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Chi deve provare che il bene del fondo patrimoniale non è pignorabile?

29 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Dicembre 2018



A chi spetta dimostrare che il bene del fondo patrimoniale può o non può essere oggetto di pignoramento

Il fondo patrimoniale è un insieme di beni (immobili e/o mobili e/o titoli di credito) che viene destinato a soddisfare i bisogni della famiglia. Il fondo patrimoniale si costituisce per atto pubblico (normalmente con l’intervento di un notaio che redige l’atto) e, una volta costituito, i beni che ne fanno parte vanno a formare un patrimonio separato di proprietà di entrambi i coniugi oppure di uno solo di essi oppure anche di un terzo (che li può conferire in fondo patrimoniale riservandosene la proprietà nell’atto costitutivo del fondo). La caratteristica fondamentale che contraddistingue il fondo patrimoniale è che i beni che ne fanno parte non possono essere sottoposti ad esecuzione (cioè a pignoramento) da parte dei creditori del proprietario di essi nel caso in cui i debiti siano sorti per far fronte ad esigenze estranee ai bisogni della famiglia [1]. Questa caratteristica rende il fondo patrimoniale appetibile per mettere al riparo alcuni beni rispetto alle azioni di quei creditori verso cui il o i coniugi si siano obbligati per scopi estranei al soddisfacimento delle esigenze familiari. Se, però, un creditore aggredisce e pignora un bene conferito in un fondo patrimoniale chi deve provare che il bene del fondo patrimoniale non è pignorabile? A chi toccherà, cioè, dimostrare che il debito per il quale il bene è stato pignorato era sorto per un’esigenza familiare o per uno scopo estraneo ai bisogni familiari? A questo interrogativo cercheremo di dare una risposta nell’articolo che segue.

A chi tocca provare che il bene del fondo è o meno pignorabile?

Abbiamo illustrato nell’introduzione cosa sia e come si costituisca un fondo patrimoniale.

Abbiamo anche evidenziato il fatto che sui beni conferiti in un fondo patrimoniale non si possono avviare azioni esecutive se i debiti contratti dal o dai coniugi lo furono per scopi estranei al soddisfacimento di bisogni famigliari.

Se però un creditore pignora ugualmente un bene che risulta essere stato già conferito in un fondo patrimoniale, a chi toccherà dimostrare, nella causa avviata dal debitore, che il bene pignorato poteva o non poteva essere pignorato?

Diciamo innanzitutto che la legge [2] precisa che non può essere avviata l’esecuzione sui beni che sono stati conferiti in un fondo patrimoniale per quei debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Detto questo, occorre subito precisare che la giurisprudenza [3] ha chiarito che:

  • il divieto di avviare un’azione esecutiva, e quindi di pignorare, i beni del fondo patrimoniale (ed anche i relativi frutti, ad esempio i canoni di locazione di un immobile conferito in fondo patrimoniale) esiste con riferimento a quei debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia (fra i quali rientrano anche i debiti contratti per soddisfare esigenze della famiglia di natura totalmente voluttuaria);
  • tocca al debitore, cioè a chi subisce il pignoramento, fornire le seguenti prove: a) esistenza dell’annotazione della costituzione del fondo patrimoniale a margine del registro di stato civile; b) l’estraneità del debito ai bisogni della famiglia; c) la consapevolezza del creditore di tale estraneità.

Questa sentenza ha dunque stabilito che deve essere il debitore a provare, nel corso del giudizio da lui avviato, che il debito che ha causato il pignoramento da lui subito fu contratto in vista di scopi estranei ai bisogni della famiglia e che il creditore era consapevole di questa estraneità.

Se il debitore non fornisce in giudizio queste prove, allora l’azione esecutiva potrà proseguire e, quindi, il pignoramento sarà considerato perfettamente valido ed efficace.

Se, invece, il debitore è in grado si fornire al giudice:

  • la prova che il debito era estraneo al soddisfacimento dei bisogni della famiglia, cioè la prova che il debito fu contratto per scopi ad esempio del tutto voluttuari e
  • la prova che il creditore era a conoscenza di questa estraneità,

allora l’azione esecutiva dovrà arrestarsi ed il pignoramento sarà cancellato.

Il fondo patrimoniale può comprendere immobili, mobili e titoli di credito

I debiti dei coniugi si riferiscono sempre ai bisogni di famiglia?

Tutto quanto abbiamo appena detto si basa su un principio, affermato dalla giurisprudenza, secondo il quale esiste una presunzione per cui generalmente i debiti contratti dai coniugi si riferiscono ai bisogni della famiglia [4].

Si presume cioè, fino a che non sia fornita una prova contraria dal debitore, che i debiti siano stati contratti dal debitore (il o i coniugi) per soddisfare i bisogni della famiglia e se il debitore non dimostra il contrario quella presunzione resta e, perciò, resteranno validi l’azione esecutiva ed il pignoramento eseguito sui beni conferiti in fondo patrimoniale.

Infine bisogna puntualizzare che, per far dichiarare nullo il pignoramento, al debitore non basterà soltanto dimostrare al giudice l’esistenza di esigenze del tutto voluttuarie alla base del debito che ha contratto e che il creditore ne fosse a conoscenza.

Infatti il debitore dovrà anche dimostrare, come ha chiarito la giurisprudenza [5], che gli scopi del tutto voluttuari che furono alla base della nascita del debito non avevano nulla a che fare con la gestione e l’amministrazione dei beni costituiti in fondo patrimoniale.

In altri termini, se il debitore non dimostra che gli scopi del tutto voluttuari che furono alla base della nascita del debito non avevano nulla a che fare con la gestione e l’amministrazione dei beni costituiti in fondo patrimoniale, allora il pignoramento (e l’intera azione esecutiva) sarà comunque considerato valido ed efficace anche se eseguito sui beni conferiti in fondo patrimoniale.

E questo accadrà perché, in mancanza di una prova contraria fornita dal debitore, si considererà che il debito, anche se inerente a spese voluttuarie, sarà stato contratto dal debitore con lo scopo di gestire e amministrare i beni conferiti nel fondo patrimoniale e quindi, in sostanza, per soddisfare i bisogni della famiglia.

Il fondo patrimoniale si costituisce con atto pubblico

note

[1] Art. 170 cod. civ.

[2] Art. 170 cod. civ.

[3] Cass., sent. n. 18248 del 26/8/2014.

[4] Cass., sent. n. 5684 del 15/3/2006.

[5] Cass. ,sent. n. 23163 del 31/10/2014.


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