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Giochi e scommesse: necessaria la concessione e autorizzazione di polizia

2 Ottobre 2013
Giochi e scommesse: necessaria la concessione e autorizzazione di polizia

Una recente sentenza della Corte d’appello di Lecce ha ribadito che chiunque eserciti a livello imprenditoriale attività di giocni e scommesse deve avere la concessione di Stato e l’autorizzazione di polizia, diversamente scatta il reato di esercizio abusivo di giuoco e scommessa.

Per esercitare l’attività commerciale di raccolta dei giochi e delle scommesse è obbligatoria la concessione dell’A.A.M.S. (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) nonché, in particolare, la licenza di polizia prevista dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.).

Chi svolge tale attività economico-commerciale senza questi titoli concessori e autorizzatori commette il reato di “esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa”, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

A nulla vale che il soggetto esercente l’attività in questione sia affiliato ad una società estera munita di concessione nel Paese d’origine.

Non hanno fondamento le lamentele che regolarmente avanzano le stesse società estere operanti su scala transfrontaliera in quest’ambito, nonché i loro esponenti sul territorio nazionale, di pretesa violazione dei principi comunitari di libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi da parte della normativa italiana.

È quanto ha ribadito di recente la Corte d’appello di Lecce [1]. La sentenza ha confermato la condanna del gestore di un centro scommesse operante in provincia di Lecce e facente riferimento ad un bookmaker austriaco, titolare di una concessione della regione del Tirolo, soggetto che gestiva la propria attività in totale assenza sia della concessione dei Monopoli Stato che della licenza di polizia.

 

Nonostante alcune incertezze createsi negli ultimi anni nella giurisprudenza italiana, a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia europea del febbraio 2012 (o meglio, di alcune interpretazioni della stessa), la cosiddetta “Costa – Cifone”, sull’effettiva natura di reato di questo tipo di comportamenti posto in essere da questa particolare categoria di soggetti, la Corte d’appello di Lecce conferma la sua posizione “rigorista” su questa questione.

Il provvedimento è tanto più significativo quanto più si pensi che è il primo di una Corte d’appello, in tutta Italia, seguito all’ultimo intervento della già citata Corte di Giustizia europea (dello stesso mese di settembre 2013) che ha ribadito la piena legittimità, alla luce dell’ordinamento comunitario, del sistema normativo italiano in materia di giochi e di scommesse basato sul collegamento tra concessione rilasciata dall’ A.A.M.S. e autorizzazione di polizia emessa dal Questore [2].

Con la sentenza di condanna penale dell’imputato, la Corte territoriale di Lecce ha altresì disposto il risarcimento dei danni a beneficio dei concessionari di Stato costituitisi parte civile nel processo.

di STEFANO PALMISANO


note

[1] C. App. Lecce, sent. del 23.09.2013.

[2] C. Giust. sent. 66011 e 812 del 12.09.2013.


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