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Cosa fare se la Guardia di Finanza suona al campanello di casa

4 Dicembre 2018


Cosa fare se la Guardia di Finanza suona al campanello di casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Dicembre 2018



Finanzieri: per l’accesso nella casa privata del contribuente c’è bisogno del mandato. L’autorizzazione del Procuratore della Repubblica può essere data solo in caso di gravi indizi di evasione.

Hai messo da parte un bel gruzzolo di contanti che conservi in casa, all’interno di una cassaforte. In buona parte si tratta di denaro che non puoi giustificare al fisco, ragion per cui preferisci non versarlo in banca. La tua preoccupazione principale, oltre ai ladri, è però proprio il fisco. Se un giorno dovessero presentarsi i finanzieri e chiederti di aprire il forziere, come potresti giustificare il denaro e i gioielli che vi custodisci dentro? Così ti chiedi cosa fare se la Guardia di Finanza suona al campanello di casa. Quali limiti incontrano le fiamme gialle per poter bussare alla porta dell’abitazione del contribuente? A rischiare sono solo imprenditori, professionisti e autonomi oppure qualsiasi privato cittadino? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Il regime degli accessi della Guardia di Finanza è diverso a seconda del luogo in cui gli agenti fanno irruzione. Come ben si può immaginare, è più facile entrare all’interno dell’azienda o del luogo prescelto come sede dell’attività lavorativa (ad esempio lo studio o l’ufficio) piuttosto che all’interno della dimora privata; quest’ultima, in quanto luogo tutelato dalla Costituzione, è sottoposta ai forti limiti della privacy e della riservatezza. In una terra di mezzo ci sono poi i locali adibiti a uso promiscuo, quelle stanze cioè del proprio domicilio che vengono destinate all’esercizio dell’attività.

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire cosa fare se la Guardia di Finanza suona al campanello di casa.

Per entrare nella sede del lavoro la Finanza deve avere autorizzazioni?

Per entrare nei negozi, negli uffici, negli studi e, più in generale, in qualsiasi locale destinato all’esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali la Gdf deve avere l’autorizzazione dal capo dell’ufficio da cui dipendono i verificatori. È ovviamente diritto del contribuente chiedere una copia dell’ordine di accesso per accertare la regolarità del controllo. In assenza dell’autorizzazione preventiva, il titolare del locale può impedire ai finanzieri l’ingresso.

L’ordine di accesso deve contenere le seguenti informazioni:

  • quali agenti sono autorizzati ad effettuare l’ispezione;
  • in quali locali, in quale data ed orario deve avvenire l’accesso;
  • che tipo di controllo verrà svolto.

Se la Finanza bussa alla porta di casa a uso promiscuo

Immaginiamo ora l’ipotesi di locali adibiti sia a sede lavorativa che ad abitazione (cosiddetto uso promiscuo). Capita spesso per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che adibiscono una stanza a proprio ufficio.

In questo caso, la Guardia di Finanza può effettuare l’accesso alle sole stanze adibite all’attività lavorativa ma solo con l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica. Tale autorizzazione è più formale che sostanziale: la richiesta infatti non deve essere accompagnata da una specifica motivazione da parte dei verificatori.

Se la Guardia di Finanza suona al campanello di casa c’è bisogno del mandato?

L’ultima delle tre ipotesi è quella in cui le fiamme gialle bussano al campanello di casa. Qui, come anticipato in partenza, è necessario tutelare la dimora privata che è un bene protetto dalla stessa Costituzione. Per cui l’accesso è possibile solo in presenza di gravi indizi di evasione. A controllare la sussistenza dei validi sospetti è il giudice. Vediamo dunque cosa devono fare i verificatori per poter accedere in casa del contribuente. Questi devono innanzitutto chiedere l’autorizzazione preventiva del Procuratore della Repubblica. Senonché, a differenza del caso dell’abitazione a uso promiscuo, l’istanza deve essere ben motivata; non può cioè essere generica. I verificatori devono fornire gravi indizi di violazioni delle norme tributarie. Insomma l’accesso nella dimora non può essere mai disposto se prima la Gdf non ha raccolto, in altro modo, altre prove o forti sospetti di evasione fiscale. Cosa che potrebbe succedere, ad esempio, se all’interno del locale adibito al lavoro dovessero mancare i registri della contabilità o i documenti informatici con la lista dei clienti.

Lo stesso dicasi per il garage, cantine e altri luoghi non di pertinenza aziendale anche se di proprietà dei familiari del contribuente.

Senza autorizzazione (e motivazione in caso di locali non adibiti all’esercizio di attività), secondo il consolidato orientamento della Cassazione, quanto acquisito non è più utilizzabile.

Quali sono i gravi indizi di evasione fiscale?

L’autorizzazione del Procuratore della Repubblica è, dunque, necessaria qualora la Guardia di Finanza intenda entrare in luoghi privati adibiti ad abitazione del contribuente e dei suoi familiari o a uso promiscuo. Ma solo nel primo caso è necessario che vi siano i «gravi indizi» di violazioni di norme tributarie. Si pensi al caso di un imprenditore che nasconde nella cantina di casa tutti i registri con le fatture.

Tali indizi devono essere esplicitati nella richiesta che i verificatori avanzano al Pubblico Ministero. Quest’ultimo, se li ritiene sussistenti, concede l’autorizzazione all’accesso.

Tutta la documentazione può essere richiesta dal contribuente al momento in cui i finanzieri bussano a casa sua. Il contribuente potrà quindi accertare se le autorità hanno le “carte in regola” per effettuare l’accesso.

Una strategia difensiva contro la Finanza

La Cassazione ritiene che gli atti compiuti dalla Finanza senza le prescritte autorizzazioni di cui abbiamo appena parlato sono illegittimi e quindi le prove sono inutilizzabili. Con nullità dell’accertamento successivo. Non rileva che, durante le operazioni, vi sia stata la consegna spontanea della documentazione, ai verificatori, da parte del contribuente.

Questo induce a consigliare, nel caso in cui il privato si accorga dell’assenza delle prescritte autorizzazioni, di non far valere subito il vizio; diversamente i verificatori potrebbero presentarsi in un secondo momento presso la sua abitazione con il regolare “nulla osta” del Pm. Se invece l’interessato lascia che gli agenti effettuino i controlli e poi si oppone in un secondo momento all’attività ispettiva, può mettere nel nulla tutto ciò che è stato eseguito durante l’accesso.

La nullità dell’accertamento può discendere sia dall’assenza di autorizzazione da parte dei verificatori, sia dalla mancanza dei gravi indizi di evasione che legittimano l’emissione dell’autorizzazione.

Apertura di cassetti, borse e computer

Non c’è bisogno dell’autorizzazione del Pm per aprire borse, mobili in genere o casseforti, salvo che si tratti di un’apertura contraria alla volontà del contribuente e, quindi, in forma coattiva. Se il tutto avviene con la collaborazione del contribuente l’acquisizione dei documenti è legittima.

In ogni caso è necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica o dell’autorità giudiziaria più vicina per procedere durante l’accesso a perquisizioni personali e all’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili e per l’esame di documenti.

note

Autore immagine 123rf com


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