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Validità prove investigatore privato

4 dicembre 2018


Validità prove investigatore privato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2018



Che valore legale hanno le foto, i video, le registrazioni e i report scritti dall’agenzia investigativa? Il detective può essere ascoltato come testimone?

Tua moglie o il datore di lavoro ti hanno messo alle calcagna un investigatore privato. Te ne sei accorto troppo tardi e ora temi che questi possa essere in possesso di foto e video compromettenti. Al di là di ciò che può aver riferito il detective a chi lo ha ingaggiato, quale valore legale potrebbero avere le sue dichiarazioni in un eventuale processo contro di te? Se, ad esempio, dovessi separarti da tua moglie o impugnare un eventuale licenziamento, e in quel frangente dovesse spuntare fuori il report con tanto di scatti e di relazione scritta dello 007, il giudice è obbligato a tenerne conto? 

Il tema della validità delle prove dell’investigatore privato è stato spesso al centro di dibattiti e controversie giudiziarie. L’utilizzo delle società che svolgono indagini private avviene soprattutto nell’ambito dei procedimenti di divorzio (alla ricerca delle prove dell’altrui infedeltà) e in quelli in materia di lavoro subordinato. A quest’ultimo proposito la Cassazione ha spiegato che la norma dello Statuto dei lavoratori [1] che vieta indagini sui dipendenti si applica solo all’interno dell’azienda e non fuori. Il che significa che, una volta terminato l’orario di lavoro, il dipendente può scoprire di essere pedinato senza perciò invocare alcuna violazione della normativa sulle tutele del lavoro. Al limite si potrà discutere circa le modalità con cui avvengono le indagini che, nel rispetto della normativa sulla privacy e del codice penale, non possono mai spingersi nei luoghi di privata dimora. 

L’acquisizione delle prove dell’investigatore privato in processo

L’indagine del detective privato viene di solito sintetizzata in un report scritto comprensivo di fotografie ed eventuali video allegati. La possibilità di introdurre detto materiale in un processo è subordinata innanzitutto al fatto che l’acquisizione sia avvenuta in modo lecito, senza cioè violare la riservatezza altrui. Numerose sentenze hanno infatti stabilito che una prova ottenuta illecitamente non è più prova e non può essere presa in considerazione dal giudice. Si pensi a una foto scattata da un ramo di un albero, in direzione della finestra di un’abitazione privata. Un altro esempio tipico è quello delle email o dei messaggi ottenuti tramite software spia. 

Per quanto riguarda i file audio, è legale registrare una conversazione intrattenuta con un’altra persona all’oscuro di ciò, a condizione però che non avvenga in casa sua (salvo che a procedere sia il convivente). Inoltre è vietato lasciare il registratore e allontanarsi. È quindi inutilizzabile il file audio ottenuto con un dispositivo nascosto all’interno dell’abitazione del soggetto “spiato” a meno che l’autore dell’intercettazione sia il coniuge, il figlio o altro convivente e questi sia fisicamente presente al momento della registrazione.

La contestazione delle fotografie dell’investigatore privato

Di tutte le prove acquisite dall’investigatore privato le più temibili sono costituite dal materiale video (fotografie e filmati). Difatti, il report scritto non ha alcun valore documentale essendo una relazione redatta da un soggetto privato, non incaricato dal giudice o dalle altre autorità. 

Foto e video però sono considerate riproduzioni meccaniche che, in un processo civile, possono essere contestate dalla controparte. Se c’è tale contestazione esse perdono qualsiasi valore probatorio. Ma la contestazione non può essere generica. Non si può, ad esempio, dire «Mi oppongo alla produzione delle foto» senza spiegare le ragioni che dovrebbero portare a ritenere tali documenti privi di valore. Ad esempio, si potrà suggerire al giudice che, dalle foto, non è chiaro il contesto temporale in cui queste sono state scattate o non sono ben visibili i volti dei soggetti coinvolti nella scena. 

In assenza di contestazioni valide, però, il materiale video diventa prova documentale al pari di una scrittura privata e, pertanto, farà prova contro il soggetto pedinato.

La testimonianza dell’investigatore privato

Laddove le foto e i video non possono arrivare, perché contestati o perché insufficienti, la prova può essere raggiunta con la deposizione dell’investigatore. Questi, infatti, in quanto osservatore oculare dei fatti a cui ha assistito, è anche testimone. Dunque egli potrà confermare verbalmente al giudice ciò che ha visto; le sue dichiarazioni, in questo modo, andranno ad avvalorare anche il materiale video raccolto per superare eventuali contestazioni di controparte.

In questo si è espressa più volte la giurisprudenza della Cassazione che ha riconosciuto validità alla prova testimoniale rilasciata dal detective privato. In ciò non ha alcun rilievo il fatto che questi sia collegato da un rapporto contrattuale con una delle parti in giudizio, essendo stato da quest’ultima ingaggiato proprio per recuperare il materiale probatorio. Insomma, il fatto che sia stato pagato non pregiudica la genuinità delle sue dichiarazioni. 

note

[1] Art. 8 della Legge n. 300/1970: «È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore».  

Autore immagine 123rf com


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