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Ricorso contro multa: come non pagare l’avvocato

6 Dicembre 2018


Ricorso contro multa: come non pagare l’avvocato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Dicembre 2018



Ricorso al gratuito patrocinio, alla difesa personale e al rimborso delle spese legali: i chiarimenti della Cassazione per chi vuole impugnare la contravvenzione stradale.

Se è vero che ormai si va in tribunale solo per le cause di una certa importanza e che gran parte degli automobilisti ha rinunciato a impugnare le contravvenzioni al codice della strada (quando un tempo, invece, era un’attività quasi automatica), è anche vero che ci sono diverse possibilità per non pagare le spese legali. Tre in tutto. A illustrare una di queste è una ordinanza della Cassazione pubblicata ieri [1]. È l’occasione per tornare su un tema caro a tutti e che potrebbe interessare anche chi, al momento, non ha collezionato alcun verbale. Fa sempre comodo, infatti, sapere come non pagare l’avvocato per il ricorso contro la multa. 

Il problema dei ricorsi contro le multe è principalmente legato ai costi del giudizio. Nella migliore delle ipotesi, per i verbali di basso importo, bisogna corrispondere circa 40 euro di contributo unificato. Chi poi ha la possibilità, chiede di essere assistito da un avvocato, magari un amico di famiglia a cui, quantomeno, dovrà un “gesto di riconoscenza”. Difficile immaginare parcelle elevate su importi che spesso non raggiungono 200 euro. Ma già qui sta la prima difficoltà: dove si trova un legale disposto ad affrontare due o tre udienze, oltre a tutte le incombenze di cancelleria, per una materia non gratificante dal punto di vista economico? Come dare torto a quella sfilza di professionisti ormai in lotta, più di ogni altra, con la crisi. Queste e altre considerazioni le troverai nell’articolo Ricorso multa: quando non vale la pena farlo.

Il meccanismo della patente a punti ha restituito una certa “dignità” al legale che impugna il verbale: non più per una questione puramente monetaria (per giunta di basso valore), ma collegata all’uso stesso dell’auto, alla comodità per una famiglia, alle necessità lavorative. Chi non vuole restare a piedi, chi vuol accompagnare i figli a scuola e non lasciarli andare in autobus, chi vuol andare al lavoro da sé senza chiedere un passaggio al collega dovrà per forza impugnare la contravvenzione che gli ha decurtato gli ultimi punti dalla patente. Se la si vede sotto quest’ottica, la parcella dell’avvocato può essere commisurata a un valore non strettamente aritmetico e può giustificare l’impegno profuso davanti al giudice di pace.

Ciò però che non sanno molti automobilisti è che, in caso di ricorso contro una multa, si può anche non pagare l’avvocato. Come? Ecco qui alcuni suggerimenti.

Ricorso contro multa: si può usare il gratuito patrocinio?

Non tutti sanno che l’accesso al gratuito patrocinio è consentito per qualsiasi tipo di causa, anche per i ricorsi contro le multe. Chi ha un reddito annuo (sommato a quello del coniuge ed altri conviventi lavoratori) non superiore a 11.493,82 euro, ha diritto a non pagare né tasse e bolli, né il proprio avvocato. Quest’ultimo non potrà chiedere neanche un rimborso spese per il viaggio se l’ufficio del giudice di pace dovesse essere distante, a pena di sanzione disciplinare. 

L’automobilista che può accedere al patrocinio a spese dello Stato dovrà incaricare un proprio legale di fiducia (che sia iscritto nelle relative liste all’Ordine di appartenenza) e firmare alcuni moduli in cui attesta le proprie condizioni di reddito. La parcella del professionista sarà poi pagata dal Ministero della Giustizia.

Come difendersi da soli contro le multe

Altro aspetto che spesso si dimentica è che per i ricorsi contro le multe, l’avvocato non è necessario. Ci si può cioè difendere da soli. Ovviamente bisognerà conoscere le regole di procedura che, tuttavia, in questo caso, non sono complicate. Certo, la strategia processuale e quella “malizia” tipica di chi svolge questa attività da sempre rende sempre consigliabile il ricorso al professionista, ma c’è chi non può permetterselo e, ciò nonostante, non intende pagare una contravvenzione ingiusta. In questi casi si può optare per due diverse soluzioni.

Il ricorso al giudice di pace

Ci sono 30 giorni, dalla notifica della multa, per presentare un ricorso al giudice di pace. Se si tratta di un ufficio distante dalla propria residenza, il ricorso può essere anche spedito con raccomandata. Si dovrà poi telefonare alla cancelleria per conoscere la data della prima udienza. Di norma la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza del giudice viene effettuata dalla stessa cancelleria (sicché il ricorrente non dovrà sobbarcarsi tale onere).

Vediamo ora come scrivere il ricorso contro la multa. La piattaforma del Ministero della Giustizia, denominata SIGP@Internet Nazionale, consente di compilare online un ricorso in opposizione a sanzione amministrativa, ossia le comuni multe stradali. Il sistema consente anche di scaricare la nota di iscrizione a ruolo, necessaria per poter far accettare l’atto dalla cancelleria.

Possono utilizzare questo servizio tutti i cittadini.

Per accedere al servizio bisogna collegarsi con questa pagina del sito del Ministero della Giustizia. La prima cosa da fare è selezionare la Regione di appartenenza nella mascherina posta al di sotto dell’immagine dell’Italia. Non tutti gli uffici giudiziari hanno attivato il sistema, ma l’aggiornamento è in rapido sviluppo.

Dopo aver selezionato la Regione, selezionare, nel menu a sinistra della pagina, sotto la macro voce “Compila il ricorso” quella con scritto “opposizione a sanzione amministrativa”. Abbiamo indicato tutti i vari passaggi nella nostra guida sulla “Compilazione online di un ricorso al giudice di pace”.

Difendendosi da soli davanti al giudice di pace si ha il vantaggio di non pagare l’avvocato. Resta tuttavia obbligatorio versare il contributo unificato, la tassa cioè per l’accesso alla giustizia. L’importo varia a seconda dell’importo della contravvenzione e si parte da un minimo di 43 euro (per i processi di valore fino a 1.100 euro) per salire a 98 euro (per quelli da 1.100 euro a 5.200 euro).

Il ricorso al prefetto

In alternativa, chi non vuol complicarsi la vita, non spendere soldi per il contributo unificato e non rischiare di sbagliare qualche regola di procedura, c’è la possibilità di presentare il ricorso al Prefetto. Ricorso che è gratuito e non richiede la presenza di avvocati, né la partecipazione ad udienze, ma che, dall’altro lato, ha minori possibilità di essere accolto. Difatti il Prefetto non è che un organo amministrativo e non terzo come la magistratura. Al Prefetto ci si rivolge così solo per i vizi macroscopici, quelli che non richiedono interpretazioni di norme: insomma per tutte le volte in cui la polizia ha sbagliato in modo evidente. 

Tutto ciò che bisogna fare è inviare un ricorso (che non richiede particolari formule) con raccomandata a.r. o all’ufficio stesso del Prefetto o al comando di polizia che ha elevato la contravvenzione.

Il rimborso delle spese legali

Ultimo suggerimento è quello fornito ieri dalla Cassazione: quand’anche l’automobilista non abbia potuto accedere al gratuito patrocinio e abbia deciso di avvalersi di un avvocato davanti al giudice di pace, ha diritto al rimborso del compenso al legale oltre che delle spese vive se vince la causa. Questo perché il giudice non può decidere di compensare le spese se non ci sono delle valide e motivate ragioni. Insomma, se il conducente-trasgressore riesce a ottenere la sentenza di nullità della multa ha diritto a ché la parcella del suo avvocato venga pagata dalla controparte (il Comune ad esempio) o, se lo ha già remunerato, al rimborso spese. È questo il cosiddetto principio della soccombenza.

note

[1] Cass. ord. n. 31385/18 del 5.12.2018.


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