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Richiesta risarcimento danni al Comune per insidia stradale

10 Gennaio 2019 | Autore: Laura Gagliardi


Richiesta risarcimento danni al Comune per insidia stradale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Gennaio 2019



La responsabilità per insidia stradale si fonda sul mero rapporto di custodia tra la strada, teatro del sinistro, e l’amministrazione chiamata a risponderne. Rilevanza assume lo “stato di fatto”, la non visibilità e non prevedibilità del pericolo. 

I danni provocati da insidia stradale sono all’ordine del giorno. Un automobilista che perde il controllo dell’auto a causa di una buca sulla carreggiata non visibile e non segnalata oppure un pedone che inciampa lungo un marciapiede a causa di una mattonella sconnessa. L’ente proprietario della strada ha l’obbligo di prevenire queste situazioni di pericolo mediante una costante attività di controllo e manutenzione. Sei stato coinvolto in un sinistro stradale provocato dalla presenza di terriccio su una strada della tua città o da una buca sulla carreggiata o su un marciapiede? Ti chiedi se, nel tuo caso, esistono i presupposti per la richiesta del risarcimento danni al Comune per insidia stradale? Scopriamo cosa s’intende per insidia e quando è possibile ottenere il ristoro dei danni subiti nei confronti dell’Amministrazione responsabile.

Cosa si intende per insidia stradale

L’insidia stradale ha per oggetto una “cosa”, ossia qualunque elemento inanimato, mobile o immobile, pericoloso o meno, allo stato solido, fluido o gassoso. Nel concetto d’insidia, la “cosa” deve costituire la causa del danno.

L’insidia, per essere tale, deve essere oggettivamente non visibile e non evitabile, neppure dalla persona più cauta e prudente. Laddove, infatti, il pericolo è ampiamente percettibile, si richiede una maggiore attenzione da parte del soggetto che vi entra in contatto [1]. Non rileva, al riguardo, la presenza o meno di colpa in capo al custode, ossia se il Comune abbia, ad esempio, operato o meno il quotidiano giro di sorveglianza e manutenzione stradale [2].

E’ considerata insidia, la presenza sul manto stradale di una lastra ghiacciata, formatasi dal repentino raffreddamento di una superficie umida. Altresì, è insidia la presenza, in una giornata soleggiata, di una fascia d’acqua che ricopre l’intero manto stradale, in prossimità di una curva, poiché non segnalata, non visibile e non prevedibile. Altro esempio d’insidia è il funzionamento anomalo dell’impianto semaforico, laddove proietti luce verde per taluni utenti, e contemporaneamente luce intermittente o nessuna luce per altri.

Quando il Comune è responsabile per i danni causati da insidia stradale

La legge prevede che, nell’ipotesi di danno provocato dalla presenza di un’insidia e/o trabocchetto stradale, il soggetto responsabile è colui in capo al quale è riconducibile l’obbligo di custodia del tratto stradale, teatro del sinistro [3]. Si tratta, pertanto, di una preventiva indagine che il soggetto danneggiato ha interesse a svolgere, ossia ricostruire la relazione di custodia tra la “cosa” che ha provocato il danno e il soggetto che sarà chiamato a risponderne.

Il custode della strada è, pertanto, l’ente chiamato a vigilare e controllare il tratto stesso. Questa attività di continuo monitoraggio della strada e delle sue pertinenze è proprio finalizzato ad impedire che possano sorgere pericoli per chi percorre la via in auto o a piedi. Per porre un esempio, il personale addetto è tenuto verificare la corretta manutenzione della strada e dei marciapiedi, nonché intervenire nell’immediato per eliminare il pericolo, quali possono essere buche, mattonelle sconnesse, terriccio o detriti sull’asfalto, sostanze liquide sulla carreggiata.

Il custode si identifica, nella maggior parte dei casi, nell’ente proprietario del tratto di strada, poiché è quest’ultimo che ha il potere di intervenire tempestivamente. Per porre un esempio, se la strada è comunale l’ente custode è il Comune; se si percorre una strada provinciale, l’ente responsabile è l’Amministrazione provinciale del territorio.

In altri casi, il sinistro può aver luogo su un tratto, ove è in corso un’area di cantiere: in tale ipotesi, l’impresa che esegue i lavori è sempre responsabile dei danni subiti da terzi, salvo i casi in cui, per specifico accordo delle parti o per la particolare fattispecie verificatasi, l’obbligo di custodia e la relativa responsabilità rimangono in capo al proprietario della strada [4].

Per porre un esempio, il Comune è ritenuto responsabile per i danni subiti da un motociclista a causa dell’impatto con una rete di plastica posta a recinzione dell’area di un cantiere stradale, in quanto l’ente proprietario conserva la qualità di custode della porzione di strada rimasta percorribile [5].

Come richiedere il risarcimento danni?

Se dovesse, dunque, capitare un incidente a causa di un’insidia sulla carreggiata o su un marciapiede, occorre mantenere la lucidità, nonostante lo stato di turbamento in cui è possibile trovarsi in quel momento.

E’ bene, infatti, raccogliere le prove di ciò che è capitato, quanto più possibile nell’immediato. E’ utile scattare fotografie che possano immortalare lo stato dei luoghi, in particolare l’insidia (la buca, il terriccio, la mattonella sconnessa, il manto stradale viscido e scivoloso, ecc.).

Laddove non si riesca in prima persona, si può delegare un eventuale accompagnatore o chi ha assistito all’accaduto. Inoltre, è importante chiedere un contatto alle persone che hanno assistito con i propri occhi al fatto, in quanto la loro testimonianza sarà fondamentale nella controversia che si dovrà affrontare con l’ente responsabile.

Altro aspetto da tener a mente, è di aver cura di raccogliere e conservare ogni documentazione relativa al sinistro occorso, in quanto costituisce prova del fatto e dei danni subiti:

  • il verbale dei carabinieri o della polizia intervenuta in occasione dell’incidente;
  • il verbale del pronto soccorso e ogni altro certificato medico, nel caso di lesioni fisiche;
  • la fattura del meccanico per i danni al veicolo;
  • ogni altra documentazione attestante spese mediche o di altro genere sempre legate all’accaduto.

La persona danneggiata potrà, pertanto, rivolgersi ad un avvocato e tentare, attraverso un invito scritto via Pec o racc. a.r., una risoluzione bonaria della controversia, ossia tentare di raggiungere un accordo con l’ente responsabile mediante l’accettazione di una determinata somma a titolo risarcitorio.

Laddove l’ente non dia riscontro all’invito di conciliazione o l’incontro non abbia esito positivo, il successivo passo che l’avvocato consiglierà sarà quello di chiamare in causa l’Amministrazione ed affidarsi alla valutazione di un giudice che potrà o meno riconoscere il diritto al risarcimento del danno.

In particolare, la persona danneggiata deve provare nel corso del giudizio che l’esistenza dell’insidia stradale sia stata condizione necessaria e sufficiente affinché il sinistro accadesse [6]. In altri termini, deve dimostrare che l’evento dannoso si è verificato esclusivamente a causa dell’esistenza dell’insidia presente sul tratto stradale interessato.

Per porre alcuni esempi: la Pubblica Amministrazione risponde dei danni riportati da un conducente di un ciclomotore caduto a causa del lastricato di una strada comunale sita nel centro storico della città [7]. La persona che, alla guida della propria autovettura, abbia perso il controllo del mezzo a causa della presenza di terriccio sul manto stradale, non visibile, non segnalato, né evitabile usando l’ordinaria diligenza, dovrà provare che l’incidente si è verificato solo ed esclusivamente per la presenza di tale ostacolo sulla carreggiata.

Il Comune, in qualità di ente proprietario della strada, nonché dei marciapiedi, ha l’obbligo di eseguire una costante ed efficiente attività di vigilanza, manutenzione e custodia sugli stessi. Ne discende una presunzione di responsabilità in capo all’Amministrazione per i danni provocati a terzi, laddove quest’ultima si dimostri inadempiente ai suddetti doveri di controllo [8].

La giurisprudenza ha rimarcato più volte il ruolo dell’ente proprietario delle strade e delle sue pertinenze [9]. L’Amministrazione deve essere in grado di gestire la manutenzione delle strade e dei marciapiedi, di assicurare la sicurezza degli utenti. Non rileva, infatti, la circostanza che le vie e i marciapiedi siano di continuo trafficati. Non rileva neppure l’ampia dimensione degli stessi. La legge tutela chi percorre la strada, chi cammina per le vie e i marciapiedi.

Il custode della strada, per sottrarsi dalla responsabilità dovrà provare l’esistenza del caso fortuito (ossia di un elemento esterno, imprevedibile ed eccezionale, non tempestivamente eliminabile o segnalabile agli utenti della strada, neppure con l’uso della condotta più efficiente e tempestiva): il fatto del terzo, il fatto del danneggiato o anche la forza naturale, che costituisca da solo causa esclusiva del danno [10].

Non è, ad esempio, ritenuta circostanza da sola idonea a provare il caso fortuito il fatto che l’evento dannoso abbia avuto luogo in un momento in cui il custode era assente (nel caso eventuale in cui il sinistro accada in un giorno festivo o nelle ore serali e notturne). Non è, altresì, ritenuta circostanza idonea a costituire caso fortuito il fatto che la caduta su un marciapiede sia provocata da una buca ricoperta d’acqua e pertanto non visibile alla persona lesa, a nulla rilevando che il Comune non abbia avuto la possibilità di intervenire tempestivamente trattandosi di evento improvviso.

Sussiste il caso fortuito in tutte le fattispecie in cui si accerti che la situazione di pericolo sarebbe stata superabile mediante una condotta cauta e diligente della persona lesa. L’ente chiamato in giudizio potrà, a propria difesa, sostenere e provare che il sinistro si sia verificato per causa esclusivamente riconducibile alla condotta imprudente dell’automobilista, ad esempio per eccesso di velocità.

In questi casi, il giudice sarà chiamato a valutare se il sinistro occorso sia stato determinato da un fattore esterno ed estraneo alla sfera di controllo del custode, la cui entità sia stata tale da poter essere prevedibile e superabile dall’automobilista, se solo questi avessi rispettato le regole di comune prudenza e diligenza alla guida.

Dunque, in altri termini, la persona coinvolta in un sinistro provocato da insidia che abbia subito dei danni (fratture, contusioni, traumi, danni materiali, danni al mezzo, ecc.) dovrà provare e allegare in giudizio che il pericolo occulto, qual è l’insidia, sia stato l’esclusiva causa dell’incidente senza che rilevi, al riguardo, il fatto che il custode abbia svolto la propria attività quotidiana di vigilanza, controllo e manutenzione. Per sottrarsi alla responsabilità, il custode ha l’onere di provare il caso fortuito, nonché l’eventuale colpa esclusiva o concorrente del danneggiato.

Per porre un esempio, la condotta del danneggiato assume rilevanza ai fini della ricostruzione della causa del sinistro, laddove la buca presente sulla carreggiata era di ampie dimensioni, facilmente visibile ed evitabile oppure laddove la presenza di terriccio sul manto stradale si trovava in un’ubicazione tale da poter essere visto ed evitato, ad una marcia di guida conforme ai limiti di velocità posti sul tratto interessato.

Rileva la conoscenza dei luoghi da parte del danneggiato. Infatti, non basta la presenza di una buca sulla strada per vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento del danno, ma occorre considerare anche l’elemento soggettivo della prevedibilità dell’insidia [11].


Di Laura Gagliardi

note

[1] C. 9631/2018; C., ord., 4661/2015

[2] C., ord. 18075/2018.

[3] Art. 2059 cod. civ.

[4] C. 30941/2017.

[5] Cass. civ. Sez. III Ord. n. 18325 del 12.07.2018.

[6] C. ord., 1064/2018, C. ord., 4133/2018; C. 12744/2016.

[7] C. 21328/2010.

[8] C. 16770/2006.

[9] Trib. Bari 17.3.2010.

[10] C. ord. 6703/2018, C. 26533/2017, C. 25837/2017.

[11] Trib. Milano sez. X del 20.01.2018.


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