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Come prepararsi psicologicamente al parto

13 Gennaio 2019 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 13 Gennaio 2019



Come affrontare l’arrivo di un bebè? In questo articolo potrai trovare consigli utili per vivere serenamente il periodo della gravidanza e del parto.

Stai per avere un/a bambino/a e ti senti sopraffatto/a da innumerevoli emozioni? Sei travolto/a da mille “se” e non riesci a trovare le risposte giuste alle tue perplessità? Niente paura, tutto ciò è comprensibile. Non farti prendere dal panico. L’arrivo di una nuova vita è sempre un momento carico di emozioni (gioia, ansia, timore) da affrontare con consapevolezza e serenità. Come prepararsi psicologicamente al parto? Esistono percorsi di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità che possono aiutarti a vivere con tranquillità la gravidanza e stimolare le tue competenze genitoriali. Hai paura di non essere all’altezza della situazione? Temi di non riuscire ad essere una brava mamma o un bravo papà? Ricorda che non esiste nessun manuale sull’argomento. E’ solo lungo il percorso con il/la tuo/a bambino/a che imparerai ad essere un bravo genitore. E se il lavoro dovesse strapparti via troppo tempo e non riuscissi a condividere momenti irripetibili con il tuo piccolo? Magari sei una futura mamma lavoratrice o un padre lavoratore ed i tuoi timori si estendono anche sul piano professionale. Con molta probabilità ti stai domandando come inciderà l’arrivo di un neonato sulla tua professione. Prima di preoccuparti inutilmente, devi sapere che la legge tutela la maternità e la paternità. Avrai sicuramente sentito parlare del congedo parentale [1], un periodo di astensione dal lavoro riconosciuto alla lavoratrice madre e al lavoratore padre. Lo scopo è garantire al bambino un’assistenza adeguata nei primi anni di vita e soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali. Inoltre, la legge stabilisce che l’azienda non può intimare il licenziamento della lavoratrice madre dall’inizio della gravidanza e fino al compimento di un anno d’età del bambino; del padre lavoratore che fruisce del congedo di paternità, per tutta la durata del congedo e fino al compimento di un anno d’età del bambino; a seguito del congedo per malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore. Dunque, non farti assalire da ulteriori dubbi o paure e preparati ad affrontare al meglio la gravidanza e ad accogliere in piena serenità il tuo bebè.

Per saperne di più, abbiamo intervistato la dr.ssa Cecilia Gioia, psicologa esperta in perinatalità, psicoterapeuta cognitivo comportamentale e presidente Associazione di Volontariato “MammacheMamme”.

Come prepararsi psicologicamente al parto?

Oggi più che mai nei genitori in attesa è evidente la difficoltà di sostare nei nove mesi di gravidanza, rallentando i propri ritmi quotidiani per nutrirsi di un tempo non tempo dove l’utero e la mente creano uno spazio accogliente per il loro bambino. Ecco perché è estremamente utile, per le mamme ed i papà, prendersi cura di questi nove mesi di endogestazione per fare spazio, fisico e mentale, ad un processo dinamico che racconta i bisogni e l’identità della coppia.

Come vive la donna l’esperienza del parto?

Noi donne siamo straordinariamente flessibili, tanto da diventare “casa” e “nutrimento” per nove mesi della nostra vita. In alcuni casi, questa convivenza si rivela un periodo non semplice che racconta quanto sia delicato questo periodo di “conoscenza” e “adattamento”. Nei percorsi di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità che conduco, raccolgo quotidianamente storie di mamme che condividono il loro modo di “fare spazio” ai tempi dell’attesa. Dai loro racconti colgo spesso la difficoltà a legittimarsi una maternità non sempre vissuta nelle modalità proposte da una società spesso poco attenta. Le mamme necessitano di un loro tempo, accogliente e morbido come il loro corpo, che gradualmente si trasforma per accogliere. E allora “fare spazio” diventa un momento consapevole perché accettato nelle sue differenze e la mamma, se lasciata libera di scegliere, può godere di questa trasformazione perché portatrice di competenze e di vita.

Come incide sulla psiche la trasformazione del proprio corpo durante la gravidanza?

Vivere consapevolmente i tempi della gravidanza accompagna la donna in un processo di cambiamento psicofisico trasformando ogni momento in una risorsa da cui attingere nel post-partum. Gli ormoni giocano un ruolo attivo in questo processo di trasformazione agendo da modulatori delle emozioni. Grazie agli estrogeni la donna diventa “morbida” e fa spazio con la mente e con il corpo per accogliere il suo bambino, mentre il progesterone rallenta i suoi ritmi “insegnandole” a sostare in questo tempo di attesa. Alcune volte è faticoso mettersi in ascolto “attivo” del proprio corpo, non assecondando i bisogni fisiologici della gravidanza. Questo incide significativamente sulla produzione dei due ormoni, inibendo o rallentando i benefici sopraelencati. Ascoltarsi in ogni momento della giornata favorisce il contatto interiore per nutrire e nutrirsi di emozioni.

Come vive l’uomo i tempi dell’attesa?

Padri non si nasce, ma si diventa in un percorso dinamico e sorprendente dove mettersi in gioco fornisce le basi solide per una paternità consapevole. Ai papà è necessario fornire spazi per condividere storie, esperienze, aspettative e timori, perché l’endogestazione di un figlio, periodo spesso attribuito solo alle mamme, appartiene anche ai papà.

Come affrontare la paura del parto?

Affrontare il dolore fa paura e pensare di sostenerlo tante ore mette alla prova la propria forza individuale. Tutto questo mobilita le risorse psichiche della donna, slatentizzandone la storia personale e suoi ricordi e avvicinandola ai suoi limiti sino a darle l’impressione di non avere più risorse. Questo momento coincide con l’abbandono e la resa, in più rappresenta il superamento dei suoi limiti e porta alla progressione del parto, alla nascita e alla trasformazione dello status sociale e personale di donna. Il dolore quindi si trasforma in passaggio e scoperta che incrementa la forza personale attraverso l’esperienza del limite, favorendo la crescita necessaria per poter diventare madre.

In cosa consistono i corsi di preparazione al parto? Possono essere d’aiuto per superare i propri timori?

I percorsi di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità sono un’opportunità per stimolare le competenze genitoriali e restare in contatto con le emozioni della gravidanza. E’ necessario “fare spazio” attraverso la narrazione e il confronto con le altre coppie in un luogo accogliente e morbido come le pance delle mamme. Il percorso di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità diventa un tempo da abitare sin dalla 16° settimana di gestazione senza sentirsi giudicati, in cui è possibile autorizzarsi le emozioni, spesso rinnegate o inibite. Uno spazio dove la circolarità prende forma armonizzando pensieri e respiri, un luogo che facilita trasformazioni attraverso il “sentire” e il “fare” nel gruppo attivando processi evolutivi e stabilendo relazioni efficaci. Il mio obiettivo primario durante questi percorsi è offrire un’occasione di incontro per i neogenitori per promuovere consapevolezza delle proprie competenze genitoriali attraverso l’ascolto, il contenimento e la successiva restituzione. Questi sono strumenti che creano uno spazio psichico in cui i genitori si sentono liberi di riconoscersi nel loro valore di coppia in attesa. Per “fare spazio” all’imprevedibile occorre imparare a nutrire una relazione di coppia che permetterà al bambino di entrare in uno spazio “sufficientemente buono” dove è più semplice differenziarsi e crescere. Quando nasce un bambino nascono una mamma e un papà. Gli incontri di un percorso di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità si trasformano ogni volta in braccia accoglienti ed emozioni in contatto dove le paure si raccontano nell’espressione più profonda, dove le mamme e i papà possono riconoscersi attraverso i loro racconti, in un ponte che unisce la vita passata e futura dei neogenitori.

Se la futura mamma volesse il compagno in sala parto e lui preferisse aspettare fuori?

L’esperienza della nascita rappresenta una tappa fondamentale nella vita della coppia, ma non sempre tutto questo viene vissuto insieme. Storicamente l’uomo è stato escluso dall’evento nascita, solo negli ultimi decenni l’uomo e la donna possono condividere le emozioni del travaglio e del parto. Nella mia personale esperienza di psicologa che assiste in sala parto le nascite, i papà che inizialmente rifiutano di essere presenti al parto, alla fine del percorso di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità, non solo scelgono di essere al fianco della donna, ma si riconoscono parte attiva per sostenere e accogliere la nascita. E’ importante ricordare che la presenza del padre deve essere il frutto di una scelta e non di un’imposizione, ecco perché è fondamentale la mediazione della coppia genitoriale affinché ogni scelta sia frutto di un confronto aperto e rispettoso.

Quali sono i più frequenti fattori di stress durante la gravidanza?

La gravidanza è un momento particolarmente delicato della vita di una donna, i tempi e il funzionamento della nostra società spesso non agevolano le future madri anzi alimentano situazioni di stress. Lo stress è un’attivazione fisiologica che percepiamo quando proviamo a fronteggiare particolari eventi ambientali chiamati stressors. Nella sindrome di adattamento generale, si individuano 3 diverse fasi. Nella prima, detta “di allarme”, l’individuo reagisce agli stressors attraverso l’attivazione del sistema simpatico, aumentando: la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, l’attività respiratoria, le secrezioni endocrine, la sudorazione, la temperatura corporea e la tensione muscolare. Nella seconda fase, detta di “mantenimento”, il corpo si prepara ad affrontare la situazione stressante spegnendo i sintomi della prima fase. Nella terza fase, chiamata di “esaurimento”, se gli eventi stressanti persistono, si assiste ad un crollo delle difese con sintomi quali: disturbi del sonno, astenia e abbassamento delle difese immunitarie. Durante la gravidanza una piccola dose di stress è del tutto normale e non comporta conseguenze significative. Diversa è una condizione di stress cronico che implica una stimolazione continua dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con conseguente secrezione del cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, che se presente in grandi quantità potrebbe avere effetti negativi sulla gravidanza e sulla salute del bambino.

Lo stress della futura mamma può nuocere al feto ed influire negativamente in futuro sul comportamento del bambino?

Lo stress materno durante il periodo di endogestazione aumenta nel bambino il rischio di sviluppare malattie neuropsichiatriche, cardiovascolari e metaboliche in età avanzata. Il cortisolo è stato indicato come il principale mediatore dello stress materno al feto a causa della sua natura lipofila che favorisce il passaggio transplacentare, incidendo negativamente sullo sviluppo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene del feto, asse principale per la gestione dello stress. Il mondo della ricerca ha ulteriormente approfondito l’effetto di altri mediatori responsabili del trasferimento dello stress materno al feto come le catecolamine, in particolare adrenalina e noradrenalina. Questi ormoni non riescono ad oltrepassare la barriera placentare, ma agiscono tramite il flusso sanguigno come vasocostrittori sulle arterie uterine, riducendo dunque l’afflusso di sangue all’utero. In base a tali scoperte, emerge l’importanza di sviluppare interventi di prevenzione primaria per fornire  una maggiore assistenza alle donne in gravidanza, garantendo un supporto emotivo e strumenti per gestire lo stress psicologico quali le tecniche di rilassamento, la mindfulness e la psicoterapia.

note

[1] D. Lgs. 80/2015.


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