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Come nascondere email ed immagini dopo la propria morte

5 dicembre 2018


Come nascondere email ed immagini dopo la propria morte

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 dicembre 2018



Il diritto alla privacy dopo la morte: come evitare l’accesso ai dati di una persona deceduta.

È inutile che dici di no. Anche nel tuo computer o all’interno dello smartphone che custodisci gelosamente in tasca ci sono segreti, informazioni e contenuti che non vorresti fossero mai visti da altri, anche e soprattutto dai tuoi parenti. Si può trattare di un’email riservata, di una confessione a un amico, di una foto o un filmato piccante, di una serie di appuntamenti. E se è vero che telefoni cellulari, tablet e pc portatili sono diventati il centro della quotidianità di ogni cittadino, è vero che, all’interno di questi, negli hard disk o nelle pennette usb si trovano le nostre vite. 

I segreti fanno parte dell’essere umano, ragion per cui il diritto tutela la sua privacy. Solo in casi rari è possibile accedere ai dati riservati di un soggetto: vi devono essere però ragioni di ordine pubblico o di tutela di un altrui diritto certificate da un provvedimento di un giudice. Ma che succederebbe se, alla tua morte, qualcuno aprisse il tuo computer, lo smartphone o qualsiasi altro dispositivo e si mettesse a curiosare tra i tuoi dati? Che ne sarebbe della tua riservatezza che hai custodito per tutti questi anni? C’è un modo per non far vedere email ed immagini dopo la propria morte? 

Assolutamente sì; è un tuo diritto che le società informatiche devono garantire. A stabilirlo è proprio il nuovo codice sulla privacy, il cosiddetto Gdpr (il regolamento europeo approvato nel 2016 [1]), approvato dall’Italia con una legge del 2018 [2]. Con questa normativa è stato creato, per la prima volta, una sorta di diritto alla privacy dopo la morte. In questo modo, qualsiasi provider che gestisce le tue email o la società di cloud che hai incaricato di archiviare sulla “nuvola”, foto, video e altri dati è tenuto a rispettare il comando di non consentire l’accesso a terzi a partire dal giorno successivo alla tua morte. 

Ma procediamo con ordine e vediamo come non far vedere email ed immagini dopo la propria morte.

Il diritto alla privacy dopo la morte

Il nuovo codice della privacy prevede un articolo apposito per quello che potremmo chiamare il testamento digitale. Questa disposizione, a certe condizioni, consente all’interessato di scrivere le proprie ultime volontà con riferimento ai dati riversati in account in rete o comunque in un servizio online. In questo testamento digitale, l’interessato può vietare a taluno l’accesso all’account o altri diritti, come la rettificazione o la cancellazione dei dati stessi. Più in generale le ultime volontà digitali possono disciplinare l’esercizio dei diritti sui dati digitali del defunto.

La norma stabilisce in buona sostanza quanto segue [2].

Alla morte di una persona, i diritti sulla tutela della privacy di quest’ultima possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio (ad esempio l’erede) o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione.

In caso di offerta diretta di servizi della società dell’informazione, nessuno terzo può chiedere l’accesso ai dati della persona defunta se quest’ultima lo ha espressamente vietato con dichiarazione scritta presentata al titolare del trattamento o a quest’ultimo comunicata.

La volontà dell’interessato di vietare l’accesso ai propri dati deve risultare in modo non equivoco e deve essere specifica, libera e informata.

L’interessato ha in ogni momento il diritto di revocare o modificare il divieto di accesso ai propri dati dopo la sua morte. 

In ogni caso, il divieto esercitato dal titolare dei dati può essere derogato solo quando esso può pregiudicare l’esercizio, da parte dei terzi, dei diritti patrimoniali che derivano dalla morte dell’interessato (ad esempio i diritti degli eredi) nonché il diritto altrui di difendere in giudizio i propri interessi.

In una recente circolare [1], Assonime (l’associazione fra le Spa italiane) ha richiamato il dovere per le imprese digitali di attrezzarsi al fine di eseguire i testamenti digitali a prescindere dalle modalità con cui è stata espressa e comunicata la volontà del defunto.

Inoltre il divieto di accesso e di esercizio degli altri diritti non può danneggiare i diritti patrimoniali di terzi che derivano dalla morte dell’interessato e non può diminuire il diritto di difendere in giudizio i propri interessi. In sostanza, scrive la circolare in commento, nonostante il divieto manifestato dal defunto, l’operatore non può rifiutare al terzo l’accesso ai dati del defunto qualora il terzo agisca a tutela di suoi diritti patrimoniali (in quanto erede o avente causa) o per far valere in giudizio i suoi interessi. È necessario da parte del titolare del trattamento valutare caso per caso in che misura un diniego potrebbe produrre effetti pregiudizievoli al terzo richiedente.

Come evitare l’accesso ai dati di una persona deceduta

Vediamo allora come scrivere il proprio testamento digitale e, in questo modo, non far vedere email ed immagini dopo la propria morte.

Vediamo innanzitutto chi può essere interessato a esercitare il divieto di accesso ai propri dati dopo la morte. Vi rientrano tutti coloro che abbiano sottoscritto un servizio online con attivazione di un account. Facciamo qualche esempio. Vale per chi ha una email con il gestore della stessa (ad esempio Gmail, Virgilio, Yahoo!, il gestore della Posta elettronica certificata, ecc.); per chi ha aperto un profilo su un social network (Facebook, LinkedIn, YouTube, Instagram, Twitter); per chi ha un servizio di archiviazione dati sul cloud come immagini o documenti di testo (Apple Immagini, Dropbox, ecc.).

L’esercizio del diritto va quindi comunicato non ai propri eredi ma alla società informatica (Google, Yahoo!, Virgilio, Apple, Facebook, Dropbox, Instagram, ecc.).

Per «servizi della società dell’informazione» la legge intende infatti «qualsiasi servizio prestato normalmente dietro retribuzione, a distanza, per via elettronica e a richiesta individuale di un destinatario di servizi»: volendo tradurre nel linguaggio di uso quotidiano, il pensiero corre ai messaggi di posta elettronica memorizzati in un servizio di webmail e ai documenti (testi, immagini, filmati) in un cloud.

Vediamo come va redatto il testamento digitale. Qui la legge non detta forme o modalità particolari. Dice solo che il divieto deve essere comunicato in forma inequivoca ed espressa. Basterà quindi una dichiarazione contenuta in una email con il seguente tenore: 

«Il sottoscritto… ai sensi dell’articolo 2-terdecies del codice della privacy d.lgs. n. 101/2018, come da Regolamento Ue 2016/679 (Gdpr) chiede che, alla propria morte, l’accesso al proprio account venga impedito a qualsiasi soggetto, ivi compresi eredi o altri parenti, fatte salve le sole deroghe previste dalla legge citata».

Potrai revocare la richiesta in qualsiasi momento.

Una formula di questo tipo vieterà l’accesso ai tuoi dati riservati nei confronti di eredi e altri curiosi. Solo un giudice potrebbe consentire l’accesso diretto ai dati se dovesse essere necessario ai fini di una causa in cui si discutono diritti patrimoniali tra eredi. In altre parole, nonostante il divieto manifestato dal defunto, l’operatore non può rifiutare al terzo l’accesso ai dati del defunto qualora il terzo agisca a tutela di suoi diritti patrimoniali (in quanto erede o avente causa) o per far valere in giudizio i suoi interessi.

Come gestire l’account Facebook dopo la morte

Facebook ha predisposto un modulo online da compilare per lasciare il proprio testamento digitale. Tra le impostazioni del tuo profilo devi trovare quella dedicata al Contatto erede. Come specificato da Facebook, la persona indicata nel form sarà incaricata di gestire il nostro profilo nel caso in cui si muore e sarà in grado di compiere alcune azioni basilari (fissare dei post in alto, cambiare immagine profilo e accettare nuove amicizie). La scelta del contatto erede resterà “anonima” sino al momento in cui l’account non sarà trasformato in profilo commemorativo: solo a quel punto si saprà di aver ottenuto “l’eredità digitale” di Facebook di un proprio caro.

Come gestire l’account Google dopo la morte

Anche Gmail ha predisposto un servizio molto simile a quello di Facebook. Da Gestione account inattivo si potrà indicare il nome dell’erede digitale, segnalando due modalità di contatto differenti (posta elettronica e numero di cellulare), e scegliere il periodo di inattività dopo il quale Google potrà contattare la persona indicata. Il doppio contatto è necessario per garantire che solo la persona di fiducia possa accedere effettivamente alle nostre informazioni. Terminato il tempo che hai indicato Google ti considererà “morto” e invierà un messaggio di posta elettronica e un sms alla persona indicata.

note

[1] Regolamento Ue 2016/679.

[2] Dlgs 101/2018. 

[3] Art. 2-terdecies del codice della privacy.

[4] Assonime, circolare n. 25 del 3 dicembre 2018.


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