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Come sopportare un collega antipatico

5 Dic 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Dic 2018



Dalla maleducazione ai comportamenti ostili fino al mobbing: come sopravvivere al lavoro quando l’atteggiamento di un altro dipendente diventa irritante.

Alzi la mano chi va d’amore e d’accordo con tutti i colleghi. Ma proprio con tutti. Da che mondo è mondo ed esistono gli uffici, i reparti o le fabbriche, c’è sempre un gruppo che lega di più, che esce insieme spesso la sera con i rispettivi consorti, che gioca ogni tanto a pallone o che va ad uno spettacolo in compagnia. E c’è, invece, il collega o i colleghi che superano il limite della sopportazione o che, bene che vada, si limitano ad un «ciao, come va?» e poco più. Non manca nemmeno chi, per farsi bello agli occhi del capo, si mostra particolarmente scortese o superbo e gioca qualche tiro mancino. Così, sopportare un collega antipatico diventa ogni giorno difficile.

Certo, bisogna essere lucidi e distinguere tra chi di natura ha un carattere complicato con tutti e chi cerca di mettere agli altri il bastone tra le ruote per pura convenienza. Nel primo caso, forse il problema si risolve parlandone oppure mettendo dei paletti: massima collaborazione (perché dovuta) sul lavoro ma niente di più. Se, invece, si superano i limiti e si avverte un atteggiamento ostile che può sconfinare nel mobbing, allora è il caso di agire in un altro modo. Perché un conto è riuscire a sopportare un collega antipatico ed un altro ben diverso è rischiare il lavoro e la salute per colpa di chi vuole emergere e far carriera passando sulla testa degli altri.

Ci sarà sempre qualcuno al tuo fianco che cercherà di sminuire quello che fai o che tenterà di renderti insicuro. Ecco, allora, come sopportare un collega antipatico e come difendersi da lui quando cerca di ostacolarci senza troppi complimenti.

Sopportare un collega antipatico: la via diplomatica

Ogni convivenza porta i suoi problemi. Alti e bassi, momenti di sintonia ed altri di indifferenza se non, addirittura, di conflitto. Se ci pensi, normalmente si passa più tempo con i colleghi che con il proprio partner o con i figli. E se il rapporto in famiglia non è sempre idilliaco, figurati al lavoro, dove convivi con persone con cui, tutto sommato, non devi passare il resto della tua esistenza.

Ai primi segnali di ostilità da parte del collega antipatico, e prima che la situazione degeneri, forse è il caso di stare zitto e riflettere, mettendo in cima ai tuoi pensieri la professionalità e l’autocontrollo anziché la rispostaccia facile, che potrebbe diventare un boomerang per te. Quindi, continuare a lavorare come sempre hai fatto senza far capire al tuo capo che quella persona ti infastidisce: rischi di apparire infantile.

Se il suo atteggiamento non cambia e, anzi, diventa ogni volta più insopportabile, il passo successivo è quello di parlarne con lui purché tu lo faccia nel modo giusto. Forse hai solo interpretato il suo comportamento nel modo sbagliato e per saperlo devi solo affrontarlo con la dovuta calma. Se, ad esempio, ha l’abitudine di mangiare accanto alla tua postazione facendo rumore o sporcando la scrivania, puoi chiedergli cortesemente di fare lo spuntino o la pausa pranzo altrove. Se tiene la suoneria del cellulare troppo alta, basta un attimo a dirgli se, per favore, la può abbassare mentre siete in ufficio perché dà fastidio e distrae agli altri. Lo stesso vale se si mette spesso a parlare al telefono di cose banali e con un tono di voce irritante. E così via. Se vedi che, con il tempo, cambia il suo atteggiamento, significa che hai a fianco soltanto un collega maleducato. Se, invece, insiste nel suo modo di fare, vuol dire che sta facendo apposta. Ed è il caso di lasciare la via diplomatica per passare ai fatti.

Sopportare un collega antipatico: le vie di fatto

Professionalità ed autocontrollo, certo. E anche un aumento del livello di tolleranza. Ma, come direbbe Totò, «ogni limite ha una pazienza». Insomma, quando è troppo è troppo.

Tentata inutilmente la via diplomatica, non resta che agire in un altro modo non tanto per sopportare meglio il collega antipatico, ma per risolvere il problema alla radice e poter lavorare in santa pace. Se avverti che ha quell’atteggiamento per il gusto di dare fastidio agli altri e non sei l’unico che se ne rende conto, nella maniera più garbata possibile conviene parlare con il capoufficio o con i capo-reparto. Certo, è una soluzione al limite, ma a mali estremi, estremi rimedi. Ne va non solo del lavoro di tutti ma anche della tua reputazione professionale: se rendi di meno per colpa di un altro, il tuo superiore lo deve sapere, altrimenti ci vai di mezzo tu.

Può succedere che, nonostante il primo richiamo, il collega antipatico non solo mantenga il suo modo di fare ma, anzi, lo peggiori. Proprio per fartela pagare. Se il tuo superiore non lo fa di sua iniziativa, puoi sempre chiedere un trasferimento di ufficio a causa di incompatibilità fra te ed il tuo collega. Tuttavia, l’ultima parola è del datore di lavoro, non tua. Sarà lui a valutare l’opportunità o meno dello spostamento.

Se le tensioni tra di voi sono talmente gravi da compromettere l’organizzazione ed il funzionamento del vostro ufficio ma non ci sono gli estremi per un licenziamento, il datore di lavoro può decidere il trasferimento di uno dei due senza alcun consenso da parte dei lavoratori. Decide lui e basta, insomma, per una effettiva esigenza aziendale di salvaguardare la produttività.

Sopportare un collega antipatico: se si sconfina nel mobbing

Qui si arriva ad un punto davvero estremo. Non si tratta di antipatia da parte di uno o più colleghi verso un lavoratore ma di vere e proprie molestie, umiliazioni, comportamenti offensivi che possono compromettere la salute e la carriera del dipendente. Si tratta, insomma, di mobbing. Il lavoratore può essere preso di mira, infatti, non solo dal capo ma anche dai pari livello che lavorano con lui (il cosiddetto «mobbing orizzontale». Si arriva al mobbing se l’atteggiamento ostile ed offensivo si protrae per almeno 6 mesi in modo continuo e reiterato.

In questo caso non bisogna farsi troppi scrupoli: il dipendente che non si trova tanto a sopportare i colleghi antipatici ma a difendersi da loro, ha la possibilità oltre che il dovere di denunciarli. La legge consente di:

  • chiedere un risarcimento del danno al datore di lavoro, che dovrebbe garantirgli un ambiente di lavoro sano e tutelare la sua salute psico-fisica;
  • denunciare l’autore o gli autori del mobbing per lesioni o per stalking;
  • dimettersi per giusta causa ed avere diritto alla Naspi.

Ci piace concludere con una riflessione di Robert Sutton, professore di psicologia presso l’università americana di Stanford, che nel suo libro The asshole survival guide scriveva: «Alla fine della giornata, se sei uno s*****o stai fallendo come essere umano, perché stai causando delle sofferenze inutili».


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