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Pubblico impiego: cos’è l’indennità di servizio esterno

13 Gennaio 2019


Pubblico impiego: cos’è l’indennità di servizio esterno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Gennaio 2019



I lavoratori che devono svolgere il proprio lavoro in contesti particolarmente svantaggiati hanno diritto ad una particolare indennità detta di servizio esterno.

Quando il datore di lavoro ed il dipendente firmano un contratto di lavoro si impegnano reciprocamente a rispettare una serie di obblighi. Il lavoratore, dal canto suo, dovrà eseguire le direttive impartite dal datore di lavoro, recarsi al lavoro puntualmente e nel luogo indicato dal datore di lavoro. L’azienda si assume soprattutto un obbligo di tipo economico, vale a dire, si impegna a pagare regolarmente lo stipendio al dipendente. La retribuzione del lavoratore è composta da una serie di elementi detti anche voci retributive. Tra queste voci si segnala la presenza di alcuni importi, detti indennità, che sono collegati alle particolari modalità di svolgimento della prestazione di lavoro. L’esempio classico che si fa in questi casi è l’indennità di cassa. E’ evidente che la cassiera del supermercato è esposta, rispetto ad una sua collega di pari livello ma che lavora in ufficio, al rischio connesso al maneggio del denaro e per questo riceve un’apposita indennità detta indennità di cassa o di maneggio denaro. Pubblico impiego: cos’è l’indennità di servizio esterno? Vediamo a chi spetta e per quali tipologie di attività.

Cos’è la retribuzione?

La retribuzione, detta anche comunemente stipendio, è la somma di denaro che il datore di lavoro versa tutti i mesi al dipendente per compensarlo del lavoro svolto durante tutto l’arco del mese. In Italia la retribuzione viene stabilita soprattutto dai contratti collettivi nazionali di lavoro che stabiliscono, per ciascun settore (ad es. c’è un contratto collettivo per il settore chimico, uno per il metalmeccanico, uno per l’industria alimentare, etc.) i cosiddetti minimi tabellari o minimi stipendiali. Si tratta di tabelle nelle quali viene indicato qual è lo stipendio minimo da corrispondere al dipendente a seconda del suo livello di inquadramento. Se i contratti collettivi di lavoro fissano il livello minimo, è poi il contratto individuale di lavoro a determinare lo stipendio effettivamente pattuito tra datore di lavoro e dipendente.

La retribuzione prevista nel contratto individuale può essere più alta del minimo previsto nel CCNL ma non può essere più bassa. E’ evidente che i minimi tabellari fissati nel contratto collettivo di lavoro servono a garantire l’uniformità di trattamento dei dipendenti in tutto il territorio nazionale, ma nel concreto svolgimento del rapporto ci sono moltissime differenze tra un dipendente ed un altro e tra le mansioni affidate ad un dipendente e quelle che è chiamato a svolgere un altro lavoratore.

Cosa sono le voci della retribuzione?

La retribuzione complessivamente erogata al dipendente e facilmente consultabile leggendo la busta paga si compone di varie voci, varie componenti. Tra queste troviamo:

  • la paga base: corrisponde al minimo tabellare previsto per un lavoratore di quel livello dal contratto collettivo di lavoro. La paga base viene considerata anche come punto di riferimento per stabilire la misura della cosiddetta “giusta retribuzione” ossia la retribuzione minima prevista dalla Costituzione la quale deve essere proporzionata alla qualità e alla qualità del lavoro svolto e comunque in grado di garantire al dipendente ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa;
  • l’indennità di contingenza: si tratta di una voce di stipendio prevista nei CCNL che è stata istituita quando è stata soppressa la cosiddetta scala mobile, ossia il meccanismo che adeguava in modo automatico gli stipendi all’aumento dei prezzi dei beni di consumo;
  • l’eventuale superminimo individuale: se nel contratto individuale di lavoro le parti si accordano per uno stipendio superiore al minimo stipendiale previsto nel CCNL, la somma che eccede il minimo viene spesso qualificata come superminimo individuale, ossia come una sorta di misura premiale data al dipendente in ragione delle sue specifiche qualità individuali. E’ infatti evidente che il livello di inquadramento dice tutto e niente. Non tutti i dipendenti di pari livello di inquadramento hanno in realtà lo stesso valore e con il superminimo si evita, dunque, un appiattimento al ribasso della remunerazione del personale;
  • le indennità: la legge o i CCNL prevedono che, al di là del livello di inquadramento, debbano essere corrisposte al dipendente delle ulteriori e specifiche somme di denaro collegate a come quel dipendente lavora e alle specifiche condizioni di lavoro.

Quali sono le principali indennità?

Le indennità servono a differenziare il trattamento economico dei dipendenti e ad adattarlo alle specifiche modalità del singolo rapporto di lavoro. Si tratta, dunque, di uno strumento per adattare lo stipendio al singolo rapporto di lavoro in quanto il minimo stipendiale, essendo una misura generale, non può cogliere le sfumature del singolo rapporto.

Le indennità servono quindi a compensare il lavoratore che, per le mansioni che svolge, si assume particolari rischi, particolari responsabilità, lavora in un ambiente particolarmente disagiato, etc.

Le principali indennità sono:

  • indennità di cassa, detta anche di maneggio denaro: è dovuta a chi per lavoro maneggia denaro o altri valori, assumendosi così responsabilità e rischi ulteriori;
  • indennità di reperibilità: è dovuta a chi per lavoro deve essere reperibile perché può ricevere da un momento all’altro una chiamata e deve poter raggiungere il posto di lavoro entro un certo lasso di tempo. E’ evidente che un dipendente con reperibilità subisce una forte limitazione della sua sfera personale e della sua libertà e per questo deve essere dunque compensato;
  • indennità di turno: compensa quei dipendenti che devono regolarmente lavorare su turni;
  • indennità di disagio: compensa il dipendente che svolge mansioni particolarmente disagevoli e scomode.

Cos’è l’indennità di servizio esterno?

L’indennità giornaliera di servizio esterno è una particolare indennità che spetta solo ed unicamente ai dipendenti pubblici ed è stata introdotta nel 1990 [1].

Lo scopo dell’indennità, come chiarito da numerose sentenze del Consiglio di Stato, consiste nella necessità di favorire il personale che si trova ad operare in situazioni di particolare disagio, che possono consistere nel fatto che le mansioni vengono svolte con esposizione ad agenti atmosferici oppure ancora nella particolare diversità del luogo di lavoro.

Non si può ritenere, invece, che abbia diritto a questa indennità il dipendente al quale viene richiesto un semplice svolgimento del servizio al di fuori del proprio ufficio [2].

Anche di recente [3] il Consiglio di Stato ha chiarito quando spetta l’indennità di servizio esterno affermando che il diritto a percepirla spetta:

  • quando la prestazione di lavoro si svolga in ambiente esterno rispetto ai locali dell’ufficio di appartenenza in condizioni di particolare disagio, consistenti anche nell’esposizione ad agenti atmosferici e a rischi connessi alla prestazione del servizio all’esterno di edifici e di uffici;
  • quando la prestazione lavorativa disagiata sia espletata con carattere di continuità e in maniera stabile e continuativa;
  • quando la prestazione lavorativa disagiata sia organizzata in turni di almeno tre ore ovvero coincidenti con l’orario di servizio giornaliero;
  • quando la prestazione di lavoro disagiata sia prestata in base a formali ordini di servizio.

Pendono nei tribunali ancora molte cause relativa a diversi anni fa. In questi casi il problema di stabilire se spetta o meno l’indennità di servizio esterno è risolvibile seguendo questa scansione temporale:

  • dal 1° novembre 1995 [4] in quanto la durata del servizio esterno coincide con l’orario di servizio giornaliero;
  • a decorrere dall’entrata in vigore del D.P.R. n. 164/2002, per l’attività esterna di durata giornaliera non inferiore alle tre ore.

A chi si applica l’indennità di servizio esterno?

L’indennità di servizio esterno spetta ai corpi dello Stato e degli enti locali come:

  • Polizia di Stato;
  • Polizia municipale o provinciale;
  • Arma dei Carabinieri;
  • Guardia di Finanza.

L’indennità di servizio esterno negli istituti penitenziari

Nel caso delle carceri, anche se l’ambiente di lavoro potrebbe apparire non disagevole, è stata riconosciuta l’indennità di servizio esterno anche a coloro che operano in tutti gli ambienti che, pur non avendo istituzionalmente persone destinate alla detenzione, possono occasionalmente o provvisoriamente ospitare uno o più detenuti.

Tali possono essere i mezzi di trasporto, le aule giudiziarie, gli ospedali, gli ambienti lavorativi dei detenuti, per effetto dell’applicazione del regime della semilibertà o del lavoro all’esterno [5].

Quanto spetta a titolo di indennità di servizio esterno?

L’indennità di servizio esterno consiste nell’erogazione, in busta paga, di una somma di denaro lorda aggiuntiva rispetto alla retribuzione e che viene pagata per ogni giornata di servizio esterno. Per maturare il diritto all’indennità giornaliera, come già evidenziato, il servizio esterno deve essere svolto per almeno tre ore consecutive durante la giornata di lavoro.

La misura dell’erogazione in denaro dipende dal settore di riferimento. Per quanto concerne la Polizia di Stato, a titolo di esempio, l’indennità di servizio esterno è pari ad una somma lorda di euro 6,00 per ogni giornata di lavoro caratterizzata dai servizi esterni (e dunque ogni giornata in cui per almeno tre ore il dipendente si sia dedicato ad attività qualificabili come servizio esterno).

note

[1] Art. 12 D.P.R. n. 147 del 5.06.1990. Per una puntuale ricostruzione di questa indennità si veda la sentenza Cons. Stato, sez. IV n. 3826 del 5.07.2007.

[2] Si veda Cons. Stato sez. VI n. 4826 del 23.09.2002; sez. IV n. 3826 del 5.07.2007; sez. IV n. 7553 del 18.10.2010; sez. IV n. 9358 del 23.12.2010; sez. IV n. 1446 del 15.03.2012.

[3] Cons. Stato n. 5632/2018.

[4] Art. 42 co. 1 D.P.R. n. 395/1995.

[5] Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Circolare n. 0388688/2007 del 13.12.2007.


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