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Se lui vuole farla abortire e la donna non vuole

7 Gennaio 2019 | Autore:
Se lui vuole farla abortire e la donna non vuole

Aborto: chi decide? Cosa succede se l’uomo è favorevole all’interruzione di gravidanza e la donna no? Chi decide se la donna è minorenne?

Sicuramente saprai che in Italia è ammessa l’interruzione di gravidanza, cioè l’aborto. Si tratta di una legge degli anni settanta che consente alla donna, in presenza di determinate condizioni, di interrompere la gestazione non solo quando vi sia pericolo per la propria salute o per quella del bambino, ma anche in altri casi, essenzialmente riconducibili alla mancata volontà di far fronte alla futura maternità. Con la legge del 1978, quindi, è stata introdotta la distinzione tra aborto da farsi entro determinati limiti di tempo e aborto terapeutico: mentre il primo può effettuarsi solamente entro i primi tre mesi di gravidanza, il secondo è sempre possibile quando lo richiedono fondate ragioni di salute. In estrema sintesi, la legge italiana consente di abortire entro un determinato lasso di tempo dal concepimento, superato il quale l’aborto è possibile solamente se giustificato dalle condizioni di salute della donna. Fuori da queste ipotesi, l’aborto costituisce reato; allo stesso modo, abortire al di fuori delle strutture sanitarie o con metodi non approvati costituisce ugualmente un illecito. Probabilmente sarai già a conoscenza di queste semplici nozioni; quello che forse non sai, però, è che la legge ha attribuito un ruolo di preminenza alla donna. Cosa significa? Vuol dire che, come ti spiegherò meglio nel corso di questo articolo, l’ultima parola in merito all’aborto ce l’ha la donna, non il suo compagno. La conseguenza di questa scelta è molto semplice: se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, a prevalere è la volontà di quest’ultima. Una scelta radicale quella compiuta dalla legge, ma allo stesso tempo più che comprensibile: è la donna a dover affrontare il parto, con o senza l’uomo, ed è la sua salute, eventualmente, ad essere messa a rischio. Pertanto, il futuro papà può senz’altro avere voce in capitolo, ma la decisione sull’abortire o meno spetta sempre alla mamma. Se questo argomento ti interessa è il caso che tu prosegua nella lettura: vedremo cosa succede se lui vuole farla abortire e la donna non vuole.

Aborto: cos’è?

Con questo articolo ti spiegherò cosa accade se lui vuole farla abortire e la donna non vuole; prima, però, è bene spendere qualche parola sull’aborto, nel caso in cui non avessi alcuna cognizione di questa legge. L’ordinamento giuridico italiano consente alla donna di abortire entro i primi novanta giorni dal concepimento se ella ritiene che vi siano circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione anche alle sue condizioni economiche, sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito [1].

In buona sostanza, la legge consente l’interruzione di gravidanza entro i primi novanta giorni non solo in presenza di problemi di salute, ma anche per ragioni economiche o sociali: nel primo caso, rientrano tutte le ipotesi riconducibili al tenore di vita della futura madre; nel secondo, invece, le circostanze di biasimo sociale che una gravidanza (se mai indesiderata) può comportare.

Aborto: chi decide?

Per farti capire i diversi ruoli che la donna e l’uomo hanno all’interno della procedura di interruzione della gravidanza, e per farti comprendere, quindi, cosa accade se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, ti riporto quello che dice la legge: «Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito […], o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia».

Dalla lettura di questo semplice articolo capirai che, se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, a prevalere sarà la volontà della futura mamma, non quella del padre. Possiamo tranquillamente dire, quindi, che la protagonista della legge sull’aborto è la donna.

Aborto: qual è il ruolo del padre?

Il fatto che a decidere sull’interruzione di gravidanza sia la donna non significa che l’uomo non abbia alcuna voce in capitolo. Sebbene striminzita, la figura del padre è presente come sostegno alla donna. Ad esempio, la legge dice che il consultorio o la struttura socio-sanitaria ove ci si rivolge per praticare l’aborto, oltre a dover garantire il sostegno medico, ha il compito di assistere moralmente la donna, specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, sociali o familiari sulla salute della gestante. In questa ipotesi, la struttura ha il dovere di esaminare con la donna e con il padre del concepito (sempre che la donna lo consenta), nel rispetto della dignità e della riservatezza di entrambi, le possibili soluzioni dei problemi proposti, al fine di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto [2].

Come si evince da quanto appena detto, l’uomo può stare accanto alla sua donna nel percorso che la porterà, eventualmente, ad interrompere la gravidanza, ma soltanto se ella è d’accordo. In buona sostanza, la legge consente alla donna di estromettere l’uomo dal processo decisionale, cioè da una fase delicatissima, anzi determinante per le sorti della gestazione.

Lo stesso accade quando la donna si reca dal proprio medico di famiglia: la legge dice che, quando si rivolge al medico di sua fiducia, questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta altresì con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza. Ancora una volta, la legge consente al padre di presenziare accanto alla madre, sempreché vi sia il consenso di quest’ultima.

È chiaro, quindi, che se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, quest’ultima non solo può decidere di proseguire la gravidanza, ma addirittura di recarsi presso consultori e strutture sanitarie chiedendo che l’uomo venga estromesso da ogni decisione a riguardo.

Minorenne: può abortire?

Abbiamo capito che se lui vuole farla abortire e la donna non vuole, la futura madre può imporre la sua volontà senza possibilità che l’uomo possa opporsi. Tuttavia, è possibile che la decisione della donna incontri un altro ostacolo: quello dei genitori, nel caso in cui ella sia minorenne.  Chi decide se la donna è minorenne? Ebbene, la legge dice che se la donna non ha raggiunto i diciotto anni d’età, per l’aborto è richiesto l’assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o, in assenza, la tutela [3]. In poche parole, quindi, la minorenne non può decidere da sola senza il consenso dei genitori. Attenzione, però: il consenso è richiesto solamente se la donna ha già intenzione di abortire. Questo significa che, se la donna non vuole interrompere la gravidanza e i genitori, al contrario, sono favorevoli all’aborto, la gestazione proseguirà normalmente, secondo il volere della futura madre.

Alla regola sopra enunciata, secondo la quale è necessario il consenso dei genitori della minorenne per praticare l’aborto voluto dalla donna, fanno seguito delle eccezioni: innanzitutto, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione dei genitori, oppure questi, interpellati, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio, la struttura socio-sanitaria o il medico di fiducia presso cui si è rivolta la donna interpella il giudice tutelare territorialmente competente affinché prenda una decisione. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli dal consultorio o dalla struttura medica, può autorizzarla, a decidere per l’interruzione della gravidanza. In poche parole, se la madre ritenga non opportuno mettere a conoscenza dei propri genitori del suo stato di gravidanza, oppure se questi ultimi prendono decisioni contrastanti, sarà il giudice tutelare a decidere se accogliere o meno la richiesta di aborto.

Qualora il medico accerti l’urgenza dell’intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall’assenso dei genitori e senza adire il giudice tutelare, certifica l’esistenza delle condizioni che giustificano l’interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero.

Ai fini dell’interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela, alla minore degli anni diciotto può essere praticata l’interruzione di gravidanza quando vi sia un imminente pericolo di vita per la stessa.

Di conseguenza, nel caso di donna minorenne, avremo queste situazioni:

  • se i genitori (o, in loro assenza, colui che esercita la tutela sulla minore) sono d’accordo, allora si potrà procedere all’aborto;
  • se i genitori non prestano il consenso oppure non vengono nemmeno informati per volontà della minore, allora il medico deve avvertire il giudice tutelare affinché decida;
  • se l’aborto è giustificato da gravi motivi di salute, si procede indipendentemente dall’assenso dei genitori o del giudice tutelare;
  • stessa cosa nel caso di aborto terapeutico, cioè aborto giustificato dalla salvaguardia della salute della donna incinta: si procede d’urgenza anche senza il consenso dei genitori o del giudice tutelare.

note

[1] Art. 4, legge n. 194 del 22.05.1978.

[2] Art. 5, legge n. 194/1978.

[3] Art. 12, legge n. 194/1978.

Autore immagine: Pixabay.com


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