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Assunzione parenti Inps

5 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 dicembre 2018



È possibile assumere un familiare come lavoratore dipendente, oppure si rischia che l’Inps annulli il rapporto di lavoro?

Hai una piccola ditta e hai necessità di personale; preferiresti assumere un tuo familiare: in questo modo, potresti contare su una persona che gode della tua piena fiducia, mentre il tuo familiare potrebbe beneficiare di tutti i vantaggi derivanti dal rapporto di lavoro subordinato, come il versamento dei contributi previdenziali. Ma è possibile assumere un familiare, oppure l’Inps annulla il rapporto di lavoro?

Lo stesso quesito si pone quando si ha interesse ad assumere come colf o badante un familiare: l’Inps lo permette?

Nella maggior parte dei casi, l’Inps annulla il rapporto di lavoro tra familiari e lo qualifica come fittizio, cancellando tutti i contributi versati: ad ogni modo, l’ultima parola sulla qualificazione di un rapporto lavorativo non spetta all’Inps, ma al giudice. Quindi, nonostante l’istituto tendenzialmente annulli quasi tutti i rapporti di lavoro subordinati tra familiari, è possibile difendersi, dimostrando che la subordinazione è reale.

Ma come mai l’assunzione parenti Inps con un rapporto di natura subordinata di solito non è considerata valida?

Si presume che la collaborazione resa da un parente sia basata sul legame solidaristico ed affettivo proprio del contesto familiare: in pratica, in virtù del legame affettivo, il rapporto di lavoro è considerato a titolo gratuito. In queste ipotesi, l’Inps può annullare i contributi versati.

In altri casi, invece, il rapporto di lavoro può essere considerato valido: vediamo quali.

Posso assumere un familiare nella società?

Se il familiare è assunto da una società di capitali, come una Srl, il rapporto di lavoro, indipendentemente da un eventuale legame di parentela tra il lavoratore e uno o più soci dell’impresa, si presume a titolo oneroso: il contratto, infatti, non è con il familiare, ma con la società.

Attenzione, però, in alcuni casi per l’assunzione del familiare nella società scatta comunque la verifica della legittimità del rapporto di lavoro:

  • società a socio unico;
  • società con due soli soci al 50%;
  • società in cui la maggior parte delle quote appartiene al familiare del lavoratore assunto;
  • società in cui l’amministratore, con pieni poteri nella gestione dei dipendenti, è un familiare convivente del lavoratore assunto.

Posso assumere un familiare nella società di persone?

Per quanto riguarda le società di persone (Snc, Sas…), generalmente il rapporto subordinato instaurato tra parenti non è riconosciuto, salvo il caso delle prestazioni rese in forma occasionale.

Nelle altre ipotesi, il rapporto viene considerato collaborazione familiare ed assoggettato agli obblighi contributivi delle gestioni previdenziali autonome: il familiare, in pratica, è iscritto come collaboratore familiare- coadiutore presso una delle gestioni Inps dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti…).

Si può comunque giustificare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra familiari, dimostrando l’effettivo esercizio del potere direttivo e gerarchico del socio che ha il controllo della società verso il familiare dipendente: dimostrare la subordinazione, però, non è affatto semplice, in quanto è richiesta una prova rigorosa.

Posso assumere un familiare nella ditta individuale?

Se si vuole assumere un parente nella ditta individuale, bisogna sapere che, nella generalità delle situazioni, l’attività lavorativa del parente si presume automaticamente a titolo gratuito.

Nello specifico, l’assunzione di un familiare con contratto di lavoro subordinato è considerata illegittima (e i relativi costi non sono deducibili), quando ad essere assunto è il coniuge, il figlio minorenne, il figlio maggiorenne ma inabile al lavoro, un genitore o un nonno.

Il rapporto di lavoro subordinato può essere considerato legittimo quando coinvolge i seguenti familiari non conviventi: figlio maggiorenne, fratello o sorella, zii e cugini.

Posso assumere un parente come colf?

Per quanto riguarda i rapporti di lavoro domestico, ad esempio come colf o badante, esiste la possibilità di stipulare contratti di lavoro tra familiari in due ipotesi:

  • se il familiare datore di lavoro non è autosufficiente;
  • se il familiare non è convivente e si può dimostrare l’onerosità della prestazione e la subordinazione del lavoratore.

Per quanto riguarda marito e moglie, in particolare, è possibile però instaurare un contratto di lavoro domestico solo se il coniuge datore di lavoro fruisce dell’indennità di accompagnamento e si tratta di:

  • invalido di guerra civile o militare,
  • invalido del lavoro, che fruisce dell’indennità di accompagnamento prevista dalle disposizioni che regolano la materia;
  • mutilato o invalido civile che fruisce degli appositi sussidi;
  • cieco civile.

Per quanto riguarda gli altri familiari entro il terzo grado, invece, è possibile costituire un contratto di lavoro domestico, autocertificando i requisiti per la sua validità attraverso la dichiarazione di responsabilità presente nella denuncia di rapporto di lavoro domestico.

Se l’Inps sospetta degli abusi, può convocare gli interessati perché provino:

  • la corresponsione di una retribuzione per il lavoro svolto (ad esempio con buste paga, bonifici, etc.);
  • la subordinazione, indispensabile perché si realizzi un rapporto di lavoro dipendente.”

Non è necessario sostenere l’onere della prova nel caso in cui il familiare datore di lavoro fruisca di indennità di accompagnamento e rientri in una delle seguenti categorie:

  • grandi invalidi di guerra;
  • grandi invalidi per cause di servizio e del lavoro;
  • mutilati e invalidi civili;
  • ciechi civili.

Prova rigorosa del rapporto di lavoro

In quali casi si può dimostrare che il rapporto di lavoro tra parenti è subordinato? Questo è possibile solamente in presenza di determinati indici di subordinazione:

  • onerosità della prestazione e corresponsione di un compenso a cadenze fisse;
  • presenza costante presso il luogo di lavoro previsto dal contratto;
  • osservanza di un orario di lavoro (il titolare si avvale dell’attività del familiare con continuità e programmazione).

Se la presenza di questi elementi è provata (attraverso, ad esempio, la presentazione di buste paga, giornaliere, etc.), il lavoro subordinato è valido a tutti gli effetti, a prescindere dal vincolo di parentela.

Assunzione illegittima del parente: le conseguenze

Che cosa succede se il rapporto di lavoro subordinato tra parenti viene disconosciuto?

Ai fini fiscali, i costi relativi alla prestazione subordinata sono indeducibili dai redditi.

Ai fini previdenziali, l’Inps considera il versamento di contributi come indebito, avvenuto in carenza di presupposto assicurativo: in pratica, i contributi sono considerati come versati per un’attività inesistente,  e sono annullabili senza limiti di tempo, poiché manca il presupposto dell’assicurazione.

I versamenti non dovuti sono rimborsabili, ma soggetti all’ordinaria prescrizione di10 anni. Se, però, viene accertato anche il dolo del contribuente, la contribuzione indebitamente versata non viene restituita.


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1 Commento

  1. Tutta la diatriba è voluta perché manca la disciplina dell’esercizio diritto-dovere dei controlli da parte degli Enti preposti a tanto. Se tanto fosse legislato ci sarebbe la speditezza nell’assunzione, l’eliminazione di inutili ricorsi e controricorsi, il lavoro procederebbe spedito ed i beni o servizi prodotti avrebbero migliore e più rapida conclusione.

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