Diritto e Fisco | Editoriale

L’affidamento in prova ai servizi sociali

14 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Gennaio 2019



La misura alternativa dell’affidamento in prova: quando e come richiederla, cosa succede in caso di esito positivo o negativo della prova.

Sei stato condannato alla pena di tre anni di reclusione per furto e, nonostante tu abbia provato a dimostrare la tua innocenza, sia la corte di appello che la cassazione hanno confermato la tua condanna? Sappi che, poiché la pena supera i due anni di reclusione e non è sospesa, dovrai scontarla. Il vantaggio di avere avuto una condanna che non supera i tre anni dipende dal fatto che non riceverai un ordine di carcerazione esecutivo (nel senso che non verranno a portarti in carcere per scontare la tua condanna ormai definitiva) ma riceverai un ordine di esecuzione per la carcerazione sospeso: questo significa che entro 30 giorni dal ricevimento (tecnicamente si definisce notifica) di quell’ordine (emesso dall’ufficio esecuzione della procura della repubblica o dalla procura generale presso la corte di appello) potrai presentare la richiesta di scontare la pena in modo alternativo rispetto al carcere (ovvero in detenzione domiciliare, in affidamento in prova ai servizi sociali o in semilibertà). La legge, infatti, prevede la possibilità per i soggetti condannati (che non superino i quattro anni di condanna o i sei anni, se si tratta di soggetti tossicodipendenti) di espiare la pena fuori del carcere. Ecco perchè spesso anche la cronaca parla di condannati che escono prima dal carcere o che non vi fanno mai ingresso, perchè accedono all’affidamento in prova ai servizi sociali. Le misure alternative alla detenzione hanno lo scopo di facilitare il reinserimento sociale dei condannati nella società civile: in questo articolo ci soffermeremo dell’affidamento in prova. Questa misura alternativa può essere sempre concessa ai soggetti condannati ad una pena non superiore ai tre anni ( o a quelli condannati ad una pena più alta ma a cui resta da scontare solo la pena residua di tre anni) e può essere concesso al condannato che debba espiare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni di detenzione, quando abbia serbato (quantomeno nell’anno precedente alla presentazione della richiesta) un comportamento tale da far ritenere escluso il pericolo che commetta altri reati e da ritenere che l’affidamento possa contribuire al suo reinserimento nella società. Insomma, se ti comporti bene, anche dopo aver commesso degli errori, la legge ti premia. Ma andiamo con ordine.

Cosa sono le misure alternative alla detenzione?

Le misure alternative alla detenzione rappresentano (per l’appunto) un’alternativa al carcere; consentono al soggetto che abbia subìto una condanna di scontare la pena detentiva (in tutto o in parte) fuori del carcere. Le misure alternative sono destinate solo ai soggetti ormai condannati con sentenza irrevocabile (ovvero non più impugnabile) e cercano di facilitare il reinserimento sociale dei condannati nella società civile (così come previsto dalla nostra costituzione). Esse sono:

  • l’affidamento in prova al servizio sociale (che analizzeremo di seguito nel dettaglio) [1];
  • la detenzione domiciliare, ovvero l’espiazione della pena nella propria abitazione (o in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo di pubblica cura, assistenza ed accoglienza) prevista per i condannati che debbano espiare due anni di reclusione o quattro anni (se si tratta di soggetti particolarmente malati, di madre di prole di età inferiore a dieci anni con lei convivente o di padre convivente, se la madre è deceduta o non è in grado di accudire i figli, o ancora se si tratta di persona di età superiore ai sessanta anni) [2];
  • semilibertà ovvero la possibilità per il condannato o internato di trascorrere parte del giorno fuori dal carcere per partecipare ad attività lavorative, istruttive o comunque utili al reinserimento sociale, prevista per i condannati alla pena dell’arresto o della reclusione non superiore a sei mesi ovvero dopo l’espiazione di almeno metà della pena [3].  Analizziamo ora l’affidamento in prova al servizio sociale.

Cos’è l’affidamento in prova ai servizi sociali?

L’affidamento in prova ai servizi sociali (anche detto affidamento al lavoro) è la misura che permette al condannato di espiare la pena al di fuori dal carcere ovvero lavorando presso un terzo che in un certo senso lo deve sorvegliare. Gli affidati al lavoro, infatti, devono rispettare diverse regole, orari e restrizioni e possono allontanarsi (di regola) da casa unicamente per lavorare. Il lavoro sostituisce la pena da espiare e, non bisogna dimenticarlo, è una pena. Si tratta di una vera e propria prova, il cui esito positivo estinguerà la pena detentiva ed ogni altro effetto penale della condanna. Se il condannato è in condizioni economiche disagiate, l’affidamento estingue anche la pena pecuniaria.

Quando e come viene concesso l’affidamento in prova?

L’affidamento in prova ai servizi sociali può essere concesso:

  • al condannato alla pena dell’arresto o della reclusione non superiore a tre anni;
  • al condannato con pena residua superiore ai 3 anni ma uguale o inferiore ai 4 che nell’anno precedente abbia tenuto una condotta regolare;

e sarà concesso per un periodo uguale a quello della pena da scontare. Ma vediamo, in concreto, quando e chi decide se condere o meno tale misura. Sei libero, tempo fa sei stato condannato dal tribunale alla pena di anni tre di reclusione per un reato; dopo tempo, ecco che ti arriva l’ordine di esecuzione della pena da scontare, che devi fare? Stai tranquillo non andrai in carcere ma hai trenta giorni per chiedere, in alternativa al carcere, l’affidamento in prova ai servizi sociali (o altra misura alternativa). La richiesta puoi farla personalmente o con l’aiuto del difensore e devi presentarla al Pubblico ministero che ha emesso l’ordine di carcerazione (che nel frattempo resta sospeso); di seguito l’istanza sarà trasmessa al Tribunale di Sorveglianza che fisserà un’udienza e deciderà, dopo gli opportuni accertamenti, in merito alla tua richiesta (se accoglierla o meno).

Immaginiamo, invece, che sei detenuto in carcere, hai una pena residua da espiare compresa tra i tre ed i quattro anni e, nell’ultimo anno di detenzione, hai tenuto una buona condotta, hai partecipato a corsi ed inziative del carcere sempre con buoni risultati; puoi chiedere al magistrato di sorveglianza (in casi urgenti in cui vi sia un grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione) ovvero al tribunale di sorveglianza, di essere ammesso all’affidamento al lavoro. Anche in questo caso il tribunale fisserà un’udienza e deciderà in merito alla tua richiesta; in caso di richiesta al magistrato di sorveglianza la sua decisione sarà provvisoria e successivamente rimessa alla valutazione del tribunale. Una volta ammesso all’affidameno in prova, al termine, in caso di esito positivo, la tua pena (insieme ad ogni altro effetto penale) sarà estinta. Secondo il nuovo decreto legislativo adottato in tema di riforma del codice penale, di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario, è stata prevista una semplificazione: per le pene detentive non superiori ai diciotto mesi (sospese) il magistrato di sorveglianza può adottare il provvedimento di applicazione di una misura aternativa rimettendo, poi, al collegio la sola ratifica. Secondo questa procedura il magistrato applica la misura e notifica il provvedimento al condannato, al suo difensore e al pubblico ministero che possono proporre opposizione; se non la propongono il provvedimento viene ratificato dal tribunale.

note

[1] Art. 47, L. 354 del 26.7.1975.

[2] Art. 47 ter, L. 354 del 26.7.1975.

[3] Art.50, L. 354 del 26.7.1975.

[4] Art. 678 c.p.p..


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