Pacchetto previdenza: novità pensioni

29 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Marzo 2019



Quota 100 in scadenza dopo 3 anni, blocco dei requisiti per la pensione anticipata, quota 41 per tutti dal 2022, proroga Ape sociale e opzione donna: che cosa cambia.

La quota 100 è appena diventata operativa ma è già stata cambiata numerose volte: finalmente, l’intervento sta assumendo la sua forma definitiva, in base a quanto emerso dal decreto pensioni [1], che potrebbe però essere modificato, nella conversione in legge. La prima grande novità riguarda la durata della quota 100: la misura, nonostante sia stata presentata come strutturale, cioè permanente, avrà, invece, la durata di 3 anni.

Dal 2022, sarà sostituita dalla pensione anticipata con 41 anni di contributi: questa misura, ad oggi accessibile ai soli lavoratori precoci appartenenti a determinate categorie tutelate, sarà aperta a tutti.

Nel frattempo, sono stati bloccati gli adeguamenti dei requisiti della pensione anticipata alla speranza di vita: nel 2019, quindi, ci si potrà pensionare con 41 anni e 10 mesi di contributi, se donne, o con 42 anni e 10 mesi di contributi, se uomini.

Saranno prorogati al 2019, poi, sia l’Ape sociale che l’opzione donna. In arrivo anche il reddito e la pensione minima di cittadinanza, che presentano dei requisiti più stringenti rispetto a quelli inizialmente previsti.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul pacchetto previdenza: novità pensioni.

Pensione anticipata quota 100

La più attesa, tra le nuove pensioni previste dalla riforma, è la pensione quota 100. Questa pensione prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e contribuzione posseduta dal lavoratore, è pari a 100 (ad esempio, chi ha compiuto 62 anni di età e possiede 38 anni di contributi raggiunge la quota 100, perché 62+38=100).

In base a quanto emerso dal pacchetto previdenza, però, non tutti coloro la cui quota è pari a 100 potranno pensionarsi con questo trattamento, ma potrà uscire dal lavoro solo chi possiede un requisito di età minimo pari a 62 anni e di contribuzione pari a 38 anni.

Niente pensione, quindi, per chi ha la quota 100 con 60 anni di età e 40 anni di contributi, né per chi possiede 35 anni di contributi e 65 anni di età: in base a quanto reso noto sinora, occorrerà rispettare sia il requisito minimo di età, che di contribuzione.

I 38 anni di contributi possono essere raggiunti anche attraverso il cumulo dei versamenti accreditati presso casse diverse. Per chi è iscritto all’Assicurazione generale obbligatoria, è anche richiesto un minimo di 35 anni di contributi “al netto dei periodi di disoccupazione e malattia non integrata dal datore di lavoro).

Finestre per la quota 100

La pensione quota 100 inizierà ad essere corrisposta da aprile 2019. Per evitare l’esodo di massa dei lavoratori con l’uscita anticipata quota 100, sono state reintrodotte le finestre di attesa, che spostano la decorrenza della pensione. In particolare:

  • i lavoratori del settore privato che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018, conseguono il diritto alla decorrenza della pensione il 1° aprile 2019;
  • i lavoratori del settore privato che maturano i requisiti dal 1° gennaio 2019, conseguono il diritto alla decorrenza della pensione trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi;
  • i dipendenti pubblici che maturano i requisiti entro l’entrata in vigore del decreto pensioni, conseguono il diritto alla decorrenza della pensione il 1° agosto 2019;
  • i dipendenti pubblici che maturano i requisiti dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi 6 mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi;
  • la domanda di collocamento a riposo, per i dipendenti pubblici, deve essere presentata all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi;
  • per i dipendenti del comparto scuola si applica la finestra unica di uscita.

In base a quanto esposto nel decreto, dunque, escluse le finestre per i dipendenti della scuola, e la finestra del 1° aprile e del 1° agosto, rispettivamente dedicate ai lavoratori del settore privato e pubblico, le ulteriori finestre saranno mobili, e non finestre fisse.

Come funziona il divieto di cumulo tra lavoro e pensione quota 100?

In base alle disposizioni del pacchetto previdenza, per chi richiede la pensione quota 100 è previsto il parziale divieto di lavorare. Non si tratta, però, di un divieto di cumulo assoluto tra lavoro e pensione, ma un divieto di cumulo relativo.

Nel dettaglio, il divieto di cumulo tra lavoro e pensione quota 100 sarà operativo solo sino al compimento dell’età pensionabile, dal 2019 pari a 67 anni, ma parziale: non si potranno percepire redditi di lavoro autonomo e dipendente, ma solo redditi di lavoro autonomo occasionale sino a 5mila euro annui.

Quando finisce la quota 100?

La quota 100, in base alle ultime novità emerse dal pacchetto previdenza, sarà una misura provvisoria e non strutturale. In pratica, la sua durata sarà pari a 3 anni, sino al 31 dicembre 2021, poi cederà il passo alla pensione anticipata con 41 anni di contributi, o quota 41. Per approfondire: Quota 100 per 3 anni.

Come si calcola l’assegno con quota 100?

Per quanto riguarda il calcolo della pensione quota 100, alcune proposte prevedevano il ricalcolo contributivo integrale, oppure per le annualità che partono dal 1996 (in questo caso si tratterebbe di ricalcolo misto).

Le proposte più recenti prevedevano, invece una penalizzazione pari all’1,5% per ogni anno di anticipo nel pensionamento rispetto all’età pensionabile, cioè rispetto all’età per la pensione di vecchiaia: chi ad esempio, deciderà di pensionarsi a 62 anni, subirebbe un taglio dell’assegno pari al 7,5% (1,5% per 5 anni che mancano all’età pensionabile, pari a 67 anni dal 2019).

In base a quanto emerge dal decreto pensioni, non ci saranno penalità nel calcolo della pensione. L’unica penalità è relativa all’anticipo della pensione: in pratica, prima si va in pensione, più il trattamento risulta basso, almeno nella quota calcolata col sistema contributivo, in quanto i contributi accreditati formano un montante minore e si ha diritto a un coefficiente di trasformazione più basso basato sull’età pensionabile. Per approfondire: Quanto perde chi va in pensione prima?

La quota 100, nel caso in cui il trattamento sia alto, potrebbe anche subire il taglio previsto per le pensioni d’oro.Per approfondire: Taglio pensioni d’oro.

Come funziona il calcolo della pensione quota 100?

La pensione con quota 100, in base a quanto emerge dal decreto pensioni, sarà calcolata come qualsiasi altro trattamento pensionistico, senza penalizzazioni e senza il ricalcolo misto  o il ricalcolo integralmente contributivo.

Il calcolo della pensione sarà dunque:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione.

Quota 100 per la scuola

Le novità in materia di pensioni interessano anche il personale del comparto scuola: sia la nuova pensione anticipata con quota 100, che la pensione anticipata ordinaria con i requisiti bloccati e la proroga dell’opzione donna, saranno però assoggettate alla finestra unica di uscita.

Per i dipendenti delle istituzioni scolastiche, difatti, la cessazione dal servizio e la decorrenza della pensione hanno effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, nel caso in cui la maturazione dei requisiti per il pensionamento sia prevista entro il 31 dicembre dell’anno.

Questa particolare disciplina è dovuta al fatto che il personale della scuola deve assicurare la continuità didattica, pertanto l’uscita dal lavoro è basata sul calendario scolastico.

Considerando che la pensione con Quota 100, il blocco dei requisiti per la pensione anticipata e la proroga dell’opzione donna sono entrate in vigore in ritardo, il personale a tempo indeterminato della scuola può presentare, entro il 28 febbraio 2019, domanda di cessazione dal servizio con effetti dall’inizio dell’anno scolastico o accademico.

Per il personale delle istituzioni scolastiche ci sono altre buone notizie:è prevista, difatti, la possibilità di incassare il Tfs o il Tfr (cioè il trattamento di fine servizio ed il trattamento di fine rapporto) immediatamente, con un finanziamento bancario i cui interessi saranno a carico dello Stato.

Per saperne di più: Quota 100 scuola.

Prepensionamento per gli esuberi: quota 100 3 anni prima

Pensionarsi con quota 94, ossia con soli 59 anni di età e 35 anni di contributi: si tratta di una nuova possibilità prevista nel decreto in materia di pensioni.

Con la quota 94 si otterrà non una vera e propria pensione, ma un assegno di prepensionamento, molto simile agli attuali isopensione e assegno straordinario: in pratica, si tratta di una prestazione di accompagnamento alla pensione, d’importo pari, o molto vicino, al futuro trattamento spettante.

Il nuovo assegno di prepensionamento potrà essere richiesto dai lavoratori ai quali non mancano più di 3 anni per raggiungere la pensione quota 100, se appartenenti a un’azienda che aderisce ad un ente bilaterale e che ha sottoscritto appositi accordi sindacali.

Il pensionamento anticipato potrà essere finanziato sia dall’azienda che dal fondo interprofessionale a cui aderisce: questi fondi, attualmente destinati alla formazione continua dei dipendenti, dovrebbero essere, in tutto o in parte, destinati agli anticipi pensionistici finalizzati al ricambio generazionale. Ad ogni prepensionamento, difatti, dovrebbe seguire un’assunzione incentivata: il provvedimento della pensione quota 100 3 anni prima, per questo motivo, è stato ribattezzato “staffetta generazionale”.

Sarà possibile prepensionare i lavoratori senza assumerne di nuovi, comunque, per le aziende in crisi.

In definitiva, la quota 94, anche se consentirà un ulteriore anticipo rispetto alla quota 100, non impatterà sui conti pubblici, in quanto interamente finanziata dalle aziende e dai fondi interprofessionali.

Proroga Ape sociale

Nel decreto pensioni è stata prorogata di un anno l’Ape sociale.

L’Ape sociale, o anticipo pensionistico a carico dello Stato, è un assegno che ha la funzione di accompagnare il lavoratore per un massimo di 3 anni e 7 mesi, sino all’età pensionabile, cioè all’età per la pensione di vecchiaia.

Considerando che l’età pensionabile, dal 1° gennaio 2019, è pari a 67 anni, l’Ape sociale potrà essere richiesta a partire dai 63 anni e 5 mesi di età. L’assegno è calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare 1.500 euro mensili.

Per approfondire: Ape sociale 2019.

Pensione anticipata con la pace contributiva

Pensionarsi prima coprendo tutti i periodi senza contributi dal 1996 in poi, grazie a un riscatto con costi ridotti: si tratta di una nuova possibilità prevista nel pacchetto previdenza, finalizzata ad anticipare l’uscita dal lavoro senza incidere notevolmente sulle casse pubbliche. In base a quanto emerge dalla normativa, i lavoratori potrebbero riscattare tutti i periodi senza contributi a partire dal 1996. Nei riscatti sono essere compresi tutti gli intervalli non lavorati e non coperti da contribuzione figurativa o da altro tipo di contribuzione, anche non compresi nelle attuali ipotesi di riscatto, come gli anni di laurea o i periodi di aspettativa non retribuita. Questo “riscatto universale” risulta di fatto più simile al versamento di contributi volontari retroattivo che al riscatto vero e proprio, considerando che non richiede particolari requisiti relativi agli intervalli di tempo non coperti da versamenti previdenziali. Il costo del nuovo riscatto, che dovrà essere calcolato col sistema contributivo, risulterà ridotto rispetto all’attuale costo del riscatto dei contributi, e sarà detraibile al 50% dall’Irpef: per questo motivo la proposta è stata ribattezzata “pace contributiva”, in analogia con la pace fiscale. La finalità del riscatto “scontato” è quella di favorire l’uscita dal lavoro, grazie all’aumento dei versamenti utili per il diritto alla pensione; l’intervento, poi, assieme all’utilizzo dei nuovi fondi esuberi, dovrebbe servire a finanziare, almeno in parte, la pensione quota 100.

Per approfondire e capire come funziona il riscatto dei contributi: pensione anticipata con pace contributiva.

La proposta è stata affiancata dalla possibilità di riscattare gli anni di laurea versando una contribuzione ridotta: in pratica, per gli under 50, è possibile riscattare l’intero periodo di laurea, se successivo al 1996, con versamenti bassi. Questi versamenti darebbero però luogo a un assegno mensile minore da parte dell’Inps.

Taglio delle pensioni sopra i 5000 euro

In base a quanto emerge dal pacchetto previdenza, rischia la riduzione della pensione chi possiede un trattamento che supera un determinato ammontare.

In particolare, potrebbe essere interessato dal nuovo taglio delle pensioni d’oro, o meglio delle pensioni alte, chi percepisce un trattamento che supera i 5000 euro netti al mese: è quanto previsto dall’intervento sul taglio degli assegni d’oro, che prevede la riduzione dei trattamenti attraverso l’applicazione di un contributo di solidarietà. Inoltre, è stato previsto un nuovo meccanismo di riduzione della rivalutazione delle pensioni alte. Saranno tagliate le pensioni anticipate, o di anzianità, più alte; nessun taglio, invece, per le pensioni di reversibilità e invalidità, né per le vittime del terrorismo o del dovere.

La penalizzazione, che riguarderà un’ampia, ma non enorme, platea di pensionati, comporterà un risparmio che servirà, in base a quanto annunciato, ad aumentare le pensioni minime, quindi a finanziare la pensione di cittadinanza . Inoltre, il disegno di legge abolirà i privilegi pensionistici dei sindacalisti.

Per sapere chi subirà il taglio della pensione, e di quanto sarà ridotto il trattamento: Taglio delle pensioni d’oro.

Come si rivaluta la pensione dal 2019?

Le pensioni che superano di 3 volte il trattamento minimo subiscono una riduzione della rivalutazione (pari all’1,1% per il 2019), che dal 2019 cambia, rispetto agli adeguamenti applicati in precedenza. Nel dettaglio:

  • per le pensioni fino a 3 volte il minimo, l’adeguamento è pari al 100%;
  • per le pensioni oltre 3 e fino a 4 volte il minimo è del 97%;
  • per le pensioni oltre 4 e fino a 5 volte il minimo è del 77%;
  • per le pensioni oltre 5 e fino a 6 volte il minimo è del 52%;
  • per le pensioni oltre 6 e fino a 8 volte il minimo è del 47%;
  • per le pensioni oltre 8 e fino a 9 volte il minimo è del 45%;
  • per le pensioni oltre 9 volte il minimo è del 40%.

In pratica, con questo sistema, chi possiede una pensione pari a 1.600 euro dal 2019 beneficia dell’applicazione di una rivalutazione pari al 100% dell’inflazione sui primi 1530 euro (3 volte il minimo nel 2019), mentre per l’importo che supera 3 volte il trattamento minimo ottiene una rivalutazione pari al 97% dell’inflazione.

Per saperne di più: Come cambiano gli importi delle pensioni dal 2019.

Questi nuovi adeguamenti non saranno applicati da subito dall’Inps, a causa dell’approvazione tardiva della nuova normativa. Per il mese di gennaio 2019 saranno invece applicati i vecchi adeguamenti, cioè quelli che sarebbero rientrati in vigore dal 2019 in assenza della nuova legge.

Nel dettaglio:

  • le fasce di importo fino a 3 volte il trattamento minimo saranno rivalutate in misura pari al 100% dell’inflazione;
  • per le fasce d’importo tra 3 e 5 volte il minimo si applicherà il 90% dell’inflazione;
  • per le fasce d’importo superiore a 5 volte il minimo si applicherà il 75% dell’inflazione.

Aumento pensioni 2019

Nel dettaglio, le pensioni riconosciute dall’Inps, nel 2019, aumenteranno in questo modo, salvo interventi del Governo:

  • pensioni fino a 3 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari all’1,1%;
  • pensioni di importo da 3 a 4 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari all’1,067%;
  • pensioni di importo da 4 a 5 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,847%;
  • pensioni di importo da 5 a 6 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,572%;
  • pensioni di importo da 6 a 8 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,517%;
  • pensioni di importo da 8 a 9 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,495%;
  • pensioni di importo oltre 9 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,44%.

Pensione di cittadinanza dal 2019

Il reddito di cittadinanza è stato previsto nel decreto pensioni: da aprile 2019, tutti i cittadini senza redditi, o con redditi sotto la soglia di povertà, avranno diritto al reddito di cittadinanza sino a 780 euro al mese. L’attuazione in ritardo non è dovuta all’assenza di risorse, come chiarito dalla viceministro all’Economia Laura Castelli, ma alla necessaria riforma dei centri per l’impiego, che richiederà circa 4 mesi di tempo. Senza la riforma dei centri per l’impiego, riconoscere il reddito di cittadinanza non sarebbe possibile, in quanto il sussidio è subordinato all’adesione, da parte dei beneficiari, a misure di politica attiva del lavoro. I disoccupati, in pratica, dovranno impegnarsi, supportati dai centri per l’impiego riformati, nella ricerca attiva di lavoro, nella frequenza di corsi di formazione e dovranno lavorare per 8 ore alla settimana a favore del Comune di residenza.

Non è invece richiesto un impegno di lavoro per ottenere la pensione minima di cittadinanza, sino a 780 euro al mese, in quanto la misura interessa i soli over 65, non più in età lavorativa. La pensione di cittadinanza dovrebbe integrare sia l’integrazione al trattamento minimo, che dal 2019 ammonterà a 513 euro al mese, che le maggiorazioni sulla pensione, come la maggiorazione sociale e l’incremento al milione: considerando che nel 2019 la pensione minima, comprensiva di integrazione al trattamento minimo, maggiorazione sociale e incremento al milione, può arrivare a circa 650 euro mensili, la differenza con la pensione di cittadinanza non sarebbe enorme.

La misura, in ogni caso, dovrebbe essere applicata sia alle prestazioni previdenziali, come la pensione di vecchiaia o anticipata, che alle prestazioni di assistenza, come l’assegno sociale. Per approfondire: pensione di cittadinanza 2019.

Il reddito di cittadinanza, assieme alla pensione di cittadinanza, saranno riconosciuti con una carta acquisti.

Inoltre, chi non paga l’affitto perché proprietario di un immobile subirà una riduzione del reddito e della pensione di cittadinanza pari a 280 euro mensili. Ok al reddito e alla pensione di cittadinanza per chi ha la seconda casa, ma solo se il suo valore non supera 30mila euro. Il patrimonio mobiliare non può superare 10mila euro, per i nuclei con più figli.

Pensione quota 41

La pensione quota 100 dovrebbe essere una misura provvisoria, della durata di 3 anni, sostituita, dal 2022, dalla pensione quota 41.

In questo caso, il termine quota è utilizzato in modo improprio, in quanto la pensione quota 41 si potrebbe ottenere senza alcun limite di età, solo con 41 anni di contributi.

Attualmente esiste già una pensione molto simile alla quota 41, la pensione anticipata per i lavoratori precoci; questo trattamento è però riservato a particolari categorie di lavoratori precoci (cioè a coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del compimento del 19° anno di età): disoccupati di lungo corso, invalidi dal 74%, caregiver e addetti ai lavori gravosi e usuranti. Bisogna poi precisare che ad oggi la pensione anticipata dei lavoratori precoci si può ottenere con 41 anni di contributi, ma dal 2019 potrebbero essere richiesti 41 anni e 5 mesi.

Blocco requisiti pensione anticipata dal 2019

In base alla normativa attuale, dal 1° gennaio 2019 tutti i requisiti per la pensione soggetti all’adeguamento alla speranza di vita aumentano. Fa eccezione la sola pensione anticipata ordinaria, per la quale è stato previsto il blocco dei requisiti. Nello specifico:

  • l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria passa da 66 anni e 7 mesi a 67 anni (ad eccezione degli addetti ai lavori gravosi e degli addetti ai lavori usuranti con almeno 30 anni di contributi);
  • l’età per la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità è diventata pari a 61 anni per gli uomini ed a 56 anni per le donne, anziché restare ferma a 60 anni e 7 mesi ed a 55 anni e 7 mesi;
  • l’età per la pensione di vecchiaia contributiva, che richiede soli 5 anni di contributi, passa da 70 anni e 7 mesi a 71 anni;
  • l’età per la pensione anticipata contributiva passa da 63 anni e 7 mesi a 64 anni;
  • gli anni di contributi necessari per la pensione anticipata ordinaria restano fermi a 41 anni e 10 mesi per le donne, ed a 42 anni e 10 mesi per gli uomini, sino al 31 dicembre 2026; si applica però il differimento di 3 mesi delle decorrenze, con le finestre;
  • l’età per la pensione di vecchiaia in totalizzazione passa da 65 anni e 7 mesi a 66 anni;
  • gli anni di contributi per la pensione di anzianità in totalizzazione salgono da 40 e 7 mesi a 41;
  • nessun aumento è previsto per la pensione di anzianità degli addetti ai  lavori usuranti .

Proroga opzione Donna

Uno degli interventi attuati dalla riforma pensioni consiste nella  proroga dell’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi, per potersi pensionare con opzione donna devono essere rispettati precisi requisiti di età:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Con la proroga dell’opzione donna, questo trattamento può essere raggiunto da tutte le lavoratrici con 35 anni di contributi, ma con un minimo di 58 anni per le dipendenti, e di 59 anni per le autonome. I requisiti devono essere maturati al 31 dicembre 2018.

Proroga Ape volontario

Nel 2019 può ancora essere richiesto, senza necessità di un’apposita previsione nella legge di Bilancio, l’Ape volontario, ossia l’anticipo pensionistico che consente l’uscita dal lavoro con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

L’Ape volontario è ottenuto grazie a un prestito bancario, il cosiddetto prestito pensionistico, un finanziamento che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione.

Il trattamento è esentasse: ciò significa che l’assegno ricevuto mensilmente a titolo di Ape non ha trattenute tributarie, non essendo gravato dalle imposte.

L’Ape volontario, al contrario dell’Ape sociale, cioè all’anticipo a carico dello Stato, non è uguale alla futura pensione (con il tetto massimo di 1500 euro), ma può arrivare:

  • al 75% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 36 mesi;
  • all’80% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 24 e pari o inferiore a 36 mesi;
  • all’85% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è compresa tra 12 e 24 mesi;
  • al 90% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

L’Ape volontario determina un taglio della futura pensione: la penalizzazione non è soltanto dovuta ai costi di restituzione di prestito pensionistico, ma anche all’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza e al contributo per il fondo di garanzia.

Pensione per gli addetti ai lavori usuranti e notturni

Restano infine invariati, nel 2019, i requisiti per accedere alla pensione agevolata a favore degli addetti a mansioni usuranti e turni notturni. Questa pensione di anzianità, lo ricordiamo, si può raggiungere con un minimo di 35 anni di contributi e di 61 anni e 7 mesi di età.

Nel dettaglio, per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
    • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
    • almeno 35 anni di contributi.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno.

Per saperne di più: Pensione addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.

Nuove agevolazioni per i caregiver

Con la ripresa dell’esame del Testo unico per il caregiver familiare, si vorrebbero introdurre, oltre ad incentivi economici e fiscali a favore di chi assiste gratuitamente un familiare invalido, disabile o non autosufficiente, ulteriori incentivi lavorativi e previdenziali: contributi figurativi ed ampliamento dei beneficiari della pensione anticipata precoci e dell’Ape sociale a favore dei caregiver. Per saperne di più: Legge 104, nuove agevolazioni per caregiver familiari.

Quota 100: le istruzioni dell’Inps

L’Inps, con una nuova circolare [2], ha illustrato le disposizioni principali relative alla pensione con quota 100,  la nuova tipologia di pensionamento introdotta dal decreto-legge in materia di reddito di cittadinanza e pensioni [1], che prevede dei requisiti flessibili per uscire dal lavoro. Per pensionarsi, difatti, è sufficiente aver compiuto 62 anni di età e possedere 38 anni di contributi.

I 38 anni di contributi, peraltro, possono essere raggiunti anche attraverso il cumulo dei versamenti presenti in gestioni previdenziali diverse, se amministrate dall’Inps: ai fini del diritto alla pensione, sono sommati tutti i periodi non coincidenti, mentre ai fini della misura, cioè dell’importo del trattamento, valgono tutti i contributi accreditati. Nessuna penalizzazione è prevista nel calcolo della pensione, né il ricalcolo contributivo del trattamento.

L’uscita con Quota 100 è differita a causa dell’applicazione delle cosiddette finestre, dei periodi di attesa che cambiano a seconda della categoria di appartenenza del lavoratore e della data di perfezionamento dei requisiti per la pensione.

Inoltre, la pensione Quota 100 è sospesa per chi produce redditi di lavoro dipendente e autonomo (esclusi i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo occasionale, sino a 5mila euro annui).

Per fare il punto della situazione: Quota 100, istruzioni Inps.

Conversione in legge del decreto pensioni: modifiche

Sono davvero numerose le proposte di modifica al decreto sul reddito di cittadinanza e sulle pensioni [1], che deve essere a breve convertito in legge.

Ecco le principali proposte:

  • per le donne con figli, è stato proposto uno sconto di 4 mesi di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 12 mesi, valido sia per la pensione anticipata che per quella di vecchiaia;
  • per quanto riguarda il riscatto agevolato degli anni di laurea, lo si vorrebbe estendere agli over 45;
  • per quanto riguarda la pensione di cittadinanza, la si vorrebbe concedere anche ai pensionati over 67 che convivono con un disabile che ha meno di 67 anni;
  • per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, è stato proposto che il bonus bebè e il buono nido non siano sommati alle entrate familiari nelle domande per il sussidio e non siano considerati nella determinazione del reddito spettante.

Con la conversione in legge del decreto, sapremo se queste proposte verranno accolte.

Decreto pensioni e reddito di cittadinanza: emendamenti approvati

Concluso l’esame degli emendamenti al decreto in materia di pensioni e reddito di cittadinanza, da parte della commissione Lavoro e Affari sociali della Camera; il provvedimento sarà portato dal relatore in Aula lunedì mattina, per poi tornare al Senato per la seconda lettura e per essere approvato in via definitiva entro il 29 marzo.

Ecco le principali modifiche al decreto:

  • sì al riscatto agevolato della laurea anche dopo i 45 anni;
  • la pensione di cittadinanza potrà essere ritirata in contanti alle Poste o in banca, senza bisogno di utilizzare la carta RdC, e potrà essere riconosciuta ai nuclei familiari i cui componenti abbiano almeno 67 anni o siano disabili;
  • per le famiglie con disabili gravi o non autosufficienti, è previsto un incremento dell’importo massimo della quota base di reddito di cittadinanza erogabile (in presenza di almeno quattro componenti il nucleo familiare) da 1.050 euro a 1.100 euro mensili;
  • working poor assimilato alla disoccupazione: in sostanza, chi lavora, ma ha un reddito così basso da non essere tassato (no tax area: le detrazioni sono più alte dell’Irpef dovuta), ha diritto a beneficiare delle misure di politica attiva del lavoro come chi è in possesso dello stato di disoccupazione perché privo d’impiego;
  • stop al reddito di cittadinanza per chi ha subito una misura cautelare personale, anche adottata all’esito di convalida dell’arresto o del fermo, o una condanna, anche con sentenza non definitiva;
  • niente reddito di cittadinanza per chi ha immobili di valore superiore a 30mila euro, anche all’estero

Conversione in legge del decreto pensioni

Il decreto in materia di pensioni e reddito di cittadinanza ha ricevuto l’ok definitivo per la conversione in legge. Ecco le principali modifiche.

Per quanto riguarda la pensione di cittadinanza, può essere concessa:

  • ai nuclei familiari in cui tutti i componenti (o l’unico componente) siano di età pari o superiore a 67 anni (requisito da adeguare alla speranza di vita);
  • ai nuclei familiari nei quali il componente o i componenti, di età pari o superiore a 67 anni, convivano esclusivamente con una o più persone in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, anche di età inferiore a 67 anni;
  • anche con modalità diverse dall’accredito nella carta RdC.

Per quanto riguarda pensione e reddito di cittadinanza:

  • nel caso di nuclei familiari con minorenni, qualora il genitore non convivente sia coniugato con persona diversa dall’altro genitore, o risultante avere figli da persona diversa dall’altro genitore, l’Isee è integrato di una componente aggiuntiva, calcolata sulla base della situazione economica del genitore non convivente;
  • la scala di equivalenza è aumentata a 2,2, nel caso di disabili gravi o non autosufficienti nel nucleo;
  • sono stati specificati gli adempimenti e le procedure relativi alle misure di politiche attive del lavoro a favore dei percettori del reddito di cittadinanza;
  • sono stati modificati gli incentivi per chi assume beneficiari del RdC;
  • è stato stabilito l’obbligo per i Comuni di predisporre, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, le procedure amministrative utili per l’istituzione dei progetti in cui impiegare i beneficiari del RdC (obbligati a prestare la propria opera gratuitamente a favore del Comune di residenza);
  • la situazione dei lavoratori con un reddito basso (sotto gli 8mila euro, se dipendenti o collaboratori, o sotto 4800 euro se autonomi) è stata parificata allo stato di disoccupazione, col diritto a fruire delle misure di politica attiva;
  • sono poi stati disposti dei rafforzamenti dei controlli “anti-furbetti”.

Per quanto riguarda i requisiti utili alla pensione e al reddito di cittadinanza:

  • nel limite massimo di patrimonio immobiliare che può essere posseduto dai componenti del nucleo familiare, pari a 30mila euro, rientrano gli immobili situati all’estero;
  • i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea, salvo casi particolari, per comprovare la posizione del nucleo familiare devono produrre un’apposita certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero
  • il diritto al reddito è sospeso anche per chi ha subito una misura cautelare personale, anche adottata all’esito di convalida dell’arresto o del fermo, o una condanna, anche con sentenza non definitiva;
  • i massimali relativi al patrimonio mobiliare familiare sono incrementati di 5mila euro per ogni componente con disabilità, come definita a fini Isee, presente nel nucleo, e di 7500 euro per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza.

In materia di pensioni:

  • è stato eliminato il limite di 45 anni di età per fruire del riscatto agevolato degli anni di laurea (restano non riscattabili, comunque, i periodi antecedenti al 1996);
  • il costo del riscatto con “pace contributiva” può essere dilazionato sino a un massimo di 120 rate mensili, ossia in 10 anni;
  • sale, poi, a 45mila euro il tetto entro il quale può essere chiesto dai dipendenti pubblici l’anticipo alle banche del Tfs (trattamento di fine servizio).

Prorogata, inoltre, la cassa-integrazione straordinaria (Cigs) per il 2020, grazie alla previsione di nuovi fondi.

Agevolate, infine, le nuove assunzioni in diversi comparti pubblici, come la Sanità, per coprire i posti di chi andrà in pensione anticipata.

note

[1] DL n.4/2019.

[2] Inps Circ. n.11/2019.


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA