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Arriva l’ingiunzione di pagamento emessa direttamente dal creditore

30 Novembre 2018 | Autore:


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Un ddl al Senato propone di eliminare il passaggio dal giudice per il decreto ingiuntivo. Con quali vantaggi per chi deve recuperare un credito?

Potrebbe essere un passo avanti significativo verso una giustizia meno burocratica e più snella. Il presidente della commissione Giustizia del Senato, il leghista Andrea Ostellari, ha presentato un disegno di legge che consentirà, se approvato, l’ingiunzione di pagamento emessa direttamente dal creditore tramite il suo avvocato. Significa che per emanare un decreto ingiuntivo non servirà più la mano di un giudice ma basterà quella del legale di chi pretende i soldi. Una mossa che potrebbe portare il creditore a risparmiare tempo e denaro: si passerebbe da un minimo di tre mesi richiesto oggi a circa una quindicina di giorni, mentre da un punto di vista economico verrebbe abolito il contributo unificato da versare, vale a dire le imposte di bollo e di registro.

Vediamo, allora, nel dettaglio il disegno di legge grazie al quale arriva l’ingiunzione di pagamento emessa direttamente dal creditore e non da un magistrato e quali novità apporterà il provvedimento nel caso in cui riceva il via libera del Parlamento così come proposto.

Ingiunzione di pagamento: che cos’è?

Per capire le novità introdotte dal ddl che permette l’ingiunzione di pagamento emessa direttamente dal creditore, vediamo, innanzitutto, che cos’è e come funziona oggi un decreto ingiuntivo.

Si tratta, in pratica, di un ordine attualmente emesso dal giudice in cui si ordina al debitore di pagare al creditore una determinata somma o di consegnargli un bene. Se il valore non è elevato, l’ingiunzione di pagamento può essere fatta da un Giudice di Pace, mentre per importi di maggiore consistenza interviene di norma il Tribunale.

Ingiunzione di pagamento: come funziona oggi?

In sostanza, oggi il creditore che deve recuperare dei soldi si rivolge ad un avvocato, il quale prepara il decreto ingiuntivo e lo sottopone ad un magistrato, consegnando il ricorso in cancelleria. La richiesta deve essere accompagnata da prove scritte, poiché le testimonianze orali non sono ammesse. Si può presentare, ad esempio, un contratto, un assegno, una cambiale, una fattura, un ordine d’acquisto, ecc. Il giudice, se la richiesta è pertinente, emette l’ingiunzione di pagamento.

Il provvedimento viene depositato in cancelleria, dove può essere ritirato dal creditore. Il decreto ingiuntivo deve essere notificato entro 60 giorni al debitore. Il quale, a questo punto, è tenuto a pagare la somma richiesta o a consegnare il bene preteso da chi ha presentato il ricorso. Tuttavia, il debitore può opporsi al decreto ingiuntivo sempre entro 60 giorni, dando vita così ad una causa ordinaria. In caso contrario, cioè se l’ingiunto non presenta opposizione ma non salda il suo debito, si procede all’esecuzione forzata (ad esempio al pignoramento) con un nuovo procedimento del giudice su istanza da parte emesso dopo 40 giorni.

Riassumendo: la procedura attuale dell’ingiunzione di pagamento prevede questi passaggi:

  • il creditore deposita in tribunale o dal Giudice di Pace un ricorso per decreto ingiuntivo con la prova scritta del credito vantato;
  • il giudice valuta la prova. Se non viene ritenuta sufficiente, il creditore è invitato ad integrarla, pena il rigetto del decreto, altrimenti emette il decreto ingiuntivo;
  • l’ingiunzione di pagamento viene notificata al debitore entro 60 giorni, pena la decadenza del decreto ingiuntivo;
  • il debitore può pagare o presentare opposizione entro 40 giorni;
  • il debitore presenta opposizione e si apre una causa ordinaria;
  • oppure il debitore paga ed il debito si estingue dopo che saranno state versate le spese legali indicate nel provvedimento;
  • oppure il debitore non paga e non presenta opposizione e il decreto diventa definitivo. In questo caso il creditore può chiedere al giudice un provvedimento di pignoramento.

Ingiunzione di pagamento: come funzionerà domani?

Se verrà approvato il disegno di legge presentato al Senato per consentire che l’ingiunzione di pagamento venga emessa direttamente dal creditore, cambierà, almeno in parte, la procedura che abbiamo appena visto. Ecco il ddl punto per punto.

L’atto di ingiunzione di pagamento

L’articolo 1 del disegno di legge Ostellari, modifica il Codice di procedura civile concedendo all’avvocato del creditore, su richiesta dell’assistito, di emettere direttamente l’ingiunzione di pagamento con cui intima il debitore a pagare una certa somma di denaro entro 20 giorni. Il legale avvertirà il destinatario della possibilità di presentare opposizione entro lo stesso termine, cioè entro 20 giorni, e del fatto che, in caso di mancata opposizione, si provvederà all’esecuzione forzata, cioè al pignoramento. Quindi, non più 40 giorni ma 20 per pagare o presentare opposizione. E questa è la prima novità.

Va da sé che affinché l’ingiunzione di pagamento emessa direttamente dal creditore abbia validità, deve riportare una prova scritta del credito. Inoltre, l’esecuzione forzata può riguardare anche l’importo relativo alle spese legali, che devono essere riportate sull’atto di intimazione.

L’ingiunzione va notificata via Pec (posta elettronica certificata) o a mezzo posta.

Le responsabilità dell’avvocato

L’avvocato del creditore avrà il dovere e la responsabilità civile e disciplinare di verificare che ci siano effettivamente i requisiti per procedere all’ingiunzione di pagamento. In sostanza, è quello che finora fa il giudice prima di firmare il decreto ingiuntivo. In caso di dolo o colpa grave, dovrà rispondere davanti all’ordine professionale e corrispondere al destinatario dell’ingiunzione le spese giudiziarie sostenute e gli eventuali danni subiti.

In questo modo, il legislatore vuole evitare che il debitore si trovi tra le mani un decreto ingiuntivo senza la possibilità di contradittorio o senza la garanzia offerta da un giudice.

L’opposizione all’ingiunzione di pagamento

Come detto, dalla data in cui ha ricevuto la notifica dell’ingiunzione di pagamento il debitore ha 20 giorni di tempo per pagare o per presentare opposizione. Se facesse quest’ultima scelta, dovrebbe rivolgersi all’ufficio giudiziario competente per valore presentare un ricorso. L’avvocato che ha emesso l’ingiunzione dovrà ricevere la relativa notifica.

Se l’opposizione non è accompagnata da una prova scritta (ad esempio, un documento da cui risulta che la fattura contestata è stata effettivamente pagata), il giudice rigetta il ricorso motivando la condanna del debitore. Inoltre, emette un’ordinanza non impugnabile con cui concede l’esecuzione provvisoria dell’ingiunzione. Il tutto senza alcuna istruttoria.

La ricerca dei beni da pignorare

L’articolo 2 del ddl Ostellari introduce un’altra importante modifica al Codice di procedura civile per quanto riguarda l’ingiunzione di pagamento emessa direttamente dal creditore. Si tratta della possibilità di ricercare preventivamente e con modalità telematiche i beni da pignorare al debitore in caso di esecuzione forzata. Quest’attività – ed ecco la novità più importante – verrà svolta dall’avvocato del creditore e non più dall’ufficiale giudiziario dietro autorizzazione del presidente del tribunale del luogo in cui abita il debitore. Per ottenere questa autorizzazione, occorre presentare un’istanza indicando gli indirizzi di posta elettronica ordinaria e certificata ed il numero di fax dell’avvocato. La richiesta può essere fatta prima dell’avvio di qualsiasi azione giudiziaria.

In questo modo, il legale del creditore può accedere alle banche dati delle pubbliche amministrazioni, all’anagrafe tributaria e alle banche dati degli enti previdenziali. Sarà così in grado di ricavare le informazioni di cui ha bisogno per individuare beni e crediti del debitore da pignorare, compresi i conti correnti. L’avvocato dovrà, infine, redigere un verbale contenente le banche dati interrogate ed il risultato delle sue indagini.

Ingiunzione di pagamento: il ddl comporta dei vantaggi?

Indubbiamente, e sulla carta, il disegno di legge presentato in Senato per consentire l’ingiunzione di pagamento emessa direttamente dal creditore comporterebbe dei vantaggi di tempo e di soldi per chi deve recuperare un credito. Basti pensare che ad oggi ci sarebbero quasi 500mila procedimenti del genere presentati in Tribunale e più di 400mila davanti al Giudice di Pace, oltre a circa 20mila ricorsi in opposizione. Questo è il principale motivo delle lungaggini burocratiche.

Eliminare il passaggio dal giudice, quindi, farebbe risparmiare parecchio tempo al creditore ed anche un po’ di soldi, visto che non dovrebbe pagare il contributo unificato. Farebbe più alla svelta in caso di opposizione pure il debitore, non più costretto ad attendere un atto di citazione davanti al giudice, l’eventuale udienza e la decisione finale del magistrato.

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

Al libro sesto, titolo I, del codice di procedura civile, dopo il capo I è inserito il seguente:

“CAPO I-BIS

DEL PROCEDIMENTO DI INGIUNZIONE SEMPLIFICATO”

Art. 656-bis. – (Atto di ingiunzione di pagamento). – L’avvocato munito di mandato professionale, su richiesta dell’assistito che sia creditore di una somma liquida di danaro, emette un atto di ingiunzione di pagamento con cui ingiunge all’altra parte di pagare la somma dovuta nel termine di venti giorni, con l’espresso avvertimento che nello stesso termine può essere fatta opposizione a norma degli articoli seguenti e che, in mancanza di opposizione, si procederà a esecuzione forzata:

  1. a) se del diritto fatto valere si dà prova scritta ai sensi dell’articolo 634;
  2. b) se il credito riguarda onorari per prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatte da avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la sua opera in occasione di un processo;
  3. c) se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi spettanti ai notai a norma della loro legge professionale, oppure ad altri esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata.

Nell’atto di intimazione sono quantificate le spese e le competenze e se ne ingiunge il pagamento.

Art. 656-ter. – (Verifica dei presupposti). – È onere dell’avvocato che emette l’ingiunzione, a pena di responsabilità civile e disciplinare, verificare la sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 656-bis.

Nel caso in cui l’avvocato ometta con dolo o colpa grave la puntuale verifica della sussistenza di tali requisiti, ne risponde disciplinarmente dinnanzi al competente ordine professionale e deve rimborsare le spese giudiziarie sostenute e i danni subiti dal soggetto erroneamente ingiunto. L’atto di ingiunzione è notificato a mezzo posta elettronica certificata o attraverso la notifica a mezzo posta.

Art. 656-quater. – (Opposizione giudiziale). – L’opposizione si propone davanti all’ufficio giudiziario competente per valore con ricorso notificato all’avvocato che ha emesso l’ingiunzione di pagamento. Si applica per quanto compatibile la disciplina prevista degli articoli 645 e 647.

Art. 656-quinquies. – (Esecuzione provvisoria in pendenza di opposizione). – Il giudice istruttore, se l’opposizione non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione, la rigetta con decreto motivato in prima udienza, senza svolgimento di alcuna istruttoria, concedendo, con ordinanza non impugnabile, l’esecuzione provvisoria dell’atto di ingiunzione. Il giudice ha l’obbligo di motivare la mancata condanna della parte soccombente ai sensi dell’articolo 96.

Si applicano per quanto compatibili gli articoli 648, 650, 652, 653 e 654».

Art. 2.

Dopo l’articolo 492-bis del codice di procedura civile è inserito il seguente:

«Art. 492-ter. – (Ricerca preventiva con modalità telematiche dei beni da pignorare (ante causam)). – Su istanza del creditore, il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare. L’istanza deve contenere l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ordinaria e il numero di fax del difensore nonché, ai fini dell’articolo 547, dell’indirizzo di posta elettronica certificata. L’istanza può essere proposta preventivamente e prima dell’avvio di ogni azione giudiziaria volta al recupero del credito.

Fermo quanto previsto dalle disposizioni in materia di accesso ai dati e alle informazioni degli archivi automatizzati del Centro elaborazione dati istituito presso il Ministero dell’interno ai sensi dell’articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121, con l’autorizzazione di cui al primo comma il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato dispone che il difensore munito di apposita delega acceda mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nell’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari, e in quelle degli enti previdenziali, per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre a esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti. Terminate le operazioni, il difensore redige un unico processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze».

Art. 3.

All’articolo 653 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«Il giudice ha l’obbligo di motivare la mancata condanna della parte soccombente ai sensi dell’articolo 96».


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8 Commenti

  1. Massì aboliamo i giudici inutile zavorra della giustizia.
    Ormai il diritto è stato talmente cannibalizzato che notizie come questa non fanno più notizia.
    del resto oggi un avvocato – custode può buttare fuori dall’immobile pignorato vecchi e bambini senza nessuna tutela, di cosa ci meravigliamo?

    1. E la tutela del creditore dove la vogliamo mettere? Massi’ tuteliamo sempre i più furbi che tanto un giudice compiacente lo troveranno sempre, NO?

  2. Alla faccia della privacy!!!!! Torniamo alla giustizia-fai-da-te, armiamoci e la ragione è di chi spara per primo e con una mira migliore!

  3. Evidentemente i lettori che si sono espressi prima in senso negativo non hanno idea di cosa parlano; questa procedura tutela il creditore ed accorcia tempi e denaro; per un decreto ingiuntivo sopra i 5 mila euro attualmente si spendono circa 200 euro di sole spese per contributo e marche varie, somma che con l’ingiunzione del legale non si pagherà più, ed inoltre si guadagna circa un mese in quanto è l’avvocato e non il Giudice ad emettere l’ingiunzione, ed anche la ricerca preventiva dei beni da pignorare fatta dall’avvocato ottima cosa per sapere prima se..conviene o meno fare l’ingiunzione; finalmente qualcuno che ci capisce un po di giustizia..spero davvero che diventi legge..

  4. Devo rilevare che i lettori che si sono espressi prima in senso negativo non hanno idea di come sia oggi farraginoso recuperare un legittimo credito : la proposta di legge permette innanzi tutto un risparmio di costi in quanto per esempio su un credito da 5mila euro in su si risparmiano circa 200 euro di spese per marche e contributi vari, in secondo luogo si guadagna almeno un mese di tempo in quanto l’ingiunzione la emette l’avvocato e non più il giudice su richiesta del legale, si riduce il tempo per l’opposizione della metà, ed altra cosa fondamentale si permette al legale di poter valutare se conviene o meno emettere ingiunzione consentendogli l’accesso alle banche dati della anagrafe tributaria e delle pubbliche amministrazioni e bancarie in modo da valutare se è il caso o meno di procedere; finalmente un provvedimento che davvero aiuta chi deve recuperare un legittimo credito..spero davvero che diventi presto legge.

  5. Io molto presto andrò davanti a un giudice ormai ho il precetto e non mi sono potuta permettere un avvoccato……benche i soldi ad Agos le ho dato quasi tutti …ma Agos ha venduto il mio debito alla banca IFIS che non ha accettato un saldo stralcio dall’associazione san Matteo…vuole per forza il 5 dello stipendio a noi debitori poveri non ci tutela nessuno …e nessuno controlla se è giusto che io su 30000 euro pagati per meta ora ne debba fare 45000 …da VERGOGNA

  6. ..dopo goa, got mediatori giudici di pace ora la giustizia chiavi in mano,,un controllo sulla produttività dei giudici èuna chimera….la soluzione: riformare la costituzione, introdurre il sistema anglosassone con magistratura elettiva e a termineda 70 anni non facciamo che parlare di cris idella giustizia,,,,

  7. aumenteranno a dismisura le opposizioni… ma pensano di risolvere così i problemi della giustizia?

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