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Periodo massimo di malattia dipendenti pubblici

10 Gennaio 2019 | Autore: Simona Grossi


Periodo massimo di malattia dipendenti pubblici

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Gennaio 2019



Assenze per malattia dipendenti pubblici: ammesse solo per un certo periodo di tempo (periodo di comporto), oltre il quale si può essere licenziati.

Il tuo stato di salute non ti consente di andare al lavoro? Sei stato licenziato perché ti sei assentato dal lavoro per malattia? Devi sapere che il lavoratore – sia esso dipendente pubblico o privato – non può essere licenziato a causa delle sue assenze per malattia prima che sia trascorso un determinato lasso di tempo (periodo di comporto), previsto dal contratto collettivo durante il quale al lavoratore spetta anche la retribuzione (con un importo variabile a seconda dei periodi di assenza). E’ il contratto collettivo per il pubblico impiego a fissare il periodo massimo di malattia dipendenti pubblici, il quale viene calcolato con un particolare metodo. Vediamo, nel dettaglio, quali sono le tutele riconosciute dalla legge al dipendente che si assenta dal lavoro per malattia; qual è il periodo di comporto dei dipendenti pubblici e come deve essere conteggiato; cosa accade nel caso in cui il dipendente continui ad assentarsi per malattia oltre il periodo massimo.

Dipendenti pubblici: quali tutele in caso di malattia?

I dipendenti che si assentano dal lavoro per motivi di salute:

  • non possono essere licenziati a causa delle assenze per malattia;
  • hanno diritto alla retribuzione e il periodo di malattia viene computato nell’anzianità di servizio [1].

Affinché tu possa conservare il tuo posto di lavoro se ti assenti per malattia (percependo anche la retribuzione), non è necessario che a causa della patologia tu debba trovarti nell’impossibilità di eseguire qualsiasi tipo di attività; è sufficiente che la malattia ti impedisca di compiere, in modo utile, le mansioni lavorative.

Esempio:

  • Tizio rimane coinvolto in un incidente e si frattura una gamba;
  • Tizio è un operaio edile e, a causa della frattura della gamba, per almeno un mese non potrà lavorare.

Conseguenza: Tizio può assentarsi dal lavoro senza essere licenziato e percepire la retribuzione per tutto il periodo di malattia. Infatti, Tizio pur potendo muoversi e svolgere quelle attività che non richiedono l’uso delle gambe (leggere, scrivere, mangiare, ecc.), non può eseguire, proficuamente, le proprie mansioni di operaio.

Quando il tuo stato di salute non ti permette di andare al lavoro, in quanto pubblico dipendente devi:

  • comunicare al responsabile della struttura in cui lavori:
    • l’assenza per malattia (il giorno stesso in cui la patologia si manifesta: entro le ore 8:30 o prima che inizi il tuo turno di lavoro), cosicché si possa provvedere alla tua sostituzione;
    • l’indirizzo, se è diverso dal domicilio, presso cui ti si trovi (esempio: quello dell’ospedale o della struttura in cui sei ricoverato);
  • farti visitare subito dal tuo medico curante, il quale redigerà il certificato di malattia e lo trasmetterà – telematicamente – all’Inps (Istituto nazionale previdenza sociale) che, a sua volta, lo invierà alla struttura competente;
  • rispondere alle richieste di informazioni sul tuo stato di salute che l’amministrazione dovesse rivolgerti; salvo che la malattia non ti consenta, materialmente, di farlo;
  • farti trovare a casa o presso il diverso indirizzo indicato per le visite medico fiscali (mattina: dalle 9 alle 13; pomeriggio: dalle 15 alle 18. Tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi);

Inoltre, sempre quando ti assenti dal lavoro per malattia, non devi:

  • peggiorare il tuo stato di salute (esempio: non vai al lavoro a causa dell’influenza per due giorni; il terzo giorno stai meglio, anche se non sei ancora in perfetta forma. Continui così, per altri due giorni, a non andare al lavoro, ma esci la sera. Dopo le tue uscite serali arriva anche la febbre);
  • svolgere un’altra attività lavorativa (esempio: sei in malattia, guarisci prima del tempo previsto, ma non torni al lavoro perché vai a lavorare da un’altra parte).

Per quanto riguarda lo svolgimento di un’altra attività lavorativa, le leggi in materia di pubblico impiego vietano in generale, a prescindere dallo stato di salute del dipendente, di svolgere un secondo lavoro; salvo i casi in cui il dipendente stesso sia autorizzato dall’amministrazione di appartenenza [2].

Ne deriva, ad esempio, che se per arrotondare lo stipendio il pubblico dipendente va a fare il cameriere durante il periodo di assenza per malattia, rischia di essere licenziato, sia perché svolge un secondo lavoro sia perché usufruisce del periodo di malattia pur non essendo malato.

Durante la malattia il dipendente può essere licenziato anche per giusta causa, ossia per un motivo così grave da impedire la continuazione, anche solo temporanea, del rapporto di lavoro [3]. Questo significa che se commetti un fatto particolarmente grave durante il periodo di malattia, puoi essere legittimamente licenziato.

Esempio:

  • Caio non si reca al lavoro per una settimana a causa dell’influenza;
  • Caio, durante questa settimana non informa l’amministrazione del suo stato di salute.

Conseguenza: Caio può essere licenziato per giusta causa visto che si è assentato dal lavoro per una settimana senza dare alcuna spiegazione all’amministrazione di appartenenza. Questo comportamento, infatti, fa presumere di non potersi più fidare di lui in futuro.

Durante il periodo di malattia hai diritto, oltre a non essere licenziato a causa delle tue assenze, alla retribuzione, che ti viene così corrisposta:

  • primi nove mesi di assenza: 100% della retribuzione (esclusi i compensi accessori e le indennità di qualunque genere per i primi dieci giorni) [4];
  • tre mesi successivi di assenza: 90% della retribuzione;
  • sei mesi ulteriori di assenza: 50% della retribuzione;
  • eventuali diciotto mesi successivi: 0% della retribuzione.

Le riduzioni della retribuzione non si applicano e percepirai, quindi, l’intero stipendio:

  • se sei stato ricoverato in ospedale per almeno ventiquattro ore;
  • se le assenze sono state causate da un infortunio sul lavoro, riconosciuto come tale dall’Inail (Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro);
  • se le assenze dipendono da una causa di servizio, riconosciuta come tale dal Comitato di verifica per le cause di servizio;
  • se le assenze sono dovute a patologie particolarmente gravi che necessitano di terapie così dette salvavita, ossia: chiemioterapia, trattamento dell’infezione da Hiv / Aids (Virus dell’immunodeficienza umana / Sindrome da immunodeficienza acquisita), emodialisi;
  • se, in sostituzione del ricovero ospedaliero, sei stato ricoverato presso il tuo domicilio o in una struttura sanitaria, secondo quanto certificato dalla Asl (Azienda sanitaria locale);
  • se le assenze dipendono dagli effetti collaterali delle terapie salvavita;
  • se le assenze sono dovute alle visite specialistiche per le malattie che richiedono il trattamento salvavita.

In tutti i casi appena indicati è bene che ti faccia certificare il motivo dell’assenza dal lavoro dal competente ufficio medico legale della Asl oppure dalle strutture accreditate della pubblica amministrazione.

Dipendenti pubblici: quanto può durare il periodo di malattia?

Secondo quanto stabilito dal contratto collettivo di settore, il periodo di malattia dei dipendenti pubblici non può superare i diciotto mesi. Successivamente, se il lavoratore non è ancora in grado di tornare al lavoro ed in presenza di determinati presupposti, il periodo può essere prorogato di ulteriori diciotto mesi di aspettativa non retribuita (per complessivi trentasei mesi). Trascorso tale periodo, il lavoratore ancora assente per malattia può essere licenziato, salvo che egli acconsenta ad essere adibito a mansioni inferiori, compatibili con il suo stato di salute. Questo vuol dire che se sei vittima di una malattia che ti impedisce di eseguire le tue mansioni, anziché essere licenziato, puoi continuare a lavorare nella stessa amministrazione svolgendo mansioni adeguate al tuo stato di salute.

Esempio:

  • Sempronio viene colpito da una grave malattia agli occhi, che gli impedisce di lavorare al computer;
  • Sempronio, inizia ad assentarsi dal lavoro e matura un numero di giorni di malattia che, sommato ai giorni di malattia già accumulati, gli fa raggiungere la soglia dei diciotto mesi;
  • Sempronio, poiché non è ancora in grado di mettersi a lavorare al computer, ottiene un ulteriore periodo di aspettativa non retribuita;
  • Sempronio, nonostante le cure ed altri diciotto mesi di aspettativa, non può ancora tornare al lavoro.

Conseguenza: Sempronio può essere licenziato, in quanto le sue assenze per malattia si sono protratte oltre il periodo consentito (18 mesi + 18 mesi). Sempronio, però, può continuare a lavorare eseguendo mansioni diverse (che non prevedono l’uso del computer), anche se inferiori.

Considera che l’aspettativa non retribuita deve essere richiesta all’amministrazione di appartenenza prima della scadenza dei diciotto mesi di malattia. Inoltre, una volta presentata la domanda, l’amministrazione stessa può eseguire tutti gli accertamenti medico legali necessari ad attestare che lo stato di malattia del dipendente ancora non gli consente di riprendere a lavorare.

Dato che l’assenza per malattia non dipende dalla volontà del lavoratore, come mai esiste un periodo massimo di assenze oltre il quale si può essere licenziati? Ebbene, devi sapere che il nostro ordinamento giuridico tutela sia la salute del dipendente (che può assentarsi dal lavoro per curare la sua malattia senza essere licenziato) sia l’amministrazione (che non può subire un danno a causa delle mansioni non eseguite dal lavoratore malato).

Pertanto, proprio per bilanciare questi due interessi:

  • quello del lavoratore alla conservazione del posto durante la malattia;
  • quello del datore di lavoro al rendimento del dipendente.

Si prevede che, dopo il tempo massimo anzidetto si possa procedere con il licenziamento, perché il lavoratore è ormai diventato improduttivo.

Come deve essere calcolato il periodo di comporto?

Per calcolare il periodo di comporto devi sommare le assenze causate dalla nuova malattia alle assenze per malattia dei tre anni precedenti. Devi procedere andando indietro nel tempo fino a tre anni; se in un determinato anno non hai fatto assenze per malattia, devi considerare quello precedente.

Esempio n. 1:

  • Tizia si ammala nel 2018 e per sei mesi non può andare al lavoro;
  • Tizia, sempre nel 2018 e nonostante le terapie, continua ad assentarsi per altri quattro mesi;
  • Tizia, nei tre anni precedenti aveva già accumulato quattro mesi di assenze per malattia (un mese nel 2017, due mesi nel 2016 e un mese nel 2015).

Conseguenza: Tizia ancora non ha superato il periodo di diciotto mesi di comporto. Infatti, i giorni di malattia corrispondono ad un totale di quattordici mesi (dieci mesi nel 2018 + quattro mesi nei tre anni precedenti 2017, 2016, 2015). Tizia, dunque, non può essere licenziata e ha diritto alla retribuzione, seppur ridotta al 50% secondo lo schema sopra riportato.

Esempio n. 2:

  • Caia si ammala nel 2018 e per otto mesi non può andare al lavoro;
  • Caia, nei tre anni precedenti aveva già accumulato dieci mesi di assenze per malattia (tre mesi nel 2017, cinque mesi nel 2016 e due mesi nel 2015).
  • Caia, poiché a causa del suo stato di salute non può ancora tornare al lavoro, chiede il periodo di aspettativa.

Conseguenza: Caia ha raggiunto il periodo di diciotto mesi di comporto e può ottenere, sussistendone i presupposti, un ulteriore periodo di assenza non retribuita. Invero, i giorni di malattia corrispondono ad un totale di diciotto mesi (otto mesi nel 2018 + dieci mesi nei tre anni precedenti 2017, 2016, 2015). Caia, quindi, non può essere licenziata (fino a quando non maturino gli ulteriori diciotto mesi di aspettativa), ma non ha diritto alla retribuzione, secondo lo schema sopra riportato.

Esempio n. 3:

  • Mevia si ammala nel 2018 e per tre mesi non può andare al lavoro;
  • Mevia, nei tre anni precedenti aveva già accumulato dieci mesi di assenze per malattia (tre mesi nel 2016, cinque mesi nel 2015 e due mesi nel 2014).

Conseguenza: Mevia ancora non ha superato il periodo di diciotto mesi di comporto. Infatti, i giorni di malattia corrispondono ad un totale di tredici mesi (tre mesi nel 2018 + dieci mesi nei tre anni precedenti 2016, 2015, 2014). Mevia, dunque, non può essere licenziata e ha diritto alla retribuzione, seppur ridotta al 50% secondo lo schema sopra riportato. Come puoi notare, in questo esempio, a differenza degli ultimi due (quello di Tizia e quello di Caia), nel conteggio abbiamo escluso l’anno 2017, perché durante questo anno Mevia non si è assentata per malattia. Pertanto, per considerare i tre anni siamo risaliti fino al 2014.

Nota bene. Questo sistema, avendo natura dinamica e non statica, può portare a risultati diversi con lo scorrere in avanti degli anni.

Esempio n. 4:

  • Sempronia si ammala nel 2017 e per cinque mesi non può andare al lavoro;
  • Sempronia, nei tre anni precedenti aveva già accumulato dodici mesi di assenze per malattia (tre mesi nel 2016, cinque mesi nel 2015 e quattro mesi nel 2014);
  • Sempronia, si ammala nel 2018 e per un mese non può andare al lavoro.

Conseguenza: Sempronia, nel 2018, ancora non ha superato il periodo di diciotto mesi di comporto. Invero, i giorni di malattia corrispondono ad un totale di quattordici mesi (un mese nel 2018 + tredici mesi nei tre anni precedenti 2017, 2016, 2015). Come puoi notare, nel 2017 il periodo di malattia era maggiore e corrispondeva a diciassette mesi (cinque mesi nel 2017 + dodici mesi nei tre anni precedenti 2016, 2015, 2014); esso era vicino al limite dei primi diciotto mesi.

Scorrendo in avanti di un anno (2018) il periodo di malattia si è abbassato perché:

  • abbiamo escluso dal contegggio il 2014 (quattro mesi di malattia);
  • abbiamo incluso l’ultimo episodio morboso del 2018 (un mese di malattia).

Fai attenzione perché nel calcolo devi includere ed escludere determinati giorni di assenza. In particolare, devi includere tutte le assenze causate dal normale decorso della malattia, considerando anche i giorni non lavorativi. Ciò significa che se ti assenti per un’influenza da martedì fino al giovedì della settimana successiva e torni al lavoro il venerdì, i giorni di assenza totali sono dieci, perché si contano anche il sabato e la domenica.

Inoltre, devi escludere dal conteggio:

  • il giorno o i giorni antecedenti al quello in cui il tuo medico curante ha certificato la malattia;
  • i giorni di malattia causata dallo stato di gravidanza [5];
  • i giorni del ricovero ospedaliero e i day-hospital;
  • i giorni di assenza per effettuare le terapie salvavita;
  • i giorni di assenza per gli effetti collaterali delle terapie salvavita;
  • i giorni di assenza per eseguire le visite specialistiche per gravi patologie;
  • i giorni di assenza per infortunio sul lavoro, riconosciuto come tale dall’Inail.

Dipendenti pubblici: malattia oltre il periodo massimo, che succede?

I lavoratori che si assentano per malattia oltre il periodo massimo previsto dal contratto collettivo possono essere licenziati.

La prolungata assenza del dipendente dal posto di lavoro danneggia l’amministrazione di appartenenza; la quale ha tutto il diritto di licenziare il lavoratore e assumere, al suo posto, un’altra persona.

Pertanto, quando ti assenti per malattia considera sempre il numero di assenze che hai già fatto; sia per evitare il licenziamento sia per far valere i tuoi diritti se l’amministrazione, illegittimamente, ti licenzia o non ti riconosce la malattia.

Bada bene. Il licenziamento intimato a causa del superamento del periodo di comporto può essere anche illegittimo; ad esempio per non aver specificato i motivi del licenziamento. Infatti, come previsto dalla legge per ogni tipo di licenziamento, anche il recesso per il superamento del periodo di comporto deve essere comunicato, al dipendente, con l’indicazione dei motivi che hanno causato il licenziamento [6].

Ne consegue che se sei stato licenziato perché, secondo l’amministrazione, hai superato il periodo di comporto e questa non ti ha spiegato come ha calcolato le tue assenze e come è giunta a ritenere superato detto periodo, il licenziamento è illegittimo [7].

Che succede se vieni licenziato perché secondo l’amministrazione hai superato il periodo massimo di malattia, quando così non è?

Ebbene, il licenziamento è nullo [8]. Questo vuol dire che è come se tu non fossi stato licenziato e, pertanto, devi essere reintegrato nel posto di lavoro.


Di Simona Grossi

note

[1] Art. 2110 cod. civ.

[2] D. P. R. n. 3/1957; D. L. n. 165/2011.

[3] Art. 2119 cod. civ.

[4] Art. 1 D. L. n. 112/2008 convertito nella L. n. 133/2008.

[5] Nota del ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali, 25/I/0011428 del 2008; circolari Inail n. 48 del 1993 e n. 51 del 2001.

[6] Art. 2 co. 2 L. n. 604/1966.

[7] Cass. Civ. sez. Lav. sent. n. 18196/2016.

[8] Cass. Civ. sez. Un. sent. n. 12568/2018.


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