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Contumacia del convenuto: effetti

10 Gennaio 2019 | Autore: Vanessa Carollo


Contumacia del convenuto: effetti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Gennaio 2019



Quali sono le conseguenze della mancata costituzione nel giudizio civile: la contumacia dell’attore e del convenuto.

Una volta le liti si risolvevano “inter nos”; ora, sempre più spesso, è necessario rivolgersi al tribunale per veder tutelati i propri diritti e le proprie ragioni. Per i non addetti ai lavori, però, le dinamiche del giudizio civile rappresentano un mondo difficilmente comprensibile. Vediamo di fare chiarezza partendo da alcune definizioni che ti aiuteranno a capire meglio ed eventualmente anche a scegliere la miglior soluzione e/o a tutelarti dovessi mai trovarti in una situazione simile a quelle che andremo a descrivere. Attore e convenuto sono sostanzialmente i protagonisti del processo civile: il primo (soggetto attivo) dà avvio al procedimento per tutelare le proprie ragioni, il secondo è il soggetto contro il quale viene esercitata un’azione legale. Il convenuto, mediante una procedura chiamata notifica, sarà portato a conoscenza del processo e invitato a parteciparvi [1]  per potersi “difendere” o comunque tutelare i propri interessi. Può capitare che il convenuto decida di non presentarsi; tecnicamente si dice che il convenuto non si costituisce. Il giudice lo dichiarerà contumace. Per contumacia si intende la condizione di chi, pur avendo l’obbligo di costituirsi dinanzi al giudice, non lo fa. Ma cosa comporta tale scelta? L’argomento trattato nell’articolo sarà la contumacia del convenuto: effetti e una breve parentesi per spiegare la contumacia dell’attore.

La contumacia dell’attore nel giudizio civile

Un soggetto privato, come me o te, non può autonomamente dare avvio ad un processo. Chiunque voglia veder tutelate le proprie ragioni davanti ad un tribunale dovrà rivolgersi ad un avvocato. L’attore, parte attiva del giudizio, spiegherà al legale le ragioni per le quali intende procedere contro un altro soggetto, il convenuto appunto. Una volta chiara la situazione il legale redigerà un atto, chiamato atto introduttivo, che dovrà essere notificato al convenuto.

Con la notifica si porterà il convenuto a conoscenza del processo avviato. Se la notifica va a buon fine, se cioè si accerta che il convenuto è effettivamente a conoscenza del giudizio, l’attore dovrà depositare in cancelleria l’atto notificato e il proprio fascicolo di parte (contenente i documenti a prova delle proprie ragioni), tecnicamente si dice iscrivere la causa al ruolo. Ciò deve essere fatto entro 10 giorni dalla notifica. Se omette tali incombenze sarà dichiarato dal giudice contumace. Ovviamente l’attore ha tutto l’interesse a che il processo, da lui instaurato, prosegua. Quindi è rara l’ipotesi di contumacia dell’attore. Rara, ma non impossibile.

Se dovesse verificarsi il giudice potrà:

  • estinguere il processo;
  • dichiarare, su richiesta del convenuto, la contumacia dell’attore e ordinare la prosecuzione del giudizio.

Dare avvio ad un processo non è, dunque, cosa semplice, deve essere fatta con cognizione di causa facendosi consigliare e affidandosi ad esperti. La procedura civile, cioè l’insieme delle norme che regolano formalmente il processo, prevede regole ferree che, se non rispettate, possono comportare l’interruzione della causa o addirittura la soccombenza (sconfitta) per sole questioni formali.

Contumacia del convenuto nel giudizio civile

Il processo prende avvio, come abbiamo già detto, con un formale atto dell’attore (atto introduttivo). In tale atto, l’attore, per il tramite del suo avvocato, dovrà spiegare le proprie ragioni, dimostrare di aver subito la lesione di un diritto da parte di un altro soggetto (convenuto) e chiedere al giudice di pronunciarsi.

Tale atto dovrà essere notificato al convenuto, fino a quel momento completamente ignaro del procedimento. Notificare significa, come già detto, portare a conoscenza. Una volta notificato l’atto, il convenuto potrà decidere se presentarsi o meno in giudizio. Se decide di farlo dovrà anch’egli depositare il proprio atto difensivo. La scelta di costituirsi o meno è libera, la legge non impone al convenuto nessun obbligo di difesa.

Molte possono essere le motivazioni che portano il convenuto a non costituirsi, per esempio:

  • ritiene assolutamente infondate le pretese avversarie e al contrario solide le proprie ragioni. Non reputa necessaria la sua presenza nel giudizio perché sicuro di vincere;
  • è consapevole della fondatezza delle richieste dell’attore e non ritiene necessario costituirsi perché comunque risulterebbe perdente (tecnicamente soccombente);
  • non è a conoscenza del giudizio in quanto nessuno lo ha messo al corrente.

Come nell’ipotesi di assenza dell’attore, anche nel caso del convenuto lo stesso verrà dichiarato contumace dal giudice se non si presenta. La dichiarazione di contumacia del convenuto, però, potrà essere fatta solo dopo che il giudice ha compiuto una serie di verifiche preventive e specifiche valutando le ragioni della mancata costituzione e soprattutto accertando che il convenuto è stato messo nella condizione di sapere dell’avvio del giudizio.

Se il giudice accerta un errore nella notifica dell’atto introduttivo, che di fatto ha impedito al convenuto di venire a conoscenza del processo, fissa un termine entro e non oltre il quale l’attore deve procedere nuovamente alla notifica (tecnicamente rinnovazione), pena l’estinzione del processo se l’attore non adempie entro quello specifico termine.

La notifica, come già detto, è l’atto giuridico con cui si porta a conoscenza un soggetto della sussistenza di un procedimento giudiziario che lo vede parte. La contumacia può dunque partire da un errore di notifica che può concretizzarsi, per esempio, nell’ipotesi di un errore di persona (la notifica viene fatta ad un soggetto diverso ed estraneo al giudizio), o di un errore del luogo della notificazione, da un errore commesso dal postino o dall’ufficiale giudiziario.

Se, nonostante l’errore nella notifica, il convenuto si presenta costituendosi in giudizio, si dice che il vizio è stato sanato e il processo potrà svolgersi regolarmente. Se, a fronte della rinotifica con esito positivo, il convenuto non si costituisce neppure questa volta sarà dichiarato contumace dal giudice e il procedimento proseguirà in sua assenza. La dichiarazione di contumacia, dunque, non arresta il processo che giungerà comunque a sentenza.

Gli effetti della contumacia del convenuto sono differenti a seconda che vi sia o meno la volontarietà nella scelta di non costituirsi. Per questo si deve distinguere tra:

  • contumacia volontaria cioè quando c’è l’intenzione dell’interessato di non presentarsi;
  • contumacia non volontaria se, per esempio, il soggetto convenuto non ha mai ricevuto la notifica dell’atto introduttivo, quindi, non si è presentato perché semplicemente non al corrente dell’apertura del procedimento.

Quali sono gli effetti della contumacia del convenuto nel giudizio civile?

Il convenuto volontariamente contumace, che decide quindi di non costituirsi, perde il suo diritto di difesa e di replica non avendo luogo il contraddittorio cioè il normale scambio di ragioni tra le parti litiganti (contendenti) anche se, la parte attrice, dovrà in ogni caso provare le proprie tesi, sebbene ne sia inevitabilmente facilitata in assenza di contestazioni avversarie.

In definitiva, però, la contumacia, nell’ordinamento italiano, non ha come conseguenza la dichiarazione di colpevolezza o la sconfitta in giudizio. Il fatto di essere da solo davanti al giudice non garantisce la certezza di vittoria. L’attore dovrà dimostrare, allegando documenti o interrogando testimoni, la veridicità delle sue pretese ed attendere la pronuncia del giudice. Se lo stesso non ritiene fondata la domanda dell’attore lo potrà dichiarare soccombente (sconfitto) a prescindere dalla partecipazione o meno del soggetto convenuto.

Proprio in ragione del fatto che la contumacia del convenuto non solleva l’attore dall’onere probatorio, i fatti dedotti dallo stesso non possono ritenersi pacifici o incontroversi ma al contrario devono essere provati (documentalmente o testimonialmente). In altre parole, la non contestazione da parte del convenuto contumace non comporta automaticamente la tacita ammissione dei fatti o delle ragioni dell’attore.

L’ordinamento giudiziario italiano regola il processo contumaciale, svolto in assenza di una delle due parti, attraverso norme specifiche [2] finalizzate a garantire comunque l’uguaglianza e l’equità della decisione. La dichiarazione di contumacia, dunque, presuppone la non partecipazione attiva al giudizio di una delle parti, ma in alcun modo ciò può compromettere e/o influenzare la decisione finale del giudice.

La dichiarazione di contumacia nel giudizio civile

Abbiamo spiegato che, quando l’attore dopo aver proposto la domanda o il convenuto se regolarmente citato, decidono volontariamente di non costituirsi in giudizio il giudice può dichiararne la contumacia e ordinare la prosecuzione della causa.

Il giudice, verificate le motivazioni della mancata costituzione e una volta constatata la regolarità della notifica, pronuncerà con ordinanza alla prima udienza la formale dichiarazione di contumacia [3].

Tutti questi accertamenti hanno lo scopo di tutelare le parti in causa, di garantire loro il rispetto del principio del contraddittorio e la regolarità del giudizio a partire dalla conoscenza/conoscibilità dello stesso.

La costituzione del convenuto contumace: come e quando può avvenire?

La dichiarazione di contumacia del convenuto non impedisce che lo stesso possa sempre costituirsi in giudizio anche in una fase più avanzata del procedimento, entro il limite dell’udienza di precisazione delle conclusioni (in gergo p.c.), mediante il deposito in cancelleria di una comparsa di costituzione (atto introduttivo del convenuto), o semplicemente comparendo in udienza [4]. Oltre l’udienza di p.c. non è più possibile costituirsi in quanto, iniziando la fase decisionale del giudizio, il giudice trattiene i fascicoli per emettere la decisione.

Solo se la contumacia non è stata volontaria oppure se la parte contumace dimostra un errore nella notifica o prova che la sua mancata costituzione è dipesa da una non conoscenza del processo o comunque da cause alla stessa non imputabili, potrà richiedere formalmente al giudice di essere rimessa in termini, cioè ammessa a compiere tutte quelle attività che altrimenti ormai sarebbero precluse (esempio citazione di testimoni, formulazione di capitoli di prova) [5].

Se, invece, la contumacia è stata volontaria ma il convenuto decide comunque di costituirsi, il giudice revocherà la contumacia. Ma il convenuto che si costituisce tardivamente, pur ponendo rimedio alla contumacia, deve accettare la causa nello stato in cui si trova al momento della costituzione.

Ad esempio, se sono già stati sentiti i testimoni, il convenuto tardivamente costituito non potrà controinterrogarli perdendo quindi tale facoltà che gli era garantita dalla legge se si fosse costituito per tempo. Oppure se è decorso il termine per le allegazioni documentali il convenuto volontariamente contumace perderà la facoltà di farlo.

La legge consente al convenuto, come abbiamo detto, di potersi costituire in qualsiasi momento purché entro l’udienza di precisazione delle conclusioni con un proprio atto depositato in cancelleria. Se il convenuto si costituisce appena dopo la prima udienza, potrà partecipare attivamente alle successive fasi del processo (per esempio, partecipando alla fase istruttoria quando vengono sentiti i testimoni, e valutate le prove). Se, invece, si costituisce dopo, le prove già effettuate non andranno più ripetute ed egli ne potrebbe subire il risultato non potendo più controbattere.

In conclusione dunque, la contumacia del convenuto non rappresenta per l’attore né un vantaggio né uno svantaggio. Il giudice, indipendentemente dalla presenza o meno del convenuto, dovrà decidere secondo equità come se fossero presenti in giudizio entrambe le parti.

La presenza del convenuto, invece, consentirà allo stesso di fornire le proprie motivazioni a tutela delle proprie ragioni. La decisione di non prendere parte ad un giudizio, viste le conseguenze di tale scelta, dovrà essere presa con conoscenza dopo aver valutato attentamente tutti i possibili risvolti.


Di Vanessa Carollo

note

[1] Art. 166 cod. proc. civ.

[2] Artt. 290-294 cod. proc. civ.

[3] Art. 171 co. 3 cod. proc. civ.

[4] Art. 293 co. 1 cod. proc. civ.

[5] Art. 294 co. 1 cod. proc. civ.


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