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Avvocati: un albo speciale per tutelare i “senza clienti” e praticanti

12 luglio 2013


Avvocati: un albo speciale per tutelare i “senza clienti” e praticanti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 luglio 2013



La proposta di un albo speciale degli avvocati che svolgono, di fatto, attività dipendente da un altro avvocato, sulla scia di quanto già avviene in Francia, è stata appena lanciata all’VIII Congresso giuridico forense.

La proposta lanciata, quasi un anno fa (a marzo del 2013) all’VIII Congresso giuridico forense, era davvero interessante e, forse, poteva essere la chiave per risolvere molti problemi connessi ai dislivelli all’interno della categoria forense. L’intenzione era (ed è tutt’ora) quella di creare un albo speciale che includa gli avvocati alle dipendenze di altri avvocati, superando così il rigido dualismo voluto dalla riforma tra iscrizione all’Albo/iscrizione alla Cassa.

In Francia già esiste l’albo dei legali che hanno un contratto di lavoro subordinato con il proprio dominus. In Italia, invece, ciò non è possibile allo stato attuale dove la qualifica di avvocato è incompatibile con il rapporto di lavoro dipendente.

Tuttavia, la nuova proposta mira proprio a uscire fuori dal modello ipocrita del “praticante di studio a vita”; inoltre costituirebbe un indubbio vantaggio per le categorie di avvocati – specie i più giovani e le donne – che non abbiano ancora un reddito sufficiente e una propria clientela. Insomma, si vorrebbe lanciare un salvagente in favore di quei legali (sembra addirittura il 60% dei giovani) che non ce la fanno a sopravvivere con un reddito proprio.

Ad oggi, però, la proposta è rimasta lettera morta, in attesa ancora di conoscere i dettagli dei regolamenti della Cassa Forense a favore degli avvocati privi di redditi “sufficienti”. Dall’altro lato è forte la tensione interna nell’avvocatura: molte fasce di professionisti, che prima si potevano dire “medie” e, quindi, riuscivano a “sbarcare il lunario”, oggi si trovano praticamente “fuori”, escluse dai guadagni sufficienti a mantenere in vita un proprio studio. Si tratta di semplice “evoluzione” di una professione che si sta spostando verso modelli imprenditoriali o di una crisi di un mercato (quello della giustizia) che chiederebbe invece nuovi sostegnoi?

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