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Cosa devo fare se non riconosco alcune spese in estratto conto?

2 Dicembre 2018


Cosa devo fare se non riconosco alcune spese in estratto conto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Dicembre 2018



Addebiti sospetti o non autorizzati: come ottenere indietro i propri soldi dalla banca.

Dopo essere entrato nel canale telematico della tua banca e aver controllato l’estratto conto ti sei accorto di alcuni addebiti mai autorizzati. Di questi nessuno ti ha mai fornito alcuna comunicazione e solo ora ne prendi conoscenza. Evidentemente si è trattato di una truffa, di una clonazione della carta di credito o del bancomat. La stessa banca sembra aver prelevato, a titolo di spese di gestione non meglio definite, alcuni importi senza averti prima chiesto il permesso. Deciso a fare battaglia anche per piccoli importi ti chiedi: cosa devo fare se non riconosco alcune spese in estratto conto? Ecco alcuni suggerimenti che fanno al caso tuo.

Tratteremo l’argomento in modo diverso e per singoli argomenti, a seconda di chi sia il responsabile dell’illegittimo prelievo.

Addebiti non autorizzati e tentativo di frode informatica

Potresti aver notato un addebito per un pagamento online effettuato da terzi con la tua carta di credito o il bancomat. Non è raro imbattersi in queste truffe. Con i moderni canali telematici, anche la criminalità informatica si è arricchita di nuovi strumenti per sottrarre soldi ai cittadini. La legge però ti protegge. Ecco ciò che devi sapere per recuperare il tuo denaro.

Devi innanzitutto essere certo che la sottrazione delle credenziali di accesso alla tua home-banking o alla carta di credito non sia avvenuta per tua responsabilità. Non hai alcuna colpa se acquisti da un sito internet, a meno che non sia poco sicuro (ad esempio uno di pirateria digitale). Non sei responsabile se ti accorgi, dopo un giorno, che ti hanno rubato il portafogli, ma lo sei se, nonostante ciò, non telefoni subito alla tua banca per bloccare le carte e non sporgi la denuncia alle autorità. Sei allo stesso tempo colpevole se hai lasciato le carte in un negozio senza curarti di recuperarle al più presto o se le hai perse per strada per non averle custodite in modo sicuro.

Nel momento in cui ti accorgi di un addebito non autorizzato sul conto devi subito chiedere la sospensione della tua carta (il bancomat o la carta di credito, a seconda di quale delle due utilizzi per i pagamenti). In secondo luogo devi presentare una denuncia alla polizia o ai carabinieri. Con una copia di quest’ultima devi rivolgerti alla filiale del tuo istituto di credito per chiedere la restituzione dei soldi prelevati.

La banca può rifiutarsi di darti il denaro sottratto dai criminali solo se dimostra di aver adottato adeguati accorgimenti tecnici per tutelare i tuoi soldi. Ad esempio ciò succede quando viene predisposto un servizio di sms che, in tempo reale, ti avvisa di un pagamento online o di un addebito sul tuo conto e ti consente, immediatamente, di bloccare il flusso di denaro. Se però l’istituto di credito non fornisce questa prova (invero assai difficile) deve restituirti il maltolto.

Se si parla di piccole cifre o non vuoi rivolgerti al tribunale, puoi presentare un ricorso online all’ABF, l’Arbitro Bancario Finanziario. Quest’ultimo decide, senza bisogno di avvocati, con una procedura semplificata, a fronte del pagamento di un contributo spese pari a 20 euro. Leggi la nostra guida sull’ABF. Tutto si risolve in una istanza tramite un modulo che presenti tramite internet. La decisione ti verrà inviata online. L’Abf di solito condanna le banche alla restituzione degli addebiti non autorizzati.

Spese in estratto conto non riconosciute

Immaginiamo invece che il pagamento sia stato effettuato a favore di un soggetto con cui hai un contratto di fornitura in corso – ad esempio la società della luce con cui hai predisposto il servizio di domiciliazione della bolletta – o della stessa banca che ti ha addebitato delle spese che tu non riconosci. Che devi fare? Il codice civile [1] ti impone di contestare l’estratto conto entro sei mesi dalla data del ricevimento dello stesso. La mancata contestazione dell’estratto conto comporta una implicita approvazione delle operazioni in esso annotate riguardo gli accrediti e gli addebiti considerati nella loro realtà storica e di fatto, ma non impedisce di contestare la validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti.

Tanto per fare un esempio, se non agisci nei termini, non puoi più sostenere di non aver mai dato alcun ordine alla banca di fare un bonifico in favore della società del servizio elettrico o di una pay-tv. Tuttavia se ti accorgi che la banca ti ha addebitato una commissione o degli interessi illegittimi puoi ricorrere al giudice anche oltre tale termine.

Ecco perché la giurisprudenza ha più volte chiarito che «La mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto bancario rende non più contestabili l’iscrizione delle singole partite ma non la validità ed efficacia dei rapporti obbligatori da cui queste derivano; perciò le questioni relative all’illegittimità dell’applicazione di commissioni e di capitalizzazioni degli interessi passivi (cosiddetto anatocismo) non possono essere precluse dalla tacita approvazione dell’estratto conto».

Ed ancora: la mancata contestazione dell’estratto conto da parte del correntista non vale a ritenere tacitamente approvata l’applicazione di determinati tassi di interesse, in quanto la giurisprudenza ha stabilito che la nullità della clausola con cui vengono pattuiti interessi, così come la mancata pattuizione degli stessi, non può ritenersi sanata dalla mancata contestazione, da parte del correntista, dell’estratto conto nel quale gli siano stati addebitati interessi in misura superiore a quella legale.

La contestazione degli estratti conto deve essere specifica; non può cioè riferirsi genericamente all’insieme delle movimentazioni del conto corrente.

note

[1] Art. 1832 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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