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Rifiuto rinnovo contratto a tempo determinato, ho diritto alla Naspi?

16 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Gennaio 2019



Il rifiuto di un rinnovo del contratto non ti dà accesso alla NASpI. Rischi quindi di trovarti senza lavoro e senza sussidio

Stai lavorando con contratto a tempo determinato, ma si tratta di un lavoro pesante, che ti crea problemi fisici, che non ti consente di dedicarti alla famiglia come vorresti; oppure i colleghi sono insopportabili. Insomma, non vedi l’ora che il contratto giunga a scadenza per cercare un altro impiego, beneficiando nel frattempo della NASpI. Il datore invece ti ha avvisato che sarebbe intenzionato a rinnovare il rapporto. Probabilmente allora ti chiedi: “Se rifiuto il rinnovo del contratto a tempo determinato ho diritto alla NASpI?”. Tu pensavi che il rapporto sarebbe cessato per scadenza del termine, senza nessuna proposta di rinnovo e la comunicazione dell’azienda ti lascia spiazzato. Fai bene a porti questa domanda, perchè, effettivamente, rifiutando il rinnovo del contratto perdi il diritto alla Naspi, rischiando quindi di restare senza lavoro e senza sussidio economico. La cessazione del contratto a termine, infatti, si considera come perdita involontaria del lavoro, solo in caso di mancato rinnovo del contratto da parte dell’azienda e non anche in caso di tuo rifiuto ad una proposta di rinnovo. 

Cos’è la NASpI

La NASpI è una misura economica a sostegno del reddito per quelle persone che, involontariamente, restano disoccupate.
Chi richiede la NASpI deve infatti trovarsi in stato di disoccupazione ossia deve aver perso l’impiego involontariamente ed aver reso la dichiarazione d’immediata disponibilità (al lavoro ed agli interventi di politiche attive del lavoro: formazione, orientamento, riqualificazione), all’Inps (online o tramite patronato), al centro per l’impiego o presso il portale Anpal.
Per poter accedere alla NASpI è necessario che sia stato versato un numero minimo di contributi e che si sia lavorato nell’anno, almeno un numero minimo di giornate.

In particolare, sono necessarie almeno 13 settimane di contributi versate negli ultimi 4 anni (purché non abbiano già dato luogo a un periodo di disoccupazione indennizzata) e 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno.

La disoccupazione incolpevole

La perdita del posto di lavoro è senza colpa quando il lavoratore si trova privo di occupazione per un fatto che non dipende dalla sua volontà.
Questo può accadere in caso di licenziamento o di dimissioni per giusta causa, ma anche in caso di mancato rinnovo di un contratto a termine.
Anche la cessazione del rapporto a termine dà infatti diritto alla NASpI, ma tale cessazione non deve dipendere dalla volontà del lavoratore.
Ci si riferisce al mancato rinnovo del contratto a termine: se questo avviene per volontà dell’azienda, si avrà diritto alla NASpI, se invece è il lavoratore a rifiutare una proposta aziendale di rinnovo, il diritto alla NASpI si perde.
In questo caso, infatti, il lavoratore rifiuta volontariamente un posto di lavoro, dunque non lo perde incolpevolmente.

Come rifiutare un rinnovo senza perdere la NASpI

Per evitare il rinnovo e ottenere comunque la NASpI conviene concordare con il datore di essere licenziati e sottoscrivere in sede protetta (ossia in sede sindacale o presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro) un impegno a non impugnare il licenziamento.

In questo caso risulterà che il lavoratore è rimasto involontariamente disoccupato e potrà presentare domanda di disoccupazione.

L’importo della NASpI

L’ammontare mensile dell’indennità Naspi si ottiene facendo il seguente calcolo:

  • somma degli imponibili previdenziali (in busta paga, sotto la voce imponibile Inps) degli ultimi 4 anni, comprensivi degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive;
  • divisione del il risultato per le settimane di contribuzione, indipendentemente dalla verifica del minimale (nel calcolo sono considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite);
  • moltiplicazione del risultato ottenuto per 4,33.

Se l’importo risultante è pari o inferiore a 1.208,15 euro, l’indennità ammonta al 75% di questo importo; se è superiore si aggiunge anche il 25% della differenza tra l’imponibile e 1.208,15 euro.

La Naspi non può mai superare, comunque, 1.314,30 euro mensili.
L’indennità diminuisce del 3% al mese, a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione.
Il calcolo è lo stesso a prescindere dal tipo di contratto di lavoro subordinato, a termine o a tempo indeterminato cessato.

Quanto dura la NASpI

Cessato il rapporto a termine, l’interessato riceve l’indennità per un numero di settimane pari alla metà di quelle coperte da contribuzione negli ultimi 4 anni, indipendentemente dal tipo di contratto di lavoro, a termine o a tempo indeterminato.

La domanda di NASpI

La domanda Naspi deve essere presentata entro 68 giorni dalla perdita dell’impiego.
I lavoratori a termine, dunque, devono inviare la domanda entro 68 giorni dalla cessazione del contratto, se non rinnovato o trasformato.
Se il lavoratore possiede le credenziali per l’accesso ai servizi web dell’Inps, sarà lo stesso istituto di previdenza ad avvertirlo di aver diritto alla prestazione e a rendere disponibile un modulo online precompilato per richiederla.
Altrimenti ci si può recare ad un patronato ed affidare ai competenti impiegati la compilazione e l’invio della domanda di disoccupazione.



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