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Ricarica cognitiva: come prevenire l’Alzheimer

12 Gennaio 2019


Ricarica cognitiva: come prevenire l’Alzheimer

> Salute e benessere Pubblicato il 12 Gennaio 2019



L’insorgenza della malattia di Alzheimer può essere prevenuta o ritardata grazie a pratiche comportamentali adeguate e diagnosi precoci.

Il solo pensiero di sviluppare la demenza di Alzheimer e non poter avere più memoria ti terrorizza? Lottare contro una patologia incurabile ti fa sentire in dovere di prevenirla? Piccoli campanelli d’allarme ti tormentano e non vuoi sottovalutarli? La tua memoria inizia a fare cilecca? Se la risposta è affermativa anche ad una sola di queste domande, verrà spontaneo voler trovare una soluzione. L’unica strada percorribile è fare della ricarica cognitiva: come prevenire l’Alzheimer lo strumento necessario, prima che l’Alzheimer possa insorgere e diventare conclamato. In questo articolo troverai spiegate le nozioni principali che ruotano attorno alla patologia e le buone abitudini che tu stesso potrai mettere in pratica nel quotidiano.

Cos’è la malattia di Alzheimer?

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa ad andamento cronico e progressivo che comporta un graduale deterioramento delle cellule cerebrali. Ad oggi è la forma di demenza più diffusa nella popolazione mondiale, poiché rappresenta ben il 50-60% circa delle demenze complessive.

Si tratta di una patologia età-correlata: ciò significa che la sua insorgenza aumenta in età tardiva e colpisce soprattutto gli individui sopra i sessantacinque anni, prevalentemente donne. Tuttavia, questo non basta a rendere il problema marginale se consideri che l’aspettativa media di vita si sta allungando e che il numero di persone che ne sono affette è destinato a crescere di anno in anno. Eccezion fatta per la forma dovuta a mutazioni genetiche, dal punto di vista eziologico, la malattia di Alzheimer è multifattoriale: più concause, infatti, contribuiscono ad innescare il declino cognitivo.

Qual è la genesi della patologia?

L’evento patogenetico è da ricondurre ad un processo neuro-infiammatorio causato dall’accumulo di due proteine a livello cerebrale: la proteina β amiloide (costituita da 42-43 amminoacidi) e la proteina tau-iperfosforilata, entrambe neurotossiche. Nello specifico, la proteina β amiloide si agglomera a formare numerose placche amiloidi che il cervello non riesce più ad eliminare in maniera idonea, dando avvio ad una vera e propria degenerazione neuronale.

La proteina tau in forma fosforilata, formando aggregati neurofribillari, causa danneggiamento dei neuroni e loro conseguente collasso. Il tutto si realizza attraverso un meccanismo non ancora del tutto noto, ma si sa per certo che è alla base delle sintomatologie tipiche.

Quali sintomi ha una persona con Alzheimer?

Di fronte ad una simile domanda, ti verrà automatico rispondere “perdita della memoria”. È fatto notorio che l’alterazione della memoria, specie quella a breve termine, sia una delle prime manifestazioni cliniche che il soggetto presenta.

Per quanto soggettivo, il decorso della malattia vede però il susseguirsi di molteplici altri sintomi disabilitanti che paziente e familiari sono costretti a soffrire, a partire dagli stadi iniziali della malattia fino a quelli avanzati. Non a caso, le abilità della persona affetta da Alzheimer cambiano notevolmente a seconda che il declino cognitivo sia lieve, moderato, moderatamente grave, grave o molto grave.

Sintomi comuni sono:

  • amnesie e riduzione delle capacità mnemoniche;
  • confusione mentale;
  • trascuratezza;
  • difficoltà di linguaggio e/o di scrittura;
  • ridotta capacità di ragionamento e di pianificazione;
  • difficoltà a portare a termine persino attività di routine;
  • disorientamento spazio-temporale;
  • disturbi di personalità e repentini sbalzi d’umore;
  • comportamento passivo-aggressivo;
  • ansia, apatia e depressione.

Alzheimer: quali farmaci?

Questa forma di demenza non ha cure risolutive perché nessuno dei farmaci disponibili in commercio è in grado di bloccare il meccanismo patogenetico che la scatena. Si evince, quindi, che gli approcci farmacologici in uso permettono esclusivamente di controllare un’esacerbazione dei sintomi nel breve periodo e di rallentare la progressione.

Allo stato attuale, la Food and Drug Administration ha approvato alcuni trattamenti farmacologici per migliorare di poco la qualità di vita del paziente.

Essi comprendono:

  • Gli inibitori dell’acetilcolinesterasi, tra cui:
  • donepezil (Aricept o Memac) che ha una lunghissima emivita e, per tale motivo, si somministra in una singola dose giornaliera. Il paziente con scarsa capacità cognitiva è così più incentivato ad aderire alla terapia (elevata compliance); caratteristica che fa del donepezil il farmaco maggiormente utilizzato;
  • galantamina (Reminyl) e Rivastigmina (Prometax o Exelon), anche sottoforma di cerotto, somministrati due volte al giorno. Essi hanno soppiantato l’uso della tacrina perché, a differenza di essa, non danno tossicità a livello epatico. Non mancano comunque altri effetti avversi come nausea, vomito, diarrea, insonnia, granulocitopenia e allucinazioni uditive;
  • un antagonista del recettore NMDA, la Memantina (Ebixa), usata nelle forme di Alzheimer moderate-severe e severe poiché più indicato nel potenziare le performance cognitive, comportamentali e psicologiche;
  • bexarotene, un farmaco antitumorale che alcuni studi scientifici suggeriscono sia idoneo a ridurre le concentrazioni di β amiloide e il volume delle placche a livello di diverse aree cerebrali. Tale farmaco è efficace nel migliorare la percezione olfattiva dei malati di Alzheimer, essendo frequenti i disturbi del senso dell’olfatto per lesioni delle vie olfattive (iposmia o anosmia). Tuttavia, gli esiti dei test pre-clinici sono ancora controversi.

Consueta è anche l’associazione concomitante di psicofarmaci perché il paziente affetto da demenza, quando arriva al clou della patologia, diventa difficile da gestire a causa del disordine comportamentale che manifesta.

L’efficacia limitata – unitamente agli elevati costi sanitari e ai gravi effetti collaterali che le terapie odierne comportano – spinge la ricerca a sperimentare terapie alternative valide. Non solo. Le difficoltà tangibili dal punto di vista farmacologico, la qualità di vita ridotta ai minimi termini e il destino ineluttabile dei pazienti devono essere prese di coscienza affinché curare e, ancor meglio, prevenire l’Alzheimer non sia più utopia ma concretezza.

Si può prevenire l’Alzheimer? Se sì, come?

Fino ad ora nessuna misura preventiva è stata scientificamente comprovata, ma non si esclude che mettere in atto pratiche comportamentali adeguate possa rilevarsi utile per contrastare un possibile esordio di demenza.

Fai una corretta alimentazione

Secondo studi clinici, la probabilità di sviluppare la malattia di Alzheimer può diminuire in maniera significativa a cominciare dalle buone abitudini a tavola. Bevi almeno 1,5/2 litri di acqua al giorno e cerca di seguire una dieta mediterranea arricchita di olio extravergine d’oliva, pregiato potenziatore dell’integrità neuronale.

Ricorda, inoltre, di non far mancare ai tuoi pasti quotidiani alimenti contenenti omega-3, gli acidi grassi polinsaturi presenti in special modo in frutta secca oleaginosa, pesce, crostacei, carne di pollo, olii vegetali, legumi e semi di Chia. In particolare, gli omega-3 attivano un intricato meccanismo di autopulizia, l’autofagia, per rimuovere quegli elementi dannosi che si accumulano nelle cellule nervose.

Fai uso di integratori alimentari

Perché non regalarti un’immediata ricarica cognitiva? Integra ad una sana alimentazione vitamine B12, B9, C ed E. Se assunte in quantità ottimale e senza eccedere, contribuiscono al mantenimento delle prestazioni mentali in soggetti normali. Essenziali anche gli integratori contenenti vitamina D, la carenza della quale concorre a favorire lo sviluppo di demenza. Inoltre, sebbene non clinicamente accertato, il deficit cognitivo potrebbe essere prevenuto con integratori a base di olio di cocco, resveratrolo e curcumina che pare siano efficaci nel ridurre l’accumulo di β amiloide.

Fai uso di probiotici

I probiotici sono integratori contenenti microorganismi, come il Lactobacillus Acidophilus e Bifidobacterium Bifidum, che colonizzano l’intestino crasso per favorirne il benessere generale. Secondo evidenze scientifiche, se li assumi regolarmente e in giuste quantità, puoi rallentare o ritardare il deterioramento cognitivo alla base del morbo di Alzheimer.

Sottoponiti a diagnosi precoci

Di fondamentale importanza sono i sintomi precoci perché, una volta individuati, è possibile agire su di essi con trattamenti utili a rallentare il decorso. Se negli ultimi periodi hai notato una maggiore difficoltà nell’assimilare e nel memorizzare, la migliore soluzione preventiva è ricorrere ad esami diagnostici specifici al fine di scongiurare la malattia e/o evitare che possa prendere del tutto il sopravvento.

Per esempio, tra questi, rilevante è il test neuropsicologico Mini Mental State Examination. Consulta il tuo medico specialista, saprà indirizzarti all’iter diagnostico più opportuno.

Salvaguarda la tua salute

Ipercolesterolemia, problemi cerebrovascolari, obesità e dislipidemia sono tutti fattori di rischio associati alla malattia di Alzheimer e tutti modificabili. Il termine “modificabili” fa riferimento a condizioni suscettibili di correzione: tieni sotto controllo il tuo stato di salute, le performances cognitive ne gioveranno nel tempo.

Smetti di fumare

Bando al fumo di nicotina! Le sigarette sono fattori predisponenti per l’Alzheimer. Smettere riporta il rischio a livelli sovrapponibili a quello dei non fumatori e toglie un bel po’ di “ruggine” dal cervello.

Stop alcool

Che l’alcool sia l’antagonista per eccellenza della buona funzionalità cerebrale è oramai assodato. Ma lo sapevi che abbondare con le dosi di alcool equivale a triplicare il rischio di sviluppo del morbo di Alzheimer? Ebbene, se ne bevi in quantità eccessive provochi danni – anche irreversibili – a quelle aree preposte ai processi di apprendimento e di memoria come l’ippocampo.

Affidati alla musicoterapia

La musica, si sa, è un’ottima alleata per gestire lo stress, eliminare la tensione e sollevare l’umore quando si è giù di corda. E se ti dicessi che rafforza le prestazioni cognitive? Basti pensare che lo stretto legame che intercorre tra musica e memoria viene sfruttato nella riabilitazione degli individui che soffrono di disturbi neuropsichiatrici per evocare emozioni e ricordi lontani. Allora perché non optare per l’ascolto di buona musica come tecnica per prevenire l’Alzheimer? Bastano dieci minuti al giorno e le tue attitudini mentali saranno piacevolmente ricaricate.

Allena il corpo

Allenare in modo costante il corpo ti aiuterà a sentirti fisicamente e mentalmente più energico. Per questo motivo fai del ‘mens sana in corpore sano’ la tua massima giornaliera per avere una mente lucida e rigogliosa. Ti basteranno 20-45 minuti di esercizio fisico al giorno con pre-riscaldamento di 5-10 minuti, scegliendo tra attività aerobica, nuoto, corsa, camminata veloce, etc.

Allena la mente

Mantenere attiva la mente equivale a rallentare l’insorgere dell’Alzheimer. Leggi, scrivi, fai cruciverba e giochi da tavolo, suona, pratica yoga, partecipa ad attività sociali e ricreative: le funzioni cerebrali rimarranno più intatte se le sottoporrai ad un impegno costante.


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