Come la legittima difesa incentiva l’omicidio

30 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Novembre 2018



Cosa cambierà con il ddl voluto da Salvini? Ci saranno meno furti o ladri più armati? La nostra sicurezza dipenderà da noi anziché dallo Stato?

Se davvero fosse legale in qualsiasi caso sparare a chi viola il nostro domicilio, impareresti ad usare una pistola e te ne compreresti una da tenere in casa? Ti sei chiesto qualche volta come reagiresti se vedessi uno sconosciuto nel tuo giardino ed avessi la possibilità di impugnare un’arma? Ed hai pensato a come reagirebbero, invece, i ladri? Oggi i topi di appartamento girano solo con gli «attrezzi del mestiere» (parliamo, ovviamente, dei ladruncoli più comuni, quelli che scassinano una porta o una finestra e appena sentono un rumore scappano via). Ma domani, se sapessero che ad attenderli c’è una persona armata, si doterebbero di una pistola anche loro? L’Italia rischia, così, di diventare un Paese dal grilletto facile? Sono tutte domande che sorgono spontanee quando si sente parlare dell’abolizione dell’eccesso di legittima difesa. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini torna sull’argomento ogni volta che qualcuno spara ed uccide un ladro. Ma non è che così la legittima difesa incentiva l’omicidio? Avremo meno ladri o ladri più aggressivi?

Una notte di Epifania di qualche anno fa mi trovai nell’uscio della mia camera da letto due ladri. Altri due facevano il palo in giardino. Appena capirono che mi stavo alzando dal letto, corsero verso la portafinestra da cui erano entrati. Uscii sul balcone anch’io e me li trovai tutti e quattro in giardino, intenti a scavalcare la recinzione per fuggire. Chiamai i Carabinieri per denunciare il fatto. Quando arrivarono (dopo mezz’ora causa carenza organico) mi dissero: «Se anche li prendiamo, tra cinque giorni sono fuori». Che sarebbe successo se, per legittima difesa, avessi impugnato una pistola in corridoio e avessi sparato prima che quei due scappassero? Se fossi riuscito a bloccarli con la minaccia di un’arma ed i Carabinieri li avessero arrestati, cinque giorni dopo sarei uscito tranquillo di casa senza guardarmi le spalle? Per non avere rappresaglie da parte loro, avrei dovuto ucciderli. Sempre che non avessero sparato prima loro a me, sapendo che ormai ci si può difendere con una pistola. Ed ecco come la legittima difesa incentiva l’omicidio.

Legittima difesa: come funziona oggi?

Ad oggi, viene considerato un atto di legittima difesa quello che in condizioni normali sarebbe un reato ma che in certe circostanze trova una giustificazione. Il classico caso di chi provoca una lesione ad un altro per difendersi dall’aggressione di lui.

Tuttavia, ci sono dei requisiti da rispettare affinché quell’atto non venga ritenuto un eccesso di legittima difesa. Innanzitutto, la difesa deve sempre essere proporzionata all’offesa. Ad esempio, se sei disarmato minacci di darmi un pugno non posso difendermi sparandoti un colpo di pistola al petto. Posso, eventualmente, rispondere nello stesso modo, cioè darti un pugno a mani nude anch’io per difendermi da te.

Oltre a quello della proporzionalità, ci sono questi altri requisiti indispensabili come la necessità di:

  • commettere il fatto per difendersi;
  • tutelare un diritto proprio o altrui;
  • difendersi da un pericolo attuale, quindi non passato (sarebbe vendetta e non legittima difesa) o futuro.

Ma oggi posso sparare a un ladro che entra in casa mia a rubare? Dipende. Dal 2006 c’è un comma nell’articolo del Codice penale che disciplina la legittima difesa secondo cui, in caso di violazione di domicilio, chi si trova in casa può utilizzare un’arma legalmente detenuta per difendersi se c’è pericolo di aggressione. In poche parole: se un ladro entra disarmato in casa mia e me lo trovo in corridoio, possono succedere due cose: che mi salti addosso tentando di aggredirmi e di mettere in pericolo la mia vita oppure che tenti di scappare. Nel primo caso, se avverto che potrebbe uccidermi, sono legittimato a sparare, purché lo faccia con un’arma legalmente detenuta. Nel secondo caso no. Per due motivi: primo, perché lui è disarmato e, quindi, non potrebbe farmi del male. E secondo perché non mi sta aggredendo ma se ne sta andando, cioè la mia vita non corre pericolo.

Legittima difesa: come funzionerebbe domani?

Se il ministro Salvini manterrà la sua promessa di togliere dal Codice penale l’eccesso di legittima difesa, chiunque sarebbe autorizzato a sparare in qualsiasi caso ad un ladro con un’arma regolarmente detenuta per il solo fatto che sia stato violato il suo domicilio. O ad ucciderlo con un coltello da cucina, per il quale non c’è bisogno di una licenza. In altre parole, il disegno di legge voluto dalla Lega cancellerebbe il requisito della proporzionalità tra l’offesa e la difesa. Non ci sarà bisogno, come fino ad oggi, che il malvivente alzi le mani o mi minacci con un’arma per reagire: potrò sparargli appena vedo che scavalca la mia recinzione. Non verrò accusato di omicidio ma potrò beneficiare della legittima difesa.

Nessuna conseguenza per me nemmeno quando sparerò ad un ladro a causa del «grave turbamento» provocato dal trovarmi il malvivente in casa ed essere costretto a difendere me ed i miei cari. Insomma, se l’agitazione mi farà premere il grilletto sarà legittima difesa.

Legittima difesa: cosa cambia?

La nuova legittima difesa diminuirà i furti nelle abitazioni oppure incentiva l’omicidio? Innanzitutto, crea nei cittadini una sorta di scudo psicologico che li protegge da qualsiasi senso di colpa: sparo perché la legge me lo permette e perché il ministro ha detto che posso farlo. Dovessi anche uccidere il ladro, non verrò accusato di omicidio. D’altronde, è stato lo stesso Salvini ad affermare: «Fare il rapinatore è un mestiere pericoloso che comporta dei rischi». Ecco, l’ha detto lui, quindi posso sparare a prescindere.

Questo ragionamento, però, può rivelarsi molto pericoloso, se pensiamo che, come il cittadino, anche il ladro può attrezzarsi meglio. È molto semplice: chi oggi va in giro a rubare in un appartamento con solo un piede di porco, un paio di cacciaviti due ferretti per aprire le serrature, sa di non correre particolari pericoli. Se non altro, perché fino ad oggi la legge vietava di aggredire prima di essere aggrediti o di trovarsi in reale pericolo. Significa che al padrone di casa non gli conviene muovere le mani per primo e nemmeno sparare ad un ladro in fuga. Alla peggio, quattro cazzotti e via.

Ora, però, che potrebbe aspettarsi in una casa una persona armata ed autorizzata a sparare per legittima difesa, che cosa farà il ladro? Davvero si pensa che cambierà mestiere e si cercherà un lavoro onesto? Viene qualche dubbio. È più probabile, purtroppo, che si prepari a rispondere al fuoco con il fuoco, cioè che giri armato anche lui per difendersi da possibili legittime aggressioni. Ricordiamoci, inoltre, che i malviventi non hanno nulla da perdere e che, arrivato il momento, non si sa mai chi si ha davanti, se un semplice ladro di polli o un delinquente pericoloso.

Il risultato è presto detto: in questo modo, la legittima difesa non diminuisce il numero dei furti ma incentiva l’omicidio. Sia da parte del cittadino sia da parte del ladro. Chi spara per primo, campa. E così la legittima difesa diventa legittimo attacco. Ci si chiede se non sarebbe più utile aumentare la prevenzione della delinquenza anziché favorire lo scontro diretto in stile Far West. Potenziare, ad esempio, l’organico delle forze dell’ordine, piuttosto che agevolare con degli sconti fiscali seri l’installazione di sistemi di allarme e di vigilanza. Insomma, strumenti che tengano i ladri lontani da abitazioni e da aziende in modo meno drammatico di quanto lo possa fare una pistola o un fucile da caccia. Normale perdere la testa dopo aver subìto 38 furti: significa che, sul fronte della protezione e della sicurezza dei cittadini, c’è qualcosa che non funziona. E lo Stato, non avendo i soldi per pagare più poliziotti o carabinieri, pretende che siano i cittadini stessi a comprarsi una pistola e a sparare al primo che tenta di entrare in casa sua.

note

[1] Art. 52 cod. pen.


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12 Commenti

  1. Falsa idea di utilità è quella che sacrifica mille vantaggi reali per un inconveniente o immaginario o di troppa conseguenza, che toglierebbe agli uomini il fuoco perché incendia e l’acqua perché annega, che non ripara ai mali che col distruggere. Le leggi che proibiscono di portare armi sono leggi di tal natura; esse non disarmano che i non inclinati né determinati ai delitti, mentre coloro che hanno il coraggio di poter violare le leggi più sacre della umanità e le più importanti del codice, come rispetteranno le minori e le puramente arbitrarie, e delle quali tanto facili ed impuni debbon essere le contravvenzioni, e l’esecuzione esatta delle quali toglie la libertà personale, carissima all’uomo, carissima all’illuminato legislatore, e sottopone gl’innocenti a tutte le vessazioni dovute ai rei? Queste peggiorano la condizione degli assaliti, migliorando quella degli assalitori, non iscemano gli omicidii, ma gli accrescono, perché è maggiore la confidenza nell’assalire i disarmati che gli armati. Queste si chiamano leggi non prevenitrici ma paurose dei delitti, che nascono dalla tumultuosa impressione di alcuni fatti particolari, non dalla ragionata meditazione degl’inconvenienti ed avantaggi di un decreto univer

  2. Si buoni spunti di riflessione, ma dire “il risultato è presto detto” senza fatti è come una previsione di Otelma. Ipotesi allarmistiche da esaminare con il tempo.

  3. Opinione di forte matrice ideologica e poca ragione tecnico/pratica. Secondo voi quanti ladri rischierebbero di uscire con i piedi davanti solo per un misero bottino di utenza domestica?

  4. Siete malati, siamo una nazione a fine ciclo, ma perché non gli lasciamo le porte aperte così almeno non ci rompono i serramenti. Come se non ne avessimo sentite abbastanza di situazioni inconcepibili, giudici che condannano i derubati a risarcire i ladri, chi tenta di difendersi viene processato alla stesso modo dei malviventi. A mali estremi estreme soluzioni, se lo stato non è in grado di prendere, processare e tenere in galera almeno per 6/7 anni chi compie questi reati è giusto almeno potersi difendere per salvaguardare l’incolumità propria e dei propri familiari. Il ladro oggi sa che se ruba soltanto non gli può capitare quasi nulla, ma se uccide oggi come domani rischia molto, questo scoraggera molti, almeno è un’ipotesi altrettanto verosimile come la vostra.

  5. Siamo seri, la legittima difesa NON implica necessariamente l’uso di armi da fuoco ma può avvenire con qualsiasi mezzo a disposizione. La discussione NON è se sparare o no al ladro di turno ma si parla di inasprire le pene (e soprattutto avere la certezza che queste vengano effettivamente inflitte) e di evitare, come sovente avviene in Italia, che chi si difende in casa propria debba risarcire l’aggressore in caso di procurate lesioni.

    1. Ci si chiede se non sarebbe più utile aumentare la prevenzione della delinquenza anziché favorire lo scontro diretto in stile Far West. Potenziare, ad esempio, l’organico delle forze dell’ordine, piuttosto che agevolare con degli sconti fiscali seri l’installazione di sistemi di allarme e di vigilanza. Insomma, strumenti che tengano i ladri lontani da abitazioni e da aziende in modo meno drammatico di quanto lo possa fare una pistola o un fucile da caccia.

  6. È il solito articolo intriso di ideologia a scapito della verità, e l’autore dovrebbe vergognarsi. Anzitutto la proporzione fra offesa e difesa come si misura? Io che ho 73 anni e che non ho mai “fatto a botte” con qualcuno da quando ero un ragazzino, come so come andrà a finire se metto le mani addosso a uno zingaro che entra in casa mia?
    Chi entra in casa mia scassinando una porta o una finestra fa un salto, supera un ostacolo di natura psicologica e sociale, prima ancora che fisico; ma tutte queste considerazioni sono talmente ovvie che è sciocco ribadirle, l’autore dell’articolo le conosce benissimo, e sa che le sue parole sono solo una presa per il culo a chi legge, forte di una indegna situazione giuridica che glielo consente.
    Chi entra in casa d’altri (parlo in un paese civile, non in un indecoroso rifugio di secche che si autoproclamano senza vergogna “democratici”) deve sapere che perde una serie di diritti, di garanzie, perché ha passato lui per primo il confine del lecito; ed è troppo ovvio che io non posso sapere se il delinquente è armato o no; peró posso ragionevolmente supporre che in uno scontro di mani, lui è più abituato di me, anche a uccidere con le sole mani, me, mia moglie e i miei figli. E chi finge di non capirlo è uno sozzo ipocrita.

  7. Continuo a ribadire che se vieni a casa mia a rubare non necessariamente ti devo sparare, perché se è uno ne possiamo parlare, ma se sono due o più che dobbiamo fare? Lo chiedo a l autore dell articolo, abbiamo gia visto storie di persone che sono stati picchiati in alcuni casi uccisi e allora che cazzo mi scrivi? Se vieni a rubare a casa mia se posso ti rompo le ossa e nel caso ci fossero più di uno sparo, meglio un brutto processo che un bel funerale.

  8. Il signor Carlos, l’ autore, si sbaglia perchè la proporzionalità in ambito domestico con “pericolo” di aggressione, deve considerarsi sussistere sempre e comunque già con la vecchia legge attuale. La minaccia continua a dover essere “attuale” ovvero di quel momento (non dal giardino mentre sei al primo piano) e la difesa “necessaria” ovvero senza praticabili alternative. Un arma usata per difesa deve essere uno strumento di vita, non la pistola dello sceriffo del Far West come si ama definire. Il Far West non è dato dalle armi o da leggi permissive, ma dal numero di banditi in circolazione. E lo Stato può solo farsi carico di protezione sociale, non certamente individuale. Nessuno deve impedire al cittadino onesto di difendersi e il farlo assumerebbe il sapore improprio del favoreggiamento. E la difesa, per semplice definizione, per essere efficace deve essere, nei tempi e nei mezzi, superiore alla minaccia. Oltre ad essere assolutamente ineluttabile e necessaria, s’ intende.

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