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Come allungare le ferie di Natale

4 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2018



In quali modi è possibile continuare le vacanze natalizie in modo lecito e ritardare il ritorno al lavoro senza rischiare sanzioni disciplinari?
Le vacanze natalizie durano sempre troppo poco: la magica atmosfera familiare che si riesce a creare in queste giornate svanisce subito, soltanto all’idea di ritornare al lavoro. Ma c’è un modo per poter allungare le vacanze natalizie senza rimetterci lo stipendio, ovvero utilizzando delle “strategie lecite”?
L’argomento merita una particolare attenzione: va da sé che l’utilizzo di un’assenza retribuita per finalità illecite, cioè non conformi allo scopo dell’assenza, può costare anche il licenziamento. Lo stesso vale nell’ipotesi in cui la motivazione dell’assenza sia inesistente: è il caso del lavoratore che si assenta per malattia presentando un certificato falso. In alcuni casi il dipendente può essere addirittura chiamato a rispondere penalmente dell’utilizzo illecito dell’assenza: l’utilizzo dei permessi retribuiti legge 104 per finalità incompatibili con l’assistenza del disabile, ad esempio, può configurare una truffa ai danni dello Stato.
Come allungare le ferie di Natale, allora, senza rischiare sanzioni disciplinari, o peggio, penali? Esaminiamo quali sono gli strumenti leciti con i quali si possono aumentare i giorni di vacanza.

Ferie aggiuntive

La prima soluzione può sembrare banale, ma in realtà non è poi così scontata: il miglior modo per poter godere di vacanze più lunghe è proprio pianificare vacanze più lunghe. Tradotto in parole semplici, se sai già che le ferie derivanti dalla chiusura dell’azienda in occasione delle vacanze di Natale, cioè le ferie collettive, non ti bastano, puoi chiedere, con il congruo anticipo, ulteriori ferie spettanti.
Le ferie, in base alla legge [1], spettano ogni anno nella misura minima di 4 settimane: i contratti collettivi possono prevedere un maggior numero di giornate. Il datore di lavoro, nella generalità dei casi, è obbligato a far fruire almeno 2 settimane di ferie (possibilmente continuative) nell’anno di maturazione, e le ulteriori giornate spettanti entro 18 mesi: se non lo fa, rischia pesanti sanzioni.
Devi sapere comunque che, anche se hai molte ferie arretrate da godere, non è detto che il datore di lavoro te le conceda: questo, perché, nonostante le ferie, normalmente, debbano essere concordate tra azienda e lavoratore, è sempre il datore di lavoro ad avere ultima parola, in base alle esigenze produttive e organizzative. Ne abbiamo parlato in: Chi decide le ferie?
La soluzione, in questi casi, è organizzare un piano ferie, quindi richiedere le vacanze con un congruo anticipo, anche di alcuni mesi. Con la consapevolezza, però, che il datore di lavoro ha la facoltà di revocare la concessione delle ferie e addirittura di richiamare il dipendente dalle ferie.

Permessi per motivi generici

La generalità dei contratti collettivi prevede per i lavoratori dipendenti, oltre alla maturazione di un minimo di quattro settimane di ferie l’anno, anche la maturazione di un minimo di ore di permessi. Questi permessi hanno varie denominazioni, come rol (riduzione orario di lavoro: rientrano tra i permessi retribuiti riconosciuti in base al contratto collettivo applicato, mentre la riduzione dell’orario di lavoro, dalla quale dipende l’ammontare totale dei permessi, è determinata su base annua e in relazione alle mansioni svolte dal lavoratore), o ex festività (sono dei permessi spettanti come compensazione per l’abolizione di alcune festività avvenuta negli anni 70).
I permessi maturano mensilmente, in misura diversa a seconda della loro tipologia: non occorrono particolari motivazioni per fruirne (bisogna comunque verificare che cosa dispone il contratto collettivo applicato a tal proposito), ma, come per le ferie, è indispensabile che ci sia un preventivo accordo col datore di lavoro.
Così, se non ci sono ferie residue, l’opportunità di allungare le vacanze di Natale può essere offerta proprio dai permessi che maturano mensilmente.
Solitamente, nella busta paga, a fianco all’indicazione delle giornate di ferie residue è presente anche l’indicazione delle ore di permessi residue, ad esempio sotto la voce rol, ex festività, banca ore…In questo modo, puoi sapere quante ore di permesso ti spettano complessivamente e pianificarne la fruizione.

Permessi e congedi per motivi personali

Molti contratti collettivi prevedono anche la concessione di permessi per motivi personali, solitamente non retribuiti. Per alcune assenze è sufficiente una generica motivazione personale, per altre è necessaria una giustificazione specifica.

Il contratto collettivo Metalmeccanica, ad esempio, prevede brevi permessi non retribuiti, o un’aspettativa sino a 6 mesi (per i lavoratori con 10 anni e più di anzianità), per motivi personali in genere.

Il contratto collettivo Turismo prevede un congedo straordinario retribuito fino a 5 giorni per disgrazia a familiari o per gravi calamità e permessi di breve durata per motivi personali in genere, con possibilità di recupero con ore di lavoro (al massimo un’ora al giorno), in casi speciali e giustificati.

Il contratto collettivo Carta, per motivi personali e familiari, prevede, oltre all’aspettativa non retribuita, dei brevi permessi, con facoltà per l’azienda di non erogare la retribuzione.

Per conoscerli tutti: Permessi e aspettative per motivi familiari.

Permessi per motivi specifici

Oltre ai permessi “generici” previsti dai contratti collettivi, la normativa prevede diverse tipologie di permesso per motivi specifici: permessi legge 104 per l’assistenza di un familiare disabile, permessi per donazione sangue o di midollo osseo, permessi per chi partecipa a cariche elettive, permessi studio…
Ciascuna di queste assenze, in ogni caso, richiede che la propria finalità sia rispettata: nella maggior parte delle ipotesi, l’assenza si deve giustificare, presentando la documentazione che prova una legittima fruizione dell’assenza. Ad esempio, nell’ipotesi in cui il contratto collettivo conceda la possibilità di assentarsi per visite, analisi e cure, chi si assenta per visita medica deve presentare la documentazione sanitaria al riguardo.

Malattia

Capita piuttosto di frequente che un lavoratore si assenti per malattia al termine delle vacanze: se l’assenza è dovuta a un’indigestione per troppi dolci è giustificata? Il motivo per il quale ci si è assentati, o meglio il motivo che ha causato lo stato d’indisposizione non è importante, però è fondamentale che la malattia sia reale e non immaginaria.
In caso contrario, il lavoratore rischia il licenziamento. È anche importante ricordare che se la malattia si verifica a cavallo di ponti o è contigua a giornate festive o non lavorative, la visita fiscale arriva sin dal primo giorno, e può passare addirittura più volte non solo nell’arco della stessa assenza, ma anche nell’arco della stessa giornata.
I controlli, quindi, sono molto severi, e sgarrare è praticamente impossibile. Se vuoi saperne di più: Visita fiscale, chi è a rischio?
In ogni caso, devi sapere che la malattia che si verifica durante le ferie le interrompe, nella maggior parte delle ipotesi, e che l’aver goduto delle ferie non impedisce di assentarsi successivamente per malattia. Per approfondire: Si può passare dalle ferie alla malattia?

note

[1] D.lgs. 66/2003.


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