Diritto e Fisco | Articoli

Disoccupazione Naspi: importo 2019

4 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2018



Grazie alla rivalutazione delle pensioni, nel 2019 aumenterà la soglia massima della Naspi e cambieranno i limiti utili al calcolo dell’indennità.

La perequazione, cioè l’adeguamento delle prestazioni corrisposte dall’Inps al costo della vita, non ha effetto soltanto sulle pensioni, ma anche su alcuni sussidi a sostegno del reddito: uno di questi è la Naspi, cioè l’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti.
Nel dettaglio, la rivalutazione 2019 dei trattamenti Inps determinerà l’aumento dell’importo massimo della Naspi e della soglia utile al calcolo, rispettivamente pari a 1.314,30 euro ed a 1.208,15, per l’anno 2018.
In base a quanto reso noto dall’Istat, nel 2019 gli importi delle pensioni saliranno nella misura del +1,1% (come ufficializzato recentemente dal Mef, il ministero dell’Economia e delle Finanze [1]).
Aumenteranno di conseguenza anche le soglie utili per il calcolo della Dis-Coll, l’indennità di disoccupazione per i lavoratori parasubordinati, che sono le stesse previste per la Naspi.
In attesa dell’ufficializzazione degli aumenti da parte dell’Inps, facciamo il punto sulla disoccupazione Naspi: importo 2019, come si calcola l’indennità e la sua durata, chi ha diritto al sussidio.

Chi ha diritto alla Naspi 2019?

Per il 2019, i requisiti della Naspi non cambiano. Ricordiamo che la Naspi è l’indennità di disoccupazione che spetta alla generalità dei lavoratori dipendenti. Per aver diritto alla Naspi è necessario soddisfare precisi requisiti, oltre ai requisiti necessari per ottenere lo stato di disoccupazione.

In particolare, ai fini del diritto alla Naspi sono necessari:

  • il possesso di almeno 13 settimane di contributi da lavoro dipendente negli ultimi 4 anni;
  • il possesso di almeno 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno.

Non sono contate le settimane contribuite che hanno già dato luogo a un’altra prestazione di disoccupazione.

Come si ottiene lo stato di disoccupazione?

Perché un lavoratore ottenga lo stato di disoccupazione, in base alla normativa in materia, occorre che:

  • abbia perso l’impiego involontariamente;
  • dichiari, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa (Did) e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego.

Calcolo disoccupazione Naspi 2019

Per capire come determinare gli importi 2019 della disoccupazione Naspi bisogna innanzitutto comprendere come funziona il calcolo della misura mensile della Naspi: i passaggi utili a determinare l’indennità sono illustrati in un’importante circolare dell’Inps [2].

In particolare, per calcolare l’ammontare dell’indennità bisogna:

  • sommare gli imponibili previdenziali (in busta paga, sotto la voce imponibile Inps) degli ultimi 4 anni, comprensivi degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive;
  • dividere il risultato per le settimane di contributi, indipendentemente dalla verifica del rispetto del minimale; nel calcolo sono considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite;
  • moltiplicare il tutto per 4,33.

Per il 2018, se l’importo che si ottiene è pari o inferiore a 1.208,15 euro, l’indennità sarà il 75% di questo importo; se è superiore si aggiunge anche il 25% della differenza tra l’imponibile e i 1.208,15 euro. La Naspi non può mai superare, comunque, 1.314,30 euro mensili.

Per il 2019, considerando la rivalutazione dell’1,1%, se l’importo che si ottiene è pari o inferiore a 1.221,44 euro, l’indennità sarà il 75% di questo importo; se è superiore si aggiunge anche il 25% della differenza tra l’imponibile e i 1.221,44 euro. La Naspi non può mai superare, comunque, 1.328,76 euro mensili. Questi importi devono ancora essere confermati dall’Inps con un’apposita circolare.

L’indennità diminuisce del 3% al mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

Calcolo disoccupazione Naspi lavoratori part time

Per i lavoratori che hanno avuto un contratto di lavoro a tempo parziale il calcolo della Naspi è lo stesso appena illustrato: come base, deve essere sempre considerata la retribuzione utile degli ultimi 4 anni (nei quali risulteranno periodi a retribuzione ridotta, a causa del part-time) e va sempre tenuto conto della percentuale del 75% dell’imponibile medio mensile.

Ad esempio, se per un lavoratore part time risulta un imponibile medio mensile, con riferimento agli ultimi 4 anni, pari a mille euro, la Naspi è pari a 750 euro mensili, che spettano in base alla durata calcolata. Se in base alla durata calcolata risultano, oltre ai mesi interi, frazioni di mese, l’importo mensile spettante va diviso per 30 e moltiplicato per il numero di giornate della frazione di mese: ad esempio, se spettano 45 giorni di Naspi, si ha diritto a 750 euro per 30 giorni più 375 euro per gli ulteriori 15 giorni.

Calcolo durata Naspi 2019

Per quanto riguarda il calcolo della durata della Naspi, nel 2019 questa non varia: il beneficiario riceve difatti l’indennità per un numero di settimane pari alla metà di quelle coperte da contributi negli ultimi 4 anni.

In particolare, per quanto riguarda il calcolo delle settimane di contributi nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali. I minimali settimanali 2019, che aumenteranno anch’essi in base alla rivalutazione, devono ancora essere ufficializzati dall’Inps.

La disposizione che considera valide soltanto le settimane in cui si raggiunge il minimale è piuttosto discussa in quanto discrimina, di fatto, i lavoratori a tempo parziale con stipendi non elevati: per il calcolo dell’ammontare della Naspi, infatti, l’imponibile va diviso per tutte le settimane di contribuzione, comprese quelle al di sotto del minimale; per determinare la durata, invece, queste settimane non contano.

Ad ogni modo, la disposizione non si applica ai lavoratori domestici, agli operai agricoli e agli apprendisti.

Ai fini del diritto alla Naspi, contano anche le settimane di contributi dovute ma non versate dal datore di lavoro, in base al principio dell’automaticità delle prestazioni [3].

Ai fini del perfezionamento del requisito richiesto di 13 settimane minime di contributi nei 4 anni, si considerano utili:

  • i contributi previdenziali, comprensivi della quota disoccupazione (Ds, Aspi, Naspi), versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
  • i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione;
  • i periodi di congedo parentale indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;
  • i periodi di lavoro all’estero in Paesi comunitari o convenzionati con l’Italia;
  • i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni di età, nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Sono invece considerati neutri (cioè devono essere “saltati” e si devono cercare ulteriori periodi a ritroso ai fini del quadriennio di osservazione) i seguenti periodi:

  • malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo);
  • cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore (Cig e Cigs a zero ore);
  • assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che assiste un familiare con handicap in situazione di gravità (Legge 104).

Per determinare la durata della Naspi, bisogna poi sottrarre le settimane che hanno dato luogo, negli ultimi quattro anni, ad una prestazione di disoccupazione (Naspi, Aspi, Mini Aspi, Dso, etc.). Secondo la normativa [4], infatti, ai fini del calcolo della durata della Naspi non è possibile utilizzare le settimane che abbiano già dato luogo ad un sussidio di disoccupazione, con la conseguenza che queste settimane vanno sottratte, riducendo la durata massima potenziale ddella nuova prestazione.

note

[1] Mef, decreto del 16 novembre 2018.

[2] Inps Circ. n. 94/2015.

[3] Art.2116 Cod. Civ.

[4] D.lgs. 22/2015.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI