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Maltrattamenti o abbandono di animali d’affezione: cosa fare?

11 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Gennaio 2019



Quando si integra il reato di maltrattamenti di animali? E quando quello di abbandono? A chi rivolgersi nel caso di reati contro gli animali?

Amici, più che animali; compagni di vita, a volte migliori delle persone stesse. Chi ha in casa un gatto, un cane o un qualsiasi altro animale capirà quanto ho detto. L’importanza dei cosiddetti animali da affezione è divenuta talmente grande da non essere passata inosservata nemmeno al legislatore che, già qualche anno fa, ha pensato di introdurre una serie di norme volte a sanzionare penalmente tutte le condotte che cagionino dolore o sofferenza agli amici a quattro zampe (e non solo). Un atto dovuto nei confronti di esseri che portano gioia e conforto a tantissime persone. La legge italiana, volutamente, per offrire una tutela più ampia possibile, ha fornito una nozione di maltrattamento che ricomprendesse non soltanto le classiche ipotesi di percosse e di lesioni, ma anche fattispecie apparentemente meno gravi ma, in realtà, portatrici comunque di sofferenza per gli animali. Così, come vedremo nel corso di questo articolo, rientra nella nozione di maltrattamenti, e costituisce pertanto reato, anche la condotta consistente nel costringere l’animale a vivere in luogo non adatto a lui, nel procurargli poco cibo per vivere, oppure nell’obbligarlo a stare chiuso sempre nello stesso posto. Anche l’abbandono di animali, inoltre, costituisce reato. Al di là dell’ipotesi delittuosa, sorge però il problema concreto di dover denunciare questi reati; a chi rivolgersi? Chi può allertare le autorità? Come fare? Se quanto detto sinora ti interessa, allora ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo: ti spiegherò cosa fare in caso di maltrattamenti o abbandono di animali da affezione.

Maltrattamento di animali: cosa dice la legge?

Per capire cosa fare davanti a maltrattamenti o abbandono di animali da affezione, occorre per prima cosa capire quando si configura uno dei reati contro gli animali. Cominciamo dal più emblematico: il reato di maltrattamenti. La legge punisce con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da cinquemila a trentamila euro chiunque, per crudeltà o senza necessità, provoca una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. La pena è aumentata della metà se da questi fatti deriva la morte dell’animale.
La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi [1].

Quando c’è maltrattamento?

Quando possiamo dire che, concretamente, un animale sia stato maltrattato? Secondo la giurisprudenza, i comportamenti insopportabili imposti all’animale idonei ad integrare il reato di cui parliamo sono quelli incompatibili con il comportamento proprio della specie di riferimento dello stesso, così come ricostruito dalle scienze naturali [2].

In pratica, si può parlare di animali maltrattati ogni volta che questi siano tenuti in condizioni tali da ledere la loro salute: si va dalla denutrizione alle cattive condizioni igieniche; dalla stato di abbandono alle punizioni corporali; dall’allontanamento dei cuccioli dalla madre in età prematura [3] all’uso della catena (corta e stretta) per un periodo di tempo eccessivo; dall’assenza di cuccia o riparo dalle intemperie alle cattive condizioni fisiche.

Abbandono di animali: quando?

Diverso è il reato di abbandono di animali: secondo il codice penale, è punito con  l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da mille a diecimila euro chi abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze [4].

Secondo la legge, quindi, l’abbandono di animali non consiste solamente nella condotta tipica (e deprecabile) del disfarsi di un animale, lasciandolo sul ciglio della strada oppure in un luogo ove non possa trovare la via di casa, ma anche in quella che si concreta nel non curarsi affatto di lui, lasciandolo in balia di se stesso, anche se in un luogo chiuso come può essere una cuccia oppure la propria abitazione. Pensa ad un cane lasciato per giorni sul balcone, senza acqua sufficiente né cibo.

A questa ipotesi di reato parte della giurisprudenza ha ricondotto anche l’utilizzo del collare elettrico antiabbaio: secondo questo orientamento (non condiviso da altra parte dei giudici), l’addestramento basato sul dolore costituisce sì reato, ma non quello di maltrattamento di animali, in quanto l’utilizzo di mezzi inappropriati come il collare elettrico non rappresentano una vera e propria sevizia né sono idonei a cagionare una reale lesione [5]

Maltrattamento di animali: altre forme di tutela

Come anticipato in premessa, la legge non si limita a punire l’abbandono o il maltrattamento di animali d’affezione: ad essere sanzionate sono anche altre condotte, a volte molto più gravi dei maltrattamenti. Innanzitutto, com’è ovvio che sia, è punito con la reclusione (da quattro mesi a due anni) chiunque provochi la morte di un animale, quando non vi sia nessuna ragione giustificatrice [6]. La morte indotta per alleviare le sofferenze di un animale morente non costituisce reato. Sono altresì puniti coloro che organizzano o promuovono spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie per gli animali, eventualmente anche per motivi di scommesse clandestine [7], nonché coloro che organizzano o dirigono combattimenti o competizioni tra animali [8].

Maltrattamenti o abbandono animali: come comportarsi?

Veniamo ora al punto cruciale di questo articolo: cosa fare in caso di maltrattamenti o abbandono di animali? In realtà, la risposta è più semplice di quanto si possa credere: se assisti ad uno dei reati sopra elencati, devi recarti dalle forze dell’ordine e denunciare il fatto. Tutti i delitti contro gli animali sono procedibili d’ufficio, nel senso che chiunque vi assista può segnalare il fatto alle autorità competente. D’altronde, non potrebbe essere diversamente, visto che le povere vittime di questi crimini non possono farsi giustizia da sé, nel senso che non possono denunciare l’accaduto.

Nel caso in cui tu sia la persona danneggiata dal reato, cioè il proprietario di un animale maltrattato o ucciso, oltre a poter sporgere denuncia potrai anche costituirti parte civile nel procedimento penale che verrà eventualmente intrapreso nei confronti dell’autore del fatto. Questo significa che potrai chiedere il risarcimento del danno patito: magra consolazione, soprattutto se l’animale da affezione non c’è più.

Maltrattamento animali: a chi denunciare?

Poiché i maltrattamenti contro gli animali costituiscono reato a tutti gli effetti, se ritieni che qualcuno stia commettendo un crimine del genere potrai sporgere denuncia presso qualsiasi organo di polizia giudiziaria: sarà quindi indifferente che tu ti rechi dai carabinieri, dalla polizia o direttamente in Procura. In pratica, tutte le autorità preposte alla tutela dell’ordine pubblico potranno ricevere la tua segnalazione.

In alcuni casi, poi, puoi rivolgerti anche ad altri soggetti: è l’ipotesi, ad esempio, dell’animale abbandonato da diverso tempo all’interno di un appartamento, dal quale promanano cattivi odori. Ebbene, in casi come questi potrai anche allertare l’Asl territorialmente competente se ritieni che ci sia pericolo per la salute pubblica; saranno poi i dipendenti di quest’ultima a segnalare l’abbandono o il maltrattamento alle autorità competenti.

Esistono poi altri organismi speciali che si occupano specificamente della tutela e della protezione degli animali: mi riferisco, oltre che alle associazioni ambientali, alle guardie zoofile.  Può diventare guardia zoofila il cittadino che fa parte di un’associazione animalista o ambientalista riconosciuta e al quale, in seguito ad una selezione e alla frequentazione di un corso di formazione, dopo il superamento di un esame, viene conferito direttamente dal prefetto l’incarico di tutelare gli animali e l’ambiente. La guardia zoofila è considerata dalla legge come un pubblico ufficiale a tutti gli effetti, e gli viene attribuita, nell’ambito specifico della tutela svolta, la funzione di polizia giudiziaria, ossia l’attività di prevenzione e repressione dei reati. Pertanto, in presenza di maltrattamenti o abbondono di animali da affezione, potrai segnalare l’accaduto anche alle guardie zoofile.

Maltrattamento animali: come provarlo?

Si potrebbe pensare che, prima di sporgere una qualsiasi denuncia, bisognerebbe avere delle prove concrete del delitto commesso; non è proprio così. Chiunque abbia il ragionevole sospetto che un’attività delittuosa si stia compiendo, può sporgere denuncia. La raccolta delle prove spetta agli organi inquirenti.

Ciò non significa che, ad ogni minimo sospetto, tu debba allertare i carabinieri. Nel caso dei maltrattamenti e abbandono di animali da affezione la cosa sembra farsi ancora più difficile, visto che le povere vittime non possono testimoniare. Tuttavia, ci sono molti elementi di cui tener conto: ad esempio, il continuo guaire del cane del vicino dovrebbe insospettire circa le condizioni in cui vive l’animale; allo stesso modo, il cattivo odore che proviene da un’abitazione limitrofa può giustificare una segnalazione alle autorità, soprattutto quando si sappia che all’interno della predetta ci sono degli animali. In quest’ultimo caso, tra l’altro, scattano anche esigenze di tutela della salute pubblica, per le quali sarebbe opportuno avvertire anche l’azienda sanitaria locale per i dovuti accertamenti.

Altra condotta che induce a denunciare il maltrattamento di animali alle autorità è il rinvenimento, per strada o anche nel giardino privato, di polpette avvelenate o di altri strumenti volti a nuocere agli animali. Poi, ci sono anche le persone che, alla cattiveria, aggiungono la stupidità: è l’ipotesi degli esibizionisti che pubblicano sui profili social il maltrattamento di animali da affezione come se fosse un’opera d’arte. In casi come questi, c’è poco da indugiare: occorre subito avvertire le forze dell’ordine e, per precostituirsi una prova da esibire, salvare l’immagine pubblicata in internet (anche uno screenshot è sufficiente).

note

[1] Art. 544-ter cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 5979 del 07.02.2013.

[3] Cass., sent. n. 1448/2018.

[4] Art. 727 cod. pen.

[5] Cass., sent. n. 21932/2016.

[6] Art. 544-bis cod. pen.

[7] Art. 544-quater cod. pen.

[8] Art. 544-quinquies cod. pen.

Autore immagine: Pixbay.com


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4 Commenti

  1. Quante persone per convenienza egoistica abbandonano gli amici a 4 zampe ed il randagismo dilaga. Inoltre bisogna anche guardare in faccia la realtà e molte persone li considerano solo delle cose e molte volte sfogano la loro coscenza più nera e malvagia su di loro sia per ignoranza mentale e mancanza di sensibilità sia perchè queste persone sono proprio malvagie di nascita.

  2. Salve,cosa prevede la legge in caso di omissione di soccorso stradale degli animali? in quali casi l’omissione di soccorso è reato?

    1. Buongiorno Valerio! L’omissione di soccorso di animali non è un reato, ma un illecito punito con una sanzione amministrativa. L’utente della strada, in caso di incidente ricollegabile al suo comportamento da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno. Chi trasgredisce a questo obbligo è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma che va da 422 a 1.694 euro. Anche chi non è l’autore di un sinistro stradale, ma ne è rimasto comunque coinvolto, può rispondere dell’illecito di omissione di soccorso di animali: secondo la legge, le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso; la violazione di questo precetto è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 85 a 338 euro. L’obbligo di soccorso non grava solo sul soggetto che ha cagionato l’incidente, ma anche su chi sia stato comunque coinvolto in esso e in quest’ultimo caso la pena è meno severa.

  3. Quanto è vero quando si dice che gli animali sono compagni di vita e sono decisamente migliori delle persone stesse. Io tengo il mio cane in casa e me ne prendo cura con tanto affetto. Ormai è uno di famiglia ed anche i miei nipotini ne vanno matti. Loro giocano e lo strapazzano e lui teneramente ha una pazienza e non ha mai reagito in modo sconveniente. Che tristezza pensare che c’è gente che li maltratta e addirittura li abbandona per strada o in una foresta quando arriva il periodo delle vacanze oppure quando sono malati ed hanno bisogno di cure…

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