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Banca: come leggere il documento riepilogativo

9 Gennaio 2019
Banca: come leggere il documento riepilogativo

Il documento riepilogativo della banca deve sempre essere letto con attenzione per non avere sorprese.

Alla fine di ogni anno tutte le banche inviano ai loro correntisti un documento in cui sono riportati tutti i costi sostenuti. Molto spesso, preso dai mille impegni quotidiani, gli dai un’occhiata distratta e lo “archivi” velocemente nella raccolta della carta. Eppure quei fogli meriterebbero uno sguardo più attento e una riflessione accurata. In molti casi potresti scoprire che stai pagando per servizi che potresti ottenere gratis o, comunque, a costi molto minori. Vediamo, quindi, in che modo puoi controllare il servizio che ti offre la tua banca: come leggere il documento riepilogativo, come fare i confronti tra i vari istituti, alla ricerca dell’offerta migliore per te e come trasferire il tuo conto.

Com’è fatto il documento riepilogativo

Il documento riepilogativo viene inviato periodicamente e riporta l’elenco di tutte le operazioni che hai effettuato. Il modello standard che tutte le banche adottano prevede che siano indicati l’IBAN e lo SWIFT, i codici che identificano il conto, contenendo codificate, oltre al suo numero, l’indicazione della banca e della filiale. Subito di seguito trovi le colonne su cui sono riportate le operazioni a credito, cioè in tuo favore, come la riscossione dello stipendio, o a debito, cioè i tuoi pagamenti, come ad esempio le bollette che hai pagato.

Per ogni operazione, oltre all’importo e alla descrizione, ci sono due date, quella in cui l’operazione è stata registrata e la valuta che è la data effettiva. Ad esempio, se trovi un prelievo Bancomat in data 25 novembre ma con valuta 22 novembre vuol dire che tu hai effettuato il prelievo il 22 ma che, per motivi tecnici, esso è stato registrato il 25. Ricorda, comunque, che la data che conta per conoscere l’effettiva disponibilità è sempre la data-valuta.

Che cos’è l’ISC o indicatore sintetico di costo?

Nell’ottica di agevolare il cliente a conoscere con precisione i costi sostenuti e a confrontare i conti offerti dai diversi istituti, la Banca d’Italia ha invitato le banche a usare un indicatore, l’ISC, indicatore sintetico di costo riferito a conti con particolari caratteristiche. Su ogni estratto conto trovi indicato, generalmente in un riquadro evidenziato, l’ISC relativo alla categoria a cui è assimilato il tuo conto.

Raffrontando l’ISC con l’importo totale delle spese che hai sostenuto durante l’anno riportato sul rendiconto finale, hai un’idea precisa della convenienza o meno di mantenere il rapporto con la tua banca.

Il valore dell’ISC viene ottenuto sommando tutti i costi annuali: sia quelli fissi come i canoni mensili che quelli variabili, come le commissioni per i bonifici, facendo riferimento a 7 profili tipo.

Sei di questi profili sono relativi ai conti a pacchetto cioè con tariffe forfettarie (tra parentesi riportiamo il numero massimo di operazioni annuali comprese):

  • giovani (164);
  • famiglie con bassa operatività (201);
  • famiglie con media operatività (228);
  • famiglie con alta operatività (253);
  • pensionati con bassa operatività (124);
  • pensionati con media operatività (189).

Il settimo e ultimo profilo-tipo è relativo a un conto a consumo, cioè in cui non c’è un canone fisso, ma le spese sono calcolate in base alle operazioni fatte, quindi un conto ordinario, ma con bassa operatività (112).

Se possiedi un conto familiare, con operatività media e l’ISC, per il profilo corrispondente, risulta, ad esempio, 280 euro, devi controllare che nel documento riepilogativo di fine anno i costi totali che hai sostenuto siano minori di quest’importo. In caso contrario, ti conviene richiedere una revisione dei costi o riflettere sulla possibilità di rivolgerti ad un altro istituto bancario.

Quali sono le voci del documento riepilogativo da controllare?

La prima cosa da fare è scorrere le singole operazioni, controllando che non ci siano errori nella stesura del riepilogo. Ricorda che l’errore umano, sebbene in buona fede, è sempre possibile: un bonifico prelevato dal conto sbagliato, un’operazione erroneamente contabilizzata o doppia, una bolletta per cui avevi disposto il blocco e che, invece, è stata ugualmente addebitata il giorno di scadenza o un prelievo bancomat che non hai mai effettuato. Impara a scorrere il tuo estratto prendendo l’abitudine di tenere traccia dei movimenti.

Tieni sempre presente che, se riscontri qualche errore, hai 60 giorni dal ricevimento del riepilogo contabile per presentare un reclamo. Hai il diritto di impugnarlo [1], nel caso si siano verificati errori di scritturazione o di calcolo, omissioni o duplicazioni, cioè addebiti errati o doppi, entro sei mesi dalla data della ricezione.

Dopo aver controllato le singole operazioni, facendo attenzione ad assicurarti che non ci siano movimenti su cui fare ulteriori ricerche, comincia a guardare la parte del riepilogo in cui sono dettagliati i costi del servizio. Moltissime banche, negli ultimi anni, hanno cominciato a offrire i conti a pacchetto, cioè conti correnti per i quali paghi un canone mensile comprensivo di un certo numero di operazioni.

In molti casi vengono offerte anche operazioni illimitate. Tieni però presente che la banca per operazione intende solo la scrittura del movimento che, a seconda della tipologia, può essere comunque assoggettato a una commissione. Facciamo qualche esempio per tradurre dal “bancarese”. Ti rechi allo sportello e ordini di effettuare un bonifico, cioè un’operazione con la quale prendi dei soldi dal tuo conto e ordini alla banca di versarli sul conto di un’altra persona, magari in un istituto bancario diverso. Quella che stai facendo è un’operazione bancaria, quindi risulterà una scrittura sul tuo estratto, e andrà a scalare dal numero di operazioni gratuite che hai nel tuo contratto.

Se per il tuo conto sono previste operazioni illimitate non dovresti pagare niente. Ma, se non indicato diversamente nelle condizioni del tuo pacchetto, ti vedrai, comunque, addebitate le commissioni del bonifico che variano da banca a banca. Nell’articolo “Quanto costa un bonifico?” trovi, in dettaglio, quali sono i costi per i bonifici divisi per tipologia: italiani e internazionali, pagati per cassa, addebitati sul proprio conto corrente o effettuati tramite home banking.

Come fare per confrontare le spese dei conti correnti?

Per decidere se il tuo conto corrente sia effettivamente quello che risponde alle tue esigenze devi valutare quale sia l’utilizzo che ne fai e ciò di cui hai effettivamente bisogno.

Facciamo qualche esempio prendendo in considerazione delle esigenze particolari:

  • famiglia, padre e madre con lavoro dipendente, figli conviventi ancora studenti e casa di proprietà in condominio, con mutuo in corso, tutte le utenze addebitate sul conto, così come i pagamenti delle rate condominiali. In questo caso il numero minimo di operazioni annuali deve essere calcolato tenendo presente che ci saranno almeno 26 accrediti di stipendio, 12 addebiti per le rate del mutuo, almeno 30 addebiti per le varie utenze, 12 addebiti delle rate condominiali, un minimo di 8 addebiti per la rateizzazione delle tasse dei due figli universitari, 12 addebiti per l’uso della carta di credito, 12 addebiti per il piano di investimento su un fondo comune. Considerando poi le operazioni saltuarie e quelle derivate dall’addebito delle commissioni (sì, hai capito bene: anche l’addebito di una commissione, se separato dall’operazione a cui si riferisce, costituisce una scrittura e quindi un’operazione) ti serviranno operazioni illimitate. La scelta migliore sarà quindi un conto a pacchetto: un canone mensile che comprende tutte le operazioni;
  • studente fuori sede, paga l’affitto, comprensivo delle bollette con bonifico e riceve bonifici mensili dalla propria famiglia. Non ha carta di credito né dossier titoli. Procedendo con la solita valutazione generica, avrai bisogno al massimo di 50 operazioni all’anno. In questo caso potrebbe essere sufficiente il conto base con le spese al minimo calcolate secondo il consumo effettivo. Non ti resta che informarti su quale sia il costo di ogni singola operazione e valutare la convenienza rispetto al conto a pacchetto.

La portabilità veloce del conto

Se, dopo aver valutato vantaggi e svantaggi, ritieni che per te sia conveniente cambiare banca ma temi che i tempi siano troppo lunghi e che ciò ti possa creare problemi, ricorda che la legge [2] prevede la portabilità veloce del conto, nel senso che ogni banca ha l’obbligo di dar corso a una richiesta di trasferimento in un tempo di 12 giorni dal momento in cui viene a conoscenza della richiesta.

Se, nonostante questa norma, si verificano dei ritardi, richiedendolo al nuovo istituto a cui ti sei rivolto, potrai ottenere come risarcimento un indennizzo composto da una quota fissa di 40 euro e da una parte variabile, proporzionale alla giacenza presente sul conto al momento della richiesta di trasferimento e ai giorni di ritardo nell’effettuare il trasferimento. Questa parte si calcola moltiplicando la giacenza del conto per il tasso massimo anti usura (che viene fissato con cadenza trimestrale dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Banca d’Italia) e per il numero dei giorni di ritardo divisi per 365.

Sembra complesso, ma non lo è: ad esempio se, al momento della richiesta di trasferimento, avevi 5.000 euro sul conto, il tasso-soglia usura del periodo è 25% e il ritardo è di 10 giorni, per sapere quanto ti spetta di risarcimento, devi fare questo calcolo: giacenza in euro x tasso-soglia usura x numero giorni di ritardo/365.

Utilizzando i dati del nostro esempio: 5.000 x 0,25 x 10/365 = 34,25.

Alla cifra così ottenuta devi, poi, aggiungere i 40 euro fissi e ottieni quindi un risarcimento di 74,25 euro.

Un ulteriore controllo da effettuare sempre è assicurarsi che non vengano addebitate le spese di chiusura conto che, del resto, sono adesso espressamente vietate. Nel caso in cui tu, pur avendo seguito la normativa, non ricevi soddisfazione alle tue richieste o se, addirittura, subisci ulteriori disservizi puoi ancora rivolgerti all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) o all’autorità giudiziaria.

note

[1] Art. 1832 cod. civ.

[2] L. n. 33 del 24.03.2015.


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