Business | Articoli

La responsabilità amministrativa degli enti

29 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 29 ottobre 2017



Reati di impresa: il dilagare della criminalità in ambito economico-finanziario ha portato alla predisposizione di un adeguato sistema repressivo 

Gli enti rivestono grande importanza nell’attività economica (per un approfondimento sulla nozione di ente e sulle varie classificazioni, leggi: Cosa sono gli enti?). Essi possono, talvolta, provocare dei danni di notevole entità, rilevanti penalmente. In casi del genere, caratterizzati da una marcata spersonalizzazione, ci si chiede: chi è il responsabile? Questo è un problema particolarmente complesso. Cerchiamo di seguito di indicare i punti cruciali in tema di responsabilità degli enti.

I reati sono spesso il risultato di politiche d’impresa

L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato come il tradizionale assetto del diritto penale, incentrato sulle sole persone fisiche (per tali intendendosi gli uomini e le donne che operano nel sistema come soggetti di diritto),  non sia più efficace. Molti reati commessi dagli enti sono, infatti, il risultato di “politiche d’impresa“, cui i singoli soggetti sono spesso estranei o quasi. Va, poi, evidenziato che il comportamento illecito tenuto da un’impresa è in grado di provocare danni di una gravità immane nei confronti della collettività: si pensi alle conseguenze che l’immissione di gas altamente inquinanti da uno stabilimento industriale sia in grado di provocare sulla salute degli individui.

L’uomo al centro del sistema penalistico

Il diritto penale è tradizionalmente caratterizzato da una visione antropomorfica: l’uomo viene messo al centro del sistema penalistico. In altre parole, la responsabilità penale ha da sempre riguardato solo la persona fisica autrice di un fatto illecito configurante un reato. Basti pensare al dettato della nostra Carta Costituzionale [1], secondo cui la responsabilità penale è personale; inoltre, in essa troviamo scritto che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

Necessità di una legge sulla responsabilità degli enti

Il dilagare della criminalità in ambito economico-finanziario ha fatto emergere la necessità di prevedere un adeguato sistema repressivo che colpisse non solo le singole persone fisiche, ma anche gli enti. Nel 1988 l’Unione europea [2] ha invitato gli Stati membri ad introdurre la responsabilità penale degli enti o, quanto meno, delle sanzioni per le imprese. L’Italia si è adeguata soltanto nel 2001 [3].

La responsabilità amministrativa degli enti

Il legislatore, a proposito della responsabilità degli enti, usa l’espressione “responsabilità amministrativa“. Va, tuttavia, rilevato che più che di responsabilità amministrativa si tratta, in realtà, di una vera e propria responsabilità penale, in quanto il giudice chiamato ad applicare la sanzione è il giudice penale: questi si avvale degli strumenti tipici del processo penale, che trovano la loro disciplina nel Codice di procedura penale. Il legislatore, quindi, nel prevedere una generica responsabilità amministrativa degli enti (escludendo, di conseguenza, ogni tipo di responsabilità penale), ha voluto aggirare l’ostacolo rappresentato dal fatto che il diritto penale pone al centro la persona fisica. Pertanto, la scelta di attribuire agli enti una responsabilità non penale può essere giustificata sulla base del rilievo che, nel nostro ordinamento, responsabile di un reato può essere solamente una persona fisica.

Di quali reati è responsabile l’ente?

Secondo la legge [4], l’ente è responsabile dei reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:

  • da persone che rivestono una posizione apicale in quanto rappresentanti, amministratori o direttori dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria o funzionale,
  • da persone che esercitano il controllo dell’ente, anche se di fatto (cioè senza alcun mandato),
  • da persone che rivestono una posizione subordinata, cioè sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti appena menzionati.

 

Reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente

Il legislatore fa esplicito riferimento ai reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente. Ma cosa deve intendersi per “interesse” e “vantaggio”? Ebbene, con il termine “interesse” il legislatore fa riferimento alla situazione in cui la persona fisica abbia posto in essere il fatto, essendo stato instradato dalla particolare politica d’impresa a commettere quel reato; con il termine “vantaggio“, invece, fa riferimento all’arricchimento economico che l’ente ricava come conseguenza del reato commesso dalla persona fisica [5].

Gli enti devono dotarsi di modelli organizzativi idonei a prevenire reati

Compito delle imprese è quello di adeguarsi agli standard organizzativi previsti dalla legge al fine di prevenire la commissione dei reati da parte delle persone fisiche operanti all’interno di essa. In altre parole, l’ente deve dotarsi, prima che i reati vengano commessi, di modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenirli.

Modelli organizzativi: chi deve provare la loro presenza?

La legge distingue i soggetti che si trovano in una posizione apicale dai soggetti che si trovano in una posizione subordinata. Nel primo caso, quando cioè il reato sia stato commesso da soggetti si trovano in una posizione apicale, sarà l’ente che dovrà provare di avere adottato i modelli organizzativi adeguati a prevenire la commissione dei reati. Ciò è giustificato dal fatto che coloro che rivestono una posizione di vertice nell’ambito della gerarchia della società esprimono la politica dell’impresa, cosicché il reato commesso da tali soggetti apparterrà all’organizzazione stessa dell’impresa [6]. Qualora, invece, il reato sia stato commesso da un soggetto che si trovi in una posizione subordinata  la mancata attuazione da parte dell’impresa di modelli organizzativi dovrà essere dimostrata dal pubblico ministero [7].

“Reati di impresa”: le sanzioni

La legge [8] prevede un apparato sanzionatorio particolare, in quanto connesso con l’aspetto patrimoniale dell’ente. Il patrimonio, infatti, assume un’importanza fondamentale all’interno dell’impresa; tale tipo di sanzioni va, pertanto, ad incidere su un bene fondamentale dell’ente, paragonabile al bene della libertà delle persone fisiche. In particolare, le sanzioni previste sono: la sanzione pecuniaria; le sanzioni interdittive; la confisca; la pubblicazione della sentenza. Le sanzioni interdittive (che impediscono cioè determinate attività) sono quelle in grado di paralizzare l’operato dell’ente.

note

[1] Art 27 Cost.

[2] Raccomandazione R 88 18 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa del 20 ottobre 1988.

[3] D.lgs. 231/2001.

[4] Art. 5 d.lgs. 231/2001.

[5] Cfr. Cass. S.U. n. 38343 del 18 settembre 2014 sul caso Thyssenkrupp.

[6] Art. 6 d.lgs. 231/2001.

[7] Art. 7 d.lgs. 231/2001.

[8] Art. 9 d.lgs. 231/2001.

Autore Immagine: Pixabay.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI