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Se la finanza mi trova senza scontrino che rischio?

4 Dicembre 2018


Se la finanza mi trova senza scontrino che rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Dicembre 2018



Mancata emissione dello scontrino fiscale da parte del negoziante: il cliente trovato senza scontrino rischia una multa?

Ti sarà certamente capitato di entrare in un negozio, di pagare e di non raccogliere lo scontrino lasciato dal negoziante sul bancone o di buttarlo a terra non appena uscito per strada; o, ancora, di perderlo in qualche tasca e di cestinarlo al primo cassonetto dell’immondizia. Non di meno ti sarai imbattuto in qualche commerciante che, dopo aver incassato i contanti, non ti ha rilasciato alcuna ricevuta. Ti sarai perciò chiesto in tali frangenti: che rischio se la Finanza mi trova senza scontrino? 

La prima questione che devi sapere è che non tutte le attività commerciali sono tenute a rilasciare scontrino. Non è detto quindi che tu possa fare la voce grossa se il venditore non ti ha consegnato alcun documento. Ad esempio succede con le sigarette o gli altri tabacchi, con i gratta e vinci e con la benzina: in questi casi il tabacchino o il benzinaio sono esenti dall’obbligo di emissione dello scontrino. Lo stesso vale per l’olio dell’auto. I produttori agricoli che vendono i loro stessi prodotti della terra sono esonerati dallo scontrino e lo stesso dicasi per i giornalai.

Ma laddove l’emissione dello scontrino è obbligatoria, cosa rischia il cliente che viene trovato senza ad un controllo per strada?

Immagina allora di uscire da un negozio di vestiti, di smarrire lo scontrino (o di non averlo mai ricevuto) e di proseguire la tua passeggiata. Pochi metri dopo, però, incontri un agente della finanza che sta facendo dei controlli. Vedendoti con la busta della boutique e, all’interno, un prodotto di maglieria ancora sigillato nel cellophane, ti chiede di esibirgli la ricevuta fiscale; ma tu non ne sei in possesso. Cosa può fare nei tuoi riguardi? La Finanza può fare una multa a chi è senza scontrino?

Ecco i chiarimenti necessari per uscire dal dubbio.

Negoziante non emette scontrino: cosa rischia?

Sicuramente il rischio principale per la mancata emissione dello scontrino, almeno quando non ricorre uno dei casi di esenzione citati in apertura, è del negoziante. Questi infatti commette un’evasione fiscale per la quale può essere sanzionato. Si tratta pur sempre di una sanzione di carattere tributario, e quindi rientrante tra le sanzioni amministrative. Non viene commesso cioè nessun reato. Pertanto, chi non emette lo scontrino non può essere denunciato alla polizia o ai carabinieri, non avendo questi competenze in materia di accertamenti di illeciti tributari. Le uniche autorità competenti ad accertare le evasioni sono l’Agenzia delle Entrate e, per conto di questa, la Guardia di Finanza.

Le sanzioni cui va incontro il negoziante che non rilascia scontrino sono pari al 100% dell’imposta evasa e per un importo mai inferiore a 500 euro. Il che significa che se su una vendita il venditore avrebbe dovuto versare 30 euro di tasse, la sanzione sarà di 30 euro, per un totale di 60 euro da versare all’erario.

Le sanzioni sono più elevate se il negoziante vende un oggetto dichiarando che la cassa non funziona. In tal caso la sanzione pecuniaria per l’omessa richiesta tempestiva di intervento per la manutenzione del misuratore fiscale va da un minimo di 250 euro a un massimo di 2mila euro.

Negoziante non emette scontrino: cosa rischia il cliente?

Vediamo ora cosa rischia l’acquirente che viene trovato dalla Finanza senza lo scontrino fiscale.

Dal 1997 al 2003 è esistita una norma [1] in forza della quale per la mancata emissione dello scontrino era da ritenersi responsabile non solo il commerciante ma anche il cliente. Sicché quest’ultimo era obbligato a richiedere lo scontrino senza il quale sarebbe stato passibile di multa. La norma disponeva infatti che: «Al destinatario dello scontrino fiscale e della ricevuta fiscale che, a richiesta degli organi accertatori, nel luogo della prestazione o nelle sue adiacenze, non esibisce il documento o lo esibisce con indicazione di un corrispettivo inferiore a quello reale si applica la sanzione amministrativa da lire centomila a lire due milioni».

Insomma, l’acquirente trovato senza scontrino veniva sanzionato al pari del venditore.

Dal 2003 le cose sono cambiate: è stata cancellata la responsabilità del cliente ed è rimasta solo quella del venditore. Sicché chi acquista un bene o un servizio e non conserva la ricevuta o lo scontrino non rischia alcun controllo e, con esso, nessuna multa. La Guardia di Finanza non può cioè sanzionarlo.

Buttare immediatamente lo scontrino non può neanche essere un limite nell’esercizio del diritto di garanzia visto che il codice che tutela i consumatori non subordina la prova d’acquisto alla conservazione dello scontrino. Checché ne dica il commerciante, la dimostrazione del contratto infatti può essere fornita in qualsiasi modo, anche con una prova testimoniale o con l’estratto del bancomat o della carta di credito che conferma il pagamento. Leggi sul punto: Lo scontrino fiscale è prova del pagamento? È illegittimo il comportamento del venditore che subordina il reso o la riparazione di un oggetto guasto all’esibizione dello scontrino.

Si può denunciare il negoziante che non emette lo scontrino?

Sicuramente il cliente può segnalare il negoziante che non gli ha voluto rilasciare lo scontrino, sia anche per un semplice caffè. Ma si tenga presente che le indagini possono essere avviate solo se la segnalazione è firmata con nome e cognome. In altri termini le “denunce” anonime non possono garantire l’avvio di alcuna verifica fiscale.

A dimostrazione di ciò vi è la circostanza che gli stessi moduli per la segnalazione alla Guardia di Finanza, scaricabili dal sito, prevedono gli appositi spazi per la generalizzazione del denunciante e la sua firma.

Oggi i principi democratici impongono trasparenza: trasparenza soprattutto in favore di chi è oggetto di un procedimento amministrativo o giudiziario. È la Costituzione stessa che lo impone sancendo il diritto alla difesa. E non ci può essere vera difesa se non si sa da chi difendersi. Risultato: non sono ammesse denunce anonime in nessun ambito; e se anche dovessero essere spedite, non possono sortire effetti.

Leggi sul punto Come mandare un accertamento fiscale.

Uscire dal negozio senza scontrino: cosa può chiedere la Finanza al cliente?

Nonostante ciò che abbiamo appena detto e l’assenza di qualsiasi responsabilità, in caso di mancata emissione dello scontrino, da parte dell’acquirente quest’ultimo ben potrebbe essere fermato per strada dalla Finanza e interrogato qualora gli agenti stiano facendo delle verifiche per accertare l’evasione fiscale dei negozianti. La Gdf, quindi, non fa altro che richiedere la collaborazione del consumatore nelle proprie attività di contrasto all’evasione fiscale; il consumatore, però, dal canto suo, è obbligato a collaborare e a dire tutta la verità. Difatti, una dichiarazione falsa integrerebbe per lui un reato e l’avvio di un procedimento penale.

Negli interrogatori, però, la Finanza deve usare un certo “tatto”. Visto l’impatto che tale attività di controllo produce sull’opinione pubblica, una circolare delle Fiamme Gialle raccomanda di non creare «disagio, preoccupazione, oppure turbamento» che, in certe categorie di persone, è più facile generare. Resta pur sempre facoltà della pattuglia della Gdf di fermare il cliente per strada o all’uscita da un esercizio pubblico; la Forza di Polizia deve  qualificarsi mostrando la tessera di riconoscimento; i finanzieri dovranno evitare controlli su minorenni, persone affette da infermità mentali o da forme di inagibilità fisica come possono essere gli anziani, gli ubriachi e, «più in generale, coloro che manifestino evidenti disagi di altra natura».

I controlli sulla corretta emissione di scontrini e ricevute – prosegue la circolare – diretti sulla clientela dovranno essere indirizzati verso categorie di persone in grado di poter fornire informazioni attendibili soprattutto per migliorare l’efficacia delle verifiche e limitare «l’insorgere di situazioni di criticità o incomprensioni». In buona sostanza, occorre evitare «l’erroneo convincimento nella collettività e negli organi di informazione» di un’attività di controllo sproporzionata rispetto agli effettivi interessi fiscali da tutelare.

Nell’ambito dei controlli di esercizi commerciali, in località turistiche soprattutto, vicino a commercianti abusivi o che vendono prodotti contraffatti, le indicazioni del comando generale alle Fiamme Gialle sono precise: «è di tutta evidenza come l’eventuale verbalizzazione di un commerciante al minuto per l’omesso rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale e la contestuale presenza, nelle immediate vicinanze di un venditore non in regola, che, peraltro, può offrire al pubblico merce illegale, possa ripercuotersi negativamente sull’immagine dell’attività della Guardia di Finanza svolta a tutela degli operatori onesti, producendo un effetto di sfiducia estesa alla più ampia azione dello Stato. Per queste ragioni, laddove ci siano contesti territoriali connotati dalla presenza di venditori abusivi, la precedenza va data alla repressione di questi fenomeni».


note

[1] D.lgs. n. 471/1997.

[2] Dl n. 269/2003, art. 33, conv. in legge n. 326/2003.

[3] Art. 11 co. 6, d.lgs. n. 471/1997.

Autore immagine: 123rf com


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