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Querela e falsa testimonianza: rileva la registrazione audio?

26 Gennaio 2019
Querela e falsa testimonianza: rileva la registrazione audio?

Ho presentato una querela per diffamazione nei confronti di alcuni condomini, dove ho indicato due altri condomini (marito e moglie) come testimoni. Questi, una volta convocati dai Carabinieri, non hanno confermato quanto accaduto e raccontato al sottoscritto (se non avessi avuto tale conferma non avrei sporto querela). Pertanto sulla scorta dell’unita registrazione audio relativa alla conversazione tra me ed uno dei testimoni (che mi ha contestato che avrei dovuto chiedergli il permesso prima di indicare lui e la moglie come testimoni) posso depositare in Procura tale registrazione audio per dimostrare che i testimoni non hanno detto la verità quando sono stati convocati dai Carabinieri?

Innanzitutto è bene sottolineare quanto segue:

1- Come il lettore ha riferito al condomino suo amico, la testimonianza non è una facoltà, bensì un obbligo previsto dalla legge e, in quanto tale, non prevede alcun avviso o richiesta di ‘permesso’ preventivo da parte di chi è informato su fatti che costituiscono (o possono costituire) reato.

2- La falsa testimonianza è un reato e (a norma dell’art. 372 c.p.) prevede che chiunque, deponendo come testimone di fronte all’Autorità Giudiziaria (o alla Corte penale internazionale) affermi il falso o neghi il vero in relazione ai fatti sui quali è interrogato, sia punito con la reclusione da due a sei anni. Si tratta di un delitto procedibile d’ufficio che, si badi bene, si configura solo se il testimone è consapevole di dichiarare il falso.

Ascoltando l’audio che il lettore ha allegato alla richiesta di consulenza, purtroppo, a parere dello scrivente non contiene una confessione del testimone che (oltre a non essere un testimone diretto dei fatti, in quanto li avrebbe appresi dalla moglie) nella conversazione conferma di non ricordare quanto accaduto.

È bene sottolineare questo dato perché il lettore sappia che la sua registrazione non può essere una prova sufficiente a sostenere un’accusa per falsa testimonianza. Nonostante questo, proprio perché si tratta di un reato procedibile d’ufficio, il lettore può depositare la registrazione audio di cui è in possesso, rimettendo al Pubblico Ministero la decisione in ordine alla sussistenza del reato a carico del testimone.

Il consiglio al lettore, dunque, è di non sporgere una querela (specifica) per falsa testimonianza (per non incorrere nel reato di calunnia) ma di presentare (in Procura) una integrazione della sua precedente querela per diffamazione, nella quale:

– chiarire il tenore della conversazione avuta con il testimone;

– allegare il file audio;

– e chiedere che l’Autorità Giudiziaria valuti la sussistenza di un eventuale reato di falsa testimonianza, considerato che (essendo la moglie presente) ed essendo decorso decisamente poco tempo dai fatti, appare improbabile che i testimoni li abbiano rimossi.

Se il lettore è in possesso del dispositivo sui cui è registrata la conversazione conviene che la depositi integralmente (sarà compito della autorità giudiziaria estrapolarne il contenuto e trascriverlo) oppure che incarichi un suo consulente per la trascrizione dell’audio che provvederà a depositare.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola


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