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Una mediazione fiscale con più appeal

5 dicembre 2018


Una mediazione fiscale con più appeal

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 dicembre 2018



La mediazione fiscale è un istituto economico giuridico entrato in vigore nel 2012, grazie all’art. 39, d.l. 6 luglio 2011, n. 98. Ai sensi del decreto, per gli atti dell’Agenzia delle Entrate di valore massimo di 20 mila euro, il contribuente prima di sollevare la questione dinanzi al giudice tributario, deve presentare un reclamo alla Direzione provinciale o regionale che ha emanato l’atto.

Da Gennaio 2018 però la mediazione fiscale o tributaria può essere applicata per cause di valore più elevato, fino ad un massimo di 50 mila euro. Una simile opzione è percorribile per gli atti notificati a partire dall’1 Gennaio 2018 nonché per i rifiuti taciti su cui ancora non grava la scadenza del termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda di restituzione. La scelta di ampliare il range di cause per cui è possibile ricorrere alla mediazione è stata indubbiamente presa per favorirne l’utilizzo e non sovraccaricare il giudice tributario.

Come funziona la mediazione tributaria obbligatoria

La mediazione fiscale è quindi obbligatoria per gli atti sotto i 50.000 euro emanati sia dall’Agenzia delle Entrate sia da altri Enti creditori. Vale per tutti quegli atti che ineriscono ad imposte e tasse sui redditi nonché per quelli legati alla materia catastale. Sono altresì coinvolti gli atti come la comunicazione di iscrizione di fermo amministrativo sul veicolo o di ipoteca su un immobile.

È palese come il processo tributario, in vista della mediazione, sia cambiato in ogni suo aspetto. Non a caso l’art. 17 bis Codice del processo tributario prevede al comma 1 che: “Per le controversie di valore non superiore a cinquantamila euro, il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa. Il valore di cui al periodo precedente è determinato secondo le disposizioni di cui all’articolo 12, comma 2. Le controversie di valore indeterminabile non sono reclamabili, ad eccezione di quelle di cui all’articolo 2, comma 2, primo periodo”

Oltretutto al comma 2 si evidenzia che “il termine per la costituzione in giudizio del ricorrente decorre dalla scadenza del termine di cui al comma 2. Se la Commissione rileva che la costituzione è avvenuta in data anteriore rinvia la trattazione della causa per consentire l’esame del reclamo”.

Una mediazione più efficace per contribuenti e professionisti

La mediazione fiscale è stata prevista per snellire controversie altrimenti lunghe e dispendiose sia per le parti che per l’amministrazione giudiziaria. Rivolgendosi ad un professionista, come un legale, un consulente o un commercialista, il contribuente verrà guidato verso un procedimento più celere e scorrevole, risolvendo il problema nel più breve tempo possibile.

Allo stesso tempo la gestione del contenzioso in materia fiscale per i professionisti, anche alla luce delle novità nella mediazione, resta una pratica complessa, ricca di adempimenti e scadenze di cui non è sempre facile tenere traccia.

Come supporto nel flusso di lavoro molti studi professionisti scelgono di dotarsi di software per la gestione del contenzioso tributario, tool digitali che consentono di tenere traccia delle procedure aperte, dei dati e dei documenti di ogni cliente nonché delle scadenze relative ad ogni processo. I migliori software offrono una piattaforma cloud, accessibile da ogni tipologia di dispositivo e da più utenti contemporaneamente, per favorire pratiche di co-working e il coordinamento di più professionisti sui medesimi progetti.

Mediazione tributaria: determinare il valore della controversia

Tornando alla mediazione tributaria, per determinare il valore di una controversia tributaria bisogna seguire l’assunto legislativo secondo il quale, il valore della lite è dato dalla somma del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni poste con l’atto impugnato. Tuttavia l’Agenzia delle Entrate ha specificato che in caso di controversie legate, ad esempio al rifiuto di restituire i tributi, il valore della lite equivale alla somma del tributo richiesto a rimborso, a netto degli accessori.

Se il debitore decidesse di opporsi al fermo di beni mobili o di ipoteca su immobili, il valore della controversia dipende dall’atto impugnato. Questo vuol dire che esso sarà calcolato in base ai crediti per tributi su cui l’agente della riscossione ha presentato la comunicazione per l’iscrizione del fermo o dell’ipoteca.

La conseguenza è che quando il valore totale dei crediti ipotecati supera i 50 mila euro, la lite non potrà rientrare nella mediazione tributaria. Detto in termini più semplici, se con lo stesso ricorso il debitore impugna fermo, ipoteca e iscrizione a ruolo di importo basso, si andrà ad esperire impugnazione piuttosto che il reclamo-mediazione.

Gli stessi criteri vengono applicati, in se si impugna una cartella di pagamento che riguarda iscrizioni a ruolo pure se eseguite da vari enti creditori.


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