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Controlli Agenzia delle Entrate: quanti anni indietro?

3 Dicembre 2018


Controlli Agenzia delle Entrate: quanti anni indietro?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Dicembre 2018



Accertamento fiscale: il termine di decadenza prima per l’accertamento fiscale del contribuente in caso di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.

Può sembrare strano ma a non presentare la dichiarazione dei redditi è spesso proprio chi non dovrebbe temere nulla perché non soggetto a imposizione fiscale. Succede con le fasce di reddito più basse, quelle che, per via del meccanismo delle detrazioni d’imposta, non devono versare l’Irpef. Ciò nonostante molti contribuenti con bassi volumi d’affare preferiscono rimanere “sommersi”. E ciò senza considerare che, almeno per quanto riguarda autonomi e imprenditori, proprio dall’emersione si possono trarre vantaggi economici; si pensi alla possibilità di scaricare dalle tasse le spese sostenute nell’esercizio dell’attività (chi non deve versare nulla può mettere da parte un credito di imposta da sfruttare negli anni a venire).

Chi decide di regolarizzarsi lo fa peraltro non senza la preoccupazione che il fisco possa effettuare una verifica sulle annualità passate, quelle cioè non “dichiarate”.  E così si chiede: a quanti anni indietro possono spingersi i controlli dell’Agenzia delle Entrate? Come vedremo a breve questo termine può variare da 5 a 7 anni.

I controlli però non si riferiscono solo all’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi ma anche alle irregolarità in essa contenta. Si pensi al caso di un contribuente che ha percepito un compenso o un reddito di lavoro che non ha dichiarato o che ha dichiarato in misura inferiore rispetto a quella effettiva. Anche in questa ipotesi c’è possibilità di un controllo fiscale ma, come vedremo a breve, i termini sono più brevi rispetto al più grave illecito dell’omesso invio della dichiarazione.

Omessa dichiarazione: è reato?

Come già abbiamo spiegato in un precedente articolo dal titolo Omessa dichiarazione dei redditi per più anni, chi non presenta la dichiarazione dei redditi è soggetto a una sanzione amministrativa (il pagamento di una somma di denaro). Si passa invece al penale (e quindi si commette reato) se l’evasione supera i 50mila euro di imposta evasa in un anno.

Mancata denuncia di un reddito: è reato?

Diversa dall’omessa dichiarazione è la dichiarazione infedele, quella cioè commessa da chi non indica nella dichiarazione un reddito ricevuto, lo indica in misura inferiore a quella reale oppure esagera i costi per usufruire di detrazioni o deduzioni d’imposta. In tal caso, però, il reato scatta solo se:

  • l’imposta evasa è superiore a 150mila euro (prima era di 50mila euro), e
  • i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i 3 milioni di euro (prima era 2 milioni).

Se presento la dichiarazione dei redditi rischio un accertamento sul passato?

La possibilità di un controllo incrociato mette più a rischio i contribuenti che ricevono compensi da aziende, professionisti, lavoratori autonomi e altri soggetti tenuti ad avere una contabilità. Chi invece ha a che fare con privati vive spesso sotto l’ombrello dei contanti che, tuttavia, non possono mai superare i tremila euro.

Al contrario di quanto comunemente si crede, l’emersione dal nero non implica in automatico un controllo sul passato del contribuente. L’Agenzia delle Entrate, in altre parole, difficilmente si mette a caccia delle annualità pregresse e delle ragioni che hanno spinto il soggetto a non presentare dichiarazioni.

Le verifiche scattano più spesso quando, a seguito di un accertamento bancario o dall’analisi della dichiarazione presentata da un altro contribuente con cui si è intrattenuto un rapporto commerciale, dovessero risultare pagamenti non “denunciati”.

Sicuramente, la regolarità fiscale ha il pregio di far dormire sonni tranquilli ed evita tante grane con le famigerate cartelle esattoriali.

Nell’eventualità in cui l’Agenzia delle Entrate dovesse mettersi alla ricerca dell’evasione pregressa però non può farlo operando senza limiti di tempo. Non può cioè andare a ritroso a proprio piacere. La legge infatti fissa un termine di decadenza al di là del quale qualsiasi accertamento fiscale, anche in presenza di chiare prove di evasione, è illegittimo. Quali sono questi termini di decadenza? A quanti anni indietro possono arrivare i controlli dell’Agenzia?

I termini di decadenza dell’accertamento fiscale

I controlli dell’Agenzia delle Entrate devono rispettare termini di decadenza diversi a seconda del tipo di illecito commesso dal contribuente. Possiamo distinguere le due ipotesi più tipiche: quella di chi non ha presentato la dichiarazione dei redditi e quella di chi, pur avendola presentata, ha commesso delle irregolarità (ad esempio non ha indicato dei redditi ricevuti o li ha indicati in misura inferiore rispetto a quella effettiva; ha incrementato dei costi per poter usufruire di detrazioni fiscali, ecc.). Vediamo singolarmente le due ipotesi.

Omessa dichiarazione dei redditi

Se il contribuente non ha presentato la dichiarazione dei redditi, i termini di decadenza per i controlli fiscali sono i seguenti:

  • per i periodi di imposta anteriori al 2016, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi;
  • per i periodi di imposta a partire dal 2016, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.

Questo significa che, se nel 2017 non hai presentato la dichiarazione dei redditi, rischi un accertamento per i successivi 7 anni. Se non l’hai presentata invece nel 2013 devi temere fino a massimo 5 anni.

Irregolare dichiarazione dei redditi

Se il contribuente presenta la dichiarazione dei redditi ma questa non riporta in modo corretto i redditi percepiti o indica dei costi non sostenuti, i termini di decadenza per i controlli fiscali sono i seguenti:

  • per i periodi di imposta precedenti al 2016, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi;
  • per i periodi di imposta a partire dal 2016, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.

Come sanare l’omessa dichiarazione dei redditi?

L’omessa presentazione della dichiarazione può essere sanata solo entro il termine di 90 giorni dalla scadenza originaria, presentando la dichiarazione e versando contestualmente la relativa sanzione di 25 euro.

Deve essere autonomamente ravveduto l’eventuale omesso versamento.

Se il ravvedimento è effettuato dall’intermediario per omessa trasmissione telematica, questo deve corrispondere la sanzione ridotta di 51 euro per ciascuna trasmissione telematica tardiva. In questo caso, rimane autonoma la sanzione per tardiva presentazione della dichiarazione del contribuente.

Se l’omissione riguarda il modello Unico, contenente dichiarazione dei redditi e Iva, va versata la sanzione ridotta per ogni tipologia di dichiarazione; pertanto, la sanzione complessivamente da versare è pari a 50 euro.

In caso di ravvedimento oltre 90 giorni, la sanzione irrogabile è pari al 90% della maggiore imposta dovuta da ravvedere con riduzione a 1/8, 1/7, 1/6 o 1/5 a seconda del momento di ravvedimento. Tuttavia, se la violazione da sanare costituisce mera irregolarità dichiarativa che non incide sull’imposta e l’imponibile la sanzione da ravvedere è quella di 250 euro.


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