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Ritirare vincita schedina Totocalcio

30 Novembre 2018


Ritirare vincita schedina Totocalcio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Novembre 2018



Totocalcio: tempi e modalità per riscuotere la vincita della giocata. Che succede in caso di ritardo?

Erano anni che provavi e riprovavi senza riuscirci mai. Ora però, in un sol colpo, hai riscattato tutte le giocate passate: hai finalmente vinto al totocalcio. Il premio non è così lauto da poterti definire ormai ricco, tuttavia ti consentirà per qualche mese di vivere senza troppe preoccupazioni e, magari, potrai toglierti qualche desiderio nei negozi che preferisci. Ora però si tratta di ritirare la vincita della schedina Totocalcio e non sai come agire. Non sai cioè dove recarti a prendere i soldi e quanto tempo hai per farlo; se il denaro ti verrà consegnato in contanti o ti verrà bonificato sul conto corrente. Non sai se l’importo andrà riportato nella dichiarazione dei redditi e dovrai pagarci le tasse o se, invece, è esentasse. 

Insomma, nella tua mente si affollano così tanti dubbi che, mischiati all’entusiasmo, non ti consentono di ragionare serenamente. Se davvero questo è il tuo problema, non ti preoccupare: qui di seguito ti forniremo tutte le risposte di cui hai bisogno; ti spiegheremo cioè come e quando ritirare la vincita della schedina, quali passaggi seguire e come comportarti con l’Agenzia delle Entrate. 

Dove ritirare la vincita della schedina Totocalcio?

Vediamo dove puoi riscuotere la vincita della schedina. Tutto dipende dall’importo vinto:

  • per vincite fino a 3.000 euro, puoi recarti sia presso il punto di vendita nel quale hai effettuato la giocata, sia presso qualsiasi altro punto di vendita collegato con il medesimo concessionario. Sulla ricevuta di partecipazione (la parte della schedina che ti è stata lasciata dal tabacchino) è indicato il concessionario cui è collegato il punto di vendita che ha emesso la ricevuta; presso ogni singolo punto di vendita è pubblicizzato il concessionario con cui esso è collegato;
  • per vincite superiori a 3.000 euro, puoi recarti entro 90 giorni solari dalla data di comunicazione ufficiale degli esiti dei concorsi, presso i punti di pagamento dei premi predisposti dal concessionario per la verifica della ricevuta di partecipazione. 

Cosa bisogna presentare per riscuotere la vincita?

Tutto ciò che si deve presentare per ricevere la vincita della schedina è la ricevuta di partecipazione, ossia la matrice del foglio con la giocata che resta in mano al giocatore. Si tratta infatti di un cosiddetto «titolo al portatore» (un po’ come un assegno o un biglietto del treno). La ricevuta deve chiaramente essere in originale ed integra in ogni sua parte; non si può quindi presentare una fotocopia o un foglio strappato. L’addetto effettuerà una verifica della ricevuta prima di consegnare la vincita, accertandosi – anche attraverso i punti di vendita con esso collegati e attraverso la propria organizzazione – della non contraffazione materiale del documento.

Come avviene il pagamento della vincita della schedina?

Un problema che ti sarai posto è se la vincita ti viene consegnata in contanti, con assegno o con bonifico. Anche in questo caso la risposta dipende dall’importo vinto:

  • per vincite fino a 3.000 euro, il premio viene dato in contanti;
  • per vincite oltre i 3.000 euro, il premio avviene, a richiesta del vincitore, o con accredito sul conto corrente bancario di quest’ultimo o con emissione di contanti allo sportello della banca convenzionata (a cui va presentata la ricevuta). Solo per le vincite superiori a 100mila euro è possibile optare per l’assegno circolare.

Tempi di pagamento della vincita della schedina Totocalcio

Le vincite fino a 3.000 euro possono essere riscosse a partire dal giorno successivo alla comunicazione ufficiale degli esiti delle partite. 

Le vincite da 3.000 a 100.000 euro possono essere riscosse con due distinte modalità: 

  • entro 45 giorni solari dalla data di comunicazione ufficiale degli esiti delle partite presso un qualsiasi sportello di una delle banche convenzionate (elenco pubblicato sul sito internet www.aams.it). I premi sono pagati entro il termine di 20 giorni dalla data di presentazione della ricevuta. 
  • entro 90 giorni solari dalla data di comunicazione ufficiale degli esiti dei concorsi, presso i punti di pagamento dei premi. In tal caso i premi sono pagati entro il termine di 14 giorni dalla data di presentazione della ricevuta.

Le vincite oltre 100.000 euro possono essere riscosse con due distinte modalità: 

  • entro 30 giorni solari dalla data di comunicazione ufficiale degli esiti dei concorsi, presso un qualsiasi sportello delle banche convenzionate (elenco pubblicato sul sito internet www.aams.it), mediante accredito, sul conto corrente bancario oppure in contanti; i premi sono pagati entro il termine di 23 giorni dalla data di presentazione della ricevuta; 
  • entro 90 giorni solari dalla data di comunicazione ufficiale degli esiti dei concorsi, presso i punti di pagamento dei premi per la verifica della ricevuta di partecipazione. Il pagamento avviene, in base alla richiesta esplicita del vincitore, attraverso accredito sul conto corrente bancario, oppure mediante emissione di assegno circolare o in contanti; i premi sono pagati entro il termine di 14 giorni dalla data di presentazione della ricevuta.

La vincita è al netto delle tasse o al lordo? Va dichiarata?

Sulle vincite viene effettuata una tassazione alla fonte. Ciò significa che il giocatore percepisce già la somma al netto delle tasse. La conseguenza è anche che non dovrà denunciarla al fisco ossia riportarla nell’annuale dichiarazione dei redditi o nel 730 che presenterà all’Agenzia delle Entrate.

Termine massimo entro cui riscuotere la vincita

Il regolamento del concessionario, in conformità della legge [1], stabilisce che la vincita deve essere riscossa entro massimo 90 giorni dalla pubblicazione degli esiti delle partite. Dopo tale termine si decade dal diritto alla riscossione dei premi nelle ricevitorie convenzionate, ma non si perde il proprio diritto di credito. Che significa? Che è possibile riscuotere il malloppo ma seguendo una procedura più articolata. A riguardo del caso di presentazione tardiva della ricevuta di pagamento, la Cassazione ha fornito un importante chiarimento di cui parleremo nel paragrafo successivo.

Che succede in caso di presentazione in ritardo della schedina?

Il giocatore ha diritto a ottenere la vincita di una giocata se si presenta per la riscossione dopo i prescritti 90 giorni di tempo? Ecco cosa, in proposito, ha detto la Suprema Corte in una recente sentenza [2]. Chi, dopo aver vinto al Totocalcio, ha dimenticato di riscuotere la vincita nei tempi previsti, non perde il diritto ad incassare il premio ma deve solo seguire un iter più complesso rispetto a quello consentito presso gli sportelli e i punti vendita. Dovrà quindi rivolgersi direttamente all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato che è comunque tenuta a pagare l’importo della vincita.

note

[1] Dm n. 179/2003. 

[2] Cass. sent. n. 30865/2018 del 29.11.2018.

Corte di Cassazione, Sezione III Civile, sentenza 24 ottobre – 29 novembre 2018, n. 30865

Presidente Vivaldi – Relatore Positano

Fatti di causa

1.Con atto di citazione del 19 aprile 2006 C.L. evocava in giudizio, davanti al Tribunale di Roma, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e il Consorzio Lottomatica Giochi Sportivi per far accertare il proprio diritto ad ottenere il pagamento della vincita di Euro 51.014,00 relativa al concorso “il9” esponendo che il (omissis) aveva giocato una schedina del Totocalcio che riportava, oltre alla giocata minima di due colonne unitarie, anche il concorso abbinato prognostici “il9”. Successivamente si avvedeva di avere indovinato i nove prognostici richiesti e, facendo ritorno da un viaggio all’estero, si recava il giorno (omissis) presso il punto vendita Lottomatica per riscuotere la vincita, vedendosi rifiutare la validazione del titolo sulla base di un ritardo nella presentazione del titolo ai sensi degli articoli 14 e 17 del Regolamento dei concorsi prognostici approvato con D.M. n. 179 del 13 giugno 2003. In via subordinata eccepiva la vessatorietà delle clausole del Regolamento dei concorsi prognostici, ai sensi degli articoli 33-36 del Codice del consumo.

2. Si costituivano Lottomatica S.p.A. e l’Amministrazione chiedendo il rigetto delle domande. L’attore chiedeva e otteneva di chiamare in causa l’effettivo gestore del concorso, Consorzio Lottomatica Giochi Sportivi il quale eccepiva di avere solo la gestione tecnica del concorso e quindi di non essere legittimato passivamente.

3. Con sentenza del 26 aprile 2011 il Tribunale di Roma dichiarava il difetto di legittimazione passiva di Lottomatica S.p.A. e rigettava le domande, compensando le spese di lite. Il primo giudice rilevava che il pagamento del premio era subordinato alla verifica della ricevuta di partecipazione, da parte del concessionario, da effettuarsi presso i punti vendita; che le uniche modalità di riscossione erano previste presso gli sportelli degli istituti di credito o presso i punti di pagamento e che la decadenza era collegata alla mancata verifica della ricevuta di partecipazione, presso i punti vendita e gli sportelli, entro il termine di 90 giorni dalla pubblicazione del bollettino ufficiale, aggiungendo che l’interpretazione ragionevole dell’articolo 17 del Regolamento non poteva prevedere contestualmente un termine di decadenza e il riconoscimento della sussistenza del credito.

4. Avverso tale decisione proponeva appello C.L. , lamentando l’omessa pronunzia ex art. 112 c.p.c, la violazione della disciplina in tema di onere della prova, ai sensi dell’articolo 33 del Codice del Consumo e l’errata interpretazione della clausola di decadenza. L’Amministrazione chiedeva il rigetto del gravame e proponeva appello incidentale condizionato, contestando la sussistenza di un rapporto di natura privatistica tra ente gestore e giocatore, in luogo della natura normativa del D.M. n. 179 del 2003. Si costituiva il Consorzio Lottomatica Giochi Sportivi in liquidazione, che chiedeva il rigetto dell’appello.

5. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 6 febbraio 2017, rilevava che l’espressione “Ferma la sussistenza del credito maturato” contenuta nell’articolo 17 della Regolamento di gioco significava che il credito, ove maturato, restava fermo oltre il termine di decadenza, che riguarderebbe solo la modalità di riscossione più agevole, presso gli sportelli o i punti vendita, mentre decorso il termine, il giocatore avrebbe dovuto seguire il più complesso procedimento di riscossione previsto per le vincite di importo superiore ad Euro 100.000. Conseguentemente condannava l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato a corrispondere al C. l’importo richiesto oltre alle spese, compensandole nei rapporti con il Consorzio Lottomatica.

6.Avverso tale decisione l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli propone ricorso per cassazione affidandosi a un motivo. Resiste con controricorso C.L. , che illustra con memoria ex art. 378 c.p.c..

Ragioni della decisione

1. Con l’unico motivo si deduce la violazione del decreto legislativo n. 496 del 1948, del d.p.r. n. 581 del 1951, dell’articolo 17, terzo comma della legge n. 400 del 1988, dell’articolo 16, primo comma, della legge n. 133 del 1999, degli articoli 11, 14 e 17 del decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze n. 179 del 2003 e degli articoli 1 e 12 disp.gen c.c. e dell’articolo 2964 c.c., in relazione all’articolo 360, n. 3 c.p.c..

2. Secondo l’amministrazione il D.M. n. 179 del 2003 avrebbe natura normativa per una pluralità di ragioni: in primo luogo perché in tale materia l’esercizio della potestà normativa è attribuito all’Esecutivo dal terzo comma dell’articolo 13 della legge n. 400 del 1988 e dall’articolo 16 della legge 13 maggio 1999 n. 133 che consentono al Ministero dell’Economia di emanare regolamenti per disciplinare le modalità, i tempi di gioco e i proventi dovuti a qualsiasi titolo. Il modello procedimentale per l’emanazione del decreto ministeriale era stato correttamente osservato, con l’acquisizione del parere del Consiglio di Stato e la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. In terzo luogo, l’articolo 43 del Regolamento disciplina l’entrata in vigore delle norme in esso contenute, come avviene per ogni disposizione di legge. Infine, è stato adottato da una autorità di settore diversa dalla parte contrattuale.

3. Quanto all’interpretazione della norma, l’articolo 11 del decreto ministeriale prevede che la ricevuta di partecipazione, in originale ed integra, costituisce l’unico titolo al portatore e va verificata dal concessionario. L’articolo 14 prevede che entro 45 giorni dalla data degli esiti del concorso, per vincite non superiori ad Euro 100.000, i giocatori possono recarsi presso gli sportelli degli istituti di credito, mentre entro 90 giorni, per gli stessi importi è possibile recarsi presso i punti di pagamento dei premi individuati dal concessionario operatore del gioco. L’articolo 17 prevede poi un termine di decadenza che dovrebbe essere interpretato nel senso che, decorso il termine massimo di 90 giorni, il giocatore perde definitivamente il diritto di riscuotere la vincita. La dizione “Ferma la sussistenza del credito maturato”, significherebbe che il diritto di credito, oltre il termine di 90 giorni, continua ad esistere, ma la decadenza incide sull’azione, per cui tale diritto non può essere più esercitato. La decadenza, in sostanza, inibirebbe l’azione, ma non intaccherebbe il diritto, il che consentirebbe, ad esempio, un pagamento spontaneo, seppure non dovuto, da parte dell’ente gestore.

4. Sotto altro profilo l’interpretazione adottata dalla Corte territoriale, la quale ha ritenuto che, in caso di decadenza, il giocatore dovrà seguire il più complesso procedimento di riscossione per vincite superiori ad Euro 100.000 sarebbe errata, perché l’articolo 15 prevede modalità assolutamente analoghe per le vincite di importo superiore ad Euro 100.000.

5. In terzo luogo, il termine di 90 giorni sarebbe inderogabile, poiché le vincite non riscosse entro tale termine sono sommate sul montepremi del concorso successivo.

6. La medesima dizione letterale, che fa salva la sussistenza del credito maturato, prevedendo la decadenza dal diritto alla riscossione, è, poi, contenuta nel D.M. 1 marzo 2006 n. 111 e nel D.M. 20 settembre 2005 n. 249 in materia di scommesse su eventi sportivi.

7. Infine, l’esistenza di un termine di decadenza non derogabile sarebbe in linea con la giurisprudenza della Corte dei Conti secondo cui sulle vincite non richieste dai giocatori e da riversare all’erario maturano gli interessi che, al contrario, non potrebbero incominciare a decorrere nel caso di mancata previsione di un termine.

8. Il motivo è inammissibile. L’interpretazione delle clausole contrattuali rientra tra i compiti esclusivi del giudice di merito ed è insindacabile in cassazione se rispettosa dei canoni legali di ermeneutica ed assistita da congrua motivazione, potendo il sindacato di legittimità avere ad oggetto non già la ricostruzione della volontà delle parti, bensì solo l’individuazione dei criteri ermeneutici del processo logico del quale il giudice di merito si sia avvalso per assolvere la funzione a lui riservata, al fine di verificare se sia incorso in vizi del ragionamento o in errore di diritto (tra le molte, v. Cass. 31/03/2006, n. 7597; Cass. 01/04/2011, n. 7557; Cass. 14/02/2012, n. 2109; Cass. 29/07/2016, n. 15763).

9. Pertanto, al fine di far valere una violazione sotto i due richiamati profili, il ricorrente per cassazione deve, non solo fare esplicito riferimento alle regole legali di interpretazione mediante specifica indicazione delle norme asseritamente violate ed ai principi in esse contenuti, ma è tenuto, altresì, a precisare in quale modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sia discostato dai canoni legali assunti come violati o se lo stesso li abbia applicati sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti, non essendo consentito il riesame del merito in sede di legittimità (Cass. 09/10/2012, n. 17168; Cass. 11/03/2014, n. 5595; Cass. 27/02/2015, n. 3980; Cass. 19/07/2016, n. 14715).

10. Nel caso di specie, il ricorso per cassazione si fonda esclusivamente sulla premessa della natura normativa del decreto ministeriale n. 179 del 2003 che ha introdotto il Regolamento de quo con conseguente inapplicabilità dei criteri di ermeneutica contrattuale (articoli 1362 e seguenti c.c.) e la necessaria applicazione dei criteri di interpretazione disciplinati dall’articolo 12 delle preleggi (“Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore”). Al contrario, la natura contrattuale e non normativa dei predetti regolamenti è affermata da costante giurisprudenza secondo cui i decreti istitutivi delle singole lotterie, emanati dal Ministro delle finanze sulla base dell’autorizzazione prevista dal suddetto art. 6 a seguito dell’adozione del D.M. n. 183, e concernenti – ai sensi dell’art. 3 di quest’ultimo – la fissazione dei criteri e delle modalità di ogni singola lotteria nazionale ad estrazione istantanea ed in particolare il D.M. 2 novembre 1995, istitutivo della lotteria istantanea “La fortuna sotto la neve”, hanno natura di regolamentazione contrattuale unilateralmente predisposta, che viene implicitamente accettata dal partecipante alla lotteria con l’acquisto del biglietto, essendo il relativo decreto (avente valore, non di atto normativo, ma di negoziazione pubblico-amministrativa) affisso nei luoghi di vendita dei biglietti; ne consegue che l’interpretazione di tali norme va condotta secondo i criteri di ermeneutica contrattuale (pur con gli adattamenti imposti dalla natura di tali atti), e non secondo quelli dettati dall’art. 12 delle preleggi (Sez. 3, Sentenza n. 5062 del 05/03/2007, Rv. 596533 – 01). Negli stessi termini, più di recente, Cass. 8 luglio 2015, n. 1428 che afferma l’applicabilità della disciplina del Codice del consumo e degli articoli 1341 e 1342 c.c. ai Regolamenti di giochi e scommesse.

11. A tale riguardo, il ricorso non contiene alcun riferimento, neppure giurisprudenziale, idoneo a ribaltare tale orientamento. Conseguentemente, viene meno il richiamo alle regole legali di interpretazione, poiché quelle prospettate (normative) sono infondate. Inoltre, nel ricorso non vi è alcun riferimento alle regole di ermeneutica contrattuale. Parte ricorrente non precisa in quale modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sarebbe discostato dai canoni legali assunti come violati o se lo stesso li abbia applicati sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti.

12. Per sottrarsi al sindacato di legittimità, non è necessario che l’interpretazione data dal giudice sia l’unica possibile, o la migliore in astratto, sicché, quando siano possibili due o più interpretazioni di un clausola, non è consentito alla parte, che abbia proposto l’interpretazione disattesa dal giudice, dolersi in sede di legittimità del fatto che ne sia stata privilegiata un’altra (Cass. 22/02/2007, n. 4178; Cass. 03/09/2010, n. 19044).

13. Occorre aggiungere che sia le norme di ermeneutica contrattuale, alle quale, si ribadisce, non viene formulato alcun riferimento, sia quelle previste all’articolo 12 delle preleggi fanno riferimento, come primo parametro, a quello della chiarezza del tenore letterale. Tale profilo è espressamente enunciato dalla Corte territoriale (con l’espressione “ferma la sussistenza del credito maturato” nel suo inequivoco tenore letterale – a pagina 2 della sentenza – e più avanti, “diversamente opinando, l’incipit della disposizione, così chiaro e preciso nella riferimento alla diritto”, e quindi non alla azione) e non è contrastato dalla amministrazione ricorrente, che non ha sostenuto che il tenore letterale è di equivoco significato, così legittimando l’utilizzo di ulteriori criteri integrativi.

14. Solo se il significato letterale non è chiaro trovano applicazione gli altri criteri, sia degli artt. 1362 e segg. c.c. sia dell’art. 12 delle preleggi.

15. Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; le spese del presente giudizio di cassazione – liquidate nella misura indicata in dispositivo – seguono la soccombenza. Infine, va dato atto dell’insussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, inserito dall’art. 1, comma 17, della I. 24 dicembre 2012, n. 228, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito poiché parte ricorrente pubblica è rappresentata dall’Avvocatura dello Stato.

P.T.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore del controricorrente, liquidandole in Euro 4.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.


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