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Presunto abuso edilizio: come difendersi

5 dicembre 2018


Presunto abuso edilizio: come difendersi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 dicembre 2018



Esposto di abuso edilizio: se il confinante, il vicino o un condomino dello steso edificio sta realizzando una costruzione senza la licenza edilizia lo si può denunciare al Comune o ai vigili?

Il tuo vicino di casa sta realizzando una piccola costruzione che, ad occhio e croce, ti sembra abusiva. Prima di presentare un esposto contro di lui e rischiare magari una querela per calunnia, vuoi vederci chiaro e prendere tutte le informazioni dal Comune. Il tuo obiettivo è quello di verificare se il vicino ha richiesto le autorizzazioni amministrative e se tutte le concessioni sono in regola. A questo punto ti sorgono una serie di dubbi: è possibile chiedere l’accesso agli atti per verificare la licenza edilizia concessa a un’altra persona? Entro quanto tempo dall’avvio dei lavori bisogna attivarsi? Queste e altre domande ti frullano per la testa, così decidi di passare all’azione e verificare fin dove la legge ti consente di spingerti. Senza voler anticipare ciò che diremo più avanti, posso già dirti che, se non sei mosso da semplice curiosità ma dall’obiettivo di tutelare il tuo diritto di proprietario confinante, la privacy si mette da parte e ti consente di “ficcanasare” negli affari altrui purché tu lo faccia entro termini prestabiliti e perentori. Ma procediamo con ordine e vediamo come difendersi da un presunto abuso edilizio. Lo faremo tenendo conto delle ultime sentenze emesse dalla giurisprudenza amministrativa su questo delicato tema.

Abuso edilizio del vicino: concesso l’accesso agli atti amministrativi?

Non tutti possono accedere agli atti della pubblica amministrazione relativi a una concessione edilizia. Lo possono fare solo coloro che sono mossi da un interesse meritevole di tutela come ad esempio i confinanti, coloro che potrebbero essere pregiudicati da un “mostro” urbanistico o da una costruzione troppo ravvicinata.

Il Comune deve quindi consentire la visione dei documenti e dei certificati presentati dal titolare dell’immobile e delle relative concessioni o sanatorie riconosciutegli dall’ente locale.

La risposta deve intervenire entro 30 giorni dalla domanda. In caso di silenzio, il cittadino può ricorrere al Tar non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento.

Entro quanto tempo si può denunciare un abuso edilizio?

I soggetti che si ritengono lesi da un’attività edilizia di un vicino possono sollecitare la Pubblica amministrazione a verificare l’esistenza dei presupposti di legittimità del permesso di costruire o della Scia (segnalazione certificata di inizio attività), ma non possono chiedere un controllo generalizzato che tocchi anche i profili “civilistici”: non possono cioè contestare violazioni, di norme che garantiscono diritti soggettivi.

Bisogna attivarsi subito per denunciare l’eventuale abuso edilizio del vicino, altrimenti si rischia di dover tacere per sempre. L’istanza affinché il Comune verifichi la regolarità delle opere, infatti, deve essere presentata entro sessanta giorni da quando si ha conoscenza dell’inizio attività del confinante: dopo scatta la decadenza (ciò al fine di garantire la certezza degli effetti prodotti dalla Scia o da qualsiasi altro titolo edilizio). A tale conclusione è arrivata una recente sentenza del Tar Abruzzo [1].

Quale controllo sull’abuso edilizio del vicino?

Una volta definito il fatto che si può accedere agli atti e che, entro 30 giorni, si può sollecitare una verifica all’amministrazione, è bene chiarire più nel dettaglio Ma cosa può chiedere il terzo? Quale può essere l’oggetto della diffida?

Secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato [2], ribadisce che i terzi possono richiedere unicamente la verifica della «legittimità» della Scia in relazione alle norme di diritto pubblico e non già a norme civilistiche o di regolamenti tra le parti.

Il potere del terzo di richiedere l’attivazione dei poteri di controllo sussiste solo in relazione a violazioni di norme che comportano la lesione di norme di carattere amministrativo. Non possono essere chieste verifiche su violazioni di norme “civilistiche” o relative a regolamentazione di rapporti tra privati (ad esempio il rispetto delle distanze dal confine, del diritto di veduta e di passaggio, ecc.).

Per esempio: il terzo potrà richiedere alla Pa di verificare se chi ha presentato la richiesta di permesso di costruire sia l’effettivo titolare di un diritto (di proprietà, locazione, superficie ecc.) e se la costruzione è conforme al piano regolatore urbano, ma non potrà chiedere l’abbattimento di un’opera che danneggia altri condomini dello stesso palazzo. Per violazione di questa natura, il terzo dovrà rivolgersi – in presenza dei presupposti – al giudice ordinario, attivando i meccanismi contrattuali o, ad esempio, quelli predisposti dal Codice civile. Pertanto, come chiarito dal Consiglio di Stato, il privato può richiedere, nei limiti del suo interesse ad agire, solo la verifica obiettiva della compatibilità di quanto si intende realizzare con la disciplina urbanistica ed edilizia applicabile al caso di specie.

note

[1] Tar Abruzzo, sent. n. 302/18.

[2] Cons. Stato sent. n. 5115 del 30 agosto 2018.


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