spiegare cioè le ragioni dell’impedimento a firmare del capo ufficio), circoscritta in uno specifico ambito temporale (con data di inizio e di scadenza) e con l’indicazione del nome e cognome del soggetto delegato (non basta il semplice riferimento alla sua qualifica). Leggi sul punto Agenzia delle Entrate: come contestare l’accertamento fiscale.

note

[1] Ctp Novara sent. n. 249/17.

[2] Ctp Chieti sent. n. 340/4/2018

[3] Ctp Reggio Emilia sent. n. 204/17 del 31.07.2017. Ctp Milano sent. n. 1023 del 3.02.2017.

Ctp Novara sent. n. 249/17.

[omissis…]

Con ricorso depositato il 27/4/2016 la società ( ) impugnava la cartella di pagamento lamentando che non era mai stata notificata alla contribuente. ( ) Quanto al primo profilo del ricorso, relativo alla eccepita omessa notifica della cartella di pagamento, occorre innanzi tutto premettere che le argomentazioni difensive contenute nella memoria di replica non costituiscono motivi aggiunti suscettibili di inammissibilità, ( ) nei termini previsti dall’art. 24 co. 2° Dlvo n. 546/92, la contribuente con memoria depositata il 7.9.2017 legittimamente integrava i motivi a sostegno delle eccepita inesistenza/nullità della notifica della cartella di pagamento. Orbene, nel caso di specie, per come documentato in atti, la cartella di pagamento veniva notificata alla ricorrente a mezzo Pec, in formato pdf. ( ) l’art. 21 Cad recita «Il documento informatico sottoscritto con forma elettronica avanzata, qualificata o digitale, formato nel rispetto delle regole tecniche di cui all’art. 20 comma 3, che garantiscono l’identificabilità dell’autore ( )ha l’efficacia prevista dall’art. 2702 c.c ..» Dunque resta essenziale garantire la provenienza, genuinità e originalità del documento informatico che ( ) non deve porre alcun dubbio sulla provenienza e integrità originaria del medesimo documento trasmesso. Ne consegue che la notifica via Pec non è valida se avviene tramite messaggio di posta elettronica certificata contenente il file cartaceo con estensione pdf, anziché «p7m», atteso che sia l’integrità e l’immodificabilità del documento informatico, sia la firma digitale e l’identificabilità del suo autore, possono essere garantite solo attraverso l’estensione del file «p7m» (c.d. firma crittografica contenente al suo interno il documento originale, l’evidenza informatica della firma e la chiave per la sua verifica). L’allegato in pdf costituisce una m era copia c.d. meccanica, e non un documento informatico dotato di firma digitale che, secondo il Cad, costituisce elemento indefettibile per garantirne l’affidabilità. Nel caso di specie l’Agente della Riscossione non solo non ha proceduto alla notifica via Pec della cartella con la necessaria estensione «p7m», ma non ha neppure dimostrato l’attestazione di conformità del file inviato in formato pdf all’originale «p7m». Ne discende, quale motivo pregiudiziale e assorbente su ogni altra questione sollevata, la nullità insanabile della notifica con conseguente accoglimento del ricorso. ( )


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