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Permessi legge 104 negati dal datore di lavoro

5 Dicembre 2018


Permessi legge 104 negati dal datore di lavoro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Dicembre 2018



Tra i vari strumenti di tutela dei disabili, la Legge 104 ha introdotto dei permessi speciali a favore dei parenti dei disabili. Le assenze del parente sono retribuite ma in quel periodo di tempo il dipendente deve effettivamente dedicarsi all’assistenza del disabile.

Oltre al diritto di avere dei posti riservati nei luoghi di lavoro, le norme che puntano ad abbattere le cosiddette barriere architettoniche, i posti auto riservati, sgravi fiscali, etc. i disabili sono tutelati anche nel loro diritto ad essere assistiti. Proprio per questo la legge 104 ha istituito a favore dei lavoratori dipendenti che abbiano dei disabili gravi in famiglia dei particolari permessi retribuiti. Si tratta, in sostanza, della possibilità per questi dipendenti di fare delle assenza continuando ad essere pagati. Durante questi permessi il dipendente deve dedicarsi all’assistenza del disabile e non fare i propri affari personali. Ci sono dei casi di permessi legge 104 negati dal datore di lavoro. In questo articolo cercheremo anche di capire se l’azienda può fare tali permessi.

Cosa sono i permessi 104?

Una persona affetta da grave disabilità ha bisogno di effettuare un numero di riposi maggiore di un comune dipendente che stia in salute. Inoltre la persona disabile ha bisogno di essere assistita e per questo la Legge 104 [1] prevede sia dei permessi di cui possono disporre direttamente i lavoratori disabili, sia di permessi che spettano ai parenti dei disabili, che siano lavoratori dipendenti, i quali hanno diritto a fare delle assenze pagate per assistere i loro cari disabili.

I permessi retribuiti sono un diritto del dipendente simile alle ferie, o ai ROL: si tratta di giornate o ore in cui il dipendente può assentarsi pur continuando ad essere pagato.

A chi spettano i permessi 104?

Hanno diritto ai permessi 104  i lavoratori dipendenti:

  • disabili in situazione di gravità;
  • genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità;
  • coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto, parenti o affini entro il 2° grado di familiari disabili in situazione di gravità. Il diritto può essere esteso fino ai parenti e agli affini di 3° grado solamente qualora i genitori o il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente di fatto della persona con disabilità grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

I permessi 104, invece, non spettano ai:

  • lavoratori a domicilio;
  • addetti ai lavoro domestici e familiari;
  • lavoratori agricoli a tempo determinato occupati a giornata, né per se stessi né in qualità di genitori o familiari;
  • lavoratori autonomi;
  • lavoratori parasubordinati.

In cosa consistono i permessi 104?

I lavoratori disabili in situazione di gravità hanno diritto alternativamente a:

  • riposi orari giornalieri di 1 ora o 2 ore a seconda dell’orario di lavoro;
  • tre giorni di permesso mensile (frazionabili in ore).

Ai genitori, anche se sono adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità che hanno meno di tre anni spettano alternativamente:

  • tre giorni di permesso retribuito mensili, che possono essere frazionati in ore;
  • il prolungamento del congedo parentale con il diritto ad un’indennità pari al 30% della retribuzione percepita. Occorre ricordare che i giorni fruiti sotto forma di congedo parentale ordinario e di prolungamento del congedo parentale non possono cumulativamente superare i tre anni, e devono essere goduti entro i 12 anni di età del bambino. Per quanto riguarda i genitori adottivi e affidatari, possono godere del prolungamento del congedo parentale per un massimo di 3 anni, comprensivo del periodo di congedo parentale ordinario, entro il 12° anno dalla data di ingresso in famiglia del minore disabile in situazione di gravità, a prescindere dall’età del bambino all’atto dell’adozione o affidamento e comunque entro la maggiore età del bimbo;
  • permessi orari retribuiti commisurati all’orario giornaliero di lavoro: 2 ore al giorno se l’orario di lavoro è pari o maggiore di 6 ore, oppure un’ora se l’orario lavorativo è inferiore a 6 ore.

Ai genitori naturali di disabili in situazione di gravità con un’età tra 3 e 12 anni e ai genitori adottivi o affidatari di figli disabili che hanno più di 3 anni di età ed entro dodici anni dall’ingresso in famiglia del minore, spettano in alternativa:

  • tre giorni di permesso mensili, frazionabili in ore;
  • il prolungamento del congedo parentale come sopra descritto.

Ai genitori naturali di disabili che abbiano più di 12 anni e ai genitori adottivi o affidatari di figli disabili oltre il dodicesimo anno dall’ ingresso in famiglia del minore spettano:

  • tre giorni di permesso mensili, fruibili anche in ore.

Ai genitori, al coniuge, alla parte dell’unione civile, al convivente di fatto, ai parenti e agli affini della persona disabile in situazione di gravità spettano:

  • tre giorni di permesso mensile, che possono essere presi anche a ore.

I permessi 104 spettano anche ai parenti ed affini?

I permessi 104 e, in particolare, il diritto ai tre giorni di permesso mensile (fruibile anche a ore) si può estendere anche ai parenti e agli affini di terzo grado della persona gravemente disabile ma solo se i genitori o il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente di fatto abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Quando si parla di genitori o coniuge mancante si intende una assenza fisica, ma ogni altra condizione di non presenza (si pensi al divorzio, alla separazione legale o all’abbandono.

Che requisiti deve avere il dipendente per prendere i permessi 104?

Per poter prendere i permessi 104 il lavoratore deve rispettare questi requisiti:

  • essere un lavoratore subordinato;
  • la persona che chiede i permessi per sé o per la quale si chiedono i permessi deve essere affetta da disabilità grave (accertata dall’apposita Commissione Medica Integrata ASL/INPS);
  • la persona non deve essere ricoverata a tempo pieno.

Infatti se la persona è ricoverata si presume che ad assisterla ci pensa il personale della struttura di ricovero.

Ci sono però delle eccezioni, ossia dei casi in cui si possono prendere i permessi 104 nonostante il ricovero:

  • interruzione del ricovero per esigenze del disabile di recarsi al di fuori della struttura per fare delle visite o sottoporsi a delle terapie certificate;
  • ricovero del disabile in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine;
  • ricovero del disabile laddove i sanitari accertano che la persona ha comunque bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare.

Se il dipendente che chiede i permessi 104 deve assistere un familiare che vive a oltre 150 Km dal luogo in cui risiede i dipendente-richiedente, quest’ultimo deve dimostrare, con attestazione di viaggio o altri documenti, che si è effettivamente recato nel luogo in cui vive il disabile da assistere.

Che cos’è il referente unico?

I permessi 104 non possono essere concessi a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona disabile in situazione di gravità (cosiddetto principio del referente unico [2]).

L’unica eccezione è quella dei genitori, anche adottivi, di figli disabili: in questo caso non cambia il monte ore dei permessi ma i genitori possono fruirne alternativamente. Si creerà dunque una situazione per la quale  il giorno in cui un genitore fruisce dei permessi, l’altro non può utilizzare il congedo straordinario.

Quanto spetta durante i permessi 104?

Durante i permessi 104:

  • i permessi  goduti a giorni saranno indennizzati dall’Inps sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta al dipendente;
  • i permessi  che vengono presi a ore saranno indennizzati dall’Inps sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta al dipendente;
  • i permessi concessi come di prolungamento del congedo parentale fino al 12° anno di vita del bambino saranno indennizzati al 30% della retribuzione effettivamente corrisposta;
  • durante la fruizione dei permessi 104 si ha diritto all’assegno per il nucleo familiare.

Come vengono pagati i permessi 104?

Il lavoratore che ha diritto ai permessi 104 non percepirà alcun cambiamento nella sua busta paga. Infatti, per i lavoratori aventi diritto, l’indennità con cui vengono indennizzati i permessi 104 viene anticipata dal datore di lavoro direttamente in busta paga e successivamente l’azienda recupererà queste somme attraverso il conguaglio con i contributi dovuti all’Inps.

In poche parole, se l’azienda ha versato 10.000 euro ai dipendenti a titolo di indennità per i permessi 104 e il 15 del mese successivo deve pagare all’Inps 25.000 di contributi, ne pagherà solo 15.000 euro conguagliando quanto erogato, a titolo di anticipo, per i permessi 104.

Permessi legge 104 negati dal datore di lavoro

I permessi 104 sono un diritto inalienabile della persona stabilito direttamente dalla legge. tale normativa non avrebbe alcun senso se fosse rimessa alla discrezionalità del datore di lavoro la possibilità di negare questi permessi.

Per questo il datore di lavoro non può negare al dipendente che ne abbia diritto i permessi 104. In effetti, la verifica dei requisiti non spetta al datore di lavoro.

Il lavoratore presenta la domanda di fruizione dei permessi 104 direttamente all’Inps attraverso uno dei seguenti tre canali:

  • web – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto – servizio di “Invio OnLine di Domande di Prestazioni a Sostegno del Reddito”;
  • patronati – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi;
  • contact center multicanale – attraverso il numero 803164 gratuito riservato all’utenza che chiama da telefono fisso e il numero 06164164 con tariffazione a carico dell’utenza chiamante abilitato a ricevere esclusivamente chiamate da telefoni cellulari.

In caso di accoglimento, il datore di lavoro riceverà una comunicazione dall’Inps e non potrà fare altro che concedere i permessi 104 al dipendente. Di certo, datore di lavoro e dipendente possono concordare la modalità di fruizione dei permessi per consentire un giusto equilibrio tra le esigenze di organizzazione e programmazione del datore di lavoro e il diritto del dipendente ad assistere la persona disabile.

note

[1] L. n. 104/1992.

[2] D. Lgs. 119/2011.


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