Maternità, paternità e bonus asilo: le novità

6 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Dicembre 2018



Fino a quando può lavorare una donna incinta? Quanti giorni di permesso spettano al padre? Quanto si prende per le rette del nido?

Non sarà un cambiamento obbligatorio, semmai una possibilità in più per la donna lavoratrice che aspetta un bambino. La manovra 2019 introduce una novità importante sul congedo di maternità. Chi è alla prima esperienza e si chiede fino a quando si può lavorare, deve sapere che alle due alternative finora esistenti (il 2 mesi + 3 e 1 + 4) se ne aggiunge una terza, che potremmo denominare «0 + 5». In sostanza, chi lo desidera può lavorare fino al giorno del parto (possibilmente fino a qualche ora prima) e poi usufruire di tutto il congedo di maternità obbligatorio prima di scegliere se prendere anche quello facoltativo oppure rientrare in ufficio.

Ma ci sono delle novità che riguardano anche il congedo di paternità, cioè i permessi obbligatori per i neopapà. Così come viene modificato anche il congedo facoltativo, cioè quello che il padre può prendere in sostituzione della madre per assistere il bambino.

E quando il piccolo sarà un po’ «cresciutello» e dovrà andare all’asilo nido, i genitori potranno beneficiare di un bonus più corposo rispetto a quello erogato finora. A patto che il bimbo cresca in fretta, perché l’aumento del bonus interessa il triennio 2019-2021. Dopodiché si tornerà alla cifra attuale.

Vediamo, allora cosa cambia per il congedo di maternità e le novità che riguardano la paternità ed il bonus asilo nido.

Congedo di maternità: da quando si sta a casa?

La manovra 2019 consente alle donne lavoratrici che sono in attesa di un bambino di usufruire del congedo di maternità da dopo il parto. Significa che si può lavorare fino all’ultimo giorno di gravidanza e poi restare a casa per i 5 mesi di congedo obbligatorio.

Come dicevamo prima, questa è una possibilità e non un obbligo. Una terza alternativa, insomma, a quelle che già esistevano (e che rimangono) fino ad oggi, cioè:

  • lavorare fino al settimo mese di gravidanza e restare a casa fino ai 3 mesi del bambino (2 + 3);
  • lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza e restare a casa fino al quarto mese del bambino (1 + 4).

Ora, invece, la futura mamma potrà anche lavorare fino al nono mese di gravidanza e restare a casa fino al quinto mese del bambino. Dopodiché potrà scegliere tra il congedo facoltativo (o congedo parentale) ed il rientro al lavoro.

Per poter usufruire del congedo di maternità secondo cui si può lavorare fino al parto, è necessario che il medico abbia dato il proprio benestare. L’emendamento presentato alla manovra riconosce, infatti, alle lavoratrici «di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l‘evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o di una struttura convenzionata e il medico deputato alla prevenzione della tutela di salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro». Detto in altre parole: la donna può lavorare fino all’ultimo giorno di gravidanza, purché lo specialista e il medico del lavoro non trovino nulla in contrario. Altrimenti, la donna dovrà seguire le indicazioni del medico, che potrebbe essere quella di beneficiare di una delle due alternative sopra citate.

Congedo di paternità: che cosa cambia?

La manovra 2019 porta altre due novità in caso del lieto evento della nascita di un bambino. In pratica, i papà avranno diritto ad un giorno in più di permesso obbligatorio per stare insieme alla moglie (o compagna) ed al figlio. Questo permesso, dunque, sale da quattro a cinque giorni.

Non solo: aumenta di un giorno anche il congedo facoltativo, cioè quello che consente al padre di astenersi dal lavoro al posto della madre. La condizione, dunque, è quella di scambiarsi il giorno di congedo: il padre ne può prendere uno in più a patto che la madre rinunci a quel giorno.

In questo periodo di congedo, al padre viene riconosciuto dall’Inps un bonus-indennità equivalente al 100% della retribuzione che percepisce normalmente.

Bonus asilo nido: cosa cambia?

Oltre alle novità sui congedi di maternità e di paternità, la manovra 2019 concede un aumento del bonus asilo nido per il triennio 2019-2021. Questo bonus aiuta a pagare le rette di un asilo pubblico o privato autorizzato e per forme di assistenza domiciliare. Il contributo era fissato fino ad oggi a 1.000 euro ma, con l’emendamento alla manovra, dal 2019 aumenta a 1.500 euro all’anno.

Come detto, se ne avrà garanzia di questo aumento fino al 2021. Dopodiché, se non ci saranno dei ripensamenti, il bonus scenderà di nuovo a 1.000 euro all’anno.

Il bonus asilo nido viene stanziato in 11 rate mensili di pari importo. Con l’aumento previsto dalla manovra, dunque, ogni rata sarà di 136,36 euro anziché di 90,91 euro per ogni mensilità versata all’asilo e documentata (ricevuta o fattura, insomma). Chi, invece, riceve il bonus per assistenza domiciliare del bambino al di sotto dei 3 anni con grave patologia cronica può ricevere l’intero importo dall’Inps in una soluzione unica.

Il bonus spetta ai genitori residenti in Italia di un bambino nato dopo il 1° gennaio 2016. Viene riconosciuto anche ai cittadini extracomunitari con carta di soggiorno permanente o a chi ha lo status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria.

La domanda per ottenere il bonus asilo nido – e questa è un’altra novità – può essere presentata, oltre che dai canali tradizionali (a mano, via Internet sul sito dell’Inps), anche tramite l’app mobile Inps. L’Istituto, infatti, ha provveduto ad aggiornare l’applicazione in modo da consentire ai genitori che hanno diritto al bonus di utilizzare questa modalità.


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